Dr.ssa Veronica Santoro

Dr.ssa Veronica Santoro Salute e benessere della mente
Metodo Psicologia Trasformativa®

Quando ho visto questa pubblicità ho esclamato dentro di me "Allucinante!"...Perché mentre noi psicologi insieme a pedia...
09/08/2026

Quando ho visto questa pubblicità ho esclamato dentro di me "Allucinante!"...
Perché mentre noi psicologi insieme a pediatri e neuroscienziati discutiamo da anni degli effetti che un utilizzo precoce, prolungato e non mediato degli smartphone può avere sullo sviluppo dei bambini, questa comunicazione pubblicitaria ci restituisce un messaggio completamente diverso: “Tutto ok.”
NON ESISTE uno smartphone che diventa psicologicamente innocuo perché ha una mela sul retro ed è di una certa marca. Sarebbe un po’ come comunicare: “Fumare? Tutto ok, se sono Marlboro.”
Il problema non è demonizzare la tecnologia. E nemmeno Apple.
Il problema è imparare a distinguere ciò che fa bene alle vendite da ciò che fa bene allo sviluppo.
Un bambino ha bisogno di guardare volti, di neuroni specchio!!! Quindi:
Di annoiarsi.
Di giocare.
Di muovere il corpo.
Di aspettare.
Di tollerare una frustrazione.
Di inventare qualcosa quando “non c’è niente da fare”.
Di parlare con un essere umano.
Di imparare a regolare le proprie emozioni attraverso relazioni reali.
Di SGUARDI OCULARI! E NESSUN BRAND POTRÀ MAI FARE QUESTO.
Quando uno smartphone occupa questi spazi, la domanda non dovrebbe essere:
«Che marca è?» Ma: «Che cosa sta sostituendo nella vita di questo bambino?» Perché un dispositivo può essere bellissimo, velocissimo, costosissimo e tecnologicamente straordinario.
Ma il cervello di tuo figlio si sviluppa solo con lo sguardo umano!
E prima di credere a un «Tutto ok», forse dovreste tornare a farvi una domanda molto più scomoda:
Tutto ok… per chi? Per chi vende o per vostro figlio che sta crescendo?... la Apple tiene a cuore lo sviluppo neurologico dei vostri figli o del suo fatturato?

📌 La tecnologia è uno strumento che compromette il cervello anche di noi adulti, figuriamoci quello di un bambino. Non è una babysitter, non è un regolatore emotivo, non è un sostituto della relazione.
State attenti non solo a ciò che comprate per i vostri figli. State attenti soprattutto alle convinzioni che, insieme al prodotto, qualcuno sta cercando di vendervi.

La vita è fatta di porte.Porte che apriamo con entusiasmo. Porte che chiudiamo con fatica. E porte davanti alle quali re...
07/08/2026

La vita è fatta di porte.
Porte che apriamo con entusiasmo. Porte che chiudiamo con fatica. E porte davanti alle quali restiamo immobili per anni, perché abbiamo paura di ciò che potremmo trovare dall'altra parte.
Ma le porte non appartengono solo alle relazioni.
Ci sono porte che riguardano un lavoro che non ci rappresenta più. Un'amicizia che ci svuota invece di nutrirci. Un'abitudine che ci fa sentire al sicuro, ma ci impedisce di crescere. Un progetto che continuiamo a rimandare. Una versione di noi stessi alla quale restiamo aggrappati, anche se ormai ci sta stretta.
Chiudere una porta non significa fallire. Significa riconoscere che ciò che ci ha accompagnato fino a oggi potrebbe non essere ciò che ci accompagnerà domani.
Aprirne una nuova, invece, richiede coraggio.
Perché ogni nuova porta porta con sé l'incertezza. Non sappiamo chi incontreremo. Non sappiamo cosa perderemo. Non sappiamo chi diventeremo.
Eppure ogni volta che una porta si apre, un'altra prospettiva entra nella nostra vita.
Forse la domanda non è:
"Quale porta dovrei aprire?"
Ma:
"Quale porta continuo a tenere aperta per paura di chiuderla, impedendomi così di attraversarne una nuova?"
Le persone crescono. I lavori cambiano. Le amicizie si trasformano. Le abitudini evolvono. E anche noi siamo chiamati, più volte nella vita, ad avere il coraggio di lasciare andare ciò che non ci appartiene più.

E tu? Quale porta è arrivato il momento di chiudere? E quale aspetta solo il tuo coraggio per essere finalmente aperta?

