Il renologo - Dott. Giuseppe Leonardi Nefrologia e Dialisi

Il renologo - Dott. Giuseppe Leonardi Nefrologia e Dialisi Il primo "Renologo" di Instagram
Docente di Nefrologia AIMS ed autore del Manuale di Nefrologia

Contenuto per medici: Una creatinina alta è spesso il motivo per cui si chiama il nefrologo. Ma quel numero, da solo, ra...
25/08/2026

Contenuto per medici:
Una creatinina alta è spesso il motivo per cui si chiama il nefrologo. Ma quel numero, da solo, racconta solo una parte della storia.

Trend della funzione renale, diuresi, stato volemico, terapia in corso, esame urine: sono elementi semplici, ma possono cambiare completamente l’inquadramento del paziente e rendere la consulenza molto più mirata.

In questo carosello ho raccolto 5 cose da controllare prima di chiamare il nefrologo, con un approccio pratico pensato soprattutto per chi lavora in reparto, in PS o sul territorio.

👉 Sfoglia il carosello fino alla fine.

E se sei un collega, dimmi nei commenti: qual è la prima cosa che controlli quando trovi una creatinina in aumento?

Salvalo: prima o poi, durante un turno, potrebbe tornarti utile.

19/08/2026

E se per rallentare l’insufficienza renale potessimo utilizzare… le cellule del rene stesso?

Si chiama rilparencel ed è una terapia cellulare autologa: le cellule vengono ottenute attraverso una biopsia renale, selezionate e lavorate in laboratorio e successivamente reiniettate nella corticale del rene.

Nel trial di fase 2 REGEN-007, 49 pazienti con diabete e malattia renale cronica hanno ricevuto il trattamento. Nel gruppo sottoposto a due somministrazioni, la perdita annuale di funzione renale è passata da circa 5,8 a 1,3 mL/min/1,73 m² all’anno.

In altre parole, dopo il trattamento il declino della funzione renale risultava circa il 78% più lento rispetto a prima.

Ma c’è un asterisco fondamentale: quel 78% non è un beneficio rispetto al placebo. Il confronto era tra la velocità di perdita della funzione renale prima e dopo il trattamento nello stesso paziente.

Quindi: cura rivoluzionaria? È troppo presto per dirlo.
Segnale scientificamente molto interessante? Decisamente sì.

Ora sarà lo studio di fase 3, randomizzato e controllato con procedura sham, a dirci se questo effetto verrà realmente confermato.

Se così fosse, potremmo trovarci davanti a un paradigma completamente nuovo: non soltanto proteggere il rene con un farmaco, ma provare a farlo utilizzando le sue stesse cellule.

🎥 Nel reel ti spiego come funziona, quali sono i risultati e soprattutto perché quel “78%” va interpretato correttamente.

Salvalo: nel 2027 potremmo dover tornare a parlare molto di rilparencel.

📚 Reference
Čižman B, Butler EL, Stavas J, et al. A Randomized Clinical Trial of Kidney Autologous Cell Therapy in Diabetic Kidney Disease. Clinical Journal of the American Society of Nephrology. 2026. doi: 10.2215/CJN.0000000969

12/08/2026

CONTENUTO PER GLI ADDETTI AI LAVORI 🚩 Non per pazienti

E se il prossimo farmaco “per la pressione” diventasse anche un farmaco per il rene?

Si chiama baxdrostat e agisce a monte: inibisce CYP11B2, l’aldosterone-sintasi, riducendo direttamente la produzione di aldosterone.

I primi dati su pressione e albuminuria sono molto interessanti.
Ma basta questo per parlare già di nefroprotezione?

Nel video ti spiego perché i nefrologi lo stanno guardando con attenzione — e quali sono ancora i punti interrogativi.

Salva il reel: questo nome probabilmente lo sentiremo sempre più spesso.

09/08/2026

Bere tanto “per pulire i reni”, sospendere i farmaci appena sale la creatinina, pensare che insufficienza renale = sempre dialisi.

Tre idee molto diffuse. E tre modi per semplificare troppo una malattia che semplice non è.

Perché in nefrologia conta il contesto: volemia, albuminuria in UACR, trend dell’eGFR, terapie in corso e velocità di progressione.

E no: un piccolo dip iniziale dell’eGFR dopo alcune terapie nefroprotettive non significa automaticamente “danno renale”.

La domanda giusta non è: “quanto è la creatinina?”
Ma: “cosa sta facendo il rene nel tempo?”

Quale di questi 3 falsi miti senti dire più spesso?

Salva il post e mandalo a chi dice ancora: “bevi di più che lavi i reni”.

