29/05/2026
Ci sono giornate in cui la democrazia partecipata smette di essere una formula scritta sui documenti e diventa carne, voce, emozione condivisa. Quella vissuta a Napoli in occasione dell'assemblea pubblica "Il Progetto di Vita come infrastruttura dei diritti in Campania" è stata esattamente una di queste giornate.
Le immagini di questo incontro raccontano una sala gremita, vibrante, unita da un unico grande obiettivo: abbattere un modello frammentato per costruire un welfare realmente inclusivo e fondato sull'autodeterminazione.
Il nostro ringraziamento più profondo e commosso va a tutti i partecipanti, alle associazioni del Terzo Settore e, sopra ogni cosa, alle famiglie.
La vostra presenza in massa è stata il motore di questa giornata. In particolare, vogliamo rivolgere un pensiero alle tantissime madri presenti in sala. Con i loro occhi stanchi ma determinati, incarnano la forza invisibile che finora ha sorretto il sistema. Ma adesso basta. Le istituzioni non possono più permettere che l'intero peso della cura e dell'assistenza ricada esclusivamente sulle spalle delle madri. Il Progetto di Vita nasce proprio per questo: per superare la logica della delega familiare e trasformare il supporto in un diritto strutturale, universale e garantito dallo Stato.
Il cambiamento non si fa da soli. Per questo ringraziamo i rappresentanti istituzionali, sindacali e del mondo associativo che hanno accettato l'invito al confronto, portando contributi fondamentali per tracciare la strada del nuovo welfare regionale:
I Sindacati, con i segretari e rappresentanti di CGIL, CISL e UIL, pronti a fare della disabilità una battaglia di cittadinanza trasversale.
Le Istituzioni, dalla Giunta al Consiglio Regionale, fino all'Ufficio Scolastico e ad Anci Campania, chiamate a tradurre queste istanze in leggi e interventi concreti.
Come ha ricordato il Presidente di FISH Campania, Gennaro Pezzurro, il Progetto di Vita non è una pratica burocratica o una misura isolata del comparto socio-sanitario. Riguarda la scuola, il lavoro, i trasporti, la cultura, lo sport: riguarda la vita.
"Le persone con disabilità sono cittadini come tutti gli altri e ogni scelta pubblica deve tenerne conto. Non vogliamo più misure separate, ma la piena cittadinanza".
La sfida ora è culturale. Il Progetto di Vita diventerà realtà solo quando tutti — dalle istituzioni fino alle singole famiglie — faranno propri i suoi principi di libertà, scelta e dignità. Non più oggetti di assistenza, ma soggetti di diritti.