Sandro Paparone Pediatra

Sandro Paparone Pediatra Benvenuti sulla pagina del Dr. Sandro Paparone, specialista in pediatria. Gli Ambulatori Pediatrici del Dott.

Qui troverete informazioni utili e affidabili sulla salute dei bambini,consigli per i genitori e aggiornamenti sui nostri servizi.Per restare sempre aggiornati, cliccate su “Segui”. Sandro Paparone, con sedi a:
📍 Via Leonardo da Vinci – Rocca di Capri Leone (ME)
📍 Via Piave 31 – Capo d'Orlando (ME)
📍 Via Nazionale Olivarella 23 – Milazzo (ME)

rappresentano un punto di riferimento nell’assistenza

pediatrica del territorio, grazie a servizi avanzati e strumentazioni di ultima generazione.

✨ Diagnostica immediata in studio
Gli ambulatori sono dotati di apparecchiature che consentono l’esecuzione in tempo reale di:

Emocromo da goccia di sangue

Proteina C Reattiva (PCR)

Esame urine

Tamponi rapidi faringei

Tamponi per la maggior parte dei virus circolanti

Questi strumenti permettono una diagnosi rapida e accurata, riducendo il ricorso inappropriato agli antibiotici e garantendo terapie mirate.

🔬 Servizi specialistici dedicati ai bambini

Test allergologici per l’individuazione di allergie

Podoscopia per la valutazione della salute del piede

Impedenziometria per la funzione uditiva

Video-otoscopia per un esame dettagliato e non invasivo dell’orecchio

👶 Con professionalità, innovazione e attenzione costante alla salute dei piccoli pazienti, lo Studio Paparone unisce esperienza clinica e tecnologia al servizio delle famiglie.

LA COPERTINA SUL PASSEGGINO NON CREA SOLTANTO OMBRAIn estate è frequente vedere passeggini e carrozzine completamente co...
19/08/2026

LA COPERTINA SUL PASSEGGINO NON CREA SOLTANTO OMBRA

In estate è frequente vedere passeggini e carrozzine completamente coperti con lenzuolini, teli o coperte.

L’intenzione è buona: proteggere il bambino dal sole, dalla luce e dagli insetti. Ma coprire completamente il passeggino può ridurre la circolazione dell’aria e trattenere il calore al suo interno.

Si può così creare un ambiente più caldo e meno ventilato proprio attorno a un bambino che, nei primi mesi di vita, regola la temperatura corporea con maggiore difficoltà.

La copertura presenta anche un altro problema: impedisce al genitore di vedere continuamente il bambino e di accorgersi rapidamente se è arrossato, sudato, agitato o insolitamente assonnato.

Cosa fare:

utilizzare la cappottina del passeggino, un parasole o un ombrellino che lasci circolare l’aria;
preferire luoghi ombreggiati e ventilati;
evitare le passeggiate nelle ore più calde;
vestire il bambino con indumenti leggeri e traspiranti;
controllarlo frequentemente;
verificare se ha troppo caldo toccando il torace o la parte posteriore del collo, non mani e piedi.

Cosa non fare:

non chiudere completamente il passeggino con coperte, lenzuolini, asciugamani o teli;
non pensare che un tessuto leggero renda automaticamente sicura una copertura totale;
non lasciare il bambino esposto direttamente al sole;
non allontanarsi perché “sta dormendo tranquillo”.

Se il bambino appare molto caldo, arrossato, sudato, irritabile, debole o insolitamente sonnolento, portatelo subito in un ambiente fresco, scopritelo e contattate il medico. In presenza di difficoltà respiratoria, alterazione della coscienza o mancata risposta, chiamate il 112.

Fare ombra è utile. Impedire all’aria di circolare può diventare pericoloso.

