Dott. Vito Rodio, Psicologo Clinico, Psicoterapia Umanistica/Bioenergetica

Dott. Vito Rodio, Psicologo Clinico, Psicoterapia Umanistica/Bioenergetica Dott. Vito Rodio, Psicologo Clinico, Psicoterapeuta ad indirizzo UMANISTICO/BIOENERGETICO

🍂 L’autunno non è soltanto una stagione: è un invito a trasformarsi.Le foglie cadono, la natura si spoglia e ciò che sem...
09/09/2026

🍂 L’autunno non è soltanto una stagione: è un invito a trasformarsi.

Le foglie cadono, la natura si spoglia e ciò che sembrava fine diventa nutrimento per una nuova vita.
L'autunno ci invita a guardare diversamente ciò che perdiamo: non sempre dobbiamo “lasciare andare”, a volte dobbiamo semplicemente restituire ciò che ha compiuto il proprio ciclo.

Anche dentro di noi esistono foglie che è arrivato il momento di lasciare cadere: vecchie identità, aspettative, ruoli, convinzioni e forme che non ci rappresentano più.

🍁 Forse la vera saggezza dell’autunno è questa: non avere paura di diventare spogli, perché proprio quando cadono le foglie può finalmente apparire l’essenziale.

Il trauma non coincide necessariamente con l’evento doloroso, ma con ciò che di quell’esperienza la psiche non è riuscit...
08/09/2026

Il trauma non coincide necessariamente con l’evento doloroso, ma con ciò che di quell’esperienza la psiche non è riuscita a comprendere, contenere e integrare.
Due persone possono vivere lo stesso evento e reagire diversamente, perché il trauma nasce dall’incontro tra ciò che accade e la vulnerabilità, la storia e le risorse interiori di ciascuno. Questo è particolarmente vero nell’infanzia, quando spesso mancano parole e strumenti emotivi per dare senso a ciò che si vive.
L’esperienza allora non scompare: rimane sospesa, inscritta nella psiche e talvolta nel corpo. Può restare silenziosa per anni e riemergere quando qualcosa nel presente la riattiva. Per questo il trauma non segue il tempo cronologico: il passato può continuare ad accadere nel presente.
Il lavoro terapeutico non cancella ciò che è stato, ma permette a ciò che era rimasto senza nome di essere riconosciuto, pensato, sentito e raccontato. Perché ciò che non può essere elaborato tende a ripetersi; ciò che trova parole può diventare storia.

Guarire da un trauma non significa dimenticare ciò che è accaduto, ma riuscire a ricordarlo senza essere costretti a riviverlo con sofferenza.

IMPARARE A VIVERE NEL PRESENTETroppo spesso viviamo sotto la pressione del futuro e il peso del passato, quando in realt...
25/08/2026

IMPARARE A VIVERE NEL PRESENTE

Troppo spesso viviamo sotto la pressione del futuro e il peso del passato, quando in realtà ciò su cui possiamo intervenire è solo il presente. Limitare il nostro modo di vivere in base a ciò che è stato e a ciò che sarà può portarci verso uno stato d’animo negativo.
Imparare a vivere nel presente
Imparare a vivere nel presente offre grandi vantaggi; eppure, vivere sfruttando al massimo il momento presente non sembra essere sempre facile. Succede spesso che i protagonisti della nostra vita siano ansia e tristezza. Capita anche a voi?

Ricordiamo con nostalgia il passato, quei momenti in cui abbiamo riso tanto da avere le lacrime o quelli che eravamo convinti sarebbero durati per sempre. Immaginiamo e facciamo mille piani per il domani alla ricerca del futuro perfetto. Uno sforzo che richiede spesso un grande dispiego di tempo ed energie. Molti di noi spendono il loro tempo così, pianificando il futuro e ricordando con nostalgia il passato. Ma vediamo in questo articolo come imparare a vivere nel presente.

Le angosce del passato
Dobbiamo riconoscerlo, tutti abbiamo fatto almeno una volta un tuffo nel passato con la memoria. Non c’è nulla di male, siamo esseri umani e in quanto tali ci definiamo a partire dai nostri ricordi. Man mano che la nostra vita procede, siamo tentati a ripercorrere il passato perché nel presente non troviamo stimoli e sensazioni positive. È in questi momenti che tendiamo ad aggrapparci ai nostri ricordi migliori come se fossero il nostro tesoro più prezioso.

