Studio di Logopedia Dott.ssa Caterina Cataldi

Studio di  Logopedia Dott.ssa Caterina Cataldi Ricevo a Bologna, Castel Maggiore Castenaso e Budrio, per info. contattare il 3928387497 / [email protected]

02/08/2026

Qualche giorno fa ho avuto il privilegio di conoscere una bambina di tre anni che mi ha ricordato, ancora una volta, quanto sia importante ascoltare prima di osservare.

La sua storia era fatta di ricoveri, episodi di quasi soffocamento, difficoltà nella gestione dei cibi, dubbi diagnostici e tanti tentativi di trovare una spiegazione.

Durante la valutazione è emerso un elemento che, fino a quel momento, non era mai entrato nel ragionamento clinico.

Attenzione: questo non significa che il frenulo linguale sia la causa di tutto. Sarebbe una semplificazione tanto quanto ignorarlo.

Significa, però, che davanti a una storia così complessa credo sia nostro dovere osservare ogni possibile tassello, compresa la funzione linguale.

Ogni bambino merita una valutazione che tenga insieme anamnesi, osservazione clinica e funzione.

Perché il nostro lavoro non è cercare una risposta semplice.

È costruire un ragionamento clinico che non lasci fuori ciò che potrebbe fare la differenza.

Questo é il quarto anno da vicepresidente                      Il quinto Congresso Nazionale SMOFIl secondo del nostro d...
24/07/2026

Questo é il quarto anno da vicepresidente Il quinto Congresso Nazionale SMOF
Il secondo del nostro direttivo

Ci sono momenti in cui vai avanti senza voltarti, perché ci sono responsabilità, obiettivi da raggiungere, decisioni da prendere o perché l’impegno, la fatica e i sacrifici diventano parte della normalità. Sei così concentrato sul percorso che non ti accorgi nemmeno di quanta strada hai fatto.

Poi High Quality Events pubblica la locandina… rileggi i nomi, la condividi… e all’improvviso ti fermi a pensare: “
Ci siamo, ancora una volta; La macchina è partita”

E forse, ogni tanto, dovremmo imparare a fermarci, a piantare i piedi e guardarci indietro.
Quattro anni di impegno, sacrifici, mediazioni, soddisfazioni, sorrisi, delusioni, legami e crescita. Quattro anni che, se oggi mi guardo indietro, sembrano essere passati in un soffio.

Agosto è il mese delle riflessioni e settembre, invece, è già lì che ci aspetta.
Il 2026/2027 sarà un anno intenso, ma sono certa che, come ogni viaggio importante, mi riporterà a casa diversa da come sono partita. Perché ogni esperienza lascia qualcosa e ci cambia, sempre.

Noi siamo pronti e non vediamo l’ora di condividere con voi questa nuova avventura. 🥰
A breve pubblicheremo tutti i dettagli e il programma.
Nel frattempo, date un’occhiata ai professionisti che hanno scelto di affiancarci in questa nuova sfida: averli al nostro fianco è motivo di grande orgoglio e sono certa che renderanno questo congresso ancora più speciale. ❤️

Si parla tantissimo di reflusso nel neonato.Probabilmente perché è una delle prime ipotesi che emerge quando un bambino ...
19/07/2026

Si parla tantissimo di reflusso nel neonato.
Probabilmente perché è una delle prime ipotesi che emerge quando un bambino piange, rigurgita, si irrigidisce durante la poppata o sembra faticare nell’alimentazione.
Eppure il reflusso gastro-esofageo nei primi mesi di vita è estremamente frequente e, nella maggior parte dei casi, rappresenta una condizione fisiologica destinata a migliorare con la maturazione del bambino.

Diverso è il momento in cui il reflusso diventa realmente patologico e si associa a sintomi clinicamente rilevanti.
Il problema è che molti dei segnali che osserviamo nei lattanti sono poco specifici e possono raccontare storie molto diverse tra loro.

Negli ultimi anni la letteratura ha inoltre iniziato a discutere sempre più del reflusso extra-esofageo o laringofaringeo e delle sue possibili associazioni con sintomi delle alte vie respiratorie e con alcune difficoltà alimentari precoci.

Le associazioni vengono descritte, ma la@relazione causale, rimane spesso difficile da dimostrare.
Ed è probabilmente proprio qui che si colloca il nostro lavoro. Durante la valutazione possiamo osservare, raccogliere segnali, leggere il funzionamento del sistema nel suo insieme e capire quando è il momento di coinvolgere altri professionisti.

