Dott.ssa Luisa Dipino. Psicologa-psicoterapeuta

Dott.ssa Luisa Dipino. Psicologa-psicoterapeuta Psicoanalista appassionata di storie e gentilezza. Esercito a Busto Arsizio (VA), nel Gentil Centro da me fondato

Giappone 2026, disordinati appunti di viaggio:-Osaka è bellina bellina come una ragazza felice. Vediamo il palazzo, mi s...
25/08/2026

Giappone 2026, disordinati appunti di viaggio:

-Osaka è bellina bellina come una ragazza felice. Vediamo il palazzo, mi scopro ninja, giovino perde la testa per un robot godzilla transformer che wow. Un negoziante mi convince a comprare un antizanzare imitandomi l’insetto: ovviamente cedo.

-Universal Studios: i giapponesi sono pazzi, fanno cadere gli aeroplani. Sul gioco di Harry Potter, la mia anima ninja vacilla e Giacomino mio mi porta fuori pallida tenendomi la mano.

-Kyoto: una cappa grigia di caldo ci stringe come un utero avvelenato. La parte bella ce la serve solo poi. Lottatori sumo, fiume con le lanterne per accompagnare i morti nell’aldilà, foresta di bambù che tocca il cielo. Mercato con le geishe, un caldo che si muore, ma anche Nara e i suoi cervi sacri che mordicchiano impuniti il sedere dei turisti.

-in treno verso Kawasawa, panni dimenticati e poi ritrovati in stazione. Shirakawa-go che è una meraviglia per gli occhi — e qui devo dare ragione a mio marito, rarità! 😁

-Tokyo: immensa, o la ami o la odi, in entrambi i casi visceralmente. Una marea di gente e scopri di non esserti mai sentito tanto solo. La metropolitana è un mondo, io ci ho suonato un pianoforte a coda ed è stata una delle 10 cose più emozionanti della mia vita.
Pokemon e anime e manga ovunque, la città più colorata del mondo. Shibuya batte 10-0 Time Square quanto a follia. Giovino progetta uno scontro apocalittico tra robot, se ne fa regalare almeno altri 5.
La baia di Tokyo, Asakusa e il tempio dove lasciar giù la mala sorte. Il Gundam gigante. Ueno e lo zoo, l’orso bianco e il gorilla non li avevo mai visti dal vero. Sale gioco e beauty routine nella stessa stanza. Teamlab, poesia pura: luci e colori e fiumi d’acqua in cui nuotano carpe fatte di luce.

-compleanno di Giacomino mio: ci sveglia una scossa di terremoto di magnitudo 5.9, penso di morire ma no, infatti tre ore dopo sono a far colazione con i capibara. Festa di Giacomino che si emoziona e questa è la cosa più bella di tutte.

-sono partita inquieta, torno a casa grata e, a modo mio, in pace. Quando chiedi, la vita trova sempre il modo di risponderti.
Grazie Giappone, ti abbiamo amato.

(Il 2026 fino a qui)Ai blocchi di partenza, non me la passo mica bene. Porto sulle spalle il macigno della diagnosi di m...
30/07/2026

(Il 2026 fino a qui)

Ai blocchi di partenza, non me la passo mica bene. Porto sulle spalle il macigno della diagnosi di mio figlio, provo a correre ma non ho né gambe né fiato sufficienti.

Mi ci vogliono mio marito (che le cose non le manda mai a dire) e un paio di ruzzoloni per capire che, messa così, la corsa non l’avrei portata a casa. Devo per forza alleggerirmi di qualcosa. Buttare le zavorre.

Lascio giù qualcosa che ho amato, ma che ormai vedo essere un torrente secco. Una pianta morente a cui passo linfa io, togliendomela goccia goccia dalle vene. Con le lacrime, ma so dire addio.

Mi sommerge l’amore. La mia famiglia (ci pieghiamo, ma non ci spezziamo). Amicizie di sempre che ci sono sempre, una che ritrovo dopo un giro lungo 20y. Amiche nuove, tipo la Cinzia, che stile, santo cielo.

