Cristina Silvestri Psicologa-Psicoterapeuta

Cristina Silvestri Psicologa-Psicoterapeuta Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Cristina Silvestri Psicologa-Psicoterapeuta, Psicoterapeuta, Via C. Cavour 6/C, Carugo.

✅️Psicologa Psicoterapeuta ad approccio Umanistico Integrato, ASPIC, Roma.
✅️Iscritta all'Albo degli Psicologi della Lombardia al n°19555.
✅️Formazione EMDR I e II livello

C’è stato un tempo in cui per conquistare qualcuno si parlava di libri letti, di viaggi desiderati, di canzoni ascoltate...
13/06/2026

C’è stato un tempo in cui per conquistare qualcuno si parlava di libri letti, di viaggi desiderati, di canzoni ascoltate fino a consumarle.
Oggi, invece, la frase più usata sembra essere un’altra:
“Scusa se rispondo solo ora, sono stato sommerso di lavoro.”

E, quasi senza accorgercene, abbiamo trasformato l’occupazione permanente in uno status symbol. In pratica, secondo alcuni, essere sempre impegnati sarebbe affascinante, desiderabile, persino ammirevole. Come se la misura del nostro valore dipendesse dal numero di riunioni in agenda, dalle mail accumulate, dalle notifiche inevase e dalle ore trascorse davanti a uno schermo.

Più siamo stanchi, più sembriamo importanti.
Più siamo irreperibili, più sembriamo richiesti.
Più rinunciamo a vivere, più sembriamo vincenti.

È una strana forma di prestigio sociale.
Una sorta di aristocrazia della fatica.

Non diciamo più: “Sto bene.”
Diciamo: “Non mi fermo un attimo.”
E lo diciamo quasi con orgoglio.

Eppure c’è qualcosa di profondamente malinconico in tutto questo.
Perché il lavoro, quando diventa l’unica unità di misura della nostra esistenza, smette di essere uno strumento e diventa una gabbia. Non è il lavoro il problema. È l’idea che il lavoro possa sostituire tutto il resto.

L’amicizia.
L’amore.
La curiosità.
La contemplazione.
La noia.
Perfino il semplice diritto di perdere tempo.

Siamo arrivati al punto di dover giustificare il riposo.
Se qualcuno ci chiede cosa abbiamo fatto nel fine settimana e rispondiamo “nulla”, sembra quasi una confessione di colpa.
Come se il tempo non produttivo fosse tempo sprecato.

Ma la vita accade quasi sempre nei momenti che non producono nulla.
Una passeggiata senza meta.
Una conversazione che devia continuamente dall’argomento iniziale.
Un tramonto osservato senza fotografarlo.
Una pagina letta per piacere e non per dovere.
Un caffè che dura un’ora.

Tutte attività che il mercato considera inutili e che, guarda caso, sono quelle che ricordiamo di più.

Forse il punto non è stabilire se il lavoro sia sexy oppure no.
Forse il punto è un altro.
"Quando abbiamo deciso che una persona interessante fosse una persona occupata?:
"Quando abbiamo smesso di ammirare chi sa ascoltare, chi sa raccontare, chi sa fermarsi?"
"Quando abbiamo iniziato a confondere il successo con la saturazione?"

La cultura, da questo punto di vista, rappresenta una forma di resistenza.
Leggere un romanzo, assistere a un concerto, entrare in un teatro, osservare un quadro, sono gesti che sfuggono alla dittatura della produttività.
Non servono a nulla nel senso economico del termine. E proprio per questo servono a tutto.

Ci ricordano che non siamo macchine progettate per ottimizzare il tempo.
Siamo esseri umani progettati per abitarlo.

E forse la vera eleganza contemporanea non consiste nell’avere l’agenda piena.
Consiste nell’avere ancora uno spazio vuoto.
Uno spazio per una telefonata inattesa.
Per una persona cara.
Per un libro.
Per un pensiero.
Per sé stessi.

Perché, alla fine, non c’è niente di seducente in una vita completamente occupata.

La vera seduzione appartiene a chi riesce ancora a trovare il tempo di vivere.

