Dott.ssa Laura Bandelloni - Disturbi del comportamento alimentare

Dott.ssa Laura Bandelloni - Disturbi del comportamento alimentare Psico-pedagogista clinica specializzata nei disturbi del comportamento alimentare: obesità, anoressia, bulimia, disturbo BED.

Supporto pre e post-chirurgia bariatrica e aiuto a migliorare il rapporto con il cibo. Disponibile online e in studio a Treviso.

17/08/2026

Cosa rappresenta un’abbuffata?

E’ necessario fermarsi e osservare l’abbuffata non come un semplice eccesso di cibo, ma come un linguaggio della sofferenza.

Dietro ogni dieta fallita, spesso, c’è un’abbuffata non compresa.
Dietro ogni abbuffata, un dolore che non ha trovato parole.

Un comportamento che chiede ascolto prima ancora che controllo.
Nell’alimentazione compulsiva la persona ha bisogno di un rimedio “tutto e subito”: il cibo diventa l’unica via di fuga da emozioni o pensieri che sembrano insopportabili.
Sollecitato dalle sue emozioni, entra in "modalità fare" per cui l’unica soluzione è agire, la risposta immediata è l’abbuffata, così vicina, così rapida, così consolatoria.
In tale modalità il soggetto diventa passivo:

- perde la propria autoefficacia
- blocca la sua consapevolezza
- anestetizza il dolore per qualche istante

Molte persone arrivano in terapia convinte che il problema sia “non riuscire a stare a dieta”. In realtà, ciò che le fa soffrire è qualcosa di molto più profondo che dobbiamo interpretare.

09/08/2026

Cosa passa per la mente di chi soffre di un disturbo alimentare?

Nella sua mente c'è la "zona grigia" della patologia: una vita dominata dalla sofferenza, dalla paura e da pensieri disfunzionali.
I comportamenti sono ripetitivi, controllo del corpo, restrizione, abbuffata, senso di colpa. Pensieri come "Devo essere perfetta", "non ce la farò mai" diventano realtà indiscutibili. Ci può essere la rassegnazione perché quel dolore è diventato familiare, conosciuto.
Nel disturbo alimentare il cambiamento può far paura, è difficile abbandonare quelle modalità di pensiero che hanno rappresentato una forma di difesa, di protezione dal dolore emotivo.
E' mettere in discussione certezze, rinunciare a equilibri precari, tollerare l'incertezza.
Ma è proprio In questo passaggio nasce la possibilità di cambiamento.
Non si tratta soltanto di modificare il rapporto con il cibo, ma imparare lentamente a guardarsi con occhi diversi attraverso un percorso di cura.

30/07/2026

Cos’è la paura, quel sentire antico, che contraddistingue i disturbi alimentari?

La paura è uno dei fili conduttori che attraversano i disturbi del comportamento alimentare. Inizialmente rappresenta una risposta emotiva naturale, ma con il tempo può trasformarsi in uno stato di allerta permanente, fino a diventare non più un'emozione passeggera, ma una modalità stabile di vivere la realtà.
La persona rimane come un "semaforo sempre acceso", costantemente in allarme, con livelli elevati di ansia e di tensione che, se protratti nel tempo, possono evolvere in una condizione di distress cronico.
Le paure assumono forme diverse: paura di ingrassare, di perdere il controllo, di essere giudicati, di trasgredire le regole alimentari, di modificare il proprio corpo o di non essere accettati dagli altri.
La mente rimane continuamente impegnata nel tentativo di prevenire questi pericoli, reali o immaginati.
In molte persone si sviluppa quella che potremmo definire una "mente da dieta", sostenuta da un pensiero rigido e dicotomico, il classico ragionamento del "tutto o niente". I cibi vengono così suddivisi in due categorie: quelli "sicuri", consentiti e rassicuranti, e quelli "pericolosi", vissuti come proibiti.

A questo punto entrano in gioco il senso di colpa, la vergogna e l'autocritica. Il pensiero diventa: "Ormai ho trasgredito, tanto vale continuare." È il cosiddetto effetto "tanto ormai", che apre facilmente la strada all'abbuffata o alla perdita di controllo.
Si instaura così un circolo vizioso: la restrizione alimentare aumenta il desiderio del cibo proibito; la trasgressione viene vissuta come un fallimento; il fallimento alimenta nuove restrizioni e nuove perdite di controllo.
Un meccanismo spesso rinforzato dalla cultura della dieta e da schemi mentali rigidi che, anziché favorire un rapporto sano con il cibo, mantengono e aggravano la sofferenza.

