27/03/2026
Non è successo all’improvviso.
E se lo pensi, stai sbagliando.
Un ragazzo di 13 anni entra a scuola con un coltello.
Una professoressa finisce in ospedale.
E come sempre…
tutti parlano dopo.
Ma la verità è questa:
i segnali non iniziano la mattina alle 7:45.
Iniziano molto prima.
Nelle relazioni.
Nel silenzio.
Nei cambiamenti che nessuno raccoglie.
In molti Paesi europei questo lo sanno.
Non aspettano che succeda qualcosa.
Hanno lo psicologo dentro la scuola, in modo stabile.
Non due ore a settimana.
Non a progetto...
Hanno protocolli chiari:
⚠️quando un ragazzo vive un lutto
⚠️quando emergono segnali di bullismo
⚠️quando cambia comportamento
⚠️quando il disagio inizia a farsi vedere
Non si interviene “dopo”.
Si lavora prima. Sempre.
In Italia?
Troppo spesso lasciamo soli:
🔴gli insegnanti
🔴gli studenti
🔴i servizi
E poi ci sorprendiamo.
Io lavoro ogni giorno con che stanno dentro queste situazioni.
E ti dico una cosa scomoda:
non è vero che non si vede niente.
È che spesso non c’è una struttura che tenga quello che si vede.
E ogni volta che accade…
è un fallimento per tutti noi.
Mi dispiace per quel ragazzino.
Mi dispiace per l’insegnante.
Mi dispiace per tutte le persone che stanno vivendo questa situazione da vicino.
Perché quando si arriva a questo punto,
non ha perso solo qualcuno.
Abbiamo perso tutti.
Se lavori come psicologo, counselor, assistente sociale o professionista dell’aiuto…
questa cosa ti riguarda.
Perché non basta esserci.
Serve sapere cosa guardare, quando intervenire e come reggere quello che emerge.
Perché la differenza non la fa il “dopo”.
La fa chi è in grado di vedere prima 🖤