Dott.ssa Alessandra Di Biase

Dott.ssa Alessandra Di Biase Studio di psicoterapia e di consulenza psicologica

30/08/2026

META E LA DIPENDENZA DAI SOCIAL: ACCORDO DA 17,1 MILIARDI DI DOLLARI

Meta ha raggiunto un accordo con una coalizione di Stati americani per chiudere le cause che accusavano Facebook e Instagram di aver progettato funzionalità capaci di favorire un uso compulsivo delle piattaforme da parte di bambini e adolescenti e di aver contribuito a problemi legati al loro benessere.

L’accordo, annunciato il 26 agosto 2026, prevede un pagamento fino a 17,1 miliardi di dollari e nuove misure di protezione per gli utenti minorenni.

Tra le principali novità ci saranno un limite di due ore al giorno complessive su Facebook e Instagram, blocchi durante la notte, limitazioni alle notifiche durante le ore scolastiche e sistemi più rigorosi per verificare l’età degli utenti.

I minori e i loro genitori potranno inoltre scegliere di non utilizzare i feed algoritmici progettati per massimizzare il coinvolgimento. Sono previste anche restrizioni su alcuni contenuti e funzionalità, come i filtri estetici e la visualizzazione dei "Mi piace".

L’accordo è soggetto all’approvazione del tribunale e Meta non ammette responsabilità per le accuse contestate.

Il caso riaccende una questione centrale: quanto i meccanismi di progettazione e gli algoritmi delle piattaforme possono influenzare il comportamento degli utenti più giovani e quale responsabilità debbano assumersi le aziende che li sviluppano.

Fonte: Comunicato ufficiale – New York Attorney General
Credit foto: Jeff Sainlar; Social Producer and Editor, Meta, Wikimedia

30/08/2026

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*Stralcio del primo articolo dedicato ad Ada Negri (Lodi, 1870 - Milano, 1945), pubblicato il 20 dicembre 1891 sulla prima pagina del Corriere della sera. La recensione era firmata dalla giornalista Sofia Bisi Albini e diede un formidabile contributo all'iniziale successo della poetessa lombarda.

Nata da famiglia poverissima, l'autrice laudense conseguì il diploma di maestra elementare. Nei primi del '900 divenne simpatizzante del Partito socialista e conobbe Benito Mussolini, all'epoca esponente di quel gruppo politico, da cui fu poi espulso nel 1914.

Grazie a quell'amicizia, ottenne nel 1931 il Premio Mussolini per la carriera, riconoscimento che la consacrò come intellettuale di regime e le permise nel 1940 di essere la prima donna cooptata come membro dell'Accademia d'Italia, istituzione creata dal Fascismo. Il suo ruolo privilegiato nell'intellighenzia dell'epoca dittatoriale le attirò anche antipatie.

Tra i suoi detrattori, il poeta e scrittore Giovanni Marradi, che così commentò la grande fama nazionale conquistata dall'allora sconosciuta maestrina con 'Fatalità', raccolta d'esordio pubblicata nel 1892: "Ma pensate un po’: con un volume come Fatalità, coi versi sbagliati e le inspirazioni più comuni, più scipite, più vecchie, Ada Negri non solo è riescita ad avere quattro o cinque edizioni, ma anche una pensione che l’ha resa agiata per tutta la vita! Poi ditemi se il pubblico sa quel che si fa."

Subito dopo la seconda guerra mondiale, la scrittrice Camilla Bisi, figlia della succitata giornalista Sofia Bisi Albini, valutò invece con questo giudizio l'importanza della figura e dell'opera di Ada Negri: "Profonda è l'impronta che ha lasciato di sé: la sua lirica non si riallaccia a nessuna tradizione, ma a sua volta fu una delle fonti cui ancora attinge la poesia femminile."

In merito ai suoi esordi, spiega la ricercatrice della Scuola Normale Superiore di Pisa, Rossana Dedola: "Intorno alla sua opera e alla sua figura venne a crearsi sin da subito il mito della poetessa selvaggia e incolta, la vergine rossa, la maestrina proletaria senza nome. Un grido di rabbia e di dolore si levava dai suoi versi per denunciare la miseria dei contadini, dei battellieri e dei minatori, lo sfruttamento degli operai da parte della fabbrica."

