11/04/2022
"Nella mia immaginazione, molti pazienti giungono al trattamento in condizioni simili a quelle di un individuo che, stando in spiaggia, non abbia mai messo un piede in acqua. La seduta analitica è, per il paziente, "entrare in acqua".
Il problema è imparare a lasciarsi andare, iniziando l'ambientamento (gli istruttori di nuoto chiamano così la prima fase di contatto col nuovo contesto) e imparando a confidare nel fatto che si può galleggiare.
Il primo grande ostacolo, per i neofiti, è fidarsi a fare il morto: bacino in alto e orecchie sott'acqua sono in netta controtendenza con il bisogno spasmodico dell'Io difensivo di tenere sotto controllo la situazione, e il soggetto tira a mantenersi verticale dal collo in su, usando la testa come un periscopio.
In questa fase è decisiva l'assistenza di base dell'istruttore, che si sintonizza con percezione empatica con il livello di allarme dell'allievo, e -un po' con l'esempio, un po' con le dritte del caso- gli consente di giungere un po' alla volta ad una certa confidenza con la praticabilità del medium acquatico.
Se il corso ha successo, dopo qualche tempo l'allievo è in grado di immergersi, di nuotare, e di esplorare l'ambiente subacqueo per qualche metro di profondità, scendendo e salendo con un certo piacere; alcuni saranno capaci di andare anche un po' più giù, mentre i grandi abissi resteranno interdetti all'esplorazione diretta, e potranno essere conosciuti dall'interno di un sommergibile o di un batiscafo, da dietro un vetro". Bolognini.