20/08/2026
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L’altro può essere stato la finestra.
Ma la luce che hai visto attraversandola era anche la tua.
… una relazione autentica ci sussurra:
“Guarda chi puoi essere tu.”
Ed è lì che l’altro
Diventa uno sguardo che ci rivela.
"Attraverso di te ho incontrato parti di me".
È un nucleo clinico potentissimo.
Perché sposta completamente il significato dell’incontro: l’altro non mette dentro di noi qualcosa che prima non esisteva.
Può diventare il luogo nel quale qualcosa che era già nostro riceve finalmente il permesso di emergere.
Attraverso di te ho incontrato parti di me.
Non me le hai date tu. Erano già lì. Forse da sempre.
Ma non le conoscevo, oppure le conoscevo soltanto come qualcosa da tenere nascosto.
Tu sei diventato il luogo nel quale ho potuto riconoscere qualcosa che mi apparteneva già, ma che non avevo mai autorizzato a esistere.
Non mi ero mai dato il permesso di sentire.
E allora ho creduto, per un momento, che ciò che sentivo appartenesse a te.
Che fossi tu a provocarlo. Che fossi tu la ragione di quella tenerezza, di quella libertà, di quella profondità, persino di quella paura che improvvisamente mi attraversava.
Ma forse non era così.
Tu eri l’incontro. Ciò che emergeva era mio.
Questo cambia profondamente il modo di leggere le relazioni.
Perché alcune persone entrano nella nostra vita e diventano luoghi di rivelazione.
Accanto a loro scopriamo di poter essere teneri quando ci credevamo duri.
Fragili quando avevamo imparato soltanto a resistere.
Desideranti quando pensavamo di non desiderare più.
Liberi quando avevamo confuso la sicurezza con la vita.
Scopriamo persino parti di noi che ci spaventano, perché non corrispondono all’immagine attraverso la quale ci siamo raccontati per anni.
Ed è qui che l’incontro può diventare vertiginoso.
Perché non incontriamo soltanto l’altro. Incontriamo noi stessi attraverso l’altro.
E qualche volta fuggiamo.
Credendo di fuggire da quella persona.
Quando, forse, stiamo cercando di allontanarci da ciò che quella persona ha reso possibile vedere dentro di noi.
Ma arriva una soglia ancora più importante.
Comprendere che l’altro può averti rivelato qualcosa, ma non ne è il proprietario.
Se accanto a qualcuno hai scoperto la tua capacità di amare, quella capacità è tua.
Se hai incontrato la tua tenerezza, è tua.
Se hai scoperto un desiderio, una profondità, una libertà che non conoscevi, appartengono a te.
L’altro può essere stato la finestra.
Ma la luce che hai visto attraversandola era anche la tua.
Ed è forse questo uno dei doni più grandi di certi incontri.
Non necessariamente per restare per sempre.
Ma per lasciarci qualcosa che, dopo averlo riconosciuto, non possiamo più fingere di non conoscere.
Una parte di noi torna a casa.
E da quel momento la responsabilità diventa nostra: dare finalmente diritto di esistenza a ciò che abbiamo scoperto di essere.
Forse una relazione autentica non ci dice soltanto: “Guarda chi sono io.”
A volte, molto più profondamente, ci sussurra:
“Guarda chi puoi essere tu.”
Ed è lì che l’altro smette di essere qualcuno da possedere o da trattenere.
Diventa uno sguardo che ci rivela.
E noi possiamo finalmente incontrare parti di noi alle quali, fino a quel momento, non avevamo mai concesso il permesso di vivere.
(Carlo D’Angelo - da "Voce delle Soglie")
Immagine: Dipinto di Lorenzo Mattotti