Oggi ero in un lido. A un certo punto sono entrata nel bagno. Davanti a me c'era una mamma con la sua bambina in braccio...
20/07/2026

Oggi ero in un lido. A un certo punto sono entrata nel bagno. Davanti a me c'era una mamma con la sua bambina in braccio. Sono entrate insieme nella toilette. Ma non erano solo in due. Nella mano della mamma c'era uno smartphone, con un cartone animato in riproduzione. Il telefono è rimasto acceso anche dentro il bagno. A un certo punto il video si è interrotto accidentalmente. La bambina ha iniziato a urlare. La mamma ha cercato subito di far ripartire il cartone. In quel momento ho pensato: "Quando quella mamma ha niziato a credere che, per accompagnare sua figlia in bagno le servisse uno schermo?"... Il punto non è lo smartphone. Il punto è ciò che rappresenta.
[...continua a leggere nei commenti...]

Cos'è una terapia?Una terapia è l'incontro tra due esperti.Il paziente è l'esperto della propria storia: conosce le sue ...
12/06/2026

Cos'è una terapia?

Una terapia è l'incontro tra due esperti.

Il paziente è l'esperto della propria storia: conosce le sue esperienze, le sue emozioni, le sue paure, i suoi sogni, le sue ferite e le sue risorse. Nessuno può raccontare la sua vita meglio di lui.

Il terapeuta è l'esperto del metodo: ha studiato il funzionamento della mente, delle emozioni, delle relazioni e dei processi di cambiamento. Conosce gli strumenti che possono aiutare a osservare, comprendere e trasformare ciò che genera sofferenza.

La terapia non è qualcuno che aggiusta qualcun altro.
Non è un esperto che dice a una persona come vivere.
Non è nemmeno una "chiacchierata".

È un'alleanza.

Il paziente porta la conoscenza di sé.
Il terapeuta porta la conoscenza dei funzionamento.

Pensiamo ad Anna.

Nel giro di poco tempo si è trovata ad affrontare la perdita della madre, la nascita del suo primo figlio e la separazione dal compagno, padre di suo figlio.

Tre eventi capaci di scuotere profondamente la vita di chiunque.

Anna era l'esperta della sua tempesta.
Conosceva il dolore del lutto, le paure della maternità, la sofferenza della separazione e la sensazione di sentirsi persa tra ciò che non era più e ciò che non era ancora diventata.

Io non conoscevo la sua storia meglio di lei. Ma conoscevo gli strumenti per aiutarla a orientarsi dentro quella tempesta.

Seduta dopo seduta abbiamo costruito un'alleanza che le ha permesso di attraversare il dolore senza esserne travolta, di dare significato a ciò che stava vivendo e di sviluppare nuove risorse per affrontare la sua vita.

Quando queste due competenze si incontrano con fiducia, impegno e autenticità, nasce uno spazio in cui è possibile comprendere ciò che accade, sviluppare nuove capacità e costruire una trasformazione concreta.

Quale tempesta stai cercando di attraversare da sol*, ma che non riesci a governare da sol*?
Se preferisci, SCRIVIMI UN MESSAGGIO IN PRIVATO.

IL DILEMMA"Devo restare o andare via?""Devo perdonare o chiudere?""Devo cambiare lavoro o resistere?""Devo seguire la te...
03/06/2026

IL DILEMMA

"Devo restare o andare via?"
"Devo perdonare o chiudere?"
"Devo cambiare lavoro o resistere?"
"Devo seguire la testa o il cuore?"

Molte persone arrivano in consulenza psicologica convinte di avere bisogno di una risposta.

In realtà, molto spesso il problema non è la mancanza di una risposta.

È la presenza di un DILEMMA.

Un dilemma è una situazione in cui entrambe le strade hanno vantaggi e svantaggi. Qualunque scelta comporta una rinuncia. E proprio per questo il cervello si blocca.

Così si entra in un ciclo infinito:
si pensa
si ripensa
si chiedono consigli
si cercano conferme
si rimanda la decisione.

Ma più si rimanda, più cresce l'ansia.

La consulenza psicologica non serve a dirti cosa fare.

Serve ad aiutarti a:
✔️ distinguere i fatti dalle paure;
✔️ comprendere i bisogni in conflitto;
✔️ riconoscere i valori che vuoi seguire;
✔️ valutare costi e benefici reali;
✔️ tollerare l'incertezza che ogni scelta comporta.