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👶 LE REGOLE INIZIANO DA PICCOLI: GLI ERRORI CHE SI PAGANO CRESCENDOEducare non significa impedire al bambino di piangere...
17/08/2026

👶 LE REGOLE INIZIANO DA PICCOLI: GLI ERRORI CHE SI PAGANO CRESCENDO

Educare non significa impedire al bambino di piangere. Significa non cambiare decisione soltanto perché piange.

Nei primissimi mesi il pianto è comunicazione: può indicare fame, sonno, dolore, disagio o bisogno di contatto. Il neonato deve essere ascoltato e rassicurato. Crescendo, però, deve imparare gradualmente che non ogni desiderio può essere soddisfatto immediatamente.

Gli errori più frequenti sono:

❌ offrire il telefonino ogni volta che si annoia o protesta;

❌ permettergli di mangiare soltanto davanti a un video;

❌ interrompere un’attività appena manifesta insofferenza;

❌ eliminare ogni attesa e ogni piccola frustrazione;

❌ dire “no” e trasformarlo subito in “sì” per farlo smettere di piangere;

❌ concedere oggi ciò che domani verrà vietato;

❌ sostituire la presenza dell’adulto con uno schermo.

Il bambino può piangere perché una regola non gli piace. Il genitore deve accogliere l’emozione, restare vicino e mantenere con calma il limite stabilito.

“Capisco che sei arrabbiato, ma il telefonino adesso non si usa.”

Consolare non significa cedere. Essere affettuosi non significa permettere tutto.

Un bambino abituato a ottenere immediatamente ciò che vuole rischia di diventare un adolescente incapace di tollerare un’attesa, un rifiuto, un insuccesso o una regola che non condivide.

E nell’adolescenza il “no” non arriverà soltanto dai genitori.

Arriverà dalla scuola, dagli amici, dallo sport, dalle relazioni affettive e dalla vita. Potrà essere un brutto voto, un’esclusione, una sconfitta, un amore non ricambiato o un desiderio che non può essere soddisfatto.

Se non ha imparato gradualmente a sopportare la frustrazione, quel limite potrà essere vissuto come qualcosa di intollerabile. Potranno emergere rabbia incontrollata, aggressività, opposizione, impulsività, dipendenza continua dal telefonino e incapacità di impegnarsi quando un’attività richiede fatica, attesa o costanza.

Non significa che ogni bambino senza regole diventerà necessariamente un adolescente problematico. Ma aspettare l’adolescenza per iniziare a educare ai limiti può significare arrivare quando il problema è già esploso.

Le regole devono essere poche, semplici, adeguate all’età e condivise dagli adulti. Soprattutto, devono essere mantenute.

Il bambino che oggi piange davanti a un “no” sta imparando ad affrontare i molti “no” che domani inevitabilmente riceverà dalla vita.

Essere genitori non significa eliminare ogni ostacolo. Significa preparare un figlio ad affrontarlo senza crollare.

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La distinzione tra risposta premurosa al pianto del neonato e introduzione progressiva di limiti è coerente con le indicazioni sulla cura responsiva dell’OMS e dell’UNICEF.

17/08/2026
TONSILLITE DA STREPTOCOCCO: DIAGNOSI, TERAPIA E RECIDIVELa faringotonsillite da Streptococco beta-emolitico di gruppo A ...
16/08/2026

TONSILLITE DA STREPTOCOCCO: DIAGNOSI, TERAPIA E RECIDIVE

La faringotonsillite da Streptococco beta-emolitico di gruppo A è un’infezione batterica della gola. È frequente soprattutto tra i 5 e i 15 anni, mentre sotto i 3 anni la classica faringotonsillite streptococcica è meno comune.

NON TUTTE LE TONSILLITI SONO DA STREPTOCOCCO

La maggior parte dei mal di gola è provocata da virus. Febbre e placche sulle tonsille non bastano, da sole, per stabilire che la causa sia batterica.

