23/06/2026
"Innanzitutto, i cakra non sembrano derivare da osservazioni anatomiche o fisiologiche. Essi appartengono piuttosto a un complesso universo rituale e meditativo nel quale il praticante costruisce progressivamente un vero e proprio corpo yogico (yogadeha), destinato a diventare il teatro delle sue pratiche spirituali."
I cakra esistono davvero?
La risposta potrebbe sorprendervi.
Oggi molti immaginano i cakra ("ruota") come centri energetici invisibili presenti nel corpo umano fin dalla nascita, sempre uguali per tutti. Tuttavia, i testi tantrici e yogici dell'India premoderna parrebbero raccontare una storia assai diversa.
Innanzitutto, i cakra non sembrano derivare da osservazioni anatomiche o fisiologiche. Essi appartengono piuttosto a un complesso universo rituale e meditativo nel quale il praticante costruisce progressivamente un vero e proprio corpo yogico (yogadeha), destinato a diventare il teatro delle sue pratiche spirituali.
Per questo motivo sarebbe meglio essere prudenti quando si cerca di identificare i cakra con organi, ghiandole o strutture anatomiche. Le descrizioni dei testi sembrano infatti avere soprattutto una funzione simbolica, rituale e operativa.
Inoltre, non esiste un unico sistema dei cakra. Limitiamoci a tre esempi testuali.
Lo Ṣaṭcakranirūpaṇa (XVI sec.), attribuito a Pūrṇānanda Giri, descrive il celebre sistema dei sei cakra — mūlādhāra, svādhiṣṭhāna, maṇipūra, anāhata, viśuddha e ājñā — culminanti nel sahasrāra.
Il Kaulajñānanirṇaya (IX sec.), attribuito a Matsyendranātha, collega invece i cakra ai bījamantra, le "sillabe-seme" impiegate nelle pratiche contemplative.
Il Kubjikāmatata**ra (XI sec.), importante testo della tradizione della dea Kubjikā, propone infine un'altra mappa del corpo yogico, strettamente connessa a divinità femminili, yoginī e simbolismi śākta.
I testi, insomma, non concordano sul numero dei cakra, sulla loro posizione, sulle divinità che li abitano o sulle funzioni che svolgono. E forse la ragione è semplice: secondo molte tradizioni tantriche non si nasce con un sistema di cakra già dato e immutabile. Attraverso gli insegnamenti del guru e le prescrizioni degli śāstra, il praticante costruisce progressivamente tale corpo yogico e lo utilizza nelle pratiche finalizzate al risveglio della kuṇḍalinī (forza latente) e alla sua ascesa lungo la suṣumnānāḍī (canale centrale).
In questa prospettiva, i cakra non sembrano appartenere né al corpo fisico (sthūlaśarīra), costituito dagli elementi grossolani, né semplicemente al corpo sottile liṅgaśarīra) che trasmigra da una vita all'altra. Essi appaiono piuttosto come strutture rituali, simboliche e contemplative che prendono forma all'interno della pratica attraverso sofisticate tecniche di visualizzazione.
Forse, dunque, la domanda corretta non è:
"Dove si trovano i cakra?"
ma:
"Quale corpo yogico e quale percorso realizzativo sta descrivendo quel particolare testo?"
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