A differenza di allora, oggi la poetessa lombarda è stata dimenticata, come afferma con rammarico il critico Silvio Raffo, curatore di un'antologia di sue liriche proposta dall'editore Interno Poesia nel 2023: "Il caso Ada Negri è uno dei più clamorosi esempi di damnatio memoriae della poesia novecentesca. Il suo nome, presente in qualsiasi sussidiario di scuola elementare o antologia della prima metà del secolo, dagli anni Sessanta a oggi è stato impietosamente espunto non solo dai suddetti generi di testi, ma tout court da cronache e critiche letterarie."


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🔴 ESTATE
(Ada Negri)

Nei mesi estivi il solleone
rende i muri così abbaglianti
che a fissarli vien sonno:
tende gialle e rosse
si abbassano sui negozi;

il nastro di cielo
che s’allunga fra due strisce
parallele di tetti
è una lamina di metallo rovente.

Dolce è non far niente,
accucciati sulle pietre roventi,
respirando il caldo.

🔴 NOSTALGIA

Ho nostalgia d’un canto
largo, felice, di fanciulle in coro
che ritornin dai campi,
alla stagione dei fieni.

E salga il canto oltre le file
delle robinie ai fianchi della strada,
oltre le rase praterie, la curva
dei fiumi, i pioppi de l’opposta riva,
e sia canto d’amore;

e con l’aroma dei fieni
empia di sé la mia stanchezza
come un annunzio di gioiosa morte.

🔴 AFA

Il sole sta. Sta l’aura
D’atomi d’ôr cosparsa.
L’erma pianura immobile,
tutta di foco e polve,
nella luce si avvolve
arsa.

L’afa morta, implacabile,
pesantemente piomba.
Ne la tristezza fiammea
posa la terra stanca,
come un’immane e bianca
tomba.
... Pace — Sognante vergine
assetata d’amore,
chino il riarso calice
sotto la vampa afosa,
un’appassita rosa
muore.

Rugiade invoca e pioggie
quell’agonia pel suolo;
la dolcezza d’un bacio,
la voluttà d’un’ora,
per chi soffre e lavora
solo.

Ma tutto brucia e sfolgora,
tutto è riposo e oblìo;
nell’alidor terribile
sopra la terra ignava
solennemente grava
Dio.

30/08/2026

GIOIA MIA: UN FILM SULLA PREADOLESCENZA E SULLA BELLEZZA DELLE RELAZIONI

C’è un film che vi consiglio davvero di guardare. Da soli o con i vostri figli. Va già bene a partire dai 9-10 anni.

Si tratta di “Gioia Mia”, un film diretto da M. Spampinato, delicato e potente, uscito nel 2025. Il protagonista è un preadolescente di nome Nico che viene strappato alle sue abitudini cittadine, per essere trasferito un mese, controvoglia, a casa di un’anziana parente siciliana. Questa vacanza subita e non desiderata lo obbliga a confrontarsi con un mondo totalmente diverso da quello in cui è cresciuto fino a quel momento.

A casa di zia non c’è il wi-fi e nemmeno l’aria condizionata, al pomeriggio si dovrebbe fare il pisolino e quelli della sua età si trovano giù da basso in cortile a giocare a nascondino o a pallone. Tutto questo all’inizio per lui rappresenta un vero e proprio shock. Ma giorno dopo giorno, quella che era percepita come una distanza incolmabile tra lui e l’anziana zia si trasforma in tenera intimità che riavvicina Nico ad una vita molto più reale e in linea con i suoi bisogni più profondi.

Il film mostra la trasformazione di un preadolescente irrimediabilmente triste e solo che, giorno dopo giorno, scopre la bellezza della relazione con un adulto di riferimento, l’appartenenza al gruppo dei pari, l’immersione in un mondo abitato da piccole cose che tessono la trama di un quotidiano che all’inizio del film sembra respingente e noioso ma che alla fine diventa tempo vivo, lento e divertente, coinvolgente e sorprendente.