Sono maggiormente suggestivi per lo streptococco:

• comparsa improvvisa del mal di gola;• febbre;• dolore durante la deglutizione;• tonsille arrossate, aumentate di volume o con essudato;• linfonodi dolenti nella parte anteriore del collo;• piccole macchie rosse sul palato;• eventuale eruzione cutanea ruvida, tipica della scarlattina;• assenza di tosse e raffreddore.

Tosse, naso che cola, raucedine, congiuntivite e ulcerazioni della bocca orientano invece maggiormente verso un’infezione virale.

COME SI FA LA DIAGNOSI?

Quando non sono presenti chiari sintomi virali, il solo esame della gola non permette sempre di distinguere con sicurezza un’infezione virale da quella streptococcica.

La diagnosi può richiedere:

• tampone rapido per lo streptococco;Un tampone rapido positivo, in presenza di sintomi compatibili, conferma generalmente la diagnosi.

Il tampone non dovrebbe essere eseguito indiscriminatamente nei bambini con chiari sintomi virali: alcuni soggetti sani sono portatori dello streptococco e possono risultare positivi anche quando il mal di gola è causato da un virus.

QUAL È LA TERAPIA?

La terapia di prima scelta è generalmente rappresentata da penicillina o amoxicillina, normalmente per più di 6 giorni. La dose deve essere stabilita dal medico in base a età, peso, formulazione e condizioni cliniche.

Lo Streptococco di gruppo A non ha finora mostrato resistenza clinica alla penicillina: utilizzare antibiotici più “forti” non significa quindi curare meglio.

PERCHÉ È IMPORTANTE COMPLETARE LA CURA?

La terapia antibiotica:

• riduce la durata e l’intensità dei sintomi;• diminuisce la contagiosità;• limita la trasmissione ad altre persone;• riduce il rischio di complicazioni, compresa la febbre reumatica acuta.

Anche se il bambino migliora rapidamente, la terapia non deve essere sospesa o modificata senza indicazione medica.

Antipiretici e analgesici possono essere utilizzati secondo età, peso e indicazione del medico. L’aspirina non deve essere somministrata ai bambini.

PERCHÉ LA TONSILLITE “TORNA”?

Un nuovo episodio non significa automaticamente che l’antibiotico non abbia funzionato.

Le possibili spiegazioni comprendono:

NUOVO CONTAGIOIl bambino può contrarre nuovamente lo streptococco a scuola, in famiglia o durante le attività sociali. Esistono numerosi ceppi e l’infezione precedente non garantisce una protezione completa.

TERAPIA NON COMPLETATADimenticare alcune dosi, interrompere precocemente l’antibiotico, vomitarlo o assumerlo in modo irregolare può ridurne l’efficacia.

STATO DI PORTATOREAlcuni bambini ospitano lo streptococco nella gola senza essere malati. Durante una successiva infezione virale possono presentare febbre e mal di gola, mentre il tampone resta positivo perché rileva la colonizzazione.

In questo caso lo streptococco non è necessariamente la causa dei nuovi sintomi e ripetere antibiotici può essere inutile.

CONTAGI RIPETUTI IN FAMIGLIAUn familiare sintomatico può rappresentare una nuova fonte di infezione. Tuttavia, i conviventi senza sintomi non devono essere sottoposti automaticamente a tampone o antibiotico.

UNA CAUSA DIVERSA DALLO STREPTOCOCCOInfezioni virali, mononucleosi, PFAPA, ascessi peritonsillari e altre condizioni possono imitare o accompagnare una tonsillite ricorrente. Episodi frequenti richiedono quindi una rivalutazione diagnostica, non semplicemente la ripetizione dello stesso antibiotico.

IL TAMPONE DI CONTROLLO È SEMPRE NECESSARIO?

No. Dopo una terapia corretta, il tampone di controllo non viene raccomandato se il bambino sta bene.

IL PORTATORE DEVE ESSERE CURATO?

Generalmente no. Il portatore cronico ha un rischio ridotto di trasmettere il batterio e di sviluppare complicazioni immunologiche.

ESISTE UNA PREVENZIONE?

