Dott.ssa Norma Flore- Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Norma Flore- Psicologa Psicoterapeuta Psicoterapia individuale, di coppia e familiare. Ricevo a Cagliari in via Rockefeller 35

29/07/2026

Quasi tutti, prima o poi, ci siamo sentiti dire la stessa cosa: “Impara a stare bene con te stesso”. È diventato uno dei consigli più diffusi. Lo si trova nei libri, sui social, nelle conversazioni. Come se la felicità fosse, prima di tutto, una questione individuale. Come se bastasse lavorare su di sé per non avere più bisogno degli altri.
Ma c’è qualcosa, in questa idea dell’autosufficienza, che continua a lasciarmi perplessa.
Perché noi non nasciamo da soli. Non impariamo a parlare da soli. Non diventiamo ciò che siamo da soli. E, soprattutto, non attraversiamo da soli i momenti in cui la vita ci mette in crisi.

Ci sono giorni in cui abbiamo bisogno dello sguardo di qualcuno che ci ricordi chi siamo, proprio quando noi non riusciamo più a riconoscerci. Ci sono ferite che non si rimarginano nell’isolamento, ma dentro una relazione in cui ci sentiamo finalmente accolti senza dover fingere di essere diversi da ciò che siamo.
Per molto tempo abbiamo confuso l’autonomia con l’indipendenza assoluta. Abbiamo pensato che essere adulti significasse non aver bisogno di nessuno. Come se chiedere aiuto fosse un fallimento. Come se la vulnerabilità fosse qualcosa da nascondere.
Essere autonomi non significa bastare sempre a sé stessi. Significa poter entrare in relazione con gli altri senza perdere la propria voce. Significa accettare di aver bisogno, a volte, di una mano tesa, di una parola, di una presenza, senza per questo rinunciare alla propria libertà.
Forse il problema non è che abbiamo bisogno degli altri. Il problema è aver trasformato quel bisogno in qualcosa di cui vergognarsi.

Eppure è proprio lì, in quella fragilità che condividiamo tutti, che comincia la nostra umanità. Non quando dimostriamo di poter fare tutto da soli. Ma quando scopriamo che possiamo contare gli uni sugli altri senza smettere, per questo, di essere pienamente noi stessi.

10/06/2026

«Il problema è il tono. Tu non te ne rendi conto, ma a volte hai un tono atroce. Io ormai ti conosco a memoria e so che non sei così. Ma gli altri no. E allora rischiano di vedere una persona diversa da quella che sei davvero».
Jacques me lo ripete da anni. E, per quanto mi costi ammetterlo, ha ragione.
Perché quando qualcosa mi ferisce o mi fa arrabbiare, mi capita di reagire in modo brusco. E allora il rischio è che l'altro si concentri sul tono, invece che su ciò che sto cercando di dire.
Negli ultimi anni abbiamo imparato moltissime cose sulla comunicazione. Abbiamo imparato che non bisogna accusare. Che è meglio parlare in prima persona. Che invece di dire: «Non mi ascolti mai», dovremmo dire: «Mi sento sola quando mentre parlo fai altro».
E non c'è dubbio che il modo in cui diciamo le cose conti.
Le parole possono aprire uno spazio di dialogo oppure chiuderlo. Possono avvicinare oppure allontanare.
Ma c'è una domanda che mi faccio spesso: siamo sicuri che ogni problema relazionale sia un problema di comunicazione?
A volte imparare a esprimersi meglio cambia davvero le cose. Ma altre volte, anche quando troviamo le parole giuste, non succede nulla.
Non perché abbiamo parlato male.
Ma perché l'altro non è disposto ad ascoltare.
Mi sembra che oggi tendiamo a pensare che ogni incomprensione possa essere risolta con la tecnica giusta, la formula giusta, la frase giusta. Come se bastasse comunicare meglio.
Eppure comunicare e ascoltare non sono la stessa cosa.
La comunicazione riguarda ciò che diciamo.
L'ascolto riguarda la disponibilità di chi ci sta davanti a lasciarsi raggiungere da ciò che diciamo.
E questa disponibilità non può essere prodotta da una tecnica.
Per questo credo che dovremmo smettere di attribuire ogni difficoltà relazionale a un errore di comunicazione.
A volte le parole sono davvero il problema. Ma altre volte le parole sono già sufficientemente chiare.
È l'ascolto che manca.
Quella capacità, sempre difficile, di fare spazio dentro di sé all'alterità di chi ci sta di fronte.
Perché ascoltare davvero non significa semplicemente sentire delle parole. Significa accettare che l'altro possa dirci qualcosa che non avevamo previsto, che non ci piace, che mette in discussione le nostre certezze.
E allora è spesso più facile chiudersi che accogliere.
Appiccicare etichette piuttosto che interrogarsi.
Difendersi piuttosto che lasciarsi toccare.
Michela Marzano