Il problema è che a volte il nostro desiderio di ancorarci al passato finisce con l’intorpidire la nostra crescita. Combattiamo una battaglia che rischia di danneggiare la nostra salute psicologica, soprattutto se riviviamo il passato in modo ossessivo, senza goderci il presente.

Ci sono ricordi che risvegliano in noi emozioni in grado di suscitarci un grande malessere. Stiamo parlando di tristezza e colpa, in grado di minare il nostro stato emotivo; soprattutto se non siamo in grado di gestirne gli effetti collaterali.

«Non potevi fare diversamente, perché non hai fatto diversamente. Tutto quello che hai fatto in passato è perfetto per il livello di coscienza che avevi in quel momento. Se adesso lo vedi in maniera diversa, celebra la tua presa di coscienza, ma non permettere all’ego di controllarti con la sua arma più potente: la colpa.»
-Alejandra Baldrich-

L’incertezza di un futuro da costruire
Tutti abbiamo fatto questi ragionamenti. Quelli in cui i pensieri si succedono uno dopo l’altro senza possibilità di interromperli, generando un’eccessiva preoccupazione per il futuro. Quest’abitudine, molto diffusa nella società attuale e profondamente radicata nel nostro stile di vita, costringe la nostra mente a sprecare risorse, ingabbiati in uno stato di allerta continuo.

Il futuro ci spaventa; la paura che suscita è data dal potenziale scenario, pieno di minacce, che immaginiamo. Parliamo di un processo mentale che, come specie, abbiamo spesso utilizzato per sopravvivere. Eppure, questa strategia fallisce quando non siamo in grado di erigere un muro per le incertezze o prevenire e arginare la nostra ansia.

«La vera generosità verso il futuro consiste nel donare tutto al presente.»
-Albert Camus-

Qui e ora: il nostro nuovo raggio di azione
L’unica realtà sulla quale possiamo davvero intervenire è il presente. È dove avviene la vita, è ciò che succede proprio mentre state leggendo queste righe. Possiamo solo godere del presente, dei piccoli momenti da cui la vita è composta.

Quando viaggiamo nel passato e nel futuro, l’importante è riuscire a usare tutte le nostre capacità per riconoscere in modo obiettivo gli ostacoli che questi portano in dote. È importante imparare a slegare le nostre emozioni dalla situazione ed essere capaci di individuare nuovi percorsi per andare avanti. A tale scopo, la tecnica migliore è concentrarsi sul momento presente e imparare a vivere nel presente.

Lo sappiamo, è più facile a dirsi che a farsi; ma con un po’ di pratica saremo in grado di aggiungere questo atteggiamento alla nostra personalità. Il primo passo può essere quello di abbracciare l’idea che i cambiamenti sono positivi. La vita, in fondo, è cambiamento ed evoluzione. Entrambi spesso alla nostra portata fin dal momento presente.

«Il passato è andato, ciò che aspetti è assente, ma il presente è tuo».
-Proverbio arabo-

Nelle sue conferenze e nei suoi libri su leadership e management, Francisco Alcaide parla con grande lucidità di come possiamo gestire le nostre emozioni e prendere il controllo della nostra vita:

Guardare il passato con gratitudine.
Godere del presente con entusiasmo.
Costruire il futuro con speranza.

E a voi che state leggendo questo articolo, diciamo che siete esattamente dove dovreste trovarvi… sulla buona strada per imparare a vivere nel presente.

Imparare a vivere nel presente
A volte dobbiamo frenare l’inerzia del nostro focus emotivo, indirizzandolo meglio. Frenare quest’agitazione, o almeno il pericoloso dialogo interiore a cui siamo abituati, è fondamentale. Solo così saremo in grado di adottare una prospettiva che ci consenta di concentrarsi sul momento attuale e godere del presente.

Possiamo ricorre alla mindfulness. Si tratta di una tecnica che aiuta a prendere piena consapevolezza del momento presente. Una tecnica che ci fornisce la calma necessaria per rispondere, e non solo reagire, alle circostanze che ci troviamo a dover affrontare.

Dobbiamo smettere di pensare a tutti i singoli momenti che compongono la nostra vita, anche perché pensandoci bene, i più stimolanti sono quelli che arrivano inaspettati, non previsti. Non li cerchiamo, ma li troviamo mentre viviamo, godendo del presente.

