Dott.ssa Chiara Peloli - Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Chiara Peloli - Psicologa Psicoterapeuta Psicodiagnosi, psicoterapia, consulenza e sostegno psicologico in età evolutiva e adulta

17/06/2026

Nell'ambito della psicologia dello sviluppo, il tema delle punizioni continua a suscitare interesse, confronto e anche polemiche. Molti adulti ritengono che punire sia necessario per insegnare il rispetto delle regole e favorire comportamenti adeguati. Daniel Siegel, psichiatra e studioso dello sviluppo cerebrale, propone però una lettura differente. Alla luce delle conoscenze neuroscientifiche, sostiene che le punizioni non rappresentino uno strumento educativo efficace e che possano interferire con alcuni processi fondamentali della crescita emotiva e relazionale.
È utile partire dal funzionamento del cervello del bambino. Siegel descrive lo sviluppo mentale come un processo che coinvolge aree cerebrali con funzioni differenti. Le regioni più evolute, collocate nella parte prefrontale del cervello, sono coinvolte nella capacità di riflettere, controllare gli impulsi, comprendere il punto di vista degli altri e regolare le emozioni. Le strutture più profonde e primitive sono invece responsabili delle reazioni immediate di difesa, paura, rabbia e sopravvivenza.
Quando un bambino viene punito in modo severo, umiliante o minaccioso, il suo sistema nervoso tende ad attivare queste aree più primitive. In quel momento il bambino non sta ragionando sul significato del proprio comportamento né sta imparando alcuna una lezione morale. Sta soltanto cercando di proteggersi da una situazione percepita come molto dolorosa o minacciosa. La paura e la vergogna riducono temporaneamente la capacità di riflettere e di utilizzare le funzioni più mature del cervello.
La punizione può ottenere un risultato immediato, interrompere un comportamento indesiderato, ma non favorisce un apprendimento profondo. Il bambino può smettere di fare qualcosa per evitare conseguenze spiacevoli, non perché abbia compreso il motivo per cui quel comportamento è problematico. L'obbedienza ottenuta attraverso la paura non coincide necessariamente con la maturazione della responsabilità personale.
Un altro aspetto centrale del pensiero di Siegel riguarda il ruolo della relazione. I bambini imparano a gestire le emozioni grazie alla presenza di adulti capaci di accoglierle e regolarle insieme a loro. Prima di sviluppare l'autoregolazione, il bambino ha bisogno della regolazione offerta dal genitore o dal caregiver. Quando l'adulto risponde con freddezza, distacco o durezza eccessiva, il legame emotivo può indebolirsi proprio nel momento in cui il bambino ha maggiore bisogno di sostegno.
Il modo in cui vengono posti i limiti fa una grande differenza. Un limite espresso all'interno di una relazione sicura viene vissuto in modo molto diverso rispetto a una punizione che comunica rifiuto, umiliazione o perdita di valore personale.
Particolarmente importante è la distinzione tra colpa e vergogna. La colpa riguarda il comportamento e permette alla persona di riconoscere di aver commesso un errore. La vergogna, invece, coinvolge l'identità e porta a percepirsi come sbagliati o inadeguati. Quando un bambino sente di essere cattivo, incapace o deludente, il rischio è che sviluppi sentimenti di sfiducia verso se stesso. La vergogna non favorisce il cambiamento autentico. Più spesso conduce al ritiro, alla chiusura emotiva oppure a reazioni difensive e aggressive.
Per questo motivo Siegel propone un approccio educativo fondato prima sulla connessione e successivamente sulla correzione. Quando il bambino è sopraffatto da emozioni intense, il compito dell'adulto è quello di aiutarlo a ritrovare uno stato di calma sufficiente per comprendere ciò che è accaduto. Solo quando il sistema nervoso torna in equilibrio diventa possibile riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni, assumersi la responsabilità e cercare strategie alternative.
In termini pratici, ciò significa accogliere l'emozione senza necessariamente approvare il comportamento. Un genitore può riconoscere la rabbia di un figlio e, allo stesso tempo, mantenere fermo il limite che impedisce di colpire, insultare o danneggiare qualcuno. La comprensione emotiva non elimina le regole. Le rende semplicemente più efficaci, perché vengono trasmesse in un contesto di sicurezza relazionale.
Educare non consiste nel controllare il comportamento attraverso la paura, ma nell'aiutare il bambino a sviluppare le capacità interne che gli permetteranno, nel tempo, di guidare se stesso. L'obiettivo è di favorire la crescita di una persona capace di riflettere, comprendere gli altri, tollerare la frustrazione e assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
Il limite resta fondamentale, ma perde la forma della punizione punitiva. Diventa uno strumento di guida inserito all'interno di una relazione caratterizzata da fermezza, rispetto e vicinanza emotiva. È proprio in questo equilibrio tra contenimento e connessione che, secondo Daniel Siegel, si costruiscono le basi di uno sviluppo psicologico sano e di una reale maturazione personale.
G.V.

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28/05/2026

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🌱 SAPPIAMO COME FUNZIONA IL CERVELLO DI UN ESSERE UMANO?

