31/08/2026
Buongiorno caro Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi.
L'11 agosto ho fatto la bellezza di 45 anni, motivo per cui ho raggiunto una maturità quasi sufficiente da impormi di dire quello che penso senza remore; nel frattempo di questa presa di consapevolezza mi sono anche regalato un figlio.
Con il rientro dalle vacanze non posso che pormi e porvi qualche domanda, visto che, a quanto ne so, come psicologi non abbiamo ancora avuto una risposta chiara (o forse l'età ed il figlio mi hanno fatto perdere diversi passaggi):
1. Quanto valiamo? E non nel senso morale o etico della nostra professione, ma in termini puramente economici: dunque, quanto è il minimo o il massimo del valore economico della nostra professione? Lo chiedo perché, come sappiamo, e come ben sapete (dato che in passato responsabili dell'Ordine facevano parte di queste grandi piattaforme online offrendo corsi) è sempre più presente una proposta sul territorio nazionale e non solo, che spinge verso una psicologia per "tutti", accessibile a tutti, a prezzi calmierati, perché chi soffre deve avere accesso a questa opportunità.
Ora, premesso che sul principio mi posso anche trovare d'accordo, ossia su una psicologia maggiormente accessibile, chiedo però anche in che modo un abbassamento del compenso dello psicologo riesca a conciliarsi con gli innumerevoli costi che lo stesso professionista deve sostenere.
Non parlo chiaramente dei corsi ECM gratuiti, spesso di dubbia utilità e funzionalità, ma dei corsi a cui magari un professionista può essere interessato e che hanno costi medi dai 300 euro in su: come facciamo?
Aggiungo inoltre che, a meno che non ci vogliate tutti in casa davanti al pc, per i pochi professionisti che credono ancora nel contatto visivo e umano c'è anche il costo dell'affitto: come facciamo dunque se il nostro compenso scivola inesorabilmente verso il basso? Avete una risposta in merito? Chiedo, eh.
Aggiungo inoltre che, come ben sapete, in accordo con l'ENPAP da quest'anno ci vediamo in qualche modo "costretti" (chiaramente so che c'è stata una votazione, ci mancherebbe) a versare una percentuale più alta del contributo minimo previdenziale per le pensioni dei nostri colleghi.
Tutto potenzialmente molto corretto, ma questo aumento, che inevitabilmente incide sulla mia vita e sulle mie entrate, dove lo vado a prendere? Con un secondo lavoro? Panettiere? Torno a fare l'educatore?
2. Oltre a tutto questo, mi chiedo che tutela ci sarebbe per chi, con grande senso del coraggio o forse di incoscienza, deciderà di rimanere fuori da queste piattaforme, rispetto anche alla necessità, sempre costante e sempre continua, di doversi in qualche modo far vedere sui social per essere visibile a mercato (br**ta parola lo so, ma è così).
Cioè, a fronte di queste piattaforme, che spendono migliaia di euro per investire in pubblicità, con noti influencer coinvolti nel progetto, in che modo io, piccolo psicologo della mia piccola città, posso competere? Voi mi direte magari che è libero mercato, ma comprendete bene che sarebbe anche compito di un Ordine ricercare, al di là delle logiche di mercato, qualcosa che tuteli tutti gli iscritti: sennò, cosa pago a fare l'iscrizione?
Perché rischiamo nuovamente di trovarci in una situazione di impasse come quella vista durante la pandemia, dove, al di là di ogni logica, siamo stati in qualche modo spinti a uniformarci a una linea per poter lavorare, pur essendo che molti di noi non lo trovassero giusto. Ecco, se mi rispondeste ne sarei davvero lieto.