07/01/2023
Non bisogna scappare a priori dall’ansia. Essa è un segnale che ci informa di qualcosa che non va. Come una febbre o un dolore di cui bisogna capire l’origine. Nell’epoca dell’efficientismo l’ansia è un fastidio e basta e va eliminata. Ed assumere sedativi può diventare un’abitudine alla lunga inefficace, sia perché certi farmaci danno assuefazione ed è necessario incrementarne la dose per ottenere gli effetti desiderati, sia perché in tal modo si scoraggia la ricerca delle cause.
L’ansia è anche paura di non farcela, l’irrequietezza in attesa di un esito o il sentirsi sotto pressione, una tensione diffusa. Queste le sensazioni più di frequenti descritte da chi soffre di disturbi ansiosi che possono viaggiare a braccetto con diversi problemi fisici (mal di schiena, mal di testa, nausea, tachicardia, tremori, difficoltà di respiro, paura di morire, preoccupazione immotivata di malattie, etc.). Chi più,chi meno e con diversa intensità queste sensazioni sono appannaggio dell’intero genere umano, ma in taluni questa matrice è tormentosamente presente di continuo.
L’ansia è invisibile o quasi agli occhi altrui. Come il vento che tuttavia muove le foglie degli alberi. Essa producendo sintomi variegati è in grado di rendere la vita in salita. Ovviamente l’ansia può diventare patologia essa stessa, ma per lo più è il segnale di una disagio o di una noxa a livello psichico, pur se diverse patologie organiche possono avere l’ansia come segnale e dunque ancor di più prima di farla tacere occorre coglierne le cause.
Talvolta un individuo entra in questa galleria del vento perché sta vivendo un periodo di difficoltà personale. Ha preoccupazioni di salute, affettive, di lavoro,ovvero non sta più bene in un dato luogo e con alcune persone. Certe volte l’ansia è un campanello che indica che l’assetto valoriale e degli interessi primari è cambiato e non soddisfa più lo stile di vita consueto. Si fa fatica a comprenderlo e si resiste a certe prese d’atto e perciò prendere una pillola per smorzare l’inquietudine vuol dire restare nello status quo di sempre condannandosi ad una vita in salita.
L’ansia esistenziale è un patrimonio comune all’intera umanità. Essa può essere una molla per cambiare modo di vivere, per ricercare nuove soluzioni ed assetti e per scoprire aspetti personali che reclamano spazio e promettono un nuovo smalto ai giorni che verranno. Per capire tutto ciò occorre soffermarsi sull’ansia, coglierne i moventi e le manifestazioni, associarla alle occasioni in cui essa si manifesta e ci informa di cosa non sta funzionando.
La terapia farmacologica in questi casi è sconsigliata, perché sedarsi ci impedirebbe di capire e regolarci di conseguenza. A volte far tacere l’ansia è un atto di non coraggio, perché il timore di modificare relazioni ed abitudini consolidate pur nocive ci induce a ricercare una sorta di oblio dove non si pensa e non si soffre, anche se questa condizione è momentanea perché finito l’effetto dell’ansiolitico tutto ovviamente tornerà come prima.
I tranquillante sia sottoforma di prodotti chimici che di integratori a base naturale possono porre le persone nella condizione di vederci più chiaro e così agire sino a modificare ciò che l’ansia ci spinge a rivedere. In questo caso il farmaco è un coadiuvante a ragionare ed operare meglio ed ovviamente in questo caso assumerne deve essere a tempo. Non si tratta in ultima analisi di combattere un mostro con molte teste ma di identificare gli antecedenti, se il caso calmierare i picchi fastidiosi senza però rinunciare mai a capire l’eziologia dell’ansia, il solo percorso utile a risolverla definitivamente.
R.C.