Federica Ambu Psicologa Psicoterapeuta

Federica Ambu Psicologa Psicoterapeuta Psicoterapia: utilizzo l'Analisi Transazionale, EMDR, la Gestalt e l'approccio Cognitivo Comportamentale,

🍒L’altro può essere stato la finestra.Ma la luce che hai visto attraversandola era anche la tua. … una relazione autenti...
20/08/2026

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L’altro può essere stato la finestra.
Ma la luce che hai visto attraversandola era anche la tua.
… una relazione autentica ci sussurra:
“Guarda chi puoi essere tu.”
Ed è lì che l’altro
Diventa uno sguardo che ci rivela.

"Attraverso di te ho incontrato parti di me".

È un nucleo clinico potentissimo.
Perché sposta completamente il significato dell’incontro: l’altro non mette dentro di noi qualcosa che prima non esisteva.
Può diventare il luogo nel quale qualcosa che era già nostro riceve finalmente il permesso di emergere.

Attraverso di te ho incontrato parti di me.
Non me le hai date tu. Erano già lì. Forse da sempre.
Ma non le conoscevo, oppure le conoscevo soltanto come qualcosa da tenere nascosto.
Tu sei diventato il luogo nel quale ho potuto riconoscere qualcosa che mi apparteneva già, ma che non avevo mai autorizzato a esistere.
Non mi ero mai dato il permesso di sentire.
E allora ho creduto, per un momento, che ciò che sentivo appartenesse a te.
Che fossi tu a provocarlo. Che fossi tu la ragione di quella tenerezza, di quella libertà, di quella profondità, persino di quella paura che improvvisamente mi attraversava.
Ma forse non era così.
Tu eri l’incontro. Ciò che emergeva era mio.

Questo cambia profondamente il modo di leggere le relazioni.
Perché alcune persone entrano nella nostra vita e diventano luoghi di rivelazione.
Accanto a loro scopriamo di poter essere teneri quando ci credevamo duri.
Fragili quando avevamo imparato soltanto a resistere.
Desideranti quando pensavamo di non desiderare più.
Liberi quando avevamo confuso la sicurezza con la vita.
Scopriamo persino parti di noi che ci spaventano, perché non corrispondono all’immagine attraverso la quale ci siamo raccontati per anni.

Ed è qui che l’incontro può diventare vertiginoso.
Perché non incontriamo soltanto l’altro. Incontriamo noi stessi attraverso l’altro.
E qualche volta fuggiamo.
Credendo di fuggire da quella persona.
Quando, forse, stiamo cercando di allontanarci da ciò che quella persona ha reso possibile vedere dentro di noi.

Ma arriva una soglia ancora più importante.
Comprendere che l’altro può averti rivelato qualcosa, ma non ne è il proprietario.
Se accanto a qualcuno hai scoperto la tua capacità di amare, quella capacità è tua.
Se hai incontrato la tua tenerezza, è tua.
Se hai scoperto un desiderio, una profondità, una libertà che non conoscevi, appartengono a te.
L’altro può essere stato la finestra.
Ma la luce che hai visto attraversandola era anche la tua.

Ed è forse questo uno dei doni più grandi di certi incontri.
Non necessariamente per restare per sempre.
Ma per lasciarci qualcosa che, dopo averlo riconosciuto, non possiamo più fingere di non conoscere.
Una parte di noi torna a casa.
E da quel momento la responsabilità diventa nostra: dare finalmente diritto di esistenza a ciò che abbiamo scoperto di essere.

Forse una relazione autentica non ci dice soltanto: “Guarda chi sono io.”
A volte, molto più profondamente, ci sussurra:
“Guarda chi puoi essere tu.”
Ed è lì che l’altro smette di essere qualcuno da possedere o da trattenere.
Diventa uno sguardo che ci rivela.

E noi possiamo finalmente incontrare parti di noi alle quali, fino a quel momento, non avevamo mai concesso il permesso di vivere.

(Carlo D’Angelo - da "Voce delle Soglie")

Immagine: Dipinto di Lorenzo Mattotti

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07/08/2026

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A 40 anni ho deciso di non poter più odiare un'intera stagione, troppo tempo sprecato, così ho spostato l'attenzione su quel che mi piace dell'estate.

Amo il patto di non belligeranza con le zanzare ad esempio. Io non le ammazzo e loro non mi pungono. In compenso però pungono Giorgio.

Amo i cieli azzurri estivi che a scrivere “azzurro” non rende l’idea.

Amo i tramonti con cui il sole ci promette ogni sera di tornare il giorno dopo.

Amo l’anguria, cosa sarebbe la mia vita senza l’anguria? Senza il suo profumo, i suoi colori, il suo sapore?

Amo la luce.
La grande disponibilità di luce è l’aspetto che amo più intensamente dell’estate, poter cenare al parco con un trancio di pizza e giocare finché non scende la notte e anche dopo, che siamo genitori un po’ selvaggi noi.

Amo il profumo dei fiori dopo un temporale, così intenso, così profondo.

Amo vestirmi velocemente al mattino e ritrovarmi a piedi nudi altrettanto velocemente.

Amo potermi immergere nell’acqua del mare, mettere i piedi a mollo in un fiume.

Amo il concerto di merli al mattino e la sinfonia per becchi e pennuti che si può ascoltare nei boschi l’estate.

Amo l’odore del bosco quando è immerso nell’ombra.

