Chiara Canonici - Psicologa

Chiara Canonici  - Psicologa "La grande Via è una strada spianata, ma gli uomini seguono sentieri distorti". Lao Tze Messaggi, risposte, interazioni sono molto gradite.

Questo spazio è dedicato a sguardi, spunti di riflessione e considerazioni sul tema della psicologia. Per informazioni sugli orari di ricevimento in studio, o per richiedere un appuntamento, potete scrivermi: [email protected] o chiamarmi: 3393483506

Le cose più importanti, spesso, cominciano in piccolo.Un seme di senape è quasi invisibile tra le dita, eppure può diven...
17/08/2026

Le cose più importanti, spesso, cominciano in piccolo.
Un seme di senape è quasi invisibile tra le dita, eppure può diventare una pianta che offre riparo; una goccia d'acqua, cadendo sempre nello stesso punto, può scavare la pietra e un gesto gentile può cambiare la giornata di qualcuno.

Grande è il potere delle piccole cose, ma noi, abituati a cercare trasformazioni immediate e definitive, forse lo abbiamo dimenticato.
E invece il corpo ci insegna qualcosa di diverso.

Nello yoga dei piccoli movimenti, non occorre compiere gesti ampi o faticosi. Un movimento lento, quasi impercettibile, può diventare uno strumento potentissimo di ascolto: sentire una tensione, accorgersi del respiro, riconoscere dove il corpo trattiene e dove finalmente lascia andare.

E se esistesse qualcosa di simile anche per la mente? Una pratica fatta non di grandi riflessioni, che non ricerca ossessivamente risposte, ma piccole immagini interiori osservate senza giudizio.
Una immagine alla volta. Una sensazione alla volta. Un'emozione alla volta.

La consapevolezza, forse, cresce così: non servono grandi rivelazioni, ma minuscoli atti di presenza ripetuti nel tempo.

Oggi inizio così: provo a fermarmi per un minuto. Chiudo gli occhi e porto l'attenzione al respiro. Poi chiedo a me stessa:
«Se il mio stato d'animo di questo momento fosse un'immagine, quale sarebbe?»
Non cerco la risposta. Lascio semplicemente emergere un'immagine: una strada, una stanza, un albero, una nuvola, un mare.
La guardo per qualche istante. Non la interpreto. Semplicemente, mi accorgo che è lì. È un piccolo movimento della mente, ma osservato senza giudizio, è già un passo verso me stessa.

Il vento soffia e basta. Noi diciamo che "urla" solo quando incontra un limite: lo spiraglio di una finestra, la fessura...
10/08/2026

Il vento soffia e basta. Noi diciamo che "urla" solo quando incontra un limite: lo spiraglio di una finestra, la fessura di una persiana, il varco di una roccia. È la forma che trasforma il semplice fluire in un suono.
Per questo gli antichi restavano incantati davanti ai Colossi di Memnone, vicino a Tebe. Quando il vento attraversava le loro pietre, sembrava che le statue prendessero vita e parlassero. A parlare non erano né la materia, né il vento, ma il loro incontro.

Anche la nostra esistenza è così.
La vita, in sé, è un fluire. Ma quando quella forza sconfinata entra nei confini di un corpo, di una storia, di un tempo, incontra inevitabilmente resistenze, attriti, ostacoli. Ed è allora che nasce ciò che chiamiamo dolore. Forse il dolore è il suono che la vita produce quando attraversa il limite della materia.

Ma c'è altro che merita attenzione: ogni suono ha bisogno della materia per esistere. La voce nasce dalla vibrazione delle corde vocali. Il tamburo risuona perché una pelle viene percossa. Una chitarra canta perché una corda vibra. Un flauto vive perché il respiro attraversa un vuoto. Perfino una risata o un lamento hanno bisogno di un corpo.
Senza materia non esisterebbe né il rumore, né la musica.
Così ciò che ci limita è anche ciò che ci permette di esprimerci.

Eccolo il mistero dell'esistenza: la stessa materia che rende possibile il dolore rende possibile anche la musica.

Non sarà un caso che la parola latina spiritus, significhi "soffio", e che il greco pneuma e l'ebraico ruach indichino insieme il vento, il respiro e lo spirito. Nelle grandi tradizioni, il principio vitale era stato immaginato proprio come un soffio invisibile che prende voce soltanto attraversando la materia.

