Studio di Psicologia Casteggio

Studio di Psicologia Casteggio Dott.ssa Elisa Pagliarini
Psicologa-Psicoterapeuta
Lavoro con adulti, adolescenti e famiglie, in ter

Dott.ssa ELISA PAGLIARINI
- Laurea in Psicologia presso l’Università degli Studi di Pavia
- Iscrizione all’Albo professionale dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia n° 03/9081
- Specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica presso la scuola quadriennale di formazione psicoanalitica “Il Ruolo Terapeutico” di Milano
- Iscrizione all’elenco degli Psicoterapeuti (autorizzazione all’esercizio de

ll’attività psicoterapeutica)
- Corso di perfezionamento in Psicopatologia dell’Apprendimento presso l’Università degli Studi di Pavia
- Corso di formazione in Tecniche di Rilassamento: Training Autogeno di Schultz e Rilassamento Progressivo Muscolare di Jacobson
- Corso di specializzazione sulla clinica psicoanalitica del disagio infantile contemporaneo (disturbo dell'attenzione da iperattività, disturbi dell'alimentazione, aggressività, disagio e insuccesso scolastico, disturbi del linguaggio, dipendenze)

04/08/2026
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17/06/2026

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CONDIVIDERE LE PAGELLE SUI SOCIAL: perché no.

In questi giorni, c’è molto dibattito nei social relativamente alla scelta di tanti genitori di condividere nei loro profili social le pagelle dei figli. So benissimo quanto, nei social, dire ai genitori cosa fare o non fare espone alla critica di essere invadenti e intrusivi. Ma forse, su alcune cose, vale la pena essere prescrittivi.

Per favore, non condividete le pagelle dei vostri figli nei social. Farlo, significa amplificare quel fenomeno che ha visto sempre più spesso l’infanzia e l’adolescenza del terzo millennio messa in vetrina ed esposta come un trofeo.

Non va bene.

Perché i figli non hanno bisogno di essere esibiti e mostrati. La relazione tra un genitore e il proprio figlio ha bisogno più di privatezza che di esibizione. E’ dentro le menti, i cuori e gli sguardi di chi ha cura di un bambino, che quel bambino deve sapersi visto e pensato.

Da più parti (e oggi esiste anche molta ricerca a conferma di ciò) si è messo in evidenza quanto lo sharenting (ovvero la pratica di condividere immagini e scene familiari nell’online) sia nocivo per i nostri figli.

A loro non serve a nulla la “vetrinizzazione” nei social delle loro esistenze. Serve invece a noi genitori per cercare conferma del nostro essere “buoni genitori”. Questa conferma non va cercata fuori di noi, ma dentro di noi. Deve compiersi nell’analisi (e non nell’esibizione) di ciò che ci accade quando siamo accanto ai nostri figli e di ciò che accade a loro quando sono con noi. Esibire un figlio nei social porta lo stesso figlio a immaginarsi come qualcuno che deve essere guardato e valutato da un mondo, di cui non ha imparato ancora a prendere le misure.

Se condivido la pagella del mio bambino, certamente è perché è bella e ne riceverò complimenti e congratulazioni dagli altri. Implicitamente un figlio impara che il valore del suo successo scolastico dipende dall’approvazione che produce negli altri. Questo approccio rischia di trasformare il valore di un figlio, ancorandolo ai voti che prende.

UN FIGLIO NON E’ I VOTI CHE PRENDE. E’ molto di più.

21/04/2026

"I figli possono trovare il loro cammino quando la nostra mano ha la fede sufficiente per perderli....
Attenzione, nessuno ha verità. Non ci sono esperti, ma amare significa donare a lui il nostro ritrarsi, è il sacrificio della proprietà.
Il dono più grande che possiamo fare ai nostri figli non è dargli tutte le risposte, non è spiegargli il senso della vita, ma dimostrargli, con il nostro esempio quotidiano - e non attraverso la retorica - che la vita ha senso... e mostrare loro tutta la nostra fragilità.....
Il dono più grande della genitorialità è non ricondurre la vita del figlio a uno standard di normalità.
Il dono più grande della genitorialità è amare le storture, le bizzarrie.
Non raddrizziamo le viti storte, scommettiamo tutto invece sulle diversità.
Io genitore voglio che tu sia quello che desideri."