Conoscere il funzionamento del cervello, alla luce degli studi neuroscientifici, è fondamentale per educare bambini e bambine con consapevolezza.
Facendo riferimento alla visione di Paul MacLean del “cervello tripartito”, immaginiamo il nostro cervello come un palazzo a tre piani, in continua comunicazione tra loro. Ogni piano rappresenta una fase evolutiva della nostra specie e del nostro sviluppo individuale:

🧠 1. Cervello Antico – Rettiliano
È il piano più “basso”. È la struttura cerebrale più antica dal punto di vista evolutivo, presente e funzionante fin dalla nascita. Sono quelle aree coinvolte nella regolazione delle funzioni vitali automatiche come il respiro, il battito cardiaco, il sonno, la digestione, l’attivazione corporea e l’orientamento verso ciò che garantisce sopravvivenza e protezione. È qui che risiede il processo della neurocezione, un processo inconscio descritto dalla Teoria Polivagale di Stephen Porges, che ci permette di percepire (e sentire profondamente) se un ambiente o una relazione è sicura o minacciosa.
Questo sistema guida il neonato verso comportamenti di sopravvivenza fondamentali: aggrapparsi, cercare il capezzolo, cercare il volto umano, cercare prossimità e contatto. Tutto per un unico scopo: sentirsi al sicuro.

💓 2. Cervello Emotivo – Sistema Limbico
È il centro delle emozioni e delle relazioni affettive. Alla nascita è già funzionante e si sviluppa nel tempo attraverso l’interazione con l’ambiente circostante. Le emozioni, in questa fase, sono il primo linguaggio del bambino/a: segnalano bisogni, ricercano connessione e presenza, comunicano sensazioni e vissuti profondi.
Quando il bambino riceve presenza, contatto, rassicurazione e risposte emotivamente sintonizzate, il suo sistema nervoso registra esperienze di sicurezza e benessere. È dentro queste esperienze relazionali che lentamente si costruiscono fiducia, autostima, regolazione emotiva e capacità di stare in relazione con l’altro.

🌟 3. Cervello Razionale – Neocorteccia
È il piano superiore, più recente ed evoluto. È coinvolto nelle funzioni cognitive più complesse: pensiero riflessivo e astratto, pianificazione, consapevolezza delle emozioni, capacità di attesa, consapevolezza del tempo, metacognizione.
Alla nascita, la neocorteccia è ancora immatura e inizia ad attivarsi sempre più solo intorno a 8 anni. Raggiunge la sua piena maturazione tra i 23 e i 25 anni.
Per questo nei primi anni di vita il bambino e la bambina possono comprendere una regola ma non riuscire ancora a regolare comportamenti ed emozioni intense.

🌱 Alla luce di questa organizzazione cerebrale, è facile comprendere quanto sia importante, nella fascia 06 anni, educare in contesti che accendono la sensazione di sicurezza.
Ciò significa:
• creare relazioni accoglienti, sicure, prevedibili che portano con sé pochi e coerenti no/limiti;
• offrire contatto affettivo, ascolto autentico e attenzione ai bisogni;
• adottare una comunicazione empatica e non giudicante;
• accogliere tutte le emozioni e porsi come co-regolatori della intensità del bambino;
• osservare senza invadere, accompagnare senza forzare, accogliere senza controllare ed esercitare potere.

💡 Cosa non aspettarsi da un bambino/a 06 anni:
❌ Un pieno controllo razionale delle emozioni e dei comportamenti.
❌ La capacità di “pensare a ciò che si è fatto” quando il sistema emotivo è ancora profondamente attivato.
❌ Comportamenti intenzionalmente manipolativi o “maligni”.
❌ Una comprensione matura del tempo e delle conseguenze a lungo termine.
E noi, specialmente da alcuni bambini e bambine, ultrasensibili e spesso con un linguaggio “forbito” e un potenziale intellettivo ricco, pretendiamo tanto ed alziamo continuamente l’asticella delle aspettative.

Per questo i bambini e le bambine non hanno bisogno di adulti che pretendano competenze ancora immature, ma di presenze attente capaci di accompagnare, ascoltare bisogni, contenere e co-regolare nel rispetto dello sviluppo cerebrale.

Atelier della Pedagogista

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27/04/2026

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🌿 BAMBINI “COGNITIVI”. DISABITATI DAL CORPO

Stare in osservazione di bambini e bambine all’ultimo anno di nido d’infanzia, alla scuola dell’infanzia, in classe prima restituisce un’immagine sempre più evidente.
Ci sono bambini e bambine che sembrano “molto avanti”.

Parlano tanto.
Ragionano bene.
Rispondono con prontezza.
Conoscono parole, concetti, lingue, attività.
“Sanno stare sul pezzo”, come piace spesso a noi adulti.

Eppure, a volte, dietro questa apparente competenza cognitiva, si nasconde una fatica più silenziosa: quella di abitare il corpo.
Quella sensomotoria.
Quella emozionale.

