Dott.ssa Micol Loppo - Psicologa e Psicoterapeuta

Dott.ssa Micol Loppo - Psicologa e Psicoterapeuta Aiuto le perone che si sentono insoddisfatte a superare le insicurezze e riprendere in mano la vita.

16/08/2026

Ci sono viaggi che ti portano lontano.
E poi ci sono quelli che ti riportano a casa: dentro di te.

Viaggiare, soprattutto quando esci dalle tue abitudini, ti mette davanti a qualcosa che nella quotidianità spesso riesci a evitare: l’incertezza.

Non sai esattamente cosa troverai.
Devi adattarti.
Puoi perderti.
Non puoi controllare tutto.
E, soprattutto, non puoi essere sempre la versione di te che sa già cosa fare.

Ed è proprio lì che può accadere qualcosa di prezioso.

Impari che puoi sentirti insicura senza essere incapace.
Che puoi non avere tutte le risposte e continuare ad andare avanti.
Che puoi affidarti a te stessa anche quando il terreno non ti è familiare.

Per chi vive cercando sicurezza, approvazione e controllo, viaggiare può diventare una piccola palestra di fiducia in sé: non perché elimini la paura, ma perché ti permette di sperimentare che puoi attraversarla.

E forse è questa una delle esperienze più terapeutiche che possiamo regalarci:

scoprire che non abbiamo bisogno di sentirci sempre al sicuro per sentirci capaci.

A volte, per ritrovare noi stesse,
dobbiamo semplicemente concederci di essere un po’ straniere nel mondo.

15/08/2026

L'85% della città vecchia di Kashgar è un inganno perfetto: un antico dedalo uiguro è stato ricostruito con anima in cemento armato e una facciata d'epoca per compiacere lo sguardo.
Da lontano è un capolavoro di storia, da vicino una scenografia.
Quante volte facciamo la stessa cosa?
Costruiamo una facciata impeccabile, curiamo ogni dettaglio del vicolo interiore per apparire forti, in ordine, intatti.
Ci rifugiamo dietro a porte intagliate con cura per nascondere che, dietro l'intonaco della perfezione, la struttura è rigida, artificiale e lontana da ciò che siamo davvero.
Il punto non è demolire per ricostruire un altro set più bello da mostrare.
Il lavoro interiore profondo inizia quando smetti di temere il crollo della scenografia, accetti di togliere gli strati di rivestimento e torni ad abitare la verità scomoda, fragile ma viva delle tue vere fondamenta.
La facciata protegge l'immagine.
La terapia restituisce lo spazio.

13/08/2026

A 1.900 metri, davanti al lago Tian Chi, la natura sembra ricordarmi qualcosa che spesso dimentichiamo: non tutto ciò che crea agitazione deve essere risolto.

Ci sono momenti in cui la mente non ha bisogno di altre risposte, altre spiegazioni, altri pensieri.

Ha bisogno di spazio.

Il verde degli alberi, il silenzio, l’acqua ferma hanno un effetto quasi speculare su di noi: quando l’ambiente rallenta, può diventare più facile rallentare anche dentro.

🌿 Non puoi sempre cambiare il paesaggio della tua vita.
Ma puoi imparare a costruire dentro di te un luogo in cui tornare quando tutto diventa troppo rumoroso.

Un luogo fatto di consapevolezza, confini, respiro e fiducia in sé.

Perché stare bene non significa avere una mente che non si agita più.

Significa sapere dove tornare quando si agita.

E a volte quel posto non è lontano.

È dentro di te.

11/08/2026

D’inverno desideriamo il caldo.
Lo immaginiamo sulla pelle, nelle giornate lunghe, nella luce che resta fino a tardi.

Poi arriva l’estate.
E cominciamo a cercare l’ombra.

Oggi, davanti alle Montagne Fiammeggianti di Turpan, nella “fornace cinese”, ho pensato a questo strano paradosso umano:
a volte desideriamo profondamente qualcosa finché non ce l’abbiamo.

E quando finalmente arriva, scopriamo che non è esattamente come l’avevamo immaginata.
Non perché fosse la cosa sbagliata.
Ma perché non eravamo ancora abituate alla sua temperatura.

Succede anche dentro di noi.
Desideri sentirti libera e poi la libertà ti disorienta.
Desideri mettere un confine e poi il senso di colpa ti fa dubitare.
Desideri cambiare vita e poi, quando la vecchia certezza non c’è più, senti nostalgia persino di ciò che ti faceva stare male.
Desideri una relazione sana e scopri che la tranquillità, se sei abituata all’instabilità, all’inizio può sembrarti persino noiosa.

E allora arriva il pensiero:
“Se fosse davvero ciò che voglio, perché mi fa sentire così?”

Ma questa è una domanda a cui dovremmo stare attente.

Perché il disagio non è sempre un segnale che stai andando nella direzione sbagliata.
A volte è semplicemente il corpo che incontra qualcosa che la mente desiderava, ma che ancora non conosce.

