15/06/2026
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No, Alberto Stasi non è “libero”.
Alberto Stasi è affidato in prova al servizio sociale.
Che è una cosa molto diversa dalla favoletta “Stasi innocente finalmente liberato” che una certa narrazione pro-Stasi sta cercando di spacciare con l’entusiasmo di chi, evidentemente, ha confuso il diritto penale con una televendita emotiva.
Facciamo quindi un piccolo ripasso, perché ce n’è urgente bisogno.
L’affidamento in prova al servizio sociale è una misura alternativa alla detenzione, concessa dal Tribunale di Sorveglianza nell’ambito dell’esecuzione della pena. Si applica a soggetti condannati in via definitiva che, ricorrendone i presupposti di legge, possono scontare la parte residua della pena fuori dal carcere, sotto controllo e con prescrizioni.
Non è un’assoluzione.
Non è una revisione del processo.
Non è una riabilitazione mediatica.
Non è il certificato di innocenza rilasciato dal fan club.
È esecuzione penale. Punto.
Il fatto che Alberto Stasi abbia ottenuto questa misura significa che, durante il percorso di esecuzione della pena, ha maturato i requisiti per accedervi: comportamento, percorso rieducativo, reinserimento sociale, assenza di elementi concreti tali da far ritenere attuale un rischio di recidiva.
Esattamente il tipo di valutazione che il nostro ordinamento prevede per i condannati definitivi.
Peraltro, tanto per aiutare chi fatica con le basi, misure alternative sono state applicate anche in casi notissimi come quello di Anna Maria Franzoni e Rudy Guede. E nessuno, dotato di un minimo di alfabetizzazione giuridica (a voler essere generosi), si sarebbe sognato di trasformarle automaticamente in “innocenti finalmente liberi”.
Perché sono piani diversi.
Una cosa è l’esecuzione della pena.
Un’altra cosa è la colpevolezza accertata con sentenza definitiva.
Un’altra ancora sono eventuali nuove indagini, che non vengono né confermate né smentite da una misura concessa dal Tribunale di Sorveglianza.
Quindi no: l’affidamento in prova non cancella la condanna di Alberto Stasi, non riscrive la sentenza, non archivia la storia processuale e non trasforma un condannato definitivo in un innocente per acclamazione social.
Alberto Stasi resta un soggetto condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, che oggi beneficia (come previsto dalla legge) di una misura alternativa al carcere.
Né più, né meno.
Il resto è propaganda travestita da entusiasmo, confusione spacciata per garantismo e manipolazione servita con il solito fiocchetto narrativo.
Quindi, per favore, finiamola con “Stasi libero”, “Stasi innocente”, “giustizia fatta” e altre amenità da curva social.
Stasi non è stato assolto.
Stasi non è stato dichiarato innocente.
Stasi è affidato ai servizi sociali.
E se questa differenza vi sembra un dettaglio, il problema non è il diritto.
È la comprensione del testo, che per molti è un miraggio.