Lavoro tanto, come prima o forse di più, e mi accorgo che, senza identificazioni, mi sento più comoda. Cure impantanate si rimettono in moto — c’era bisogno di aprire le finestre.

Poi inizia ad andare tutto velocissimo. Riprendo a scrivere una storia che mi toglie il sonno, dico sì a una collaborazione tutta fatta di desiderio (da ottobre insegnerò Freud all’università della terza età!).
Non potendo seppellire il mio dolore, decido di farne un seme: faccio domanda per diventare clown di corsia.

La mia gara? Non l’ho vinta. Ad un certo punto mi sono stancata di correre in tondo e ho optato per un fuori pista.
Ora corro per prati. Forse una campestre, o forse no. Forse corro solo perché mi va e perché questo è l’unico modo per dare senso ai miei giorni. Per dire alla morte che non mi prenderai, bellezza, non ora.
O forse sì, ma ti giuro che ne sarà valsa la pena.

Nasco come bambina timida. Bersaglio perfetto di bulli e prepotenti, perché non solo non so difendermi, ma pure mi sento...
22/06/2026

Nasco come bambina timida. Bersaglio perfetto di bulli e prepotenti, perché non solo non so difendermi, ma pure mi sento in colpa all’idea di farlo. La mia voce è sottile sottilissima, non so farmi ascoltare, per cui mi rendo inudibile.

Negli anni di scuola, mi gioco bene le carte: capisco che studiare è la cosa che mi viene meglio. Ho un’unica fiches, me la gioco lì.

La mia timidezza rimane, ma imparo a farla accomodare in una stanza ben arredata. “Aspettami qui che arrivo”, intanto io vado nel mondo. Un po’ bluffo, un po’ gioco a nascondino. Sono adolescente e faccio un po’ di cose di cui non vado fiera, ma così è se vi pare.

Poi accadono la vita, la mia analisi personale, l’amore.

Oggi la mia timidezza la porto con me, bella come una spilla di corallo. Ho imparato a difendermi anche se alla maniera dei timidi: a volte iper-reagisco. Non bluffo quasi mai, ma mi ricordo di saperlo fare.
La mia voce è sempre bassa, ma va meglio. Soprattutto, mi si sente quando rido. Forte, fortissimo, con la testa rovesciata e tutte le rughe in vista. Sono anche divertente, dicono. Questa cosa la dice mio figlio Giacomo, che non sa dire neanche mezza bugia, quindi gli credo.
Timida, insomma, nasco. Timida, resto.

E, signore e signori, questa timida diventerà clown di corsia. Non so come sarà, ma una cosa la so: insieme al naso rosso, porterò con me la bambina timida che sono stata, quella che parlava sussurrando. Quella che non avrebbe mai creduto che l’avrei fatto per davvero… e invece.

Stamattina vado a fare una cosa bella, ma che non so se so fare. Ho preso a caso un libro dalla libreria, per avere comp...
20/06/2026

Stamattina vado a fare una cosa bella, ma che non so se so fare.
Ho preso a caso un libro dalla libreria, per avere compagnia in treno.
Ho trovato la scrittura piccola e preziosa della mia amata zia Angela e il mio papà. Sempre lui che mantiene la sua promessa: ovunque, protegge.
Buona giornata a me, vi porto nel cuore 🤍

16/06/2026

Il bello di Giovanni è che non lo acciuffi mai. Trova sempre il modo di volteggiarti vicino, a tre palmi da terra, infischiandosene con garbata noncuranza di tutto quello che di buono e giusto avevi pensato per lui. Delle tabelle, poi, non ne parliamo. Da quando è nato, ma pure prima, Giovanni non ha rispettato mezzo standard: facendo marameo ai percentili della pediatra e all’ansia mia, Giovanni ha ostinatamente fatto sempre tutto a modo suo.
Sempre in bilico, Giovino mio, creatura d’aria che naviga le correnti. Volteggia, si impenna, precipita e sembra schiantarsi, ma poi.
Poi ce la fa, Giovino mio ce la fa sempre. E vola così in alto che un giorno le nuvole le toccherà, davvero.