Perché il sistema è integrato e ogni deviazione dalla fisiologia può modificare il percorso di sviluppo delle funzioni che spesso ritroviamo più avanti nei disordini del feeding.

Questo non significa attribuire automaticamente ogni difficoltà al reflusso ma imparare a fare domande migliori, e forse, nel lavoro con i neonati, è una delle competenze più preziose che possiamo sviluppare.

👇 Sono curiosa di leggere le vostre esperienze.

Quali sono i segnali che vi portano a fermarvi, osservare meglio e scegliere di coinvolgere altri professionisti prima di attribuire tutto al reflusso?

Negli ultimi anni mi è capitato sempre più spesso di osservare neonati e lattanti che presentano una lingua a riposo ava...
14/07/2026

Negli ultimi anni mi è capitato sempre più spesso di osservare neonati e lattanti che presentano una lingua a riposo avanzata o interdentale.

Molti di loro si alimentano bene, crescono bene, respirano dal naso e sviluppano le loro competenze senza particolari difficoltà apparenti.
Eppure quella lingua continua a stare lì.

Per molto tempo anch’io mi sono chiesta come fare a riportarla sul palato, poi ho capito che probabilmente la domanda da porsi era un’altra.

Perché quella lingua ha bisogno di stare fuori?
La lingua non vive da sola. Fa parte di un sistema complesso in cui respirazione, postura, controllo motorio, vie aeree, comfort gastroesofageo e organizzazione neuromotoria si influenzano continuamente a vicenda.

A volte ciò che osserviamo non è il problema.
È il modo più efficace che il corpo ha trovato, in quel momento, per adattarsi e funzionare al meglio.

Ed è proprio per questo che la valutazione multidisciplinare non rappresenta un lusso o una moda del momento, ma spesso una necessità clinica.
Perché se osserviamo soltanto la lingua rischiamo di perdere il resto della storia, e spesso è proprio il resto della storia a spiegarci quella lingua.

Sono curiosa di conoscere il punto di vista di chi si occupa quotidianamente di questi bambini: quali sono i primi aspetti che approfondite quando la funzione sembra buona ma la posizione di riposo continua a raccontarci qualcosa di diverso?

Mi piacerebbe a tal proposito creare uno momento di conforto on Line per discuterne.
Se l’idea vi incuriosisce, lasciate un commento oppure scrivetemi in privato lasciandomi la vostra e-mail: proveremo a costruire insieme un piccolo gruppo di confronto clinico interdisciplinare su questi temi.

Forse proprio in questi giorni, un anno fa, iniziavo a frequentare quello che allora era ancora un cantiere.I nostri pri...
03/07/2026

Forse proprio in questi giorni, un anno fa, iniziavo a frequentare quello che allora era ancora un cantiere.

I nostri primi colloqui si sono svolti tra muri da finire, polvere e macerie. Eppure qualcuno di voi ha scelto Riné quando ancora non c’era praticamente nulla da vedere.

Lo dico sempre sorridendo: avete scelto Riné “a scatola vuota”. Forse vi è bastato respirare l’entusiasmo con cui ve lo raccontavo. Forse avete intravisto un’idea prima ancora di uno spazio. Qualunque cosa sia stata, oggi vi dico grazie.
Quasi un anno dopo siamo ancora tutte qui e nel frattempo sono arrivate nuove professioniste che hanno riempito questi spazi di ulteriore energia, competenze e vitalità.

Il tempo libero è sempre poco e gli incastri sono infiniti, ma cerchiamo comunque di ritagliarci occasioni per stare insieme anche fuori dal lavoro. L’aperitivo prima della pausa estiva era proprio quello che ci voleva per chiudere un anno intenso, fatto di tanto lavoro ma anche di tante soddisfazioni.

E dentro di me sento che questo è solo l’inizio. Il cuore, e anche un po’ la pancia, mi dicono che ci aspettano altri progetti, nuove idee e tanti momenti da condividere.
In fondo, uno spazio non diventa speciale per le pareti che lo compongono, ma per le persone che scelgono ogni giorno di abitarlo. E se continuo a credere così tanto nei piccoli gesti è perché sono quelli che, nel tempo, costruiscono fiducia e relazioni vere. Sono queste le cose che, per me, hanno il valore più grande ❤️🙏🏻 grazie

Ci sono piccoli gesti che, senza fare rumore, riescono a raccontare tantissimo.Questa mattina, entrando in ambulatorio, ...
03/07/2026

Ci sono piccoli gesti che, senza fare rumore, riescono a raccontare tantissimo.

