Psicologia e Psicoterapia Dr.ssa Letizia Servillo

Psicologia e Psicoterapia Dr.ssa Letizia Servillo Studio di Psicoterapia, ricevo su appuntamento presso lo studio sito in Casalnuovo di Napoli Questa pag. La dr.ssa effettua anche terapie on line.

La Dott.ssa Letizia Servillo effettua consulenze psicologiche ad orientamento sistemico-relazionale ed è specializzata nel lavoro clinico con adulti, adolescenti, coppie e famiglie. non offre consulenze tramite messaggi privati, si consiglia di contattare la dr.ssa e fissare un appuntamento.

Ricordatevi l'amore...(Manuela Toto)
22/07/2026

Ricordatevi l'amore...

(Manuela Toto)

“Il giorno in cui il potere dell’amore supererà l’amore per il potere, il mondo potrà scoprire la pace.” — GandhiLo racc...
05/07/2026

“Il giorno in cui il potere dell’amore supererà l’amore per il potere, il mondo potrà scoprire la pace.” — Gandhi

Lo raccontano ancora, ma non come una storia ufficiale. Più come quelle voci che restano appese alle notti delle città, quando nessuno è davvero sicuro di aver visto tutto… ma tutti giurano che qualcosa sia successo.

Due figure. Nessun proclama. Nessuna bandiera riconosciuta. Solo il vuoto verticale della Empire State Building che si alza come una sfida al cielo e alla paura. E loro, minuscoli contro quella massa di pietra e luce, che avanzano come se il rischio fosse solo un dettaglio secondario della volontà.

Dicono che la città, quella notte, respirasse diversamente. Non più il solito battito feroce, ma una sorta di sospensione. Come se anche Manhattan — abituata a inghiottire tutto — per un istante avesse esitato.

Poi lo striscione. E qui il racconto si spezza, si moltiplica, si contamina: “potere dell’amore” contro “amore per il potere”. Frase semplice, quasi fragile. Ma lì sopra, nel vento che taglia le mani e svuota i pensieri, diventa altro. Diventa accusa. Diventa supplica. Diventa sfida.

C’è chi dice che non fosse nemmeno un gesto politico, all’inizio. Che fosse qualcosa di più umano, più pericoloso proprio perché non perfettamente controllato: un’urgenza. Una necessità di dire prima che fosse troppo tardi, prima che il rumore del mondo coprisse anche quella possibilità di significato.

E poi il silenzio. Quel silenzio strano che non appartiene mai davvero alle città, ma che ogni tanto sembra calare su di esse come una mano invisibile. Sirene lontane, luci che si muovono, finestre che restano accese senza sapere perché. E sopra tutto, quel messaggio esposto come una ferita luminosa contro il cielo.

Ma ciò che brucia davvero nel racconto non è il gesto in sé. È la sua durata.

Troppo breve per diventare rivoluzione. Troppo intenso per essere ignorato del tutto. Una fiamma che non incendia la città, ma la sfiora abbastanza da lasciare il dubbio che avrebbe potuto farlo.

E da lì in poi la storia si divide, come sempre accade quando qualcosa tocca un nervo scoperto. Per alcuni è solo spettacolo, un’ombra di attivismo sospesa tra coraggio e leggerezza. Per altri è una crepa nel muro dell’indifferenza, un tentativo disperato di riportare al centro ciò che il mondo ha spinto ai margini.

Sotto, però, la vita non si ferma. Ed è questo il dettaglio che più tormenta chi la racconta: il contrasto feroce tra l’altezza del gesto e la continuità indifferente del mondo.

Guerra, potere, equilibri che si incrinano senza rumore, bugie passate come verità, clamore che distrae l'attenzione da ciò che rimane nell'ombra. E la pace, sempre più simile a una parola pronunciata piano, quasi con timore, come se potesse rompersi e andare in mille pezzi.

Eppure resta quell’immagine — impossibile da scrollarsi di dosso — di due presenze minuscole contro un gigante di pietra e luce, mentre affidano al vento una frase che non chiede permesso di esistere.