La regista narra con grande delicatezza e poesia, il ritorno alla vita reale di un ragazzo – non più bambino e non ancora adolescente – che muovendosi in un “piccolo mondo antico", riesce ad esprimere stati d’animo ed emozioni che non era solito condividere con nessuno, alza lo sguardo su chi gli è prossimo e impara a percepirne vissuti e bisogni, a condividerne gioie e dolori.

Pur sembrando di un altro tempo, il film è davvero attuale perché narra la storia di un preadolescente a rischio di ritiro sociale che trova un mondo reale nel microambiente del palazzo dell’anziana zia imparando a staccarsi da una difensiva autoprotezione basata sulla rinuncia dell’uscita nel mondo fuori.

“Gioia Mia” è un film con attori straordinari che incornicia in una storia delicata e sospesa tra passato e futuro tutti quegli aspetti – oggi enormemente in crisi - correlati ai compiti evolutivi dei preadolescenti.: parlare con l’amico del cuore, essere consolati dopo la fine di un innamoramento, non stare da soli quando la tristezza prende il sopravvento. Assolutamente consigliato.

09/08/2026

[ Di tutti i misteri della vita umana uno almeno ne ho penetrato: il grande tormento della nostra esistenza viene dal fatto che siamo eternamente soli, e tutti i nostri sforzi, tutte le nostre azioni tendono solo a sfuggire questa solitudine. ]

Beati i semplici di spirito, dice la Scrittura, essi hanno l'illusione della felicità. Non avvertono la nostra miseria solitaria, non errano, come noi, nella vita, senz'altro contatto che quello dei gomiti, senz'altra gioia all'infuori dell'egoistica soddisfazione di comprendere, di vedere di immaginare e di soffrire senza fine della consapevolezza del nostro eterno isolamento. Da quando ho sentito la solitudine del mio essere, mi pare di sprofondare, ogni giorno di più, in un sotterraneo buio di cui non trovo i limiti, di cui non conosco la fine e che forse non ha via d'uscita! Lo percorro da solo, senza nessuno attorno a me, senza nessun essere vivente che faccia con me lo stesso cammino tenebroso. Questo sotterraneo è la vita. A volte odo rumori, voci, grida ...m'avvicino a tentoni verso questi suoni confusi. Ma non so mai esattamente donde provengano; non incontro mai nessuno, non trovo mai un'altra mano in questa notte che mi circonda. Mi capisci? No, nessuno comprende gli altri, checché si pensi, checché si dica, checché si tenti. La terra sa forse che cosa avviene nelle stelle gettate lassù? Ebbene, non maggiormente l'uomo sa quello che avviene in un altro uomo. Noi siamo lontani uno dall'altro più di quegli astri, siamo soprattutto isolati, perché il pensiero è insondabile. Conosci qualcosa di più spaventoso di questo sfiorare essere che non possiamo penetrare? Ci amiamo l'un l'altro come se, incatenati vicinissimi, tendessimo le braccia senza riuscire a congiungerci. Ci travaglia un torturante bisogno d'unione, ma tutti i nostri sforzi rimangono sterili, i nostri abbandoni inutili, le nostre confidenze infruttuose, i nostri amplessi impotenti, le nostre carezze vane. Quando vogliamo compenetrarci, gli slanci dell'uno verso l'altro non fanno che urtarci l'uno contro l'altro. E io ho un bel volere donarmi interamente, aprire tutte le porte della mia anima: ma non riesco ad abbandonarmi. Conservo in fondo, proprio nell'intimo, quel luogo segreto di ME dove nessuno penetra. Nessuno può scoprirlo, entrarvi, perché nessuno m'assomiglia, perché nessuno comprende nessun altro.

Guy de Maupassant, da La solitudine - in Racconti e novelle, I millenni in 3 volumi, traduzione Gioia Angiolillo Zannino, Viviana Cento, Ornella Galdenzi e Clara Lusignoli

ph Sally Mann – The New Mothers, 1989

09/08/2026

Childhood trauma may leave a biological imprint that reaches all the way down to the way our cells produce energy.