21/07/2026

Riesce la mente a liberarsi da quei "percorsi" che vedono nel cibo la soluzione per arginare un disagio?

Può la persona modificare il pensiero di non avere forza di volontà, di essere inageguato fino a ricorrere immediatamente al cibo come gratificazione o consolazione?

In questo percorso la persona diventa passiva, agisce al di fuori della consapevolezza come un "pilota automatico" coltivando il pensiero inconsapevole "più soffro, più devo mangiare".
Solo uno stomaco pieno permette una mente più leggera!
Ci troviamo di fronte al Binge eating, una patologia alimentare in cui il vissuto emotivo gestisce la persona.
Da questa patologia non si esce attraverso una dieta che potrebbe agevolare il disturbo, ma con una terapia psicologica che affronti il disturbo alimentare in tutti i suoi aspetti sia emotivi che biologici.

16/07/2026

Cosa significa vivere con il cibo nella testa?

Pensare al cibo, in una certa misura, è del tutto normale e fa parte della quotidianità. Il “food noise” non coincide con la fame biologica, né con la fame emotiva intesa come spinta pulsionale al cibo in presenza di un desiderio edonico, sebbene possa intrecciarsi con entrambe; è come rapportarsi con un dialogo mentale che parla continuamente di cibo.
In questa situazione la persona non è mai libera, il cibo diventa il protagonista della sua vita attraverso il calcolo calorico, su cosa e quanto mangiare o sui nutrienti come se, lo spazio mentale, fosse totalmente occupato dal cibo. Questi pensieri ricorrenti assorbono energia emotiva, anche in assenza di fame.
Viene preclusa la possibilità di rilassarsi, di godersi momenti sociali, di godere appieno della vita. Talvolta mentre si mangia, già si pensa cosa consumare al pasto successivo.
Possono subentrare stati d’animo depressivi, un senso di vergogna, di colpa per non riuscire a liberarsi da questo flusso costante e intrusivo di pensieri.
Non sei solo, è un disturbo che appartiene a molti ed è collegato ad uno stato d’ansia costante. Puoi affrontarlo e sentirti libero!

06/07/2026

Quando il cibo diventa la tua “cintura protettiva”?

Forse…
- … per placare il vuoto psicologico scambiato per fame.
- … per mettere in pausa, anche solo per un attimo, i tuoi disagi personali.
- … come ansiolitico, dopo aver dato tutto agli altri e dimenticato te stessa.
- … come scudo in relazionali difficili, dove il cibo diventa il capro espiatorio.
- … come gratificazione per sopravvivere alla sofferenza.
- … come risarcimento per ciò che la vita non ti ha dato.
- … come forma di autosabotaggio perché ormai pensi che non vale più la pena provarci.
E così…
- il peso aumenta,
- il disagio cresce
- avrai la fugace soddisfazione data dal cibo in cambio di una lunga sofferenza.

Puoi cambiare rotta…
- Sfilati questa “cintura protettiva” fatta di cibo, paura e vergogna.
- Ricomincia da te, con gentilezza.
- Fatti aiutare, lavora su di te, credi nel cambiamento, non arrenderti mai!

25/06/2026

“Qual è l’emozione che ti disturba di più?”

Un giorno lo chiesi a una mia paziente.
La sua risposta fu immediata: “La paura.”
La paura di ingrassare.
La paura di desiderare il cibo e non riuscire a fermarsi.
La paura di un corpo che cambia, che non riconosce più.
La paura di non essere all’altezza di quell’immagine ideale creata dalla sua mente. La paura delle conseguenze del cibo nel mio corpo.
I disturbi alimentari non parlano solo di cibo.
Parlano di emozioni che stringono l’anima in una morsa.
Di un silenzio pieno di urla.
Di un corpo che diventa campo di battaglia tra controllo e disperazione.
Da fuori, tutto questo può sembrare esagerato, invisibile, difficile da capire.
Ma dentro, per chi lo vive, è una lotta continua.
Anche per noi terapeuti, a volte, è difficile trovare la chiave…
…ma ascolto, empatia e fiducia possono aprire porte chiuse da anni.
Perché solo in un ambiente sicuro, in cui sentirsi visti e non giudicati,
si può iniziare a sciogliere quelle catene.
E forse, passo dopo passo, a ritrovare sé stessi.

Indirizzo

Via Marzemine 26
Carbonera
31030

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