Ne sono sempre andata fiera: sono stata la nipote preferita dello zio R, lo zio più mattacchione di tutti, quello con i ...
12/06/2026

Ne sono sempre andata fiera: sono stata la nipote preferita dello zio R, lo zio più mattacchione di tutti, quello con i modi più divertenti e con la battuta sempre pronta. Mi ricordo che nelle tavolate mi sedevo sempre vicino a lui. E poi in barca, me lo ricordo quando mi portava sotto l’Arco Naturale, o al Fiordo di Furore. Ricordo che amava la pasta più che al dente, praticamente cruda. Aveva gli occhi grandi dietro gli occhiali dorati, occhi buoni, occhi gentili. Amava tantissimo mia zia, sua moglie, diceva che era bella come Claudia Cardinale e io, che non avevo idea di chi fosse, Claudia Cardinale, dicevo che era vero perché zia davvero era bellissima. Non le conto le volte in cui mi fece vedere il filmino del suo matrimonio, concludendo sempre che poi “è vero, Luì, ogni scarpa diventa scarpone.” Poi sorrideva.

Oggi il mio amato zio R manca da 20y. E se fosse qui, oggi, gli direi che forse comincio a capirlo, quel sorriso. Quando la scarpa si fa scarpone, quando ciò che è perfetto inesorabilmente precipita. Quando non c’è più da combatterla, la crepa. Quando non ha più senso negarla.
L’amore, l’amore. L’amore è sempre per lo scarpone, quel che resta. Quello che attraversa il tempo, le rughe, le delusioni, la stanchezza. Aveva ragione il mio amato zio R: lo scarpone era già lì, dentro la scarpa. E l’amore lo sapeva da sempre.

Quando l’ho conosciuta, C. aveva un anno e qualche mese, e sul seggiolone della cucina di casa sua rideva fortissimo, im...
16/05/2026

Quando l’ho conosciuta, C. aveva un anno e qualche mese, e sul seggiolone della cucina di casa sua rideva fortissimo, impossibile resisterle. Io ero tutta rotta, dopo un brutto colpo che mi aveva tirato la vita. Da poco incinta di Giovanni, il mio primo figlio: spaventata, mi sentivo assolutamente incapace di tutto. In tilt totale.

C. era praticamente la prima bambina piccola con cui avevo a che fare. Ricordo che fu C. farmelo vedere, come si gioca con un bambino. Ricordo che rimasi un po’ stupita, nel mettere a fuoco che le ero simpatica, pur senza meritarmelo. Mi adottò lei, come zia non di sangue.
C., in fondo, mi diede una chance e io abbassai le spalle, almeno un pochino.

C. è diventata grande. È bella e sensibile, quando parla, lascia il segno. Gestisce senza colpo ferire il suo fratellino P. e Giacomo e Giovanni, i miei figli e suoi cugini. A Karatè è la più brava di tutti, mettiamocela via.

Domani festeggeremo la sua Prima Comunione e io le auguro di restare sempre bella così, dentro e fuori. E di essere sempre capace di ridere fortissimo, come quando l’ho conosciuta, alla faccia del mondo che a volte va semplicemente preso così, con una risata e un “kiai” senza paura.

Nei primi dieci anni della mia professione, ho lavorato in un Consultorio. Ricevevo i miei pazienti in una stanza piccol...
14/05/2026

Nei primi dieci anni della mia professione, ho lavorato in un Consultorio. Ricevevo i miei pazienti in una stanza piccolissima e un po’ buia, all’ultimo piano, vicino alla cucina. Mi facevo ogni volta due piani di scale, andavo a prendere i miei pazienti nella sala d’attesa al piano terra e salivo con loro nella stanzetta che consideravo mia.
Ricordo che qualcuno si preoccupava che mi stancassi, su e giù per così tante volte. Altri commentavano che il
Consultorio era un bel posto (e lo era per davvero). Spesso dicevamo del più e del meno, parole di circostanza, ma gentili. A volte stavamo zitti, ma salivamo insieme. A volte facendo i gradini a due a due, velocissimi. A volte piano piano. Fermandoci magari un attimo a riprendere fiato. Senza fretta.