(Alessandro Quarta - "La seduzione dell’agenda piena")

https://www.facebook.com/share/1AUoD1bGsr/
20/03/2026

https://www.facebook.com/share/1AUoD1bGsr/

Dopo aver visto più volte nello schermo un “fare sesso” che nella vita reale sarebbe penalmente perseguibile, lo spettatore può cominciare a pensare che ...

https://www.facebook.com/share/1AHr8nhNQK/
02/03/2026

https://www.facebook.com/share/1AHr8nhNQK/

Ho imparato che le persone sono
un po’ come le case.
Ce ne sono alcune
piene di finestre e di luce,
ma dentro senti freddo.
E altre,
piccole, storte, imperfette;
ma appena entri
ti togli la giacca.

Ho imparato che non tutte le persone
vanno scelte per quanto brillano.
Alcune sanno parlare bene,
riempiono i tavoli di storie;
ti fanno credere, per un’ora,
che la vita stia succedendo proprio lì.
Poi torni a casa
e non ti è rimasto niente addosso.

Ho imparato che le persone
si capiscono dal modo
in cui trattano il silenzio.
C’è chi lo riempie subito,
come se fosse un errore.
E chi invece
ci si siede dentro
senza paura.

Ho imparato che le persone
più rare
sono quelle con cui
non succede niente di speciale.
Una cena,
una passeggiata,
una sera qualunque.
Eppure torni a casa
più in pace di prima.

Oggi so che le persone sono
come certi posti di mare.
Ci sono spiagge spettacolari
che però non ti fanno ve**re voglia
di restare.
E poi ci sono scogli strani
dove ti siedi cinque minuti
e perdi il senso del tempo.

Ho imparato che le persone
che amano i gatti
sono sempre persone speciali.
E più gatti hanno,
più capisci
che dentro di loro
c’è uno spazio grande
dove la bellezza non si è mai stancata
di esistere.

Non scelgo più le persone
per quanto sono interessanti.
Le scelgo per quanto mi fanno emozionare.
Perché ho scoperto che vivere bene
non dipende da quante persone hai intorno.
Dipende da quante sanno
farti l’infinito dentro.

https://www.facebook.com/share/1Tybhro3TN/
18/01/2026

https://www.facebook.com/share/1Tybhro3TN/

"Le parole, ho scoperto, servono soprattutto a mentire, mascherare e spiegare, ma un rossore, uno sguardo spaventato, lo stringersi di un pugno e così via rivelano la vera persona.
Soprattutto: è la voce e non il contenuto che mostra la persona (per-sona: attraverso il suono).
Il boato pomposo dell'estroverso dal petto gonfio, il borbottio della modestia compulsiva, lo spezzato stridio delle streghe, la monotonia della mascella tesa del gangster che fa il duro, sono cose che sentite, ne sono sicuro.
Ma le esitazioni, la fretta, l'ansia senza respiro, i sospiri di sollievo. lo spegnersi o l'aumentare del volume dell'autoaffermazione, valgono la pena di essere ascoltati.
Eppure... chi ascolta?"

Fritz Perls

https://www.facebook.com/share/p/1MryPXAYzH/
17/01/2026

https://www.facebook.com/share/p/1MryPXAYzH/

Chiunque sia stato genitore e non viva in uno stato di perfetto autoinganno sa per esperienza come possa riuscire difficile tollerare certi aspetti del carattere del proprio figlio. Accorgersi di questo è particolarmente doloroso, se vogliamo bene al bambino, desideriamo realmente rispettarne l’individualità e tuttavia non ci riusciamo. Magnanimità e tolleranza non si possono raggiungere con l’aiuto di conoscenze intellettuali. Se non abbiamo avuto la possibilità di vivere e rielaborare in modo cosciente il disprezzo di cui siamo stati vittime nella nostra infanzia, continueremo a riprodurlo e a trasmetterlo ai nostri figli.