Non esiste ancora un vaccino disponibile contro lo Streptococco di gruppo A e non è indicata una terapia antibiotica preventiva continuativa per i comuni episodi ricorrenti.

È possibile ridurre la trasmissione con alcune misure:

• lavare frequentemente le mani;• coprire tosse e starnuti;• non condividere bicchieri, posate, bottiglie o spazzolini;• pulire gli oggetti frequentemente portati alla bocca;• completare correttamente la terapia prescritta;• evitare scuola e comunità finché il bambino ha febbre e per almeno 12–24 ore dall’inizio dell’antibiotico appropriato.

Cambiare automaticamente lo spazzolino, disinfettare tutta la casa o trattare i conviventi senza sintomi non rappresentano strategie preventive dimostrate come necessarie nella maggior parte dei casi.

La corretta gestione della tonsillite streptococcica non consiste nel prescrivere antibiotici a ogni placca, ma nel riconoscere chi deve essere sottoposto al tampone, trattare i casi confermati e distinguere le vere recidive dallo stato di portatore.

LA FABBRICA DEI VIDEODIPENDENTI   (come pregiudicare il futuro dei figli)Non sono i bambini a comprare il loro primo sma...
15/08/2026

LA FABBRICA DEI VIDEODIPENDENTI (come pregiudicare il futuro dei figli)

Non sono i bambini a comprare il loro primo smartphone.Non sono loro a decidere che ogni attesa, ogni capriccio e ogni momento di noia debbano essere riempiti da un video.

Siamo noi adulti a consegnarglielo.

Sempre più spesso lo schermo prende il posto della presenza educativa: intrattiene durante i pasti, calma la rabbia, accompagna il sonno e sostituisce il gioco, il movimento, il dialogo e perfino la capacità di annoiarsi.

È una delega comoda, ma può avere un prezzo.

Quando il video diventa lo strumento principale per tranquillizzare il bambino, questi rischia di non imparare gradualmente a riconoscere e regolare le proprie emozioni. Alla sospensione del dispositivo possono comparire irritabilità, rabbia, oppositività e difficoltà ad accettare limiti e attese.

Un utilizzo eccessivo e incontrollato può inoltre associarsi a:

• sonno insufficiente o disturbato;• sedentarietà e aumento del rischio di sovrappeso;• difficoltà di attenzione;• impoverimento del gioco creativo;• minori occasioni di relazione e conversazione;• uso dello schermo o del cibo come risposta automatica alla noia e alle emozioni;• progressiva perdita di interesse per le attività senza telefono.

Non significa che ogni bambino che utilizza un dispositivo svilupperà una dipendenza. La tecnologia può essere utile, educativa e creativa. Il problema nasce quando non accompagna la vita reale, ma la sostituisce.

Molti Paesi stanno limitando gli smartphone nelle scuole. È un segnale importante, ma nessuna legge può sostituire ciò che deve accadere in famiglia.

I bambini imparano soprattutto osservandoci. Non possiamo chiedere loro di posare il telefono se noi controlliamo continuamente il nostro. Non possiamo pretendere attenzione mentre rispondiamo ai messaggi durante la cena.

Servono regole semplici e coerenti:

• niente schermi durante i pasti;• niente dispositivi per interrompere automaticamente ogni pianto;• orari e contenuti adeguati all’età;• telefoni fuori dalla camera durante la notte;• gioco, lettura, movimento e conversazione ogni giorno;• adulti capaci di dare il buon esempio.

Un bambino non ha bisogno di essere intrattenuto continuamente. Ha bisogno di genitori presenti, di limiti, di esperienze reali e anche di imparare ad attraversare la noia.

La vera emergenza non è soltanto una generazione che guarda troppo gli schermi. È una generazione di adulti che rischia di affidare agli schermi una parte crescente del proprio ruolo educativo.

Il telefono può essere uno strumento. Non deve diventare il genitore.

