30/08/2026
IL CARDINE DELL’EQUILIBRIO FISICO
Gestire l’equilibrio fisico può apparire semplice, ma è invece una cosa estremamente complessa da un punto di vista neurofisiologico. Non dobbiamo dare per scontato che governiamo il nostro equilibrio nella migliore maniera possibile, e il dubbio ci può essere utile soprattutto se coltiviamo una disciplina sportiva o marziale.
Partiamo da un dato di fatto: la maggior parte delle persone quando cammina (o corre) si sposta nello spazio per “rottura ‘controllata’ dell’equilibrio”. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che, ad esempio, per tantissime persone è impossibile camminare lentamente e a velocità uniforme senza rischiare di cadere. Questo problema risulta del tutto evidente osservando la maggior parte dei principianti che hanno iniziato da poco a praticare Taiji. L'equilibrio richiesto dalla pratica, e il movimento lento morbido e uniforme, crea loro notevoli problemi, anche se hanno alle spalle significative esperienze in altre discipline.
Per perfezionare l’equilibrio va assolutamente interiorizzata la percezione del “centro” (il “core” come si dice nelle scienze motorie, o il “dantien” come si dice nelle arti marziali tradizionali) e, soprattutto, dell’asse che verticalmente lo attraversa.
L’Asse Centrale, che in maniera generica possiamo in larga parte identificare con la colonna vertebrale, va “sentito” nitidamente. Anche perché esso assolve a importanti funzioni: di equilibrio strutturale; di trasmissione biomeccanica del movimento; nella circolazione del flusso energetico e nella gestione della forza integrata.
La condizione primaria per il corretto sviluppo dell'equilibrio nasce dalla percezione di questo "cardine centrale" e dei suoi estremi (la sommità della testa e l'appoggio plantare), e questa è accresciuta dalla capacità di rilassamento e dal conseguente radicamento. Raggiunte queste due qualità, l’allineamento dell’Asse potrà essere immaginato come un ideale “filo a piombo” che attraverserà il corpo partendo dalla sommità del capo fino a scaricarsi a terra (dove... lo vedremo più avanti). In questo modo la colonna potrà finalmente essere “aperta e distesa nelle due direzioni” (con il coccige attratto dalla Terra e la testa sospesa verso il Cielo).
I movimenti di rotazione del corpo minimizzeranno quindi gli attriti articolari e annulleranno le contrazioni muscolari parassitarie, ottenendo un alto livello ergonomico, cioè: grande efficacia con uno sforzo molto contenuto.
Risulta per altro fondamentale la corretta percezione della distribuzione del peso fra i due piedi. Quando poi si sta in una posizione di equilibrio, su un solo piede (e questo avviene, seppur per pochi istanti, anche quando ci si sposta) sentire la "radice del piede" è fondamentale. Il corpo va infatti radicato "sotto" quel punto che i maestri cinesi chiamano "yongquan" ("fontana zampillante"; in agopuntura "Rene 1"), posizionato nella piccola depressione tra il secondo e il terzo osso metatarsale. Lì va affondato il peso.
Non è un accorgimento da poco, e purtroppo è una ferrea regola posturale spesso disattesa dai praticanti, il che può pregiudicare seriamente un ottimale governo dell'equilibrio.
Insieme all’asse centrale, va poi allenata la percezione del “centro”, perché tutti i movimenti del corpo vengono guidati da esso proprio perché il "core", da un punto di vista motorio, costituisce lo snodo principale di tutte le catene cinetiche e di qualsiasi movimento complesso.