La macedonia.

I pomodori caldi raccolti dopo una giornata rovente e mangiati senza lavarli.

Le passeggiate notturne in mezzo alle lucciole e parlare al buio guardando le stelle.

Amo la montagna estiva che ti fa sentire piccina picciò, un minuscolo frammento di natura.

07/08/2026

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Baciate i figli …Solo così sapranno che nel camminare, esausti, imperfetti, privati di quella tensione pura che necessita ad ogni vita, c'è una fonte che non potrà esaurirsi mai e che lì potranno trovare sempre come dissetarsi. Sappiate essere la fonte. Sempre.

[Patrizia Baiocchi

🍒 Gli abbracci immaginati sono quelli solo pensati.Sono gli abbracci che ti sono rimasti impigliati nella mente e, il tu...
25/07/2026

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Gli abbracci immaginati sono quelli solo pensati.
Sono gli abbracci che ti sono rimasti impigliati nella mente e, il tuo corpo, la mancanza la sente.
Un abbraccio non dato è un rimorso appallottolato.
Continua a vivere nell'immaginazione di chi ha perso l'occasione.

🍒“c’è quasi sempre una sofferenza che cerca una via di fuga.La dipendenza nasce dal bisogno di sopravvivere a un dolore ...
20/07/2026

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“c’è quasi sempre una sofferenza che cerca una via di fuga.
La dipendenza nasce dal bisogno di sopravvivere a un dolore che, in quel momento, sembra impossibile da sostenere. La sostanza, il comportamento o l’oggetto della dipendenza possono offrire un sollievo temporaneo, ma non curano la ferita che li ha resi necessari.

Questa riflessione ci invita a guardare la dipendenza con occhi diversi. Dietro un comportamento che spesso viene giudicato, c’è quasi sempre una sofferenza che cerca una via di fuga.
La dipendenza non nasce dal desiderio di distruggersi, ma dal bisogno di sopravvivere a un dolore che, in quel momento, sembra impossibile da sostenere. La sostanza, il comportamento o l’oggetto della dipendenza possono offrire un sollievo temporaneo, ma non curano la ferita che li ha resi necessari.
Comprendere non significa giustificare, ma creare lo spazio per una cura autentica. Perché il cambiamento inizia quando smettiamo di chiederci “Cosa c’è che non va in questa persona?” e iniziamo a domandarci “Che cosa ha vissuto?”.
Ogni storia merita ascolto.

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17/07/2026

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🍒”se sbaglio sono io che valgo meno…per evitare di esporsi al rischio di essere visto come sbagliato…ci si blocca“L'erro...
12/07/2026

🍒”se sbaglio sono io che valgo meno…per evitare di esporsi al rischio di essere visto come sbagliato…ci si blocca
“L'errore è un’informazione, non è un verdetto su chi sei".

Non è paura di sbagliare. È paura di essere sbagliato. Ed è una cosa completamente diversa.

Perché si blocca davanti a uno sbaglio?

Nel momento in cui un adolescente si trova davanti a una sfida, il suo cervello sta facendo un'operazione molto precisa: sta misurando il rischio. E non il rischio tecnico della cosa inteso come fallire un esercizio, dare una risposta sbagliata, prendere una br**ta decisione.

Il rischio che sta misurando è legato alla sua identità perchè quello che il suo sistema nervoso ha imparato è questa equazione: se sbaglio, sono io che valgo meno.

Nel cervello adolescente, errore e identità sono connessi in modo molto più stretto di quello che puoi pensare. Non è un pensiero conscio, è una connessione costruita nei circuiti neurali, scritta ogni volta che una reazione esterna come per esempio una voce delusa, un'espressione di preoccupazione, un giudizio, ha trasformato lo sbaglio in una minaccia, in un momento di dolore o imbarazzo.

Quando il cervello registra una minaccia all'identità, la risposta è automatica: blocca. Non è quindi mancanza di coraggio, è protezione pura, da un lato e mancanza di conoscenze e strumenti pratici giusti. Il sistema nervoso si mette in modalità difesa per evitare di esporsi al rischio di essere visto come sbagliato.

La leva sta proprio qui: se comprendi come il suo cervello ha costruito questa connessione, sai esattamente come scioglierla. Non con rassicurazioni generiche, ma trasformando il modo in cui reagisci quando sbaglia. Quando togli la colpa dal momento e resti sui fatti, stai riscrivendo nel suo sistema nervoso una cosa nuova: "L'errore è un’informazione, non è un verdetto su chi sei".

Quando il cervello smette di confondere l'errore con l'identità, il blocco ha semplicemente nessun motivo di esistere. Se ha già appreso questa modalità ci vuole un tempo per disimparare e imparare una nuova modalità di agire. Il cervello di un adolescente, come il nostro del resto, non ha un interruttore che quando lo calchi si resetta, si costruisce con l’allenaMente.

🍒Hai fatto del tuo meglio Non dovevi sapere tuttoMeritavi qualcuno che si prendesse cura di tePuoi fermarti, non devi re...
13/05/2026

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Hai fatto del tuo meglio
Non dovevi sapere tutto
Meritavi qualcuno che si prendesse cura di te
Puoi fermarti, non devi reggere tutto
Adesso non sei più solo ad occuparti di tutto

04/04/2026

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Via ANTONIO FAIS 8
Cagliari
09128

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