Forse il nostro cammino consiste nel ricordare, anche mentre risuoniamo di gioia o di dolore, che noi non siamo soltanto il suono, siamo anche il vento.

La parola tragedia deriva dal greco tragōidía, letteralmente: "il canto del capro" (trágos = capro, ōdḗ = canto).Sembra ...
03/08/2026

La parola tragedia deriva dal greco tragōidía, letteralmente: "il canto del capro" (trágos = capro, ōdḗ = canto).
Sembra che questo termine affondi le sue radici nei riti dedicati a Dioniso, nei quali il capro era simbolo della forza vitale, dell'istinto e della natura più selvaggia dell'essere umano.

I Greci avevano intuito qualcosa di straordinario: ogni essere umano vive una tensione continua tra due poli.
Da una parte c'è ciò che vorremmo essere: razionali, ordinati, padroni di noi stessi.
Dall'altra c'è il trágos: l'istinto, il desiderio, la paura, la gelosia, la rabbia, l'amore incontrollabile. Tutto ciò che cerchiamo di reprimere o di nascondere.

La tragedia, quindi, porta in scena il capro.
Cosìcchè, guardando negli occhi quella parte di noi, possiamo trasformarla. È questo il senso più profondo del teatro tragico: non offrire un semplice spettacolo, ma accompagnare lo spettatore in un viaggio di conoscenza.
Forse è anche per questo che il capro richiama la figura del capro espiatorio: ciò che non accettiamo di riconoscere in noi finisce spesso per essere proiettato sugli altri.

A oltre duemila anni di distanza, la tragedia continua a parlarci. Ci ricorda che la vera crescita non nasce eliminando il nostro trágos, ma trovando il coraggio di ascoltarne il canto.
Non esiste vera crescita senza il coraggio di incontrare anche le parti più scomode della nostra umanità. E proprio da quell'incontro può nascere una coscienza più ampia.

«Qual è il segreto della tua tranquillità?» chiese un ragazzo a un vecchio saggio.Il saggio non rispose subito. Raccolse...
27/07/2026

«Qual è il segreto della tua tranquillità?» chiese un ragazzo a un vecchio saggio.
Il saggio non rispose subito. Raccolse due piccole pietre e le posò sul palmo della mano del ragazzo.
«Tienile.»
Il ragazzo obbedì.
Dopo qualche minuto il saggio domandò: «Sono pesanti?»
«No... ma la mano comincia a stancarsi.»
«Continua a tenerle.»
Passò ancora un po' di tempo.
«E adesso?» chiese il saggio.
«Le pietre non sono più pesanti di prima, ma il braccio mi brucia.»
«Perché ti brucia?»
«Perché le sto tenendo troppo a lungo.»
Il saggio sorrise.
«Le nostre preoccupazioni sono proprio come queste pietre. Se le prendiamo in mano per un momento, ci aiutano a riflettere. Se le portiamo con noi per giorni, ci affaticano. Se non le lasciamo mai andare, finiscono per consumarci.
Molte persone non soffrono perché la vita è difficile. Soffrono perché continuano a stringere tra le mani pesi che avrebbero potuto appoggiare a terra molto tempo prima.»

Lasciare andare non significa smettere di amare o di essere responsabili. Significa smettere di trasportare ciò che non possiamo cambiare.
E tu, quante pietre stai portando che potresti lasciare andare?

Immagina di essere seduto in una sala da concerto. L'orchestra inizia a suonare. A un certo punto, senza sapere perché, ...
20/07/2026

Immagina di essere seduto in una sala da concerto. L'orchestra inizia a suonare. A un certo punto, senza sapere perché, senti un brivido attraversarti la pelle. I peli si rizzano, una sottile corrente percorre il corpo, gli occhi si velano di emozione. È quel fenomeno che la scienza chiama "frisson": un'intensa risposta psicofisica che alcune musiche sono in grado di evocare.

In quell'istante è come se qualcosa di profondo venisse toccato. Il corpo risponde, le emozioni si risvegliano e percepisci un'insolita sensazione di presenza e di benessere.

Questo ti ricorda che l'armonia non è un concetto, ma un'esperienza. E se una sinfonia può, per un istante, evocare dentro di te quella sensazione di unità, forse puoi imparare a coltivarla anche senza un'orchestra. Vediamo come.