Non Viviamo I Nostri Sogni Perché Siamo Troppo Impegnati A Vivere le Nostre Paure          "Ci sono due forze motrici fo...
19/08/2026

Non Viviamo I Nostri Sogni Perché Siamo Troppo Impegnati A Vivere le Nostre Paure

"Ci sono due forze motrici fondamentali: la paura e l’amore. Quando abbiamo paura, ci ritraiamo indietro dalla vita. Quando siamo innamorati, ci apriamo a tutto ciò che la vita ha da offrire con passione, entusiasmo, e l’accettazione".
(John Lennon)

La paura mette a tacere i nostri desideri, i nostri sogni, la voglia di realizzare progetti e di concretizzare idee. Cancella la nostra creatività facendola passare per non importante, non necessaria, superficiale.

Ecco perchè i sogni non si realizzano: perchè abbiamo dato troppo spazio nella nostra vita alla paura. E invece di metterci in ascolto del messaggio che è giunta a portarci abbiamo dato ad essa le redini della nostra esistenza. Siamo divenuti suoi servitori.

Così dinnanzi ad un possibile cambiamento spesso fuggiamo. Per una montagna di paure. E rimaniamo immobili, sterili, ritratti dalla vita. Preferiamo rimanere in qualcosa che già conosciamo invece di tuffarci nel nuovo che ci attende.

"La nostra paura del peggio è più forte del nostro desiderio del meglio".
(Elio Vittorini)

I sogni richiedono coraggio, cambiamento, conoscenza interiore, consapevolezza. La paura è priva di tutto ciò e ci obbliga a rinchiuderci a riccio dinnanzi a qualsiasi movimento interiore o esteriore. A costruire mura di difesa, a giudicare, a girarci dall’altra parte.

Se solo riuscissimo ad aprirci alle nostre paure, a dialogarci, ad accoglierle nelle nostre giornate, a dipingerle, a danzarci insieme e ad ascoltarle con la nostra anima riusciremo a comprendere il messaggio che nascondono. La paura non è un mostro da annientare, da far fuggire, da allontanare ma un messaggero divino da guardare negli occhi. Ci fa vedere, secondo i suoi modi più o meno spietati, la via da seguire.

"La paura è l’emozione più difficile da gestire. Il dolore si piange, la rabbia si urla, ma la paura si aggrappa silenziosamente al cuore".
(Gregory David Roberts)

La paura ha bisogno solo di attenzione. Quell’attenzione che facciamo fatica a far vivere in noi.

Cosa fare quando si ha paura?
Quando sentiamo di aver paura (tralasciando la paura che sorge per un reale pericolo imminente), la prima cosa da fare è di renderci consapevoli di questa condizione. Dirsi “sto provando paura” è un piccolo passo verso la conoscenza di se stessi. Con questa preziosa frase ci allontaniamo da questo stato d’animo, non gli permettiamo di prendere le redini della nostra vita, non ci facciamo trascinare nella disperazione.

Non è facile dare un nome a ciò che proviamo eppure è la via verso la cura di noi stessi. Basta esercitarsi quotidianamente e pian piano ci renderemo conto che è un modo per ritornare al centro della nostra interiorità, di rimanere nel presente, di afferrare il comando della nostra vita.

Successivamente a questa presa di consapevolezza possiamo instaurare un dialogo con la nostra paura, chiederle (proprio come fosse uno spirito, un animale di potere, un personaggio dell’antichità) il perché della sua presenza. Se poniamo questa domanda poco prima di dormire possiamo anche ricevere una risposta in sogno.

"Non devo avere paura. La paura uccide la mente. La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale. Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi. E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne scruterò il percorso. Là dove andrà la paura non ci sarà più nulla. Soltanto io ci sarò".
(Dal film Dune)

Se la risposta proprio non riusciamo a sentirla possiamo mettere in atto la nostra creatività e connettersi ad essa tramite un dipinto, la scrittura, la danza, un canto. E’ un modo di collegarci alla parte più intuitiva di noi stessi. Con pazienza, fiducia e attenta vigilanza ci arriveranno intuizioni, idee, ricordi e pensieri in grado di farci intravedere la via da percorrere.

Si può anche decidere di condividere le proprie paure con altre persone ma in questo caso è doveroso scegliere con cura i nostri confidenti.

"Non guardarmi soltanto quando sogno. Quando sorrido. Quando apro finestre nel cielo e guardo cosa c’è oltre.
Guardami mentre inciampo e cado. Quando combatto e sbaglio. Guardami quando ho paura. Quando il buio sta per arrivare.
Allora sì, potrai dire chi sono".
(Fabrizio Caramagna)

La first lady statunitense Eleanor Roosevelt scrisse: “Fai almeno una volta al giorno una cosa che ti spaventi”, perché la paura è nostra alleata nella conoscenza interiore, ci arricchisce, ci mette alla prova, ci desta dalle nostre abitudini e dalla nostra immobilità. Se decidiamo di considerarla come tale e non come un tiranno da sottomettersi.

