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Counseling creativo, corporeo e spirituale
Yoga per bambini e adolescenti con bisogni educativi speciali




.Mi piace pensare che ci siano strade che ci scelgono da sempre, ci chiamano, ci attendono e quando siamo pronti in qual...
21/06/2026

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Mi piace pensare che ci siano strade che ci scelgono da sempre, ci chiamano, ci attendono e quando siamo pronti in qualche modo ci rapiscono.

Così è stato per me.

Lo yoga mi ha cercata e anche se la mente titubava, anche se il fuori non capiva, qualcosa nel mio dentro percepiva già la bellezza di questo cammino.Qualcosa dentro intuiva che sarei rimasta qui.

Lo yoga è un sentiero di libertà.
Ci parla di noi, degli altri, di Dio.
È un mondo molto vasto in cui ogni parte del nostro essere viene amorevolmente ribaltata.
Veniamo accompagnati passo dopo passo ad abitare la vita in modo più consapevole, a mettere il cuore dentro ogni azione, a cercare quel centro in cui unificare gli opposti, a stare bene per far star bene.
Col tempo cambiamo modo di respirare, di pensare, di muoverci. Cambiamo prospettiva.

Oggi, in questo primo giorno d'estate, in questa giornata dello yoga come disciplina per l'intera umanità, ho scelto questo passo tra i tanti, meravigliosi versi, della Bhagavad-gītā.

"Per colui che è sconnesso dal proprio Se' non c'è vera sapienza e nemmeno stabilità mentale e nemmeno pace E senza pace da dove può giungere la felicità?" (II,66)

Il mondo ha bisogno di questa prima pace per essere in pace. Ha bisogno del nostro essere connessi e felici, del nostro Essere Yoga.



.Palpita l'estate Sono giorni pieni di bambini e ragazzi questi,di un fare acceso da progettualità e fantasia.Sono giorn...
16/06/2026

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Palpita l'estate
Sono giorni pieni di bambini e ragazzi questi,
di un fare acceso da progettualità e fantasia.
Sono giorni di ritorno a pratiche all'aperto:
avere come tetto il cielo ci fa sentire più amati, più Uno con il tutto.
Non so cosa sarei senza tutta questa vita diversificata, senza questo movimento di età e di bisogni, senza questo portare il cuore ovunque.
Mancherebbe un pezzo di me.
Caro giugno,
sei sempre il mese più bello.💚



Un piede radicato a terra, l'altro verso il cielo.Ascolto questa fragilità delle posizioni di equilibrio.La stessa fragi...
21/05/2026

Un piede radicato a terra, l'altro verso il cielo.

Ascolto questa fragilità delle posizioni di equilibrio.
La stessa fragilità dei momenti di transizione, di quando "non sono più" ma "non sono ancora". La stessa fragilità di quando la vita mi chiama a cambiare sguardo sul passato, a rielaborare emozioni, a conoscermi per davvero: "Ma chi sono io senza le mie ferite?"

Ascolto questa forza delle posizioni di equilibrio. Quel fissare lo sguardo senza perdermi, quel pensiero confuso farsi chiaro, quel tremolio del corpo che racconta che il vero equilibrio non è staticità, ma possibilità.

La stessa forza che mi fa riprovare anche se è difficile, che mi fa cambiare anche se è doloroso, che mi fa sperimentare tanti modi di essere senza colpevolizzarmi e senza attaccarmici mai.

E questo insieme di fragilità e forza è anche un gioco tra pesantezza e grazia: non siamo qui solo per camminare e fare, ma anche per nobilitarci, per innalzarci. Il bello di essere umani.

Sarà stato il vento che scompigliava capelli e pensieri insieme, incoraggiandomi a respirare lo stesso, a respirare di p...
14/05/2026

Sarà stato il vento che scompigliava capelli e pensieri insieme, incoraggiandomi a respirare lo stesso, a respirare di più.

Sarà stata l'erba. Così alta nel campo dietro casa, da fluttuare come un mare in tempesta.

Sarà stato il dono della lezione di stamattina: quel lavoro di voce e ascolto, di vibrazione e silenzio.

Che cosa ci consente di danzare nonostante tutto, di danzare a prescindere da?
Di fare come Śiva, il Signore dello yoga, che danza per trasformare, per spezzare l'abitudine, per chiudere con ciò che è sterile.

Immersa nel vento, circondata da onde d'erba coraggiose, riequilibrata dalla pratica.

È stato allora che ho sentito la pace.

Accordarmi a una musica che non decido io perché la suona la Vita. Provare a danzarla con ciò che sono oggi, affinché il mio definire - ciò che è giusto, ciò che va bene- non metta catene a me stessa o ad altri.

Lasciarmi sbilanciare, lasciarmi modellare.
Come l'erba, come Śiva,.



