Il renologo - Dott. Giuseppe Leonardi Nefrologia e Dialisi

Il renologo - Dott. Giuseppe Leonardi Nefrologia e Dialisi Il primo "Renologo" di Instagram
Docente di Nefrologia AIMS ed autore del Manuale di Nefrologia

28/07/2026

Stai correggendo il pH… ma il paziente riesce a eliminare la CO₂ che stai producendo?

Quando somministriamo bicarbonato endovenoso nell’insufficienza renale acuta non dobbiamo considerare soltanto la dose, ma anche concentrazione, velocità d’infusione e capacità del paziente di gestire il carico somministrato.

Il bicarbonato tampona gli idrogenioni, ma la reazione porta alla produzione di anidride carbonica:

HCO₃⁻ + H⁺ ⇄ H₂CO₃ ⇄ CO₂ + H₂O

La CO₂ deve essere eliminata attraverso la ventilazione alveolare. Se la ventilazione è insufficiente, la PaCO₂ può aumentare e la correzione del pH risultare inferiore a quanto previsto. Negli studi clinici il bicarbonato aumenta infatti pH e bicarbonatemia, ma può aumentare anche la PaCO₂.

Con le soluzioni ipertoniche bisogna inoltre considerare il carico di sodio, il rischio di ipernatriemia, espansione volemica e sovraccarico, soprattutto nel paziente oligurico. Una rapida alcalinizzazione può anche ridurre il calcio ionizzato, sebbene questo effetto non sia stato osservato uniformemente in tutti gli studi.

Questo non significa che il bicarbonato debba essere sempre somministrato lentamente.

Significa che deve essere somministrato in modo controllato e titolato, rivalutando emogasanalisi, ventilazione, sodio, calcio ionizzato e stato volemico prima di ripetere la dose.

Nel BICARICU-2 il bicarbonato al 4,2% veniva somministrato secondo un protocollo prestabilito e titolato sul pH, non attraverso boli liberi e ripetuti. Lo studio non ha ridotto la mortalità a 90 giorni, ma è stato associato a un minore ricorso alla terapia sostitutiva renale.

La bozza KDIGO per AKI e AKD suggerisce il bicarbonato endovenoso nei pazienti con acidemia metabolica severa e pH

19/07/2026

🧩 Caso clinico renologico del giorno

Un uomo di 63 anni, affetto da malattia renale cronica stadio G5D, recentemente diagnosticata (il paziente non si era mai sottoposto a controlli nefrologici), secondaria a diabete mellito di tipo 2 di lunga durata (circa 30 anni), riferisce la comparsa di noduli dolorosi a livello della parete addominale e degli arti inferiori.

Nel giro di poche settimane le lesioni aumentano progressivamente di dimensioni, il dolore diventa sempre più intenso e compaiono aree di colorazione violacea che evolvono fino a necrosi cutanea e successivamente a un'ampia ulcerazione.

Gli indici infiammatori risultano moderatamente aumentati, mentre non sono presenti segni sistemici di infezione.

❓ Qual è la diagnosi più probabile?

❓ Quali fattori di rischio presenti nella storia clinica potrebbero aver favorito questo quadro?

❓ Come impostereste l'iter diagnostico e terapeutico?

⬇️ Scrivete la vostra risposta nei commenti, motivando il vostro ragionamento.

⏳ Tra 24 ore pubblicherò la soluzione, discutendo diagnosi, fisiopatologia, fattori di rischio e le più recenti evidenze sul trattamento di questa temibile complicanza della malattia renale cronica.

💡 Un piccolo indizio: riconoscere precocemente questa condizione può fare la differenza, poiché si associa a un'elevata mortalità e richiede un trattamento tempestivo.

CasoClinico MedicalEducation IlRenologo Nephrology Calcifilassi

Indirizzo

SS7
Brindisi
72100

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Il renologo - Dott. Giuseppe Leonardi Nefrologia e Dialisi pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Il renologo - Dott. Giuseppe Leonardi Nefrologia e Dialisi:

Scelte rapide

Condividi