Come se, per un istante, qualcuno avesse davvero provato a fermare il mondo… non per vincerlo. Ma per costringerlo ad ascoltare.

"Non è forte chi non crolla mai. Non è forte chi non ha mai dubbi.Quelle sono solo persone che non si guardano mai dentr...
30/06/2026

"Non è forte chi non crolla mai. Non è forte chi non ha mai dubbi.

Quelle sono solo persone che non si guardano mai dentro, che preferiscono restare cieche perché hanno paura di farlo, anche solo di provarci.

E non è forte chi si impone sugli altri, chi non rispetta le opinioni altrui e dice di non sbagliare mai: chi ha ragione non ha bisogno di urlare, e chi urla non ha ragione, ha solo troppa paura di non averla.

Le persone non si convincono con le parole si convincono con l'esempio, con i fatti, con il modo in cui le si fa sentire.

È forte chi non ha paura delle proprie ombre, chi piange ma lo fa sorridendo, chi si alza tutte le mattine e va avanti nonostante tutto. Chi ci prova, chi continua a sbagliare nonostante si sia fatto già male, chi ascolta la propria voce. E poi magari la manda a quel paese, ma sa benissimo cosa sta dicendo.

Ci vuole coraggio ad ascoltarsi.
Ci vuole coraggio a vedere tutto, a capire come gira il mondo ma a rimanere sempre se stessi.

È forte chi non prova ad imporsi sugli altri, perché sa di bastare a se stesso.

E che le persone giuste non si devono inseguire: arrivano da sole e ci camminano a fianco."

(Catherine Black)

 Oltre la siepe esistono territori invisibili,luoghi dell’anima dove il dolore si nascondeprima ancora di trovare una vo...
28/06/2026



Oltre la siepe esistono territori invisibili,
luoghi dell’anima dove il dolore si nasconde
prima ancora di trovare una voce.

Chi sceglie di abitare questo mestiere, il mondo della psicologia,
non può permettersi il silenzio,
ma neppure il rumore.

Deve imparare la misura:
restare, ascoltare, contenere.

Perché la sofferenza non chiede soltanto di essere raccontata,
chiede qualcuno capace di attraversarla senza perdersi e con-fondersi in essa.

Con il tempo si impara a riconoscere i linguaggi dell’inconscio,
quelle mille forme con cui ciò che è ferito
cerca una strada per riemergere:
uno sguardo, un’assenza, una parola spezzata,
un’emozione rimasta senza nome.

Diventi custode di processi profondi,
portavoce di ciò che cerca ordine nel caos,
presenza (a volte anche la sola) accanto a chi tenta di ricostruire
il filo della propria storia.

Nel silenzio dell'ascolto, si impara a camminare accanto alle cicatrici,
a non volerle cancellare,
perché ogni ferita porta con sé una memoria
che chiede prima di tutto di essere accolta.

Ascoltare il dolore, restituirgli dignità e voce, ma anche un limite, confine.

Perché il dolore, quando non trova un limite, scava senza via di uscita,
si trasforma in un abisso,
un buco nero capace di risucchiare la luce, di farci credere che non esista niente altro, facendo dimenticare il calore del sole
a chi ha vissuto troppo a lungo nell’ombra.

Eppure, anche nelle terre più aride,
qualcosa resiste.

Ci sono semi invisibili
che attendono il tempo giusto per germogliare.

Sono la resilienza,
la parte dell’anima che non si arrende,
la forza silenziosa che resta
anche quando tutto sembra perduto.

E allora si impara ad accompagnare quel seme,
proteggerne il fragile respiro,
finché possa tornare alla luce.

Fino al giorno in cui l’anima,
attraversando le proprie cicatrici,
ricorderà di poter ancora ri-fiorire.

Oggi abbiamo accesso a più informazioni, più strumenti e più possibilità di comunicare che in qualsiasi altro momento de...
06/06/2026

Oggi abbiamo accesso a più informazioni, più strumenti e più possibilità di comunicare che in qualsiasi altro momento della storia.