Questa mattina, entrando in ambulatorio, ho trovato sulla scrivania un attestato di fine percorso e un piccolo regalo preparati da Anna per una bambina che ha concluso il suo cammino nel progetto Guarda Come Cresco.

La prima emozione è stata la soddisfazione per quella bambina. Poi, quasi senza accorgermene, è arrivata una sensazione diversa…
Ho ripensato al giorno in cui Anna bussò alla porta del progetto chiedendomi di poter svolgere la sua tesi sulle stimolazioni secondo il metodo Drezancic nei bambini con trisomia 21. Da allora sono passati diversi anni e ho avuto il privilegio di vederla crescere, non solo come professionista, ma anche come persona.

La competenza si costruisce con lo studio e con l’esperienza. Ma ciò che rende davvero speciale un professionista è il modo in cui si prende cura delle persone. Vedere che, nonostante il tempo trascorso, Anna continua a lavorare con la stessa passione, la stessa attenzione e la stessa delicatezza mi ha riempita di gratitudine.

A un certo punto mi sono sorpresa a chiedermi se, in questo percorso di crescita, ci fosse stato anche un piccolo contributo da parte mia. Non lo so, e forse non lo saprò mai. Mentre lo scrivo mi sembra quasi di fare un’autocelebrazione, ma una piccola parte di me spera che sia così.

Perché credo che ogni volta che accogliamo una tirocinante, una volontaria o una giovane collega non stiamo semplicemente insegnando una tecnica, ma stiamo mostrando un modo di essere professionisti. Ogni scelta, ogni parola, ogni gesto racconta cosa significa, per noi, prendersi cura delle persone.

È una responsabilità enorme, perché chi ci osserva porterà con sé qualcosa del nostro modo di lavorare e, a sua volta, lo trasmetterà a qualcun altro.
Forse è proprio questo il lato più bello del nostro lavoro: scoprire che i semi piantati anni prima, spesso senza nemmeno rendercene conto, un giorno diventano cura nelle mani di qualcun altro.

Grazie, Anna, per avermelo ricordato oggi.

“Ma se interrompiamo la terapia… non rischiamo di perdere tutto?”È una delle domande che mi viene rivolta più spesso qua...
30/06/2026

“Ma se interrompiamo la terapia… non rischiamo di perdere tutto?”

È una delle domande che mi viene rivolta più spesso quando si avvicina l’estate.
La mia risposta, però, non è mai uguale per tutti.
Ci sono bambini che hanno bisogno di continuità e altri per cui una pausa, se pensata e condivisa, può diventare parte del percorso terapeutico.

Negli anni ho osservato qualcosa che continua ad affascinarmi: alcuni bambini tornano a settembre con competenze più solide, più spontanee, più loro. Non perché la pausa abbia fatto miracoli, ma perché hanno avuto il tempo di vivere ciò che avevano imparato.

La terapia costruisce strumenti e la vita insegna ad usarli.
Una fetta d’anguria mangiata in spiaggia, un gelato ordinato senza l’aiuto dei genitori, una cena con i nonni, una vacanza con i cugini, una corsa sulla sabbia. Sono momenti apparentemente semplici, ma ricchi di occasioni per comunicare, sperimentare, masticare, respirare, relazionarsi.

Le neuroscienze ci ricordano che l’apprendimento non avviene solo durante l’allenamento: il cervello ha bisogno di tempo per consolidare ciò che acquisisce e perché una competenza diventi davvero stabile deve poter uscire dallo studio e trovare spazio nella quotidianità.

Per questo non credo nelle regole valide per tutti.
Credo nella personalizzazione del percorso, nell’osservazione clinica e nelle decisioni condivise con ogni famiglia.

Perché l’obiettivo non è che un bambino sappia fare un esercizio durante la seduta.
L’obiettivo è che smetta di accorgersi di averlo imparato, perché ormai fa parte della sua vita.

☀️ E voi? Come vivete la pausa estiva? Vi crea serenità o vi mette un po’ di paura? Raccontatemelo nei commenti.

Ultimo giorno prima delle vacanze estive per me e la mia piccola polpetta❤️A settembre il suo percorso continuerà con un...
25/06/2026

Ultimo giorno prima delle vacanze estive per me e la mia piccola polpetta❤️

A settembre il suo percorso continuerà con una collega che la accompagnerà verso nuovi obiettivi. Oggi la sua mamma mi ha detto una frase che mi è rimasta nel cuore:

“Chissà se riuscirà a creare con qualcun altro lo stesso legame che ha creato con te.”
E mi sono fermata a riflettere…

I cambiamenti ci spaventano perché ci chiedono di lasciare ciò che conosciamo per affidarci a qualcosa di nuovo. Eppure è proprio lì che spesso avviene la crescita.