🔎 CELIACHIA: NON C’È SEMPRE DIARREALa celiachia non si presenta necessariamente con diarrea, dimagrimento e addome gonfi...
14/08/2026

🔎 CELIACHIA: NON C’È SEMPRE DIARREA

La celiachia non si presenta necessariamente con diarrea, dimagrimento e addome gonfio. In molti bambini i sintomi intestinali sono lievi, intermittenti o completamente assenti.

Bisogna pensarci anche davanti a segnali apparentemente scollegati tra loro:

• crescita rallentata o bassa statura non spiegata
• scarso aumento di peso
• anemia da carenza di ferro persistente o che ricompare dopo la terapia
• stanchezza, pallore, irritabilità o mal di testa ricorrenti
• dolori addominali, gonfiore, nausea o afte frequenti
• stitichezza ostinata
• pubertà ritardata
• difetti dello smalto dentale
• transaminasi persistentemente aumentate senza una causa evidente
• fragilità ossea o carenza di vitamina D non spiegata

L’attenzione deve essere maggiore nei bambini con diabete tipo 1, tiroidite autoimmune, deficit di IgA, sindrome di Down, Turner o Williams e nei familiari di primo grado di persone con celiachia.

Questi segni sono aspecifici: possono dipendere da molte altre condizioni e non significano automaticamente celiachia. Ma quando persistono, si associano tra loro o non trovano un’altra spiegazione, è ragionevole valutarla.

Il primo controllo prevede generalmente anticorpi anti-transglutaminasi IgA e dosaggio delle IgA totali, mentre il bambino continua ad assumere glutine.

⚠️ Non bisogna iniziare autonomamente una dieta senza glutine prima degli accertamenti: potrebbe alterare gli esami e rendere più difficile una diagnosi corretta.

La celiachia non va cercata dietro ogni disturbo, ma non va esclusa soltanto perché manca la diarrea.

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🏊 POLPASTRELLI ROSSI DOPO LA PISCINA? PUÒ ESSERE LA “PULPITE DA PISCINA”È una dermatite irritativa da attrito, tipica so...
13/08/2026

🏊 POLPASTRELLI ROSSI DOPO LA PISCINA? PUÒ ESSERE LA “PULPITE DA PISCINA”

È una dermatite irritativa da attrito, tipica soprattutto dei bambini.

L’arrossamento, generalmente simmetrico, compare sui polpastrelli delle mani e talvolta dei piedi. È provocato dallo sfregamento ripetuto della pelle bagnata e ammorbidita contro il fondo, le pareti, i gradini o i bordi ruvidi della piscina.

Non è un’infezione, non è contagiosa e, nella maggior parte dei casi, non è causata da un’allergia al cloro.

✅ Sospendere per qualche giorno il contatto con le superfici ruvide
✅ Asciugare delicatamente la pelle
✅ Applicare una crema emolliente

❌ Non strofinare
❌ Non utilizzare disinfettanti o creme antibiotiche senza indicazione
❌ Non continuare l’attività se il contatto provoca dolore

Generalmente regredisce spontaneamente evitando lo sfregamento. Se compaiono vescicole, tagli profondi, secrezioni, dolore importante o se l’arrossamento persiste, è opportuno far valutare il bambino.

Non tutto ciò che compare dopo la piscina è colpa del cloro: a volte è semplicemente la pelle che ha sfregato troppo.

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FEBBRE: VISITARE SUBITO O ASPETTARE?La febbre è uno dei motivi più frequenti di consultazione pediatrica, ma quasi  mai ...
12/08/2026

FEBBRE: VISITARE SUBITO O ASPETTARE?

La febbre è uno dei motivi più frequenti di consultazione pediatrica, ma quasi mai una visita nelle prime ore o nel primo giorno di malattia è la scelta più utile.

Nella maggior parte dei bambini in buone condizioni generali, la febbre rappresenta semplicemente il primo segno di un'infezione. Nelle prime 48-72 ore il quadro clinico è spesso ancora incompleto: molti sintomi e segni caratteristici non si sono ancora manifestati e questo rende difficile, se non impossibile, identificare con precisione la causa.

