Dott.ssa Simona Murtas psicoterapeuta

Dott.ssa Simona Murtas psicoterapeuta Psicoterapia, Training autogeno, Emdr. Autostima, ansia, traumi,lutti, patologie oncologiche

08/08/2026
27/07/2026

LA RABBIA È SPESSO UN DOLORE CHE NON HA TROVATO LE PAROLE

🔥 Non tutte le persone arrabbiate vogliono ferire. Alcune stanno soltanto cercando, nel modo sbagliato, di far vedere quanto sono state ferite.

La rabbia è una delle emozioni più giudicate e meno comprese.

Quando una persona alza la voce, diventa scontrosa o reagisce in modo eccessivo, vediamo immediatamente il suo comportamento. Raramente ci domandiamo che cosa possa essersi accumulato dentro di lei prima di quella reazione.

Dietro la rabbia possono nascondersi una delusione mai elaborata, un’umiliazione subita in silenzio, la paura di essere abbandonati oppure la sensazione di non contare nulla per nessuno.

A volte ci si arrabbia perché si è stanchi di chiedere ascolto. Perché si è sopportato troppo. Perché nessuno ha riconosciuto una sofferenza quando era ancora possibile raccontarla con calma.

Il dolore che non trova accoglienza non scompare. Rimane dentro, cambia forma e può diventare chiusura, risentimento o aggressività.

Nel pensiero di Vittorino Andreoli, la fragilità è una componente fondamentale dell’essere umano. Non è un difetto da nascondere, ma la condizione che ci permette di comprendere i nostri bisogni e quelli degli altri. Andreoli ha dedicato gran parte del suo lavoro proprio alla sofferenza umana e ai comportamenti estremi attraverso i quali, talvolta, essa si manifesta. Vittorino Andreoli – ⁠Capire il dolore⁠

Comprendere la rabbia, però, non significa giustificare la violenza.

La sofferenza può spiegare un comportamento, ma non autorizza a umiliare, minacciare o ferire gli altri. Ognuno rimane responsabile delle proprie azioni. Capire ciò che alimenta la rabbia serve proprio a impedire che il dolore diventi distruttivo.

Prima dell’esplosione, spesso esiste un momento in cui quella persona avrebbe ancora bisogno di essere ascoltata. Non interrogata, corretta o giudicata: ascoltata.

Allo stesso modo, chi sente crescere una rabbia incontrollabile dovrebbe provare a domandarsi:

“Contro chi sono realmente arrabbiato?”
“Che cosa mi ha ferito?”
“Quali parole non sono mai riuscito a pronunciare?”

Dare un nome al dolore non risolve immediatamente tutto, ma impedisce che esso continui a governarci nell’ombra.

Forse, dietro certe persone considerate difficili, non esiste soltanto un cattivo carattere. Esiste qualcuno che non ha mai imparato a dire:

“Sono ferito. Ho paura. Mi sento solo. Ho bisogno che qualcuno mi ascolti.”

Talvolta la rabbia è proprio questo: un dolore rimasto troppo a lungo senza voce.

( Tratto da fb su Riflessione ispirata al pensiero di Vittorino Andreoli)

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26/06/2026

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Ricevere una diagnosi di è un'esperienza che coinvolge non solo il corpo, ma anche emozioni, relazioni e identità personale.

🏳️‍🌈Per molte persone +, al peso della malattia possono aggiungersi il timore di essere giudicate o discriminate durante il percorso di e cura. Queste barriere possono tradursi in una minore adesione agli screening oncologici, diagnosi più tardive e percorsi di cura non ottimali.

Costruire un sistema sanitario più giusto significa garantire che la prevenzione oncologica sia davvero accessibile a tutte le persone. Per questo un’assistenza oncologica inclusiva parte dall’attenzione ai bisogni di ogni paziente, dalla formazione degli operatori sanitari e da percorsi di prevenzione e cura accessibili a tutte e tutti.

🌈Nel mese del Pride ricordiamo che la salute non dovrebbe conoscere barriere. Informare, ascoltare e includere significa contribuire a costruire un futuro privo di disuguaglianze nella diagnosi precoce e nelle cure, per un’oncologia davvero inclusiva.

🫂Perché quando si parla di salute, nessuno dovrebbe sentirsi escluso.