Mi sono straiata sul tappetino dopo una lunga giornata piena di impegni domestici e lavorativi.Succede sempre una magia ...
01/05/2026

Mi sono straiata sul tappetino dopo una lunga giornata piena di impegni domestici e lavorativi.

Succede sempre una magia quando depongo a terra le stanchezze fisiche e mentali. Mi bastano pochi ampi respiri per stare immeditamente meglio e spesso è proprio in quel momento, nel completo abbandono delle forze, che qualche ispirazione arriva a soccorrermi.

Anche stavolta è stato così.
Fino a qualche minuto prima la mia mente cercava di tenere insieme i pezzi, di non lasciarsi sfuggire nulla di ciò che dovevo ancora fare, ma poco dopo la mia resa mi sono ricordata di lei e della sua "arte di non programmare il giorno dopo". Così mi sono alzata e ho riletto quei versi di Edith Stein. Una delle mie salvatrici.

"Questa è la mia ricetta: la mia vita comicia ogni mattina e finisce ogni sera: non ho ulteriori piani e intenzioni. Il lavoro quotidiano può naturalmente esigere una progettazione, ma questo non deve mai essere una preoccupazione per il giorno successivo"

Di cosa c'è bisogno per far si che la nostra vita "inizi ogni mattina e finisca ogni sera"?

Edith Stein, così come lo yoga, ci ricorda l'importanza di impegnarsi ma alla fine di affidarsi.
Lo sforzo e la resa devono viaggiare insieme.

"Condotti per mano da Dio" ci dice la Santa; "Īśvarapraṇidhāna: abbandonati al Signore" afferma Patañjali.

Allora posso togliere dal mio fare i "devo", gli assolutismi, il credere di essere indispensabile e sapere nel cuore che una Luce mi protegge, mi sostiene e mi guida.

Questa la ricetta.

Ogni volta che mettiamo insieme ascolto attento, respiro consapevole e gesti delle mani compiamo una piccola meraviglios...
26/04/2026

Ogni volta che mettiamo insieme ascolto attento, respiro consapevole e gesti delle mani compiamo una piccola meravigliosa alchimia.
Succede qualcosa di importante se tutti questi ingredienti vengono mescolati con la cura dell'amore per noi stessi.

Senza accorgercene diamo spazio ad una nuova strada, a una via sottile, energetica, che ha una sola priorità: evitare che quel soffio che è la nostra anima si disperda tra i rumori del mondo.

Le nostre meditazioni sono molto semplici ma è questa facilità ad essere il potente motore che ci fa prendere l'impegno di seminarla in noi e magari di ripercorrerla più e più volte.

È questa familiarità con noi stessi che in fondo ci permette di ricucire i pezzi, di darci sostegno, di ricordarci che prima di ogni soluzione mentale abbiamo bisogno di pacificare pancia e cuore, che prima di ogni nuova scelta occorre liberare la mente.

Possiamo fare così tanto per noi con così poco.

L'anticamera al silenzio passa per questo avvolgerci da piccoli gesti sacri.

Rallento, ascolto, accolgo, amo.





Una delle cose che mi affascina dei testi antichi è la loro capacità di trasmettere quella sapienza che non ha tempo, né...
12/04/2026

Una delle cose che mi affascina dei testi antichi è la loro capacità di trasmettere quella sapienza che non ha tempo, né confini. In poche, essenziali parole riescono a farmi sempre da specchio dandomi la possibilità di osservarmi nel momento in cui mi trovo.

“Dalla perfetta contentezza si raggiunge una felicità senza pari” Yoga-sūtra II, 42

Il secondo dei cinque suggerimenti per prenderci cura di noi è coltivare saṃtoṣa: l’appagamento o contentezza.
Quella contentezza che non deriva da un momento particolarmente speciale, ma che è esito dell’accoglienza dell’istante, così come si presenta.

Possiamo dire che saṃtoṣa diventa più facile se seguiamo anche la prima indicazione dataci da Patañjali: śauca, la purezza. Quando riusciamo ad alleggerire corpo e mente da tutti gli ingombri emotivi (giudizi, lamenti, risentimenti), da tutte le pretese e rimuginii, (i “se fossi”, i “se avessi”) allora quella leggerezza porta a riconoscere i doni da cui siamo sempre, costantemente, circondati.

Così saṃtoṣa diventa un delicato risveglio a ciò che abbiamo dentro e fuori.

Diventa il riconoscere le risorse che possediamo anche nei momenti più critici.

Diventa il godere con sensi aperti e gratitudine nel cuore quell’incontro, quella parola casuale, quel cielo, quel fiore, quel gusto.

Diventa il sapore della vita.

Diventa, infine, la più libera tra le felicità.



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