A new UCLA study suggests that early-life adversity is associated with measurable changes in mitochondrial function in adulthood. Mitochondria are the tiny structures inside cells responsible for producing much of the energy our bodies need to function.

Researchers studied blood immune cells from 143 trauma-exposed adults and found that people reporting greater childhood adversity showed a different pattern of cellular energy metabolism — including greater mitochondrial respiratory capacity but reduced reliance on glycolysis.

Interestingly, not all childhood adversity produced the same biological pattern.

Experiences involving threat, such as physical, sexual, or emotional abuse, were particularly associated with increased mitochondrial energy-producing capacity and lower glycolytic activity. Experiences involving deprivation, including neglect and food insecurity, showed a different metabolic profile.

One possible explanation is that repeated stress during childhood may push cells to adapt to an environment where rapid energy mobilization is frequently required. Over time, such biological adaptations could potentially help explain why early adversity has been associated with poorer physical and mental health later in life.

However, the researchers emphasize an important limitation: the study found associations, not proof that childhood trauma directly causes mitochondrial dysfunction or disease. More research will be needed to determine whether these cellular changes contribute to accelerated biological aging and whether they can be modified through intervention.

The findings add to a growing body of research suggesting that childhood experiences may become biologically embedded in ways that remain detectable decades later.

Source: Cleveland, S., Carroll, J. E., Montoya, A. K., Cha, L., Stiles, L., & Sumner, J. A. (2026). Early-Life Adversity and Mitochondrial Function: Comparing Cumulative Risk and Dimensional Models of Adversity. Biological Psychiatry. DOI: 10.1016/j.biopsych.2026.04.006

21/07/2026

Ispirato al racconto “La zampa di scimmia” di W.W. Jacobs (1902), il primo film di Curry Barker è una delle grandi sorprese di pubblico di questa stagione cinematografica.
Bear è un ragazzo timido, segretamente innamorato di Nikki. Quando trova un bastoncino “magico”, esprime un desiderio: che Nikki lo ami più di qualunque altra persona al mondo. Sarà così, letteralmente.

Con poco budget e una troupe di esordienti, Obsession riesce a spaventare, grazie a trovate inquietanti, un ritmo ben calibrato e alla grande interpretazione della sua protagonista. Ma riesce anche a toccare il tema attualissimo dell’ambivalenza rispetto alla fusionalità.
Nel suo articolo “La fusionalità e i rapporti oggettuali” (2000), Paolo Fonda la descrive come un processo fisiologico e in rapporto dialettico e sincronico con la separatezza.
“Quando non possiamo discriminare il nostro dall’altrui, per il semplice fatto che sono uguali e indistinguibili, si crea il comune, il condiviso, il mio viene sostituito dal nostro”. Fonda scrive di “automatico dissolversi dei confini del Sé”, parziale e necessario alla costruzione dei legami d’amore tra le persone.
Se tuttavia i confini si dissolvono totalmente, il soggetto si perde, sostituito dal neonato che è stato, in una regressione angosciante ai suoi bisogni più primitivi.
In Obsession, l’amore degenera in una mostruosa cancellazione della soggettività, come avviene negli stati di possessione ai quali il film fa implicito riferimento. Si comprende allora come il successo del film passi anche dalla capacità di rappresentare l’aspetto traumatico dei legami di dipendenza amorosa, oggi così temuti e spesso sovrapposti a una sana interdipendenza.
Lo stesso tema è stato rappresentato, in chiave body horror, anche in un film gemello e di minore successo: Together (2024) di Michael Shanks. Qui la fusionalità prende però la forma di una fantasia primaria di indifferenziazione corporea, attraverso un rituale magico che spinge i corpi a fondersi tra loro, al fine di annullare l’angoscia della separatezza. Il terrore, in questo caso, non è quello di perdere se stessi, ma, all’altro estremo, di rimanere irrimediabilmente soli.

Indirizzo

Viale Della Pace N. 291, Quadrivio Di Campagna (Salerno)
Campagna

Orario di apertura

Mercoledì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 20:00

Telefono

+393397456869

Sito Web

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