Vignetta di EKRA

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20/06/2026

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🔵Per Winnicott, la casa non è soltanto un luogo da abitare, ma uno spazio psichico in cui sentirsi accolti, riconosciuti e sufficientemente al sicuro per esistere. È il primo contenitore delle nostre esperienze, delle relazioni e del senso di continuità della nostra identità.
Nella Giornata Mondiale del Rifugiato, ricordiamo che l'esperienza dello sradicamento non riguarda soltanto la perdita di uno spazio fisico, ma può rappresentare una frattura profonda nel senso di appartenenza e nella continuità del sé. Accogliere significa offrire non solo protezione, ma anche la possibilità di ritrovare legami, riconoscimento e fiducia, affinché possa ricostruirsi uno spazio umano in cui sentirsi nuovamente "a casa".

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15/06/2026

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No, Alberto Stasi non è “libero”.

Alberto Stasi è affidato in prova al servizio sociale.

Che è una cosa molto diversa dalla favoletta “Stasi innocente finalmente liberato” che una certa narrazione pro-Stasi sta cercando di spacciare con l’entusiasmo di chi, evidentemente, ha confuso il diritto penale con una televendita emotiva.

Facciamo quindi un piccolo ripasso, perché ce n’è urgente bisogno.

L’affidamento in prova al servizio sociale è una misura alternativa alla detenzione, concessa dal Tribunale di Sorveglianza nell’ambito dell’esecuzione della pena. Si applica a soggetti condannati in via definitiva che, ricorrendone i presupposti di legge, possono scontare la parte residua della pena fuori dal carcere, sotto controllo e con prescrizioni.

Non è un’assoluzione.
Non è una revisione del processo.
Non è una riabilitazione mediatica.
Non è il certificato di innocenza rilasciato dal fan club.

È esecuzione penale. Punto.

Il fatto che Alberto Stasi abbia ottenuto questa misura significa che, durante il percorso di esecuzione della pena, ha maturato i requisiti per accedervi: comportamento, percorso rieducativo, reinserimento sociale, assenza di elementi concreti tali da far ritenere attuale un rischio di recidiva.

Esattamente il tipo di valutazione che il nostro ordinamento prevede per i condannati definitivi.

Peraltro, tanto per aiutare chi fatica con le basi, misure alternative sono state applicate anche in casi notissimi come quello di Anna Maria Franzoni e Rudy Guede. E nessuno, dotato di un minimo di alfabetizzazione giuridica (a voler essere generosi), si sarebbe sognato di trasformarle automaticamente in “innocenti finalmente liberi”.

Perché sono piani diversi.

Una cosa è l’esecuzione della pena.
Un’altra cosa è la colpevolezza accertata con sentenza definitiva.
Un’altra ancora sono eventuali nuove indagini, che non vengono né confermate né smentite da una misura concessa dal Tribunale di Sorveglianza.

Quindi no: l’affidamento in prova non cancella la condanna di Alberto Stasi, non riscrive la sentenza, non archivia la storia processuale e non trasforma un condannato definitivo in un innocente per acclamazione social.

Alberto Stasi resta un soggetto condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, che oggi beneficia (come previsto dalla legge) di una misura alternativa al carcere.

Né più, né meno.

Il resto è propaganda travestita da entusiasmo, confusione spacciata per garantismo e manipolazione servita con il solito fiocchetto narrativo.

Quindi, per favore, finiamola con “Stasi libero”, “Stasi innocente”, “giustizia fatta” e altre amenità da curva social.

Stasi non è stato assolto.

Stasi non è stato dichiarato innocente.

Stasi è affidato ai servizi sociali.

E se questa differenza vi sembra un dettaglio, il problema non è il diritto.

È la comprensione del testo, che per molti è un miraggio.

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15/05/2026

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👨‍👩‍👧‍👦Dietro ogni diagnosi di tumore c’è una storia diversa e una che, ogni giorno, sceglie di restare accanto a chi ne ha bisogno.⁠

Oggi, nella Giornata Mondiale della Famiglia, vogliamo ricordare quanto il sostegno familiare sia fondamentale durante un percorso oncologico.⁠

🏳️‍🌈 🐶La famiglia non ha una sola forma. Può essere fatta di genitori e figli, di una coppia, di amici che si scelgono, oppure di un animale che diventa una compagnia costante.⁠

Ciò che accomuna tutte queste famiglie è il sostegno emotivo che rappresentano per chi affronta un . La famiglia diventa il luogo in cui condividere paure e difficoltà, ma anche uno spazio in cui ritrovare normalità, leggerezza e semplici momenti di quotidianità.⁠

💛Ogni famiglia è diversa e ha la sua storia da raccontare, ma tutte hanno qualcosa in comune: la capacità di esserci, di sostenere e condividere il peso della malattia, rendendo il percorso oncologico un po’ meno difficile, un giorno alla volta.⁠

Vignetta di EKRA

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07/05/2026

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In questo articolo su Leggo si affronta il tema della depressione post partum, una condizione che in Italia riguarda ogni anno tra le 40.000 e le 50.000 donne e che, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, nel 50% dei casi non viene riconosciuta in tempo.