D’ora in poi cerchiamo di vedere la paura per quello che è: un messaggero divino venuto a svegliarci e a mostrarci ricchezze immense che siamo chiamati a conquistare con coraggio e determinazione. Lasciamo andare il nostro ruolo di vittima: diveniamo eroi della nostra verità interiore!

-Ciò che accade non domina l’uomo, se egli sviluppa una vita interiore capace di determinare da sé le proprie risposte. ...
17/07/2026

-Ciò che accade non domina l’uomo, se egli sviluppa una vita interiore capace di determinare da sé le proprie risposte. La reazione agli eventi non deve essere automatica o imposta dall’esterno, ma nascere da una coscienza desta e autonoma-.
«L’uomo è libero nella misura in cui è capace di seguire, in ogni momento della sua vita, soltanto se stesso.»
«Non sono gli eventi a determinare il destino dell’uomo, ma il modo in cui egli li accoglie e li trasforma interiormente.»

(Questo è uno dei fondamenti più solidi del pensiero steineriano sul rapporto tra destino e libertà).

Gli opposti non si attraggono a lungoEsiste un falso mito che dice che gli opposti si attraggono, o in altre parole che ...
17/06/2026

Gli opposti non si attraggono a lungo

Esiste un falso mito che dice che gli opposti si attraggono, o in altre parole che le coppie formate da due membri diversi fra loro sono quelle che funzionano meglio, quelle che si completano, che si amano di più. Perché tu compensi ciò che a me manca e viceversa.

È pur vero che ciò che consideriamo una novità o “diverso” ci può attrarre moltissimo in un primo momento, poiché gli esseri umani tendono ad essere estremamente curiosi. Ma da lì a dire che una relazione amorosa fra due persone molto diverse tra loro è destinata a funzionare, è un’altra cosa. Naturalmente niente esclude che ciò possa accadere.

Se ci pensate, quando scegliamo i nostri amici, tendiamo quasi sempre a circondarci di persone che condividono, chi più chi meno, i nostri stessi interessi e obiettivi, scegliamo persone con gusti e passioni simili alle nostre, favorendo un legame che possa durare nel tempo.

I rapporti di coppia non si differenziano molto dall’amicizia. Personalmente, credo che all’interno della coppia le persone debbano essere, oltre che amanti, ottimi amici. Innanzitutto perché in questo modo si riuscirà a godere molto di più della compagnia dell’altro, andando ad arricchire di molto la relazione; in secondo luogo, perché una volta che i limiti della passione si saranno consumati, sarà l’amicizia la forza che ravviverà la relazione facendola durare a lungo.

Quando il periodo iniziale fatto di passione e follie d’amore termina, due persone che non si assomigliano in nulla finiranno per annoiarsi l’uno dell’altro, sprofondando in una monotonia insopportabile.

Attrazione a breve termine
È pur vero che avere al fianco una persona in parte diversa da noi ci può apportare molto ed insegnare cose diverse; ma arriverà un momento in cui i dibattiti e le discussioni non faranno che aumentare, e con il tempo la relazione inevitabilmente si spegnerà a causa dell’enorme numero di differenze che emergono tra i due.

È soprattutto quando queste differenze sono legate a valori, interessi e obiettivi vitali, che la relazione è destinata a fallire, a meno che uno dei due membri ami talmente poco se stesso da essere disposto a trasformarsi in un surrogato dell’altro, cambiando i propri valori, i propri gusti e preferenze, diventando totalmente dipendente dell’altra persona. E purtroppo questo fenomeno è più comune di quel che si pensa.

Le persone con poca autostima tendono ad essere attratte da chi non ha nulla a che vedere con loro, guidate dalla falsa speranza che l’altro le possa completare; in realtà, ciascuno di noi è un essere umano completo in tutto e per tutto, senza bisogno dell’apporto di nessuno.

Quali problemi possono insorgere fra persone così diverse?

Problemi di empatia. È molto più facile provare empatia verso persone simili a noi che con persone diverse. Mettersi nei panni di una persona con cui non si va assolutamente d’accordo è complicato e spesso frustrante. La capacità di comprendere l’altro è un pilastro all’interno di ogni relazione, e le complicazioni che sorgeranno dall’incapacità di capirsi saranno troppe.