Per questo motivo, in un bambino che sta bene, bere, gioca almeno a tratti, è vigile e non presenta segni di allarme, attendere 48-72 ore è spesso la strategia più utile. Il tempo permette alla malattia di evolvere e di manifestare quegli elementi clinici che consentono una diagnosi più accurata, riducendo il rischio di visite ripetute, esami non necessari e prescrizioni inappropriate, come l'uso precoce di antibiotici.

Il punto fondamentale è che non è la durata della febbre a determinare l'urgenza della visita, ma le condizioni del bambino.

La valutazione medica deve essere anticipata senza attendere quando:

il bambino ha meno di 3 mesi con temperatura pari o superiore a 38 °C;

appare molto abbattuto, sonnolento o difficilmente risvegliabile;

presenta difficoltà respiratoria;

compaiono convulsioni, rigidità del collo, macchie cutanee che non scompaiono alla pressione o altri segni di allarme;

rifiuta i liquidi o mostra segni di disidratazione;

è affetto da patologie croniche o da condizioni di immunodeficienza.

Il messaggio da ricordare è semplice: la febbre è un sintomo, non una diagnosi. Nella maggior parte dei casi non è necessario correre dal pediatra dopo poche ore dall'esordio. Se il bambino è in buone condizioni generali, un'attenta osservazione nelle prime 48-72 ore permette spesso di arrivare a una diagnosi più precisa e a una gestione più appropriata. Al contrario, quando lo stato generale è compromesso o compaiono segni di allarme, la visita non deve essere rimandata, indipendentemente da quanto tempo sia presente la febbre.

PULIZIA DELLE ORECCHIE NEI BAMBINI: COSA FARE E SOPRATTUTTO COSA NON FAREIl cerume non è sporco.È una protezione natural...
11/08/2026

PULIZIA DELLE ORECCHIE NEI BAMBINI: COSA FARE E SOPRATTUTTO COSA NON FARE

Il cerume non è sporco.
È una protezione naturale dell’orecchio: lubrifica il condotto uditivo, intrappola polvere e impurità e aiuta a difendere da irritazioni e infezioni.

L’orecchio, nella maggior parte dei casi, si pulisce da solo.

Cosa fare
Pulire solo la parte esterna dell’orecchio, con un asciugamano o una garza morbida, dopo il bagno o la doccia.

Asciugare delicatamente il padiglione auricolare e l’ingresso del condotto, senza entrare in profondità.

Se il bambino tende a formare tappi di cerume, parlarne con il pediatra: in alcuni casi possono essere utili prodotti specifici per ammorbidire il cerume, ma non vanno usati “a caso”, soprattutto se c’è dolore, secrezione, otite o sospetta perforazione del timpano.

Cosa NON fare
Non usare cotton fioc dentro l’orecchio.

Non inserire forcine, bastoncini, dita, pinzette, oggetti appuntiti o strumenti comprati online.

Non cercare di “scavare” il cerume.

Non usare coni o candele auricolari: non hanno dimostrata efficacia e possono causare ustioni, lesioni o peggiorare il problema.

Il cotton fioc non pulisce davvero il condotto: spesso spinge il cerume più in profondità, favorendo la formazione del tappo. Può inoltre irritare il condotto, provocare piccole ferite, otite esterna o, nei casi peggiori, danneggiare il timpano.

Quando far controllare il bambino
Se ha dolore all’orecchio, calo dell’udito, sensazione di orecchio tappato, secrezione, cattivo odore, prurito intenso, vertigini, febbre o se il bambino ha avuto otiti ricorrenti o interventi all’orecchio.

Ricordiamolo:
le orecchie non vanno “svuotate”. Vanno rispettate.
La pulizia corretta è esterna, delicata e senza oggetti nel condotto.