Eppure continuiamo a sottovalutare il potere delle parole.

Lo vediamo nel cyberbullismo, quando un commento diventa un'arma. Lo vediamo nelle fake news, quando condividiamo contenuti senza verificarli. Lo vediamo ogni volta che scegliamo di reagire invece di comprendere.

Forse il problema non è la tecnologia in sé, ma la sua forza moltiplicatrice. Perché ciò che condividiamo in pochi secondi può propagarsi senza controllo, sfuggirci di mano e generare effetti molto più grandi di quelli che avevamo immaginato.

Per questo come esseri umani abbiamo un'arma ancora più potente per arginare tutto ciò: l'empatia, che non serve solo per trattare bene gli altri. Serve anche per capire l'impatto delle nostre azioni reali e digitali.

E c'è un altro aspetto che spesso dimentichiamo: la libertà di espressione non è una licenza per dire tutto ciò che ci passa per la testa.
Avere un'opinione è un diritto. Comunicarla con rispetto è una responsabilità.

Perché esprimere il proprio pensiero non dovrebbe mai significare rinunciare alla consapevolezza, all'educazione o all'empatia.

Il Manifesto della Comunicazione Non Ostile ci ricorda che virtuale è reale. E se è reale, allora ogni parola, ogni commento e ogni condivisione meritano la stessa attenzione che avremmo nella vita di tutti i giorni.

In un mondo dove tutti possono parlare, la vera differenza la fa chi sceglie di farlo con rispetto, consapevolezza ed empatia

L’aria, l'unico elemento che non disegna confini, ma solo orizzonti 🎏🫧Un pomeriggio vissuto dai bambini che hanno costru...
31/05/2026

L’aria, l'unico elemento che non disegna confini, ma solo orizzonti 🎏🫧

Un pomeriggio vissuto dai bambini che hanno costruito aquiloni con le mani e sogni con il respiro. Che hanno soffiato bolle e le hanno guardate andare via: ognuna diversa, ognuna libera, eppure nate dallo stesso respiro.

Un laboratorio che rivela l'imPORTANZA dell'Appartenenza al territorio: non è la linea tracciata sulla terra. È il respiro che condividiamo.

È il vento invisibile che solleva i sogni, senza chiedere nome né storia.
È la verità antica che anche le strade più diverse nascono e vivono sotto lo stesso cielo.

Volare per i bambini non è sfidare il vento. È fidarsi, insieme.
Crescere non è farsi appesantire dal proprio mondo emotivo. Ma rimanere leggeri grazie all' autoregolazione.

L’aria che solleva l’aquilone si chiama "portanza".
La forza invisibile che respiriamo insieme si chiama fiducia e vita.

Dopo TERRA che ha dato loro radici profonde,
ARIA insegna ai bambini che quelle radici non imprigionano: si intrecciano insieme.

Il viaggio dei 4 Elementi prosegue.
Alla prossima tappa 🔥💧

La generazione fantasmaQuelli tra i 35 e i 45 anni.La generazione rimasta bloccata nel mezzo.A cui hanno insegnato ad as...
28/05/2026

La generazione fantasma

Quelli tra i 35 e i 45 anni.
La generazione rimasta bloccata nel mezzo.

A cui hanno insegnato ad aspettare.
A sacrificarsi.
A stringere i denti in silenzio.

Prima schiacciati da chi non lasciava spazio.
Poi travolti da un mondo che pretende tutto e subito, come se vivere fosse una gara a chi arriva prima.

Tra i "i non più giovani ingombranti da rispettare come guida" e i "giovanissimi a cui lasciar spazio" quale? Non si sa. Il proprio?

E loro lì.
Nel mezzo.

Con addosso la fatica di chi ha sempre dovuto dimostrare qualcosa.
Sempre in ritardo su tutto.
Soldi. Stabilità. Serenità. Vita.

La verità è che questa generazione non ha mai avuto il tempo di fermarsi a respirare davvero.

A convivere con l’ansia senza chiamarla ansia.
Con la pressione costante di dovercela fare.
Con quella sensazione sottile di non essere mai abbastanza per sentirsi finalmente al sicuro.