Alice Miller

https://www.facebook.com/share/p/1Bzy7NtxbN/
10/01/2026

https://www.facebook.com/share/p/1Bzy7NtxbN/

FUGGIRE CON LA CASSA NEL PIENO DI UNA STRAGE

Se vengono confermati i rumours che raccontano che esiste un frame video che mostra la comproprietaria del locale della strage di Crans Montana fuggire con la cassa in mano nel pieno della strage, l’orrore provato per questo tremendo evento sarà amplificato oltremodo.

Ma io invito il mondo adulto a fare una riflessione che va al di là di questo singolo caso. perché in questa evenienza – fuggire con denaro mentre i ragazzi perdono la vita – c’è l’immagine decadente di una società e di una cultura che ha usato l’età evolutiva per fare cassa, senza alcuna cura della tutela dei diritti dei minori e senza alcuna assunzione di responsabilità verso i propri doveri educativi.

Nel locale svizzero si sono accumulate una serie di infrazioni spaventosamente gravi: presenza di più persone rispetto al numero permesso per legge, vendita di alcolici ai minori, chiusura di un’uscita di sicurezza per evitare l’ingresso dei non paganti, utilizzo di dispositivi che generano scintille, restrizione della scala di fuga per aumentare il numero di posti a sedere. Nessuna di queste infrazioni è avvenuta per caso: tutto contribuiva ad aumentare l’incasso. Tutto questo è in continuità logica con la scena che mostra che, nel pieno di una strage, la preoccupazione dell’adulto rimane mettere in salvo l’incasso, non i ragazzi e le ragazze che l’hanno prodotto.

Siamo la prima generazione di genitori che deve condividere il proprio progetto educativo con una società che ci viene “contro” perché quando pensa ai nostri figli, pensa all’incasso che possono generare e non ai bisogni educativi che devono essere presidiati e promossi, pensati e condivisi. Un tempo valeva il detto “Ci vuole un villaggio per crescere un figlio”, ma oggi “quel villaggio” sembra abitato da vampiri e cannibali pronti a succhiare l’ultima goccia di sangue, incuranti del fatto che ciò potrebbe uccidere quel ragazzo a cui porti via tutto, senza lasciargli nulla di ciò che gli serve per diventare grande. O addirittura per rimanere vivo.

Nell’immagine della donna che fugge con la cassa c’è la metafora di una società liberista che ha messo il denaro al centro dei propri valori. C’è un mondo occidentale che tutela i privilegi di chi ne ha già molti, incurante della sofferenza e del danno prodotto su quel sottogruppo (sempre più gigantesco) della popolazione che invece di privilegi ne ha pochi o - a volte - non ne ha nemmeno uno, ha aspetti di fragilità e vulnerabilità che devono essere tutelati e non manipolati e sfruttati a fini economici.

In questa lettura del nostro vivere, rientrano le politiche internazionali centrate sugli armamenti e sul proliferare delle guerre nel mondo. Ci sono le multinazionali del digitale che si sono mangiate i cervelli dei nostri figli, generando un “brain rot” (marcescenza dei cervelli) che nel terzo millennio e con questo livello di progresso scientifico avrebbe dovuto essere l’ultima delle cose da far avve**re nella vita di chi cresce.

Se i rumours verranno confermati, il lavoro da fare nelle nostre menti e nei nostri cuori di adulti non dovrà essere disprezzare “quella donna”, ma rivedere completamente la struttura socio-economica e culturale di una società che non ha avuto paura a mettere sull’altare sacrificale il suo bene più prezioso (cioè i nostri figli) per l’adorazione incondizionata all’unico dio che oggi regola il mondo: il Dio Danaro.

Sì: vorrei davvero che questo testo venisse condiviso e diventasse il punto di partenza di una riflessione del mondo adulto, genitoriale ed educativo perché sarebbe troppo facile pensare soltanto che “quella donna” è una criminale. E’ vero: ha commesso molti reati. Ma quei reati sono il risultato – purtroppo – di una corresponsabilità politica, economica, sociale e culturale di cui facciamo parte tutti noi.

Indirizzo

Via C. Cavour 6/C
Carugo
22060

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Cristina Silvestri Psicologa-Psicoterapeuta pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Lo Studio

Invia un messaggio a Cristina Silvestri Psicologa-Psicoterapeuta:

Scelte rapide

Condividi

Digitare