04/05/2026
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IL FUTURO(disastro) DELLA PEDIATRIA DI BASE: UN CONTO CHE NON TORNA
La bozza della riforma Schillaci sulla medicina territoriale propone un cambiamento che rischia di trasformarsi in un disastro organizzativo per la pediatria di famiglia: massimali fino a 1.500 assistiti, estensione dell’assistenza pediatrica fino ai 18 anni e presenza strutturale dei pediatri nelle Case della Comunità. Cosi come i colleghi generici che oltre ad essere oberati dal loro lavoro si vedono aggiungere ore in case della Comunità. Diverse fonti riportano questi punti come parte della bozza in discussione.
Il problema è semplice: il conto non torna.
Il pediatra visita bambini che crescono, cambiano, si ammalano, devono essere pesati, misurati, valutati nello sviluppo, accompagnati nelle vaccinazioni, controllati nelle infezioni, nelle difficoltà alimentari, nei disturbi del sonno, nei problemi scolastici, nei dubbi dei genitori.
Ogni visita non è una pratica amministrativa.
È tempo clinico.
È ascolto.
È prevenzione.
È educazione sanitaria.
È responsabilità.
Già oggi seguire bene 1.000 bambini è complesso. Richiede organizzazione, studio, presenza, strumenti, triage, aggiornamento continuo e capacità di rispondere a una domanda sanitaria sempre più alta.
Allora la domanda è inevitabile:
come potrà un pediatra seguire 1.500 bambini, garantire qualità, prevenzione, continuità assistenziale e nello stesso tempo svolgere attività obbligatorie nelle Case della Comunità?
Chi propone tutto questo ha davvero chiaro cosa sia il territorio?
Ha mai visto una giornata reale in uno studio pediatrico? o in uno studio MMG
Ha mai contato le telefonate, i messaggi, le urgenze percepite, le visite, i controlli di crescita, le febbri, le gastroenteriti, le bronchioliti, le allergie, le ansie familiari, le certificazioni, i bilanci di salute?
La pediatria di famiglia non si salva aumentando i numeri sulla carta.
Si distrugge quando si confonde la quantità con l’assistenza.
Un bambino non è un numero di massimale.
Una famiglia non è una casella da spostare.
Una visita non è un adempimento burocratico.
Se si vuole davvero rafforzare il territorio, bisogna partire dalla realtà: meno burocrazia inutile, più diagnostica di primo livello negli studi, più supporto organizzativo, più tempo clinico per i bambini.
Perché una riforma che aumenta i carichi e riduce il tempo disponibile per ogni paziente non potenzia la pediatria.
La svuota.
E quando si svuota la pediatria di famiglia, non perde solo il pediatra.
Perdono i bambini.
Perdono le famiglie.
Perde il Servizio Sanitario Nazionale.