È la differenza tra ciò che desideriamo e ciò che sappiamo tollerare.

Per questo, prima di tornare indietro, prova a chiederti:
“Sto male perché questo non mi fa bene
o perché non sono ancora abituata a stare bene in questo modo?”

Sono due domande molto diverse.
E possono portarti in due vite completamente diverse.

Perché forse crescere non significa trovare finalmente una vita senza caldo.

Significa imparare a riconoscere quale temperatura ti fa bene, quale ti chiede di fermarti e quale, semplicemente, ti sta insegnando qualcosa di nuovo su di te.

E magari, qualche volta, quello che chiamiamo “non fa per me”
è soltanto:

“non ho ancora imparato a starci.”

10/08/2026

Nel deserto del Gobi, vicino alla Sorgente della Luna Crescente, mentre cercavo di scalare una duna, a un certo punto ho pensato: basta.

La sabbia cedeva sotto i piedi.
Facevo un passo e ne perdevo mezzo.
La cima sembrava sempre troppo lontana.

E più salivo, più cresceva il desiderio di tornare indietro.

Poi ho pensato a quante volte facciamo la stessa cosa dentro di noi.

Quando attraversiamo un periodo difficile, quando una scelta ci fa paura, quando stiamo cercando di cambiare qualcosa che per anni ci ha protetto, arriva un momento in cui vorremmo soltanto smettere.

Non necessariamente perché abbiamo scelto la strada sbagliata.

A volte perché siamo stanchi di sentire la fatica della salita.

E allora scambiamo il desiderio di sollievo per un segnale che dobbiamo tornare indietro.

💚 Ma non tutto ciò che ti fa stare male ti sta facendo male.

Alcune esperienze fanno male perché ti stanno chiedendo di lasciare un modo conosciuto di vivere, di smettere di compiacere, di mettere un confine, di tollerare l’incertezza, di fidarti di te prima di avere la certezza che andrà tutto bene.

La parte più fragile di te, in quei momenti, non ha bisogno di sentirsi dire:
«Devi essere forte, continua.»

Ha bisogno di qualcuno che sappia dirle:
«Lo so che sei stanca. Facciamo un passo alla volta. Io sono qui.»

E forse è proprio questa la differenza tra spingersi oltre i propri limiti e imparare a sostenersi mentre si attraversano.

Nel Gobi non ho imparato che bisogna arrivare sempre in cima.

Ho imparato che, prima di decidere di tornare indietro, vale la pena chiedersi:

«Sto davvero scegliendo di fermarmi…
o sto solo desiderando che finisca la fatica?»

Perché a volte non vuoi abbandonare il tuo percorso.

Vuoi soltanto, per un momento, sentirti meno sola mentre lo percorri.

09/08/2026

Sto viaggiando lungo la Via della Seta e cambio hotel ogni notte.

Ogni giorno una città diversa, un paesaggio diverso, una nuova stanza da abitare per poche ore.

E in uno degli hotel ho trovato una piccola scatola di cerini.
Sopra c’era una frase sul tempo libero.

Mi ha fatto sorridere, perché in un viaggio così, il tempo sembra avere un valore ancora diverso.

Corri per vedere.
Corri per arrivare.
Corri per non perdere niente.

Eppure, forse, il rischio più grande è proprio questo: essere così occupati a vivere che ci dimentichiamo di esserci.

Anche nella vita facciamo spesso la stessa cosa.

Riempiamo ogni spazio vuoto di impegni, obiettivi, persone, notifiche, cose da fare.
Come se fermarci fosse uno spreco.
Come se il tempo avesse valore soltanto quando produce qualcosa.

Ma il tempo libero non è un intervallo tra due attività.
È uno spazio in cui il sistema nervoso può smettere, almeno per un po’, di essere orientato alla prestazione.

È il tempo in cui puoi ascoltarti senza dover immediatamente rispondere a qualcuno.
In cui puoi scoprire che cosa desideri, invece di occuparti soltanto di ciò che devi fare.

E forse è proprio questo che ci mette più in difficoltà:
stare con noi stessi quando non abbiamo niente da dimostrare.

Per questo, concederti tempo libero non significa essere meno ambiziosa, meno responsabile o meno produttiva.

Significa ricordarti che il tuo valore non dipende da quanto riesci a riempire le tue giornate.

A volte la cosa più preziosa che puoi fare del tuo tempo è non usarlo per diventare qualcun’altra.
Ma semplicemente esserci.
Anche solo per un momento.

Come una piccola fiamma accesa in una stanza sconosciuta, durante un viaggio che continua…

Indirizzo

Via Falcone, 4B
Casalgrande
42013

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:30
Martedì 09:00 - 19:30
Mercoledì 09:00 - 19:30
Giovedì 09:00 - 19:30
Venerdì 09:00 - 19:30

Telefono

+393347530930

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