Perché non esistono decisioni senza rischio.

Esistono decisioni più o meno coerenti con la persona che vuoi diventare.

Spesso il vero obiettivo della psicologia non è eliminare il dilemma.

È aiutarti a diventare la persona capace di attraversarlo.

Quando cresci tu, molte decisioni smettono di essere confuse.

E diventano semplicemente chiare. 🌱

La differenza di opinioni può creare confronto, dialogo, crescita. La differenza di valori, invece, spesso porta distanz...
24/05/2026

La differenza di opinioni può creare confronto, dialogo, crescita. La differenza di valori, invece, spesso porta distanza, incompatibilità o separazione. Perché le opinioni si discutono.I valori si vivono. Si può pensarla diversamente su politica, sport, gusti o abitudini. Ma quando cambiano i valori profondi — rispetto, fedeltà, responsabilità, empatia, famiglia, libertà, onestà — cambia il modo di stare nelle relazioni. E lì non si tratta più di “chi ha ragione”. Si tratta di capire se si parla la stessa lingua interiore. In entrambi i casi, però, c’è una cosa che non dovrebbe mai mancare: il rispetto. Perché il confronto senza rispetto diventa guerra. E la separazione senza rispetto diventa distruzione. A volte restiamo in relazioni dove i valori non coincidono perché speriamo che l’altro cambi. Altre volte confondiamo l’attrazione con la compatibilità. Ma una relazione sana non si regge solo sul sentimento. Si regge anche su valori che riescono a camminare nella stessa direzione.

Le relazioni che hai oggi rispecchiano davvero i tuoi valori? O ti stai adattando a qualcosa che, nel profondo, ti allontana da te?

Festa della MammaOggi voglio parlarvi di una madre. Una madre che ha avuto il coraggio di fermarsi e guardarsi dentro. D...
10/05/2026

Festa della Mamma

Oggi voglio parlarvi di una madre. Una madre che ha avuto il coraggio di fermarsi e guardarsi dentro. Di affrontare i propri limiti senza difendersi. Di mettersi in discussione anche dopo tanti anni. Ha iniziato a vedere i problemi dei figli non come un’accusa, ma come un faro. Una direzione. Un’occasione per crescere. È cresciuta senza una madre capace di guidarla davvero.
E proprio per questo ha dovuto imparare da zero cosa significa esserlo. Anche con figli ormai adulti. Anche quando sarebbe stato più facile restare uguale.
Perché essere madre non è un ruolo fisso. È un percorso. Il lavoro della psicologia è anche questo: accompagnare le madri a diventare versioni più consapevoli di sé. E quando una madre cambia, si vede. Si sente. Si trasmette. Non è perfetta. Non è finita. Ma è presente. E ci sta provando. E a volte è proprio questo il regalo più grande che un figlio possa ricevere.

Per ogni mamma che si trasforma c’è una luce in più che illumina il mondo.

Buona Festa della Mamma a chi ha il coraggio di crescere, anche da adulta.

LA POLITICA DELLA PERSONALITÀIndiceI. COSTITUZIONE INTERIORELa personalità come città: pluralità, dinamismo e identità i...
04/05/2026

LA POLITICA DELLA PERSONALITÀ

Indice

I. COSTITUZIONE INTERIORE
La personalità come città: pluralità, dinamismo e identità in costruzione

II. I PARTITI INTERIORI
Valori, credenze e funzioni delle diverse parti di sé

III. MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE
Equilibrio tra bisogni dominanti e bisogni minoritari

IV. IL SINDACO: LA FUNZIONE DI LEADERSHIP
Governare senza identificarsi: ordine, visione e responsabilità

V. LE FRATTURE DELLA MAGGIORANZA
Conflitti interni e blocchi decisionali

VI. LA MANUTENZIONE INTERIORE
Ascolto, integrazione e ricostruzione delle alleanze interne

VII. IL RISCHIO DELLA “VETRINA”
Quando l’immagine sostituisce la guida

VIII. IL PRINCIPIO DI UNITÀ
Integrare senza uniformare: coerenza e direzione

IX. GRATITUDINE PER LE VERSIONI PRECEDENTI
Il passato come risorsa e non come errore

X. LEADERSHIP DELLA PERSONALITÀ
Presenza, responsabilità e capacità di decisione inclusiva

XI. MICRO E MACRO
Le stesse dinamiche dentro e fuori: leggere il mondo attraverso sé stessi

XII. EPILOGO
Diventare il Sindaco: consapevolezza e direzione

spiegazione nei commenti
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01/05/2026

1 MAGGIO – Festa dei lavoratori

C’è una cosa di cui si parla poco oggi. Non è il lavoro. È come stai dentro mentre lavori. Lavorare non dovrebbe distruggerti. Non dovrebbe svuotarti. Non dovrebbe portarti a fine giornata senza energia, senza desiderio, senza presenza. Eppure succede. Sempre più spesso.