Non ci ho mai pensato per davvero, a quelle scale. La bellezza di sapere che qualcuno ti ci accompagna, nella fatica di dire. Perché dire a volte è liberatorio, ma a volte ti svuota. Il più delle volte ci vuole coraggio, tanto. È più facile se qualcuno ti ci accompagna, al tuo passo, qualunque esso sia. Forse è anche questo, in fondo, il senso del mio lavoro. Non portare qualcuno da qualche parte. Ma salire insieme quelle scale. Senza spingere. Senza trascinare. Restando accanto abbastanza a lungo perché le parole trovino un posto. Un passo alla volta.

(In foto, con la collega e amica . Tanti anni, si*****te e riunioni di equipe fa 🤭
Ciao Eli 😁)

La bellezza dopo i 40y è tutta diversa. Come l’amore, l’amicizia, la rabbia. A 40y hai il cuore più ammaccato. Ma, se l’...
12/05/2026

La bellezza dopo i 40y è tutta diversa. Come l’amore, l’amicizia, la rabbia. A 40y hai il cuore più ammaccato. Ma, se l’hai gestita sufficientemente bene, è pure più largo, tiene dentro tutti. A 40y ami più forte.
Passati i 40, i ricordi sono tantissimi, ma se non resti ostaggio della nostalgia, possono essere benzina per l’oggi — oltre che una riserva di racconti buffi per ridere con le amiche.
Passati i 40y, soffri per il corpo che non hai più. Ma, se non precipiti nell’invidia, sei libera di non dover dimostrare più nulla. Sei te, per te. Passati i 40y, esci più facilmente di casa struccata, o con i capelli in disordine. Che te ne frega.
Passati i 40, sai che non durerai per sempre. Ma se ti metti via quel bisogno di controllare tutto che ti ha ammorbato gli ultimi 20y di vita, puoi goderti ogni giorno come un dono. Ogni incontro come una meraviglia. Ogni cambiamento come un’occasione.

Passati i 40, bisognerebbe essere più gentili. Trovare le parole giuste. Smettere di voler essere un’altra.
Passati i 40, ne hai già combattute abbastanza. Sai che non tutte le ferite si chiuderanno, ma sai che non saranno queste ferite a impedirti di vivere.

Non è la mia prima festa della mamma, ma è la prima festa della mamma dall’esordio del diabete di mio figlio. È diverso,...
10/05/2026

Non è la mia prima festa della mamma, ma è la prima festa della mamma dall’esordio del diabete di mio figlio. È diverso, io sono diversa. Continuo a fare quel che facevo prima, ma con una mano sola. Con l’altra, tengo in equilibrio un bicchiere d’acqua — o un palloncino, come uno dei contenuti divulgativi che riguardano il diabete di tipo 1.
Lavoro, scherzo, guido, faccio la doccia, dormo e guardo un film sapendo che in ogni momento l’allarme del microinfusore di Giovanni può suonare perché qualcosa non va. Gestisco imprevisti, ogni tre per due. Conto carboidrati in situazioni improbabili. Scrivo vademecum per maestre e catechiste. Cerco di rendere ogni esperienza possibile. Lotto affinché mio figlio possa vivere la vita di un bambino di 8y.

Quindi sorrido, rassicuro tutti che è tutto ok, che basta dare una caramella.
… anche se no, non basta dare una caramella.

Mi manca quello che era e che non sarà più. Poi però guardo Giovanni e penso che se la merita, una mamma che sappia tenere duro. Ha il diritto di avere la versione migliore di me, quella che fa tutto e con una mano sola, anche se quasi mai mi sento all’altezza. Forza, un giorno dopo l’altro. Cadere sette, rialzarsi otto. Una glicemia dopo l’altra, su e giù, meglio che si può.

Buona festa della mamma a me, allora, e a tutte le mamme Tipo 1. Facile non è, non lo è quasi mai, ma sappiamo per cosa combattiamo. E sappiamo che ne vale la pena.
Ce la faremo, tutte. ❤️

Indirizzo

Viale Venezia 11/D
Busto Arsizio
21052

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