John Bowlby descriveva il legame come una base sicura: una relazione che non serve a trattenere, ma a dare al bambino la fiducia necessaria per affrontare nuove esperienze e nuove persone.

Per questo credo che, quando una relazione di cura è stata autentica, competente e rispettosa, non vada perduta. Rimane dentro il bambino come una risorsa che lo aiuterà a costruire altri legami.

Forse allora la domanda non è se riuscirà ad affezionarsi a qualcun altro, forse la domanda è se siamo noi adulti pronti a lasciarla andare.

Perché, anche se nel nostro lavoro impariamo l’importanza dei confini professionali, è impossibile attraversare anni di conquiste, sorrisi e crescita senza affezionarsi un po’.

E forse è proprio questo il segno che il lavoro è stato fatto bene: quando il bambino può continuare il suo cammino, portando con sé qualcosa di noi, mentre noi impariamo la bellezza di lasciarlo andare. 🥺

19/06/2026

Ci sono sogni che nascono in silenzio e che richiedono tempo per prendere forma.

Quando ho immaginato Riné Studio Multidisciplinare, non ho mai pensato a un semplice insieme di professionisti che condividono uno spazio. Ho immaginato un luogo vivo.

Un luogo in cui ogni professionista potesse mantenere la propria identità, la propria autonomia e la propria forza, ma sentendosi parte di qualcosa di più grande.

Ho sempre desiderato che queste pareti non fossero soltanto muri, ma che potessero risuonare delle voci dei bambini, degli adulti e degli anziani.
Delle loro conquiste, delle loro fatiche, delle loro emozioni.
Che potessero custodire sorrisi, lacrime, frustrazioni, vittorie.
Perché uno spazio di cura può essere anche uno spazio di crescita.

Negli ultimi mesi ho ascoltato.
Ho raccolto idee, richieste di approfondimento, bisogni e desideri di tanti colleghi con cui mi confronto quotidianamente. Ho accolto suggerimenti, proposte, nuove prospettive.

E da questi ascolti è nato qualcosa di speciale.
Per questo il 2026/2027 sarà un anno importante per Riné Studio Multidisciplinare.

Un anno che aprirà le porte a nuovi percorsi formativi dedicati non solo alle famiglie, ma soprattutto ai professionisti.

Non posso ancora svelarvi nulla.
Posso solo dirvi che saranno occasioni di incontro, confronto, crescita e contaminazione professionale.

Perché credo profondamente che la formazione più bella sia quella che ci permette di imparare senza pregiudizi, di ascoltare voci nuove,di metterci in discussione e di costruire il nostro pensiero con curiosità e apertura.

Io sono pronta.
E voi?

Presto vi racconteremo tutto.
Grandi novità stanno arrivando.

CHE CONFUSIONE 🫣🤯😁😳😬                           Quello che resta sul tavolo dopo una seduta di feeding spesso sembra solo...
09/06/2026

CHE CONFUSIONE 🫣🤯😁😳😬

Quello che resta sul tavolo dopo una seduta di feeding spesso sembra solo disordine; fazzoletti, cucchiaini, consistenze diverse, giochi, tracce di cibo, oggetti manipolati, esplorati…
Ma in realtà quello che resta è molto di più.

Restano esperienze sensoriali condivise,tentativi,nuove tolleranze, piccoli passi verso la sicurezza.
Oggi sappiamo che nei Pediatric Feeding Disorders il lavoro sul cibo non può essere separato dall’esperienza percettiva e sensoriale del bambino.
La letteratura più recente sottolinea sempre di più l’importanza di un approccio integrato, in cui regolazione, elaborazione sensoriale, esperienza motoria orale, relazione e partecipazione vengono considerate parti dello stesso processo.

Per molti bambini il problema non è “non voler mangiare”.Spesso il loro sistema nervoso sta dicendo:
“Questo odore è troppo intenso.”
“Questa consistenza non è prevedibile.”
“Questa esperienza non è ancora sicura per me.”

Ed è proprio qui che il lavoro percettivo e la stimolazione sensoriale diventano fondamentali:
non come attività “accessorie”, ma come base per costruire fiducia, tolleranza, competenze e autonomia alimentare.

Perché prima ancora del boccone,
viene sempre l’esperienza.

Indirizzo

Via Primo Maggio 16 A/b Loc. Primo Maggio
Castel Maggiore
40013

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