Massimo Recalcati

10/03/2026

Adulto è chi si assume le proprie responsabilità, ma non quelle come timbrare il cartellino, pagare le bollette o rifare i letti lavatrici. Ma le responsabilità delle proprie scelte, delle proprie azioni, delle proprie paure e delle proprie fragilità.
Responsabile è chi prende la propria vita in carico, senza più attribuire colpe alla crisi, al governo ladro, al sindaco che scalda la poltrona, alla società malata, ai piccioni che portano le malattie e all’insegnante delle elementari che era frustrata.
Sembrano adulti ma non lo sono affatto.
Chi da bambino è stato umiliato, chi ha pensato di non esser stato amato abbastanza, chi ha vissuto l’abbandono e ne rivive costantemente la paura, chi ha incontrato la rabbia e la violenza, chi si è sentito eccessivamente responsabilizzato, chi ha urlato senza voce, chi la voce ce l’aveva ma non c’era nessuno con orecchie per sentire, chi ha atteso invano mani, chi ha temuto le mani: per tutti questi “chi”, se non c’è stato un momento di profonda rielaborazione, se non si è avuto ancora il coraggio di accettare il dolore vissuto, se non si è pronti per dire addio a quel bambino, allora “l’adultità” è un’illusione.

Emily Mignanelli

15/12/2025

«L’amore è innanzitutto prendersi cura dell'altro..»

Spiace dirlo ma oggi la gente non sa più amare. I nuovi rapporti si creano e si cancellano con un clic del mouse. Viviamo in un’epoca che tende a ridurre tutto a consumo, persino i sentimenti.

La velocità con cui viviamo ci porta a confondere l’amore con l’eccitazione del momento o con il bisogno di riempire vuoti emotivi. Basta pensare al cambiamento di valore della parola amico tra ieri e oggi su internet per capire come i rapporti siano diventati facili e superficiali. Ma l’amore, quello vero, richiede tempo. È un sentimento che cresce, si trasforma e resiste alle tempeste della vita. È un atto di pazienza, di ascolto e di cura.

Amare non è solo un’emozione, ma una decisione. È un impegno che prendiamo verso l’altro, e che ci richiede di dare senza pretendere sempre qualcosa in cambio. Ecco perché credo che l’amore non sia qualcosa da rincorrere o da possedere, ma da vivere. È una scoperta continua, una danza tra due persone che scelgono di camminare insieme, pur sapendo che ogni passo è incerto. Amare, in definitiva, significa accettare la vita in tutta la sua imprevedibilità e imparare, giorno dopo giorno, ad essere più veri, più autentici, e, forse, anche più felici.

Umberto Galimberti

27/11/2025

"Se il soggetto sceglie la psicoanalisi è perché pre-interpreta i suoi sintomi.
Un soggetto soffre di insonnia. Ma perché si rivolge a uno psicoanalista? Perché pensa che quell'insonnia abbia un senso. Se pensasse che quell'insonnia non avesse un senso, ma fosse l'esito di un semplice disfunzionamento del corpo, andrebbe da un medico che lo possa curare con un farmaco. In primo piano sarebbero il disturbo del sonno e la sua cura farmacologia.
La pre-interpretazione è, invece, questo movimento iniziale in cui un soggetto attribuisce un senso ai suoi sintomi. Il sintomo diviene cioè una dimensione enigmatica, cifrata, metaforica. Il soggetto non sa bene che cosa voglia dire, ma decide di chiederlo a chi suppone lo sappia, ossia allo psicoanalista."