Immagina che il luogo della sinfonia non sia più un teatro, ma il tuo stesso corpo. E immagina che il direttore d'orchestra sia il cuore.
Quando il ritmo cardiaco, la respirazione, il sistema nervoso autonomo e alcuni parametri fisiologici, come la conduttanza elettrica della pelle, iniziano a dialogare in modo più armonico, nasce quella che la scienza definisce "coerenza psicofisiologica".
In poche parole, i diversi sistemi dell'organismo iniziano a collaborare come gli strumenti di un'orchestra guidata da un unico direttore.
Il risultato è sorprendente nella sua semplicità: maggiore calma, lucidità, presenza e una profonda sensazione di equilibrio.

Come puoi creare attivamente e consapevolmemte questa sinfonia?

1. Siediti comodamente e porta l'attenzione al cuore.
2. Inspira per circa cinque secondi ed espira per circa cinque secondi, senza forzare il respiro.
3. Richiama alla mente un'emozione autentica di gratitudine, affetto o compassione.
4. Mantieni questo ritmo per cinque minuti.

La respirazione lenta unita a un'emozione positiva favorisce un aumento della variabilità della frequenza cardiaca (HRV), un indicatore della capacità dell'organismo di adattarsi alle richieste della vita. Con la pratica costante, questo semplice esercizio può ridurre lo stress e aiutarti a ritrovare quella particolare armonia interiore che, forse, è la più bella delle tue sinfonie.

Un discepolo disse al maestro: «Ho cambiato città, lavoro e amicizie. Eppure continuo a sentirmi nello stesso posto.»Il ...
13/07/2026

Un discepolo disse al maestro: «Ho cambiato città, lavoro e amicizie. Eppure continuo a sentirmi nello stesso posto.»
Il maestro lo condusse davanti a uno stagno e gli chiese: «Che cosa vedi?»
«Vedo me stesso» gli rispose il discepolo.
Il maestro sorrise. «Ecco perché continui a cambiare paesaggio senza trovare una nuova vita. Lo stagno riflette ciò che gli si pone davanti. Anche il mondo riflette il tuo sguardo.»
Da quel giorno il discepolo smise di cercare una strada diversa. Cominciò a cercare occhi nuovi con cui percorrerla.
Spesso non è il mondo ad avere bisogno di cambiare, ma il modo in cui lo guardiamo.

Questa settimana prova a fermarti qualche minuto davanti allo specchio. Non per osservare il tuo aspetto, ma per cercare di incontrare la persona che lo abita.
Chissà chi vedrai allo specchio, alla fine della settimana?

Quando piove, diciamo che il cielo è diventato pioggia? No, la pioggia passa, il cielo resta.E di un fiume diciamo che è...
06/07/2026

Quando piove, diciamo che il cielo è diventato pioggia? No, la pioggia passa, il cielo resta.
E di un fiume diciamo che è l'acqua che lo attraversa? No, il fiume continua a essere sé stesso, pur senza trattenere nemmeno una goccia dell'acqua che lo percorre.

E se la tristezza e la gioia fossero soltanto stagioni, i pensieri stormi in volo e il corpo un albero... noi cosa saremmo?
Saremmo ciò che osserva passare le stagioni, gli stormi e perfino l'albero.
Saremmo il testimone che vede il dolore senza diventare dolore, che accoglie la felicità senza volerla trattenere, che osserva i pensieri nascere e dissolversi come uccelli in migrazione.

Al di là delle onde dei sentimenti, del brusio incessante della mente e del continuo mutare del corpo, pochi sanno che in ognuno di noi pulsa un'altra vita.
Eppure basta fermarsi a osservare la natura per intuirlo.

Dante chiamava il luogo da cui questa vita affiora "la stanza segretissima". Altri lo hanno chiamato "il lago del cuore", "l'uomo interiore", "il testimone".
Chiamatelo come volete. O non chiamatelo affatto.

Ma la prossima volta che dentro di voi si metterà a piovere, non cercate subito di fermare la pioggia.
Ricordatevi, piuttosto, di essere il cielo.