Problemi di convivenza. Se uno è organizzato e metodico e l’altro caotico e disordinato, alla fine i problemi sorgeranno. All’inizio la cosa potrebbe far sorridere ed essere presa con leggerezza, ma alla lunga la convivenza si farà instabile. Lo stesso succederà alle coppie con interessi diversi. Ciò non vuol dire che non sia d’estrema importanza che ciascun membro abbia un proprio spazio e faccia cose all’infuori della relazione. È un aspetto sano e positivo per la coppia, ma come sempre, è bene saper porre dei limiti.
Noia. Come è naturale, due persone che non si assomigliano per niente finiranno per annoiarsi l’uno dell’altro, poiché faranno difficoltà a condividere gusti, passioni, musica, libri, film… E stare insieme non sarà poi così divertente. Arriverà il momento in cui non si troveranno più temi di conversazione, non si avrà niente di cui parlare.

Individualità. Aspetto molto simile a quello della noia, anzi la sua conseguenza. La relazione finirà per diventare talmente noiosa e priva di interesse, che ognuno cercherà di incamminarsi per una strada individuale o di avvicinarsi ad altre persone più affini a lui, con cui possa condividere tutte quelle cose che lo soddisfano e lo rendono felice.
Educazione dei figli. Come si può pensare di educare i figli in modo sano se i genitori hanno valori ed una educazione differente? Il processo educativo sarà un fallimento. Non si farà che dare luogo a tantissime discussioni, ciascun membro cercherà di convincere l’altro sul modo migliore di fare le cose finendo per frastornare gli stessi figli.

È quindi possibile che due persone diverse si sentano attratte l’una dall’altra, in un primo momento in cui la novità funge da afrodisiaco. Gli studi dimostrano, però, che a lungo andare, le unioni tra poli opposti finiscono per rompersi a causa dell’increscere del numero dei problemi rispetto ai benefici.

"Io sono semplicemente convinto che qualche parte del Sé o dell’anima dell‘uomo non sia soggetta alle leggi dello spazio...
21/05/2026

"Io sono semplicemente convinto che qualche parte del Sé o dell’anima dell‘uomo non sia soggetta alle leggi dello spazio e del tempo. (...) La nostra psiche è costituita in armonia con la struttura dell’universo, e ciò che accade nel macrocosmo accade egualmente negli infinitesimi e più soggettivi recessi dell’anima."

✍️Jung "Ricordi, sogni, riflessioni"

Inciampare più volte sulla stessa pietraCapita di rendersi conto che i problemi della vita si ripetono inspiegabilmente....
08/05/2026

Inciampare più volte sulla stessa pietra

Capita di rendersi conto che i problemi della vita si ripetono inspiegabilmente. E forse avrete notato che questo non accade solo a voi, ma anche alle persone che vi circondano.

“Trovo sempre uomini che mi tradiscono”, dice una vostra amica. “Non faccio mai lavori in cui mi apprezzino”, dice un altro. “Finisce sempre che gli altri mi usano”, dice una vostra conoscenza.

Sentendo parole così, finite per pensare che il destino esiste davvero e che tutto è già stato scritto o che tutto risponde a un karma che si riferisce a vite passate, perciò chi si è comportato male ora ne deve pagare le conseguenze.

Tuttavia, c’è un’altra spiegazione a questo eterno ritorno alle cose che vorreste evitare.

“La vita è una maestra così brava, che se non hai capito la lezione te la ripete”.

(Anonimo)

La coazione a ripetere

La coazione a ripetere è l’impulso incosciente che porta le persone a ripetere situazioni, fatti, sentimenti, pensieri e realtà dolorose.

Ciò non pare coerente. Perché qualcuno dovrebbe ri-sperimentare qualcosa di doloroso, quando la cosa giusta da fare sarebbe imparare la lezione e non commettere di nuovo gli stessi errori? La vita non sta proprio nell’evitare ciò che ci causa dolore e nel ricercare ciò che ci porta la felicità?

Gli animali imparano con una sola esperienza, gli esseri umani no. Un roditore non ripassa per lo stesso cammino in cui ha verificato esserci una trappola.

Un elefante è capace di immagazzinare per sempre nella sua memoria il volto di qualcuno che gli ha fatto del male. Se ritrova il suo aggressore dopo 50 anni, lo eviterà o lo attaccherà.

L’essere umano, invece, agisce in modo distinto. Può essere minacciato mille volte nello stesso modo o essere colto in fallo 150 volte con la stessa arguzia, o ancora essere eternamente vittima dello stesso aggressore. L’essere umano non impara la lezione e rinciampa sulla stessa pietra.

