05/08/2026
InPrimoPiano
C'è una parte del corpo che, per me, non ha mai mentito.
È la gola.
Per anni ho inghiottito parole invece di dirle.
Ho detto sì quando dentro di me c'era un no.
Ho sorriso quando avrei voluto fermarmi e dire "basta, ho bisogno di altro".
Ho taciuto il mio valore, pensando che se lo avessi comunicato ad alta voce sarebbe suonato come una pretesa.
Così ho imparato a comunicarlo sempre meno.
Prima agli altri. Poi, senza accorgermene, anche a me stessa.
Il corpo, però, ascolta tutto quello che la voce non dice.
E il mio ha iniziato a parlare al posto mio.
E cosi mi sono ammalata alla tiroide.
Proprio lì. Nel punto del corpo dove nasce la voce.
Dove dovrebbe passare tutto ciò che siamo e che abbiamo il diritto di esprimere.
Sul momento ho pensato solo: "che sfortuna, proprio a me". Ho curato i sintomi, ho fatto quello che andava fatto, e sono tornata a correre come prima.
Perché fermarsi, per me, non era un'opzione.
Ma il corpo, quando non lo ascolti, alza la voce.
E qualche tempo, come forse sai dai precedenti post, è arrivato l'attacco di panico
Quello vero, quello che ti toglie il respiro e ti fa sentire che stai per perdere il controllo di tutto.
Fu lì, che per la prima volta mi feci una domanda che avevo sempre evitato:
"Da quanto tempo non ascolto quello che sento davvero?"
"Da quanto tempo ho ignorato quello che la mia tiroide stava cercando di dirmi, rimproverandomi per essermi fermata?"
Perché questa è la verità che ho impiegato anni a fare pace con me stessa: mi ero giudicata per essermi fermata.
Perdonarmi, per me, non ha significato dire "va tutto bene, dimentichiamo".
Ha significato dire: "Ti ho ignorata per anni. Chiedo scusa. Da oggi ti ascolto."
Ho imparato, piano, a dare voce a quello che sentivo. A dire i miei bisogni prima che diventassero sintomi.
A non aspettare che fosse il corpo a dover urlare quello che io non avevo il coraggio di sussurrare.
Per questo oggi, nel mio percorso, il lavoro sul perdono di sé è così importante.
Perché puoi imparare a riconoscerti il merito. Puoi imparare a vedere l'abbondanza. Ma se continui a portarti dietro il giudizio per esserti fermata, per non essere stata "abbastanza forte"... resta sempre un pezzo che non torna a casa.
Perdonarsi non è debolezza. È il primo vero atto di ascolto verso se stesse.
E tu? C'è una parte del tuo corpo che ha parlato per te, quando tu non riuscivi a farlo?
Raccontamelo qui sotto, se te la senti. A volte nominarlo è già la prima forma di ascolto ✨🦋