E il punto è questo:
nessuno dovrebbe bruciare le tappe.

Perché tutti, nella vita, passano nel mezzo.
Quel luogo sospeso dove non sei più giovane, ma non ti senti ancora arrivato da nessuna parte.

Nel mezzo, così a lungo
da trasformare la sopravvivenza in normalità.
Così a lungo
da diventare invisibili perfino a se stessi.

e se ci dovessero ve**re a dire che siamo statieccessivamente romanticiche ci siamo nutriti di troppe poesiee canzoni d'...
23/05/2026

e se ci dovessero ve**re a dire
che siamo stati
eccessivamente romantici
che ci siamo nutriti di troppe poesie
e canzoni d'amore
in un mondo dove
va avanti
chi non legge
chi detta legge

e se ci dovessero ve**re a dire
che abbiamo pensato
di poter fare l'impossibile
in un paese che a fatica
riesce a gestire il possibile e l'essenziale,
che abbiamo lottato invano
quando abbiamo fatto da scudo
ai piccoli
alle barche senza riva
ai deboli
e ai bambini

se ci di dovessero ve**re a dire
che abbiamo perso tempo
a raccontare favole a lieto fine
ai nostri bambini
e abbiamo sbagliato
a prenderci cura degli altri
più che di noi stessi
che l'uomo è un essere egoista
e deve pensare sempre prima a sé
perché è così che la natura suggerisce
che il grande mangia il piccolo

se ci dovessero ve**re a dire
che siamo stati pazzi
a credere di poter fermare la mafia
con l'amore
l'ingiustizia con la tenerezza
e la collera
con un brindisi di vino buono

noi dobbiamo rispondere
di sì,
che siamo stati quelli
che hanno avuto il coraggio di sognare,
che hanno dato fiducia agli altri,
quelli che credono che il mondo
abbia ancora una possibilità di salvarsi,
dobbiamo rispondere che siamo noi,
i pazzi di vita,
quelli che hanno ragione.

[Gio Evan]

a Giovanni Falcone assassinato il 23 maggio 92
per aver praticato ad alta voce giustizia e libertà.

Parliamo di   di genere,   e   quando il dolore è ormai già esploso.Siamo ormai abituati a medicalizzare ed etichettare ...
16/05/2026

Parliamo di di genere, e quando il dolore è ormai già esploso.

Siamo ormai abituati a medicalizzare ed etichettare un po' tutto. Solo quando succede qualcosa allora ci accorgiamo dei comportamenti e delle relazioni problematiche.

Ma tutto nasce molto : da emozioni non riconosciute, non accolte, non contenute.

Per questo l’educazione all’affettività e alle emozioni è la vera base della , se non l'unica veramente efficace.

Insegnare ai ragazzi a dare un nome a ciò che sentono significa aiutarli a non trasformare rabbia, paura o frustrazione in aggressività o chiusura.

Durante lo spettacolo teatrale "Inside You", il personaggio più amato dai ragazzi in sala è stato .
E questo mi ha colpito profondamente.

La rabbia vissuta come energia, difesa dalle ingiustizie, bisogno di essere capiti e ascoltati. I ragazzi la riconosco subito perché la vivono ogni giorno, spesso senza sapere come attraversarla.

Quando trovano uno spazio in cui la rabbia, antropomorfizzata, può essere raccontata, nominata, persino drammatizzata, accade qualcosa di importante grazie alla (Aristotele): non fa più solo paura. Diventa comprensibile.

La rabbia non è il nemico.
Il silenzio emotivo lo è.

Perché un ragazzo che impara a riconoscere le proprie emozioni e a contenerle tra e giusto , sarà un adulto più consapevole, più empatico, più libero.

L’educazione emotiva non serve solo a stare meglio.
Serve a crescere essere umani.

che la rabbia diventi violenza.
che il dolore diventi isolamento
che il silenzio diventi ferita.

Indirizzo

Casalnuovo Di Napoli
80013

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 20:00

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