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05/06/2026

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Mi devi promettere che resti a terra un po', quando cadi.
Sì, hai capito bene.
Mi devi promettere che non ti rialzi subito ma ti guardi la vita da lì. Ti guardi tu, attraverso la vita, da lì.
Non cadiamo per rialzarci subito, cadiamo per toccare il fondo e lì seminare o raccogliere. Seminare comprensioni nuove, e raccogliere i frutti di quel che abbiamo seminato in precedenza. Altrimenti che senso ha se non tocchiamo e conosciamo la terra? Se non la annusiamo, se non impariamo, se non scaviamo. Se non riusciamo a riconoscere un granello di noi, in un granello di lei.
Quindi sì, mi devi promettere che la prossima volta che cadi, non ti rialzi subito e osservi da lì: più lontana dal cielo ma più vicina alle radici.

(Gloria Momoli)

Immagine: Opera di Galya Popova

18/05/2026
15/04/2026
07/04/2026

La resurrezione non è un evento miracoloso esterno, ma una possibilità interiore, qualcosa che accade quando l’identità che credevamo di essere inizia a incrinarsi.
Ci sono momenti in cui la vita ci conduce davanti a un limite: ciò che eravamo non regge più, le certezze si dissolvono, e ci troviamo in uno spazio sospeso, fragile, spesso doloroso. È lì che si apre la dimensione della croce, come esperienza viva del conflitto, della tensione tra ciò che siamo stati e ciò che ancora non siamo.
Poi arriva il tempo del sepolcro: un tempo silenzioso, oscuro, in cui qualcosa si ritira, si disgrega, perde forma. Non è un vuoto sterile, ma una soglia. È la notte dell’anima, in cui ciò che deve morire lentamente si consegna alla trasformazione.
E solo attraversando questo passaggio può emergere qualcosa di nuovo. Non una semplice riparazione, ma una forma diversa dell’essere.
Per Jung, la resurrezione è proprio questo: l’apparire di una coscienza più ampia, capace di tenere insieme ciò che prima era diviso. Non una fuga dal dolore, ma la sua integrazione.
Le ferite non scompaiono: si trasformano.
L’ombra non viene eliminata: viene riconosciuta.
L’Io non si rafforza semplicemente: si trasfigura.
Pasqua è questo movimento interiore.
Il momento in cui smettiamo di evitare ciò che siamo
e iniziamo, finalmente, ad attraversarlo.

ombra sé

20/09/2025

Si comunica che, dal 15 settembre al 14 novembre 2025, è possibile presentare la domanda accedendo al portale web dell’INPS (tramite SPID, CIE o CNS) .it per usufruire del Bonus psicologo per l’anno 2025

Il Bonus psicologo consiste in un contributo per sostenere le spese relative a sessioni di psicoterapia a favore di cittadini che vivono condizioni di depressione, ansia, stress e fragilità psicologica.

La domanda deve essere presentata esclusivamente in via telematica attraverso il servizio dedicato.

Al momento della presentazione della domanda, il richiedente deve essere in possesso di un ISEE valido e di valore non superiore a 50mila euro.

Informiamo inoltre che gli elenchi dei professionisti aderenti al Bonus Psicologo saranno visibili solo per i cittadini beneficiari individuati dalla graduatoria INPS direttamente sul portale dell’INPS.

Indirizzo

Via Rockefeller 35
Cagliari
09127

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 21:00
Martedì 09:00 - 21:00
Mercoledì 09:00 - 21:00
Giovedì 09:00 - 21:00
Venerdì 09:00 - 21:00

Sito Web

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