28/07/2026
Stai correggendo il pH… ma il paziente riesce a eliminare la CO₂ che stai producendo?
Quando somministriamo bicarbonato endovenoso nell’insufficienza renale acuta non dobbiamo considerare soltanto la dose, ma anche concentrazione, velocità d’infusione e capacità del paziente di gestire il carico somministrato.
Il bicarbonato tampona gli idrogenioni, ma la reazione porta alla produzione di anidride carbonica:
HCO₃⁻ + H⁺ ⇄ H₂CO₃ ⇄ CO₂ + H₂O
La CO₂ deve essere eliminata attraverso la ventilazione alveolare. Se la ventilazione è insufficiente, la PaCO₂ può aumentare e la correzione del pH risultare inferiore a quanto previsto. Negli studi clinici il bicarbonato aumenta infatti pH e bicarbonatemia, ma può aumentare anche la PaCO₂.
Con le soluzioni ipertoniche bisogna inoltre considerare il carico di sodio, il rischio di ipernatriemia, espansione volemica e sovraccarico, soprattutto nel paziente oligurico. Una rapida alcalinizzazione può anche ridurre il calcio ionizzato, sebbene questo effetto non sia stato osservato uniformemente in tutti gli studi.
Questo non significa che il bicarbonato debba essere sempre somministrato lentamente.
Significa che deve essere somministrato in modo controllato e titolato, rivalutando emogasanalisi, ventilazione, sodio, calcio ionizzato e stato volemico prima di ripetere la dose.
Nel BICARICU-2 il bicarbonato al 4,2% veniva somministrato secondo un protocollo prestabilito e titolato sul pH, non attraverso boli liberi e ripetuti. Lo studio non ha ridotto la mortalità a 90 giorni, ma è stato associato a un minore ricorso alla terapia sostitutiva renale.
La bozza KDIGO per AKI e AKD suggerisce il bicarbonato endovenoso nei pazienti con acidemia metabolica severa e pH