Si chiama burnout.

Non arriva all’improvviso. È un processo lento, silenzioso: inizi a dare un po’ di più, poi ancora un po’, poi inizi a non ascoltarti, poi ti abitui a stare male, poi pensi che sia normale. Finché un giorno non sei più tu.

Il burnout non è debolezza.

È il risultato di un sistema che hai sostenuto troppo a lungo… senza sostenere te. E qui arriva il punto scomodo, ma fondamentale: non basta fermarsi. Serve guarire. Perché se non cambi il modo in cui ti relazioni al lavoro: tornerai a dire sempre sì, tornerai a metterti per ultimo, tornerai a misurare il tuo valore solo da quanto produci. Guarire dal burnout significa:
✔ rimettere il tuo sistema nervoso in equilibrio
✔ distinguere tra responsabilità e sacrificio
✔ costruire confini
✔ imparare a lavorare senza perderti.

Oggi non è solo la festa dei lavoratori.
È un promemoria.
Il lavoro deve sostenere la tua vita.
Non essere la cosa da cui devi riprenderti.
Se ti riconosci in queste parole, fermati un attimo.
Non per mollare tutto.
Ma per iniziare a fare qualcosa di diverso.
Perché lavorare bene…
inizia da come stai tu.

Se ti rivedi, scrivimi in privato.

C’è un’idea romantica che ci portiamo dietro da sempre:se ami davvero qualcuno lo cambi… lo salvi.Ma qui c’è un punto sc...
21/04/2026

C’è un’idea romantica che ci portiamo dietro da sempre:
se ami davvero qualcuno lo cambi… lo salvi.

Ma qui c’è un punto scomodo da accettare:
salvare qualcuno non è amore.
È controllo mascherato da amore.

Quando entri nella dinamica del “ti salvo io” succedono tre cose:

1. Ti carichi di una responsabilità che non è tua
2. Togli all’altro la possibilità di assumersi la propria
3. Alimenti esattamente ciò che dici di voler risolvere.

E così, senza accorgertene, resti dentro relazioni che non funzionano… non perché non lo vedi, ma perché lo giustifichi.

C'è un punto importante:
Comprendere ≠ Giustificare.
Qui sta una delle confusioni più grandi nelle relazioni.

Comprendere l’altro significa:
“Vedo da dove arriva questo comportamento.”

Giustificare l’altro significa:
“Va bene che si comporti così.”

E no, non è la stessa cosa.

Puoi capire che una persona ha sofferto, che ha paura, che non ha strumenti… ma questo non rende sano ciò che fa.

Se confondi comprensione con giustificazione, inizi a tollerare tutto. E quando tolleri tutto, smetti di rispettarti.

“Ma io voglio aiutarl*…” Certo. È umano. Ma aiutare non significa sostituirti. Perché quando vuoi salvare qualcuno, in realtà stai dicendo: “Devi cambiare… ma alle mie condizioni, nei miei tempi, nel modo che io ritengo giusto.”

E questo, anche se fatto con le migliori intenzioni,
è una forma sottile di manipolazione.

L’amore sano fa una cosa diversa.

Non ti prende per mano per portarti dove vuole.
Ti guarda e ti dice:
“Questa è la mia posizione.
Questo è ciò che per me è sano.
Se vuoi esserci, ci sei così.
Se no, io mi rispetto comunque.”

L’amore sano non invade, non corregge, non salva.
L’amore sano sceglie.
E allora cosa resta?

Resta una verità potente:

👉 Non sei qui per salvare nessuno
👉 Non è tuo compito cambiare l’altro
👉 Il tuo compito è scegliere dove stare.

Perché ci sono relazioni che non hanno bisogno di più amore,
ma di più confini.

Fermati un attimo e chiediti:
in questa relazione sto comprendendo… sto salvando o sto giustificando?

La risposta potrebbe cambiare completamente il modo in cui ami.

Indirizzo

Via Aldo Moro, 21
Céglie Messápica
72013

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