Le persone non imparano nemmeno dalle esperienze altrui, sono certe che il loro caso sia diverso. A volte ripetono persino gli stessi errori, problemi e conflitti dei loro amati, senza rendersene conto.

Come funziona la ripetizione?

Il meccanismo della coazione alla ripetizione funziona in questo modo: nella vita dell’essere umano si crea un trauma, principalmente durante l’infanzia. È così doloroso che esce dalla coscienza, si dimentica o si interpreta come una cosa insignificante.

L’impatto lasciato da questo trauma, in realtà, non si dimentica, ma si reprime. Rimane latente e si ripresenta fino a diventare consapevole.

Il punto è che esso non emerge ripetutamente come un ricordo: invece di ricordarlo, lo mettiamo in pratica, lo inseriamo nella scena. Creiamo una serie di circostanze per ripetere la stessa cosa che ci ha traumatizzati, con l’inconsapevole speranza che il risultato sia diverso.

Facciamo un esempio: la madre di Norma era dura e fredda con lei. Manteneva relazioni sessuali per soldi, di nascosto dal padre della ragazza, e obbligava la figlia a vigilare la porta della stanza affinché nessuno la scoprisse.

Anni dopo, Norma si sposa con un uomo legato al mondo dello sfruttamento e lei stessa inizia ad avere relazioni sessuali in cambio di soldi. Tuttavia, controlla ossessivamente suo marito e vuole conoscere ogni dettaglio dei suoi movimenti. Inoltre, ha una figlia che etichetta come “insopportabile”.

In questo modo, è possibile vedere come Norma ripeta il contenuto essenziale di ciò che l’ha colpita: la promiscuità, la distanza tra madre e figlia e il suo ruolo di vigilante.

Il grande effetto dei traumi è proprio questo: condanna le vittime ad entrare più e più volte in un circolo vizioso di dolore e sofferenza.

Per questo, è fondamentale accedere all’attenzione psicologica o psicoanalitica nelle seguenti due circostanze: quando avete sofferto un trauma (non importa se credete di averlo superato in modo sorprendente) e quando nella vostra vita c’è qualcosa che si ripete drammaticamente e vi porta ad inciampare di continuo sulla stessa pietra.

Tutto ciò che faifallo per te stesso,perché nessunopuò sapere quanto ti costao quanto ti riempie il cuore.Pratica il ...
05/05/2026

Tutto ciò che fai
fallo per te stesso,
perché nessuno
può sapere quanto ti costa
o quanto ti riempie il cuore.

Pratica il distacco,
prendi le distanze
da persone e situazioni
che ti rubano energia,
non lasciarti toccare
da inutili competizioni,
giudizi facili
rapporti sterili.

Non farti imprigionare dai ruoli,
concediti la libertà di essere chi sei,
nei tuoi limiti, dentro i sogni,
oltre le etichette.

Onora te stesso,
punta i tuoi obiettivi
e appassionati più che puoi.

Tutto ciò che conta,
dentro e oltre tutto,
sei Tu.

Essere maldicenti, esprimere dei giudizi senza avere alcuna conoscenza dei fatti, è un atteggiamento del tutto spontaneo...
01/05/2026

Essere maldicenti, esprimere dei giudizi senza avere alcuna conoscenza dei fatti, è un atteggiamento del tutto spontaneo. Ci sono individui che vivono soltanto di quest’attività, persone amareggiate dalla vita che non riescono mai a scorgere la minima luce nel panorama dell’esistenza. Ciò fa supporre che la maldicenza sia connessa con un sentimento di inferiorità. Colui il quale non si sente inferiore e combatte giorno dopo giorno per conquistare la sua vita non ha certo bisogno di essere maldicente, perché è stato capace di integrare all'interno della sua personalità sia la luce che l’ombra.
Aldo Carotenuto

Indirizzo

Vicinale Argentieri 14
Céglie Messápica

Orario di apertura

Lunedì 15:00 - 20:00
Martedì 15:00 - 20:00
Mercoledì 15:00 - 20:00
Giovedì 15:00 - 20:00
Venerdì 15:00 - 20:00

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Dott. Vito Rodio, Psicologo Clinico, Psicoterapia Umanistica/Bioenergetica pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Dott. Vito Rodio, Psicologo Clinico, Psicoterapia Umanistica/Bioenergetica:

Scelte rapide

Condividi

Digitare