Il caldo di questi giorni mi fa ve**re in mente i popoli del deserto che costruivano case con muri spessi, piccole apert...
29/06/2026

Il caldo di questi giorni mi fa ve**re in mente i popoli del deserto che costruivano case con muri spessi, piccole aperture, cortili ombreggiati e lasciavano entrare solo il vento rinfrescante.
Avevano capito che, quando fuori tutto brucia, la salvezza non sta nell'esporsi ancora di più, ma nel custodire un luogo fresco dentro cui ritrovare equilibrio.
Noi, invece, quando attraversiamo il "caldo" delle emozioni, facciamo spesso il contrario.
Quando siamo agitati, feriti, arrabbiati o confusi, spalanchiamo le finestre della mente. Entriamo nei social, cerchiamo notizie, opinioni, immagini, confronti. Continuiamo ad aggiungere stimoli a una mente già surriscaldata.
È come costruire una casa di vetro nel deserto.
Invece, dovremmo creare muri sufficientemente spessi da proteggerci, almeno per un momento, dal rumore del mondo. Fare ombra ai nostri sensi, spegnendo ciò che alimenta l'agitazione. Lasciare entrare solo il vento buono: un momento di silenzio, una passeggiata, una meditazione, una presenza amica.

La mente, proprio come una casa nel deserto, possiede una straordinaria capacità di ritrovare il proprio equilibrio, se smettiamo di riempirla continuamente di calore.
La pace interiore non nasce dall'aggiungere altro, ma dal saper costruire, dentro di noi, un luogo abbastanza fresco da attraversare anche le giornate più torride della vita.

Hai mai preso una chitarra tra le mani?A guardarla da fuori è solo legno, metallo, corde, colla: un insieme di materiali...
22/06/2026

Hai mai preso una chitarra tra le mani?
A guardarla da fuori è solo legno, metallo, corde, colla: un insieme di materiali assemblati con cura. Nulla di più.
Eppure, quando qualcuno la suona, da essa emerge qualcosa che non si può toccare, pesare o indicare con il dito: una melodia. La musica non è nel legno, non è nelle corde, eppure senza di esse non potrebbe manifestarsi.

Possiamo fermarci alla superficie delle cose, ai loro nomi, alle loro funzioni, alle loro apparenze. Oppure possiamo scegliere uno sguardo capace di andare oltre, fino a cogliere ciò che cerca di esprimersi attraverso di esse.
La profondità del mondo non dipende soltanto da ciò che osserviamo, ma dall'intensità con cui lo guardiamo e dal significato che siamo disposti a riconoscergli.
Ogni incontro, ogni oggetto, ogni esperienza può essere soltanto materia oppure può diventare musica.

Alla fine, la domanda è semplice: vuoi essere il legno, le corde e il metallo di cui è fatta la chitarra, oppure la melodia che attraverso quella chitarra prende vita?
Perché ciò che siamo non coincide sempre con ciò di cui siamo fatti. Spesso coincide con ciò che scegliamo di esprimere.

Ho un talento speciale. Posso partire da un calice di vino e arrivare a interrogarmi sul significato cosmico dell'esiste...
15/06/2026

Ho un talento speciale. Posso partire da un calice di vino e arrivare a interrogarmi sul significato cosmico dell'esistenza in meno di tre minuti 😅

Se una foglia cade, mi chiedo quale archetipo stia manifestando. Se sogno una porta, cerco il simbolismo nelle tradizioni occidentali e possibilmente anche in quelle orientali.

Ogni tanto la vita, con grande pazienza, mi guarda e mi dice: "Oppure era solo una foglia."🤷🏻
Ecco, credo che una parte della saggezza consista nel tenere insieme entrambe le cose: la profondità e la semplicità, il mistero e la realtà, l'infinito e la lista della spesa.
Perché non tutto nasconde un messaggio segreto. Ma nemmeno tutto è soltanto ciò che appare.

Nel dubbio, continuo a cercare significati. Però adesso, ogni tanto, mi concedo anche il lusso di bere un calice di vino prima che si riscaldi.

Indirizzo

Via G. Di Vittorio, 22
Camerata Picena
60020

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 13:00
14:00 - 21:00
Martedì 08:00 - 13:00
14:00 - 21:00
Mercoledì 08:00 - 13:00
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Giovedì 08:00 - 13:00
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Venerdì 08:00 - 13:00
14:00 - 21:00
Sabato 08:00 - 12:00

Telefono

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