30/08/2026
🔖🔖
*Stralcio del primo articolo dedicato ad Ada Negri (Lodi, 1870 - Milano, 1945), pubblicato il 20 dicembre 1891 sulla prima pagina del Corriere della sera. La recensione era firmata dalla giornalista Sofia Bisi Albini e diede un formidabile contributo all'iniziale successo della poetessa lombarda.
Nata da famiglia poverissima, l'autrice laudense conseguì il diploma di maestra elementare. Nei primi del '900 divenne simpatizzante del Partito socialista e conobbe Benito Mussolini, all'epoca esponente di quel gruppo politico, da cui fu poi espulso nel 1914.
Grazie a quell'amicizia, ottenne nel 1931 il Premio Mussolini per la carriera, riconoscimento che la consacrò come intellettuale di regime e le permise nel 1940 di essere la prima donna cooptata come membro dell'Accademia d'Italia, istituzione creata dal Fascismo. Il suo ruolo privilegiato nell'intellighenzia dell'epoca dittatoriale le attirò anche antipatie.
Tra i suoi detrattori, il poeta e scrittore Giovanni Marradi, che così commentò la grande fama nazionale conquistata dall'allora sconosciuta maestrina con 'Fatalità', raccolta d'esordio pubblicata nel 1892: "Ma pensate un po’: con un volume come Fatalità, coi versi sbagliati e le inspirazioni più comuni, più scipite, più vecchie, Ada Negri non solo è riescita ad avere quattro o cinque edizioni, ma anche una pensione che l’ha resa agiata per tutta la vita! Poi ditemi se il pubblico sa quel che si fa."
Subito dopo la seconda guerra mondiale, la scrittrice Camilla Bisi, figlia della succitata giornalista Sofia Bisi Albini, valutò invece con questo giudizio l'importanza della figura e dell'opera di Ada Negri: "Profonda è l'impronta che ha lasciato di sé: la sua lirica non si riallaccia a nessuna tradizione, ma a sua volta fu una delle fonti cui ancora attinge la poesia femminile."
In merito ai suoi esordi, spiega la ricercatrice della Scuola Normale Superiore di Pisa, Rossana Dedola: "Intorno alla sua opera e alla sua figura venne a crearsi sin da subito il mito della poetessa selvaggia e incolta, la vergine rossa, la maestrina proletaria senza nome. Un grido di rabbia e di dolore si levava dai suoi versi per denunciare la miseria dei contadini, dei battellieri e dei minatori, lo sfruttamento degli operai da parte della fabbrica."
A differenza di allora, oggi la poetessa lombarda è stata dimenticata, come afferma con rammarico il critico Silvio Raffo, curatore di un'antologia di sue liriche proposta dall'editore Interno Poesia nel 2023: "Il caso Ada Negri è uno dei più clamorosi esempi di damnatio memoriae della poesia novecentesca. Il suo nome, presente in qualsiasi sussidiario di scuola elementare o antologia della prima metà del secolo, dagli anni Sessanta a oggi è stato impietosamente espunto non solo dai suddetti generi di testi, ma tout court da cronache e critiche letterarie."
-----------------------------------------------------------
🔴 ESTATE
(Ada Negri)
Nei mesi estivi il solleone
rende i muri così abbaglianti
che a fissarli vien sonno:
tende gialle e rosse
si abbassano sui negozi;
il nastro di cielo
che s’allunga fra due strisce
parallele di tetti
è una lamina di metallo rovente.
Dolce è non far niente,
accucciati sulle pietre roventi,
respirando il caldo.
🔴 NOSTALGIA
Ho nostalgia d’un canto
largo, felice, di fanciulle in coro
che ritornin dai campi,
alla stagione dei fieni.
E salga il canto oltre le file
delle robinie ai fianchi della strada,
oltre le rase praterie, la curva
dei fiumi, i pioppi de l’opposta riva,
e sia canto d’amore;
e con l’aroma dei fieni
empia di sé la mia stanchezza
come un annunzio di gioiosa morte.
🔴 AFA
Il sole sta. Sta l’aura
D’atomi d’ôr cosparsa.
L’erma pianura immobile,
tutta di foco e polve,
nella luce si avvolve
arsa.
L’afa morta, implacabile,
pesantemente piomba.
Ne la tristezza fiammea
posa la terra stanca,
come un’immane e bianca
tomba.
... Pace — Sognante vergine
assetata d’amore,
chino il riarso calice
sotto la vampa afosa,
un’appassita rosa
muore.
Rugiade invoca e pioggie
quell’agonia pel suolo;
la dolcezza d’un bacio,
la voluttà d’un’ora,
per chi soffre e lavora
solo.
Ma tutto brucia e sfolgora,
tutto è riposo e oblìo;
nell’alidor terribile
sopra la terra ignava
solennemente grava
Dio.