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CLORO E OCCHI ROSSI: NON SEMPRE È CONGIUNTIVITEDopo una giornata in piscina molti bambini escono dall’acqua con occhi ro...
10/08/2026

CLORO E OCCHI ROSSI: NON SEMPRE È CONGIUNTIVITE

Dopo una giornata in piscina molti bambini escono dall’acqua con occhi rossi, bruciore, prurito, lacrimazione o momentaneo annebbiamento della vista.

Spesso i genitori pensano immediatamente a un’infezione. Nella maggior parte dei casi, però, si tratta di un’irritazione provocata dall’acqua della piscina.

NON È SOLTANTO COLPA DEL CLORO

Il cloro è necessario per ridurre i microrganismi presenti nell’acqua. Il problema nasce soprattutto quando si combina con sudore, urina, cosmetici e altre sostanze organiche, formando composti irritanti chiamati clorammine.

Le clorammine possono:

alterare il film lacrimale che protegge l’occhio;
causare arrossamento e bruciore;
provocare prurito, lacrimazione e sensazione di sabbia negli occhi;
irritare anche naso e vie respiratorie;
favorire tosse o respiro sibilante nei soggetti predisposti.

Il forte “odore di cloro” non indica necessariamente una piscina molto pulita: spesso è proprio l’odore delle clorammine.

COSA FARE

Dopo il bagno:

far uscire il bambino dall’acqua;
sciacquare viso e occhi con acqua dolce pulita;
invitare il bambino a non strofinarsi;
applicare, se necessario, lacrime artificiali monodose senza conservanti;
sospendere temporaneamente il bagno se il fastidio persiste.

Normalmente l’irritazione migliora progressivamente dopo l’allontanamento dalla piscina.

COSA NON FARE

Non utilizzare autonomamente:

colliri antibiotici;
colliri cortisonici;
colliri “sbiancanti” vasocostrittori;
prodotti già aperti o appartenenti ad altre persone.

Il cortisone nell’occhio, se usato senza controllo medico, può mascherare o aggravare alcune infezioni e provocare complicazioni.

COME PREVENIRE

La protezione più efficace è utilizzare occhialini ben aderenti.

È inoltre importante:

fare la doccia prima di entrare in piscina;
evitare di urinare nell’acqua;
non entrare subito dopo aver applicato creme o oli in eccesso;
non aprire ripetutamente gli occhi sott’acqua senza protezione;
non usare lenti a contatto durante il bagno.

Una piscina correttamente gestita deve avere acqua adeguatamente trattata e, se coperta, una buona ventilazione.

QUANDO NON È PIÙ UNA SEMPLICE IRRITAZIONE

Il bambino deve essere valutato se compaiono:

dolore intenso;
forte fastidio alla luce;
difficoltà ad aprire l’occhio;
riduzione o persistente annebbiamento della vista;
secrezione densa gialla o verdastra;
gonfiore importante delle palpebre;
sensazione persistente di corpo estraneo;
sintomi che non migliorano dopo l’uscita dalla piscina o peggiorano nelle ore successive;
trauma o sospetto contatto diretto con prodotti chimici concentrati.

In caso di contatto accidentale con cloro concentrato o altri prodotti per piscine, bisogna sciacquare immediatamente e abbondantemente l’occhio e richiedere assistenza medica.

Occhi rossi dopo la piscina non significano automaticamente infezione: spesso sono occhi irritati che chiedono acqua pulita, riposo e protezione.

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Fonti: CDC – irritazione oculare da prodotti delle piscine, American Academy of Ophthalmology – nuoto e salute degli occhi.

Indirizzo

Via Piave 31, Capo D'Orlando; Via Nazionale Olivarella 23, Milazzo(Lantana Healt Center); Via Leonardo Da Vinci 5
Capri Leone
98076

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 12:30
Mercoledì 17:30 - 19:00
Giovedì 09:30 - 12:30
Venerdì 17:30 - 19:00
Sabato 09:30 - 12:30
17:30 - 19:00

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