Massimo Recalcati - "La pratica del colloquio clinico. Una prospettiva lacaniana" (Cortina, 2017)

25/10/2025

✒️"La depressione si configura come un singolare stato d’animo che costringe la persona in una condizione di prigionia emotiva e di allontanamento dal mondo.
La “prigione” è data dall’individuo stesso, dal suo mondo interno che lo inghiottisce ogni giorno di più, dalle tenebre dentro le quali precipita accompagnato solo dalla spiacevole sensazione di non poter più fare ritorno.
Non c’è nulla, ma proprio nulla, nella realtà esterna che possa sollecitare l’interesse del depresso, men che mai accendere un barlume di progettualità.
Quando sentiamo parlare della cosiddetta “mancanza di interessi” che caratterizzerebbe le persone depresse, non facciamo altro che confrontarci con un banalissimo luogo comune, un buffo eufemismo che riesce a spostare l’attenzione solo sulla punta dell’iceberg.
La depressione distrugge gli interessi della persona, li sgretola fino al punto di farli diventare finissima sabbia.
E per quanti sforzi l’individuo compia, per quanto impegno possa metterci, per quanto aiuto possa ricevere, i suoi granitici interessi e le sue solide attività sono ora solo sabbia che sfugge tra le sue dita.
Uno stato depressivo non lascia spazio alla forza d’animo, alle motivazioni, alla capacità di progettare.
In questa cupa sensazione di disperato abbandono l’unico “desiderio” che è possibile avvertire è che l’incubo finisca il prima possibile.
E per un buffo scherzo del destino è il depresso stesso a procrastinare sempre più il risveglio dall’incubo: dormendo quasi tutto il giorno — oppure aspettando con ansia di poterlo fare — la persona depressa si arrende supina alla letargia della sua vita.
Eppure, sebbene possa sembrare paradossale, soprattutto quando sopraggiunge una depressione profonda è il caso di dire “non tutti i mali vengono per nuocere”.
Lo stato di grave prostrazione e l’abbattimento che si vengono così a creare, infatti, costringono gioco-forza l’individuo a confrontarsi con gli aspetti più oscuri, segreti e imprevedibili della sua personalità.
Sprofondando fino negli abissi dell’anima, prima o poi giunge il momento in cui “si tocca il fondo”.
Gli elementi che permettono di comprendere di aver “toccato il fondo” variano da persona a persona, ma in genere è la consapevolezza di aver calpestato se stessi, di essersi lasciati risucchiare da una condizione di degrado personale e psicologico, a far si che il depresso si senta percorso da un brivido raggelante.
È questo un breve ma preziosissimo momento, in cui una flebile luce rischiara per qualche istante il buio in cui si è immersi.
Sono attimi da prendere al volo, in cui si deve decidere rapidamente se distendersi su quel fondale attendendo la morte dell’anima o, viceversa, se trasformare quello stesso fondale in una piattaforma di lancio da cui ripartire ed emergere. Soltanto chi avrà vissuto sulla propria pelle l’avventura spaventosa e affascinante di un viaggio nei sotterranei della propria anima potrà capire questo discorso, tutti gli altri dovranno accontentarsi di assistere increduli alle evoluzioni della psiche altrui.
Un aspetto veramente interessante della depressione è dato dallo sfacciato contrasto tra la sterilità di giorni trascorsi come creature prigioniere della propria vita, e la grande fertilità del momento in cui si decide di ricominciare a vivere.
In quel momento, infatti, l’individuo porta sulle proprie spalle un pesante carico: si tratta di tutte le esperienze psicologiche e delle riflessioni generate dalla depressione stessa.
Che non sono una zavorra, ma un prezioso bagaglio che l’individuo potrà decidere di mettere a frutto.
Da una depressione non si emerge mai come si era prima di sprofondarvi, la depressione è soprattutto metamorfosi e, spesso, arricchimento interiore.
La sofferenza dell’anima e la depressione, che di essa costituisce uno dei più “illustri” rappresentanti, divengono spesso scintille da cui divampa un vero incendio creativo, o la volontà di occuparsi di rinnovati interessi"

Aldo Carotenuto, "Il Fondamento della Personalità", Bompiani

Indirizzo

Via Anselmi 11
Casteggio
27045

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 16:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 16:00

Telefono

+393487658843

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