10/08/2026
Nel deserto del Gobi, vicino alla Sorgente della Luna Crescente, mentre cercavo di scalare una duna, a un certo punto ho pensato: basta.
La sabbia cedeva sotto i piedi.
Facevo un passo e ne perdevo mezzo.
La cima sembrava sempre troppo lontana.
E più salivo, più cresceva il desiderio di tornare indietro.
Poi ho pensato a quante volte facciamo la stessa cosa dentro di noi.
Quando attraversiamo un periodo difficile, quando una scelta ci fa paura, quando stiamo cercando di cambiare qualcosa che per anni ci ha protetto, arriva un momento in cui vorremmo soltanto smettere.
Non necessariamente perché abbiamo scelto la strada sbagliata.
A volte perché siamo stanchi di sentire la fatica della salita.
E allora scambiamo il desiderio di sollievo per un segnale che dobbiamo tornare indietro.
💚 Ma non tutto ciò che ti fa stare male ti sta facendo male.
Alcune esperienze fanno male perché ti stanno chiedendo di lasciare un modo conosciuto di vivere, di smettere di compiacere, di mettere un confine, di tollerare l’incertezza, di fidarti di te prima di avere la certezza che andrà tutto bene.
La parte più fragile di te, in quei momenti, non ha bisogno di sentirsi dire:
«Devi essere forte, continua.»
Ha bisogno di qualcuno che sappia dirle:
«Lo so che sei stanca. Facciamo un passo alla volta. Io sono qui.»
E forse è proprio questa la differenza tra spingersi oltre i propri limiti e imparare a sostenersi mentre si attraversano.
Nel Gobi non ho imparato che bisogna arrivare sempre in cima.
Ho imparato che, prima di decidere di tornare indietro, vale la pena chiedersi:
«Sto davvero scegliendo di fermarmi…
o sto solo desiderando che finisca la fatica?»
Perché a volte non vuoi abbandonare il tuo percorso.
Vuoi soltanto, per un momento, sentirti meno sola mentre lo percorri.