23/07/2023
Il diritto di far ca**re
Viene da chiedersi se non sia l'altra faccia della cosiddetta "sindrome di Ginger Rogers". La prima volta che ho sentito questa definizione, è stata a uno spettacolo di Michela Murgia: una donna, per raggiungere gli stessi successi di un uomo e guadagnarsi le sue tavole di palcoscenico, deve fare tutto ciò che fa lui, ma camminando all'indietro sui tacchi. E sorridendo, mi raccomando, se no ci dicono che siamo sempre arrabbiate, sottintendendo "immotivatamente", o che abbiamo uno scarso controllo del nostro umore, un po' come se fossimo bambine volubili. [...] Insomma, brave non basta. Dobbiamo esserlo secondo i parametri che definiscono tale una donna. Sicuramente rassicuranti: via quel broncetto! Inclini al sacrificio estremo, durante il nostro percorso di realizzazione non dobbiamo aver tralasciato due punti fondamentali: riprodurci e/o prenderci cura di tutti. Diversamente, saremo sempre così così, donne a metà, un po' storte, che "ce l'hanno fatta, però a quale prezzo!". E quel prezzo chi lo ha pagato? Quale dose di egoismo avrà richiesto la soddisfazione delle nostre ambizioni?
Questa cosa l'abbiamo così interiorizzata, assorbita sin dalla placenta di nostra madre - la quale, a sua volta, è cresciuta immersa in un liquido amniotico di patriarcato - che, anche se tornassimo a casa dopo aver inventato la cura definitiva per la mortedimerda, che salva il genere umano da ogni fine infausta, dolorosa e prematura, comunque ci sentiremmo in colpa per non aver avuto il tempo di fare la spesa.
Il non farcela, per una donna, a qualunque campo si applichi, porta con sé un giudizio che ci definisce tutte, non solo in quel campo specifico. Perché, per essere donna per intero, non solo dobbiamo fare tutto, ma dobbiamo farlo bene. È come se il non farcela in un solo ambito della nostra vita confermi secoli di teorie sull'inferiorità della donna e sulla fisiologica debolezza (nella lunga lista di insospettabili Rousseau, Kant e persino Darwin). [...]
Abbiamo sviluppato un'ossessione per la performance per metterci al riparo dalle critiche che arrivano immancabili, che a volte fanno male in maniera letale, per non scoprire il fianco. Per proteggerci, sempre. Camminiamo su un campo minato. Dobbiamo giustificare la nostra presenza con l'eccellenza, anche dove non sia richiesta dal ruolo.
Per gli uomini umanamente imperfetti, invece, abbiamo adottato una formula più d'effetto: genio e sregolatezza, dove una discreta intrattabilità, una condotta esecrabile, una certa tendenza alla dissolutezza e al gioco d'azzardo, le abituali sortite nei peggiori bar di Caracas in condizioni casual e le risse tra sconosciuti finite a coltellate sono compensate, se non giustificate, dal grande genio che costoro hanno regalato al mondo. Anzi, a volte ci sorge il dubbio che, se non fossero stati così sregolati, non avrebbero prodotto ciò per cui vengono ricordati. Un plus, insomma.
Per secoli le donne sono state raccontate dagli uomini nella letteratura "ufficiale". Una letteratura maschile filtrata da lenti spesse due dita di pregiudizi maschilisti e stereotipi sessisti.
L'errore della "donna sbagliona", di solito si trascina dietro una serie di gravissime implicazioni morali impossibili da aggiustare, se non con una fine orrenda: Anna Karenina prende un treno per Porta Inferi; Madame Bovary si avvelena morendo piano e male; Maria la capinera non si capisce bene di che muore, forse di dolore, dopo essere stata reclusa nella cella delle suore pazze; Didone sedotta e abbandonata da Enea, si uccide con la spada e Dante la mette pure tra i lussuriosi, perché nella sua testa doveva rimanere fedele alla memoria del
marito. Che poi, vogliamo parlare di uno che invece la moglie ce l'ha viva e vegeta, uno che ha fatto della curiosità e dell'errore il proprio marchio? Ulisse: ogni volta che sbaglia strada, una sc***ta. Grande eroe! Che, invece, nelle donne la curiosità venga punita è un topos letterario. Donne colpevoli di aver scelto una vita diversa da quella scritta da altri (uomini) per loro, donne che vogliono fare di testa loro anche assumendosi il rischio e la responsabilità di sbagliare.
Ah già, le donne non possono sbagliare.
Sarah Malnerich e Francesca Fiore, Non farcela come stile di vita, 2022
Mammadimerda