06/08/2026

Il paziente ha una natremia di 160 mmol/L: perché stai aggiungendo cloruro di sodio all’acqua da infondere?
Perché l’ipernatriemia, nella maggior parte dei casi, non significa “troppo sodio”, ma troppa poca acqua rispetto al sodio corporeo.
L’acqua per preparazioni iniettabili, comunemente chiamata acqua bidistillata, non può essere infusa pura: è priva di soluti, fortemente ipotonica e può provocare emolisi intravascolare.
La soluzione da utilizzare dipende dal contesto clinico:
Acqua per via enterale, quando possibile.
Glucosata al 5%, che dopo il metabolismo del glucosio fornisce essenzialmente acqua libera.
NaCl 0,45%, quando vogliamo fornire acqua insieme a una quota di sodio.
Normosol-M, utile come soluzione di mantenimento perché può apportare acqua libera ed elettroliti, ma va usata con attenzione nei pazienti con AKI, oliguria o iperkaliemia perché contiene anche potassio.

Non esiste una sacca giusta per tutte le ipernatriemie.
Contano volemia, funzione renale, glicemia, perdite in corso e controlli seriati della natremia.
Salva il post e invialo a chi lavora in Pronto Soccorso, Medicina Interna o area critica.

28/07/2026

Stai correggendo il pH… ma il paziente riesce a eliminare la CO₂ che stai producendo?

Quando somministriamo bicarbonato endovenoso nell’insufficienza renale acuta non dobbiamo considerare soltanto la dose, ma anche concentrazione, velocità d’infusione e capacità del paziente di gestire il carico somministrato.

Il bicarbonato tampona gli idrogenioni, ma la reazione porta alla produzione di anidride carbonica:

HCO₃⁻ + H⁺ ⇄ H₂CO₃ ⇄ CO₂ + H₂O

La CO₂ deve essere eliminata attraverso la ventilazione alveolare. Se la ventilazione è insufficiente, la PaCO₂ può aumentare e la correzione del pH risultare inferiore a quanto previsto. Negli studi clinici il bicarbonato aumenta infatti pH e bicarbonatemia, ma può aumentare anche la PaCO₂.

Con le soluzioni ipertoniche bisogna inoltre considerare il carico di sodio, il rischio di ipernatriemia, espansione volemica e sovraccarico, soprattutto nel paziente oligurico. Una rapida alcalinizzazione può anche ridurre il calcio ionizzato, sebbene questo effetto non sia stato osservato uniformemente in tutti gli studi.

Questo non significa che il bicarbonato debba essere sempre somministrato lentamente.

Significa che deve essere somministrato in modo controllato e titolato, rivalutando emogasanalisi, ventilazione, sodio, calcio ionizzato e stato volemico prima di ripetere la dose.

Nel BICARICU-2 il bicarbonato al 4,2% veniva somministrato secondo un protocollo prestabilito e titolato sul pH, non attraverso boli liberi e ripetuti. Lo studio non ha ridotto la mortalità a 90 giorni, ma è stato associato a un minore ricorso alla terapia sostitutiva renale.

La bozza KDIGO per AKI e AKD suggerisce il bicarbonato endovenoso nei pazienti con acidemia metabolica severa e pH

19/07/2026

🧩 Caso clinico renologico del giorno

Un uomo di 63 anni, affetto da malattia renale cronica stadio G5D, recentemente diagnosticata (il paziente non si era mai sottoposto a controlli nefrologici), secondaria a diabete mellito di tipo 2 di lunga durata (circa 30 anni), riferisce la comparsa di noduli dolorosi a livello della parete addominale e degli arti inferiori.

Nel giro di poche settimane le lesioni aumentano progressivamente di dimensioni, il dolore diventa sempre più intenso e compaiono aree di colorazione violacea che evolvono fino a necrosi cutanea e successivamente a un'ampia ulcerazione.

Gli indici infiammatori risultano moderatamente aumentati, mentre non sono presenti segni sistemici di infezione.

❓ Qual è la diagnosi più probabile?

❓ Quali fattori di rischio presenti nella storia clinica potrebbero aver favorito questo quadro?

❓ Come impostereste l'iter diagnostico e terapeutico?

⬇️ Scrivete la vostra risposta nei commenti, motivando il vostro ragionamento.

⏳ Tra 24 ore pubblicherò la soluzione, discutendo diagnosi, fisiopatologia, fattori di rischio e le più recenti evidenze sul trattamento di questa temibile complicanza della malattia renale cronica.

💡 Un piccolo indizio: riconoscere precocemente questa condizione può fare la differenza, poiché si associa a un'elevata mortalità e richiede un trattamento tempestivo.

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