Bambini e bambine molto stimolati nella mente, ma poco radicati nell’esperienza corporea.
Molto allenati a rispondere, ma poco accompagnati a sentire.
Molto guidati in attività finalizzate, ma poco lasciati nel tempo vuoto, nel gioco spontaneo e libero, nell’esplorazione non produttiva.
Incontrando e abitando il proprio corpo, i sensi, le percezioni, le emozioni.

Sono bambini e bambine che rischiano di essere “performanti” prima ancora di essere pienamente bambini.

A volte il corpo lo racconta chiaramente.

Un corpo sempre in movimento, che cerca continuamente equilibrio e disequilibrio, che salta, urta, corre, si agita, sembra non trovare confini.

Oppure un corpo trattenuto, teso, ipotonico, quasi immobile.
Un corpo che sembra stare in allerta, in difesa, in una postura di spavento o minaccia.

In entrambi i casi, il corpo parla.

Parla di un sistema nervoso che fatica a regolarsi.
Parla di emozioni che non trovano ancora accoglienza.
Parla di bambini e bambine che forse hanno imparato presto a “funzionare”, ma non sempre hanno avuto abbastanza spazio per disorganizzarsi, giocare, cadere, annoiarsi, inventare, attraversare la frustrazione, distruggere per costruire.

Quando il tempo del bambino è sempre organizzato dall’adulto, il bambino può perdere il contatto con competenze fondamentali: scegliere, attendere, desiderare, immaginare, costruire da sé.

Quando ogni esperienza è stimolo, obiettivo, apprendimento, potenziamento, “mentale”, resta poco spazio per il gioco che nasce dal corpo, dalla ricerca autonoma, dalla relazione tra pari, dal non sapere cosa fare.

E così alcuni bambini cercano soprattutto l’adulto.
Perché l’adulto è più prevedibile.
Perché nella relazione con l’adulto si sentono competenti.
Perché lì conoscono il codice: parlare, rispondere, compiacere, mostrare ciò che sanno.

Con i pari, invece, il corpo entra in scena.
Si negozia.
Si aspetta.
Si perde.
Si litiga.
Si inventa.
Si sbaglia.
Non tutto è controllabile.

E forse è proprio lì che si cresce.

Non abbiamo bisogno di bambini sempre più “cognitivi”. Abbiamo bisogno di bambini e bambine più interi.

Con la mente accesa, sì.
Ma anche con il corpo abitato. Vissuto e sentito.
Con le emozioni riconosciute.
Con il tempo non sempre riempito.
Corpi ozianti, che sanno so-stare.
Con il diritto di non produrre nulla.
Con la possibilità di giocare senza scopo, di muoversi, di ricercare disequilibri e equilibri, rischiare, annoiarsi, cercare, perdersi, ritrovarsi.

Perché l’infanzia non è una corsa verso la competenza.

È un tempo sacro di integrazione.
Mente.
Corpo.
Emozioni.
Relazione.

E quando separiamo questi mondi, forse non stiamo crescendo bambini più competenti e preparati. Forse stiamo solo chiedendo loro di diventare adulti troppo presto, senza essere pienamente vitali e vivaci.

Atelier della Pedagogista

In partenza prossimamente un progetto dei colleghi Dott.ssa Barbara Traversa e Dott.Daniele Attolini, che potete contatt...
21/04/2026

In partenza prossimamente un progetto dei colleghi Dott.ssa Barbara Traversa e Dott.Daniele Attolini, che potete contattare se interessati per maggiori informazioni in merito!

27/03/2026
26/03/2026

I ricordi, soprattutto quelli legati a esperienze intense o traumatiche, non scompaiono: restano dentro di noi, influenzando emozioni, comportamenti e percezioni del presente.

La buona notizia è che il cervello può rielaborarli 🧠

Approcci terapeutici come l’EMDR aiutano a trasformare l’impatto di questi ricordi, permettendo al cervello di integrarli in modo più adattivo e ridurre la loro influenza sulla vita quotidiana.

20/03/2026
03/03/2026

💜 In occasione della Settimana Lilla, Associazione Pollicino apre uno Sportello d’Ascolto Psicologico gratuito dedicato a genitori, adulti di riferimento e professionisti che si prendono cura di bambini e ragazzi.

Uno spazio sicuro e non giudicante per accogliere dubbi, preoccupazioni e fatiche legate al disagio psicologico in età evolutiva, con la possibilità di effettuare una prima consulenza gratuita, in presenza oppure online.

📅 Quando: dal 9 al 13 marzo
🕘 Orario: dalle 9:00 alle 18:00
📍 Dove: sede Associazione Pollicino (via Amedeo D’Aosta 6, Milano)

Dal 2006 Pollicino è attiva su tutto il territorio nazionale anche attraverso il Numero Verde gratuito 800.644.622, per accogliere richieste di aiuto e orientare verso un primo colloquio.

📞 800.644.622 | 348 4993870
📧 [email protected]
🌐 www.pollicinoonlus.it

Ascoltare è il primo passo per prendersi cura 💜

19/12/2025

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Burago Di Molgora

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