05/08/2026
Con grande piacere condividiamo l’articolo pubblicato sulla Gazzetta Lodigiana, in cui Roberto Boerci racconta il suo ricordo personale e professionale di Franco Baresi: un incontro che ha lasciato insegnamenti destinati a durare nel tempo!
𝗖𝗶𝗮𝗼 𝗙𝗿𝗮𝗻𝗰𝗼. 𝗚𝗿𝗮𝘇𝗶𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹’𝗲𝘀𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼, 𝗽𝗲𝗿 𝗶 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗶 𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮𝗶 𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮𝘁𝗼. ❤️
Franco Baresi nel ricordo di Roberto Boerci: «Mi ha insegnato che la vera leadership non ha bisogno di alzare la voce»
di Pasquale Pacetta
Ci sono persone che lasciano un segno non soltanto per quello che hanno vinto, ma per il modo in cui hanno saputo guidare gli altri. Per Roberto Boerci, storico fisioterapista che ha trascorso oltre trent'anni nell'AC Milan, Franco Baresi appartiene a questa categoria. Non solo uno dei più grandi difensori della storia del calcio, ma un capitano capace di trasmettere valori destinati a durare ben oltre la carriera sportiva.
«Con Franco ho imparato cosa significa essere un vero capitano», racconta Boerci, che ha condiviso con lui un lungo tratto di strada in rossonero.
«Dal 1987 al 1997, e poi ci siamo ritrovati nella stagione 1999-2000, quando allenava la Primavera. Sono stati anni straordinari, che porterò sempre nel cuore.
Tra il 1989 e il 1990 ebbi l'opportunità di sostituire il massaggiatore titolare della Prima squadra per alcune partite. Per me era un'emozione indescrivibile. Fu proprio Franco ia farmi sentire parte del gruppo: mi diede consigli, mi incoraggiò e mi trasmise serenità. In quel momento ho capito perché fosse il capitano.»
Per Boerci la forza di Baresi non stava nei discorsi, ma nell'esempio quotidiano:
«Franco non aveva bisogno di alzare la voce. Bastava uno sguardo per trasmettere sicurezza, forza e fiducia. Era sempre nel posto giusto, con la parola più opportuna, ma soprattutto con il comportamento appropriato.»
Tra i tanti episodi che riaffiorano nella memoria, uno resta particolarmente significativo:
«Ricordo una trasferta a Foggia, all'inizio degli anni Novanta. In quei momenti ho visto quanto fosse importante il suo modo di coinvolgere tutti, non solo i campioni, ma ogni componente dello staff. Mi fece sentire parte della squadra. Per un giovane professionista fu una lezione che porto ancora dentro.»
Un capitano dentro e fuori dal campo
Il ricordo di Boerci restituisce il ritratto di un uomo capace di mettere il gruppo davanti a tutto.
«Era una persona che sapeva riconoscere il lavoro di ciascuno. Aveva rispetto per chiunque contribuisse alla vita della squadra. È una qualità rara, forse la più preziosa. Aveva un carisma naturale, autentico. Dopo di lui è arrivato Paolo Maldini, che ha raccolto un'eredità enorme, ma Franco resterà sempre unico.»
Non a caso il coro "C'è solo un capitano" è diventato negli anni uno dei simboli del popolo rossonero.
«Quel canto non celebrava soltanto un grandissimo calciatore. Raccontava un uomo che guidava con l'esempio, il rispetto e il senso di appartenenza.»
Alla domanda su cosa rimanga oggi di quei valori, Boerci non nasconde un pizzico di nostalgia:
«Il calcio è cambiato, ma gli insegnamenti di Franco sono ancora attuali. Sacrificio, dedizione, rispetto per il gruppo e capacità di essere un punto di riferimento senza cercare protagonismo. I giovani dovrebbero guardare a figure come la sua, perché certi valori non passano mai di moda.»
Nel racconto di Roberto Boerci emerge così il ritratto di un Franco Baresi che va oltre le vittorie, i trofei e le imprese sportive. Un capitano capace di lasciare un'eredità umana prima ancora che calcistica, ricordato da chi ha avuto il privilegio di lavorare al suo fianco come un esempio di autorevolezza, umiltà e rispetto. È forse questa la qualità che rende davvero immortali i grandi dello sport.
📰 Fonte: Gazzetta Lodigiana
✍️ Articolo di Pasquale Pacetta