«Il concetto di maternità felice è una delle trappole psicologiche più insidiose», sottolinea Massimo Aiello, Presidente dell'Ordine degli Psicologi della Calabria. «Si ha l'idea che la mamma debba per forza sorridere e questo rappresenta uno standard errato. Si crea un divario tra la realtà vissuta e l'aspettativa sociale, quasi un'esigenza estetica di essere felici, mentre invece si prova tutt'altro: paura di non essere all'altezza, paura di sbagliare».

Una pressione costante che può trasformarsi in isolamento, senso di inadeguatezza e sofferenza emotiva. «È possibile amare il proprio figlio ma anche, contemporaneamente, detestare la condizione di fatica che si sta vivendo», continua Aiello.

«Parlarne con uno psicologo aiuta a comprendere che questo meccanismo non è una colpa, ma un processo che incide pesantemente sullo stress percepito e sull'umore».

L’articolo mette inoltre in evidenza quanto sia importante sapere che esistono percorsi di supporto accessibili e concreti per chiedere aiuto. «È utile rivolgersi al medico di famiglia per escludere cause organiche, ma l'opzione più diretta è il consultorio. Lì opera un'équipe multidisciplinare, psicologi, ginecologi, ostetriche, che si prende cura non solo della donna, ma della coppia. Chiedere aiuto non è difficile, basta una telefonata».

Centrale anche il tema della prevenzione e del sostegno intorno alla madre già prima della nascita del bambino: «Il corso pre-parto è l'arma più efficace. Serve a sfatare il mito della mamma perfetta e permette ai partner di acquisire la capacità di diventare custodi del benessere della compagna». Un supporto che, secondo Aiello, deve rispettare i bisogni e i confini della donna.

«Bisogna stabilire confini chiari», conclude Aiello. «Non dispensate consigli se non richiesti, non prendete il bambino dalle braccia della mamma se non lo chiede lei. Lo spazio mentale della madre è sacro».

Per approfondire👇
https://www.leggo.it/crescere_insieme/06_maggio_2026_depressione_post_partum_sintomi_durata_cura_psicologo_psichiatra_famiglia-9493576.html

07/05/2026

🔺𝗕𝘂𝗳𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝗳𝗮𝗹𝘀𝗶 𝗺𝗶𝘁𝗶🔻
Occhio al falso mito della settimana 👀
Gli psicofarmaci creano sempre dipendenza?

📌𝗙𝗮𝗹𝘀𝗼!

➡️ La dipendenza da psicofarmaci si verifica solo in seguito a un uso scorretto del farmaco. Ad esempio, dosaggio elevato, uso protratto senza controllo medico, auto somministrazione con dosi e tempi inadeguati, brusca interruzione della cura e associazione con alcol e droghe.

Fonte: ISS

07/05/2026

Il grounding è un insieme di tecniche e strategie che aiutano a riportare l’attenzione al momento presente, favorendo un contatto più stabile con il proprio corpo e con l’ambiente circostante. Nel campo del benessere psicologico viene utilizzato per supportare la regolazione emotiva e per intervenire in situazioni di stress, ansia o sovraccarico mentale, quando la mente tende a “disconnettersi” dal qui e ora o a rimanere intrappolata in pensieri ricorrenti.

Attraverso il coinvolgimento dei sensi e del corpo, il grounding permette di ristabilire un ancoraggio alla realtà immediata, facilitando una maggiore stabilità interna.

Può favorire:
- una più efficace regolazione delle emozioni e dello stress
- una riduzione della ruminazione mentale e dei pensieri intrusivi
- un maggiore senso di presenza, stabilità e centratura

Nel tempo, la pratica del grounding contribuisce a sviluppare una relazione più consapevole con il momento presente, supportando una maggiore capacità di gestione delle proprie esperienze interne e favorendo un equilibrio più stabile nella vita quotidiana.

Indirizzo

Via Dante 42/a Cagliari , Via P. Vargiu N. 1 Dolianova
Cagliari
09127

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 20:00
Mercoledì 09:30 - 20:00
Venerdì 09:30 - 20:00

Telefono

+393460419182

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