Spazio Nemesi

Spazio Nemesi Sostegno alla genitorialità • Elaborazione del trauma • Crescita personale

Non è il tuo compito tornare indietro e cambiare quello che ti è successo quando eri un bambino. Non puoi rendere quegli...
20/07/2026

Non è il tuo compito tornare indietro e cambiare quello che ti è successo quando eri un bambino. Non puoi rendere quegli adulti più presenti o quella stanza più sicura. E non puoi dare al te stesso del passato il supporto, la protezione o l'amore di cui aveva bisogno allora.

​Ma puoi iniziare a notare come quelle esperienze stiano ancora plasmando il modo in cui il tuo corpo risponde oggi.

​Puoi accorgerti di quando ti chiudi in te stesso invece di parlare, o di quando ti giustifichi eccessivamente perché qualcuno sembra deluso. Puoi prestare attenzione a quando rinunci ai tuoi bisogni pur di mantenere una connessione, a quando continui a sforzarti oltre il limite perché fermarsi sembra ancora insicuro, o a quando il tuo corpo reagisce al presente come se stesse vivendo ancora nel passato.

È proprio lì che risiede il tuo potere adesso, nell'imparare a rispondere in modo diverso quando quel vecchio schema si ripresenta.

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Sono una psicoterapeuta esperta in psicotraumatologia e sostegno alla genitorialità. Sono un'operatrice polivagale e utilizzo la terapia IFS e EMDR per guidarti nell'elaborazione delle esperienze traumatiche e ritrovare il tuo benessere.

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Spesso in studio arrivano persone che hanno fatto un lungo lavoro su se stesse. Conoscono l'origine delle loro ferite, s...
15/07/2026

Spesso in studio arrivano persone che hanno fatto un lungo lavoro su se stesse. Conoscono l'origine delle loro ferite, sanno razionalizzare ogni reazione eppure mi dicono "Dottoressa, capisco tutto razionalmente, ma continuo a stare male nello stesso modo".

​Questo accade perché c'è una discrepanza enorme tra il sapere cognitivo ("capisco che sono al sicuro") e il sentire somatico ("il mio cuore batte all'impazzata e mi sento in pericolo").

​Finché non coinvolgiamo il corpo e il sistema nervoso nel processo di cura, parleremo solo alla parte più recente del nostro cervello, lasciando quella primitiva bloccata in modalità sopravvivenza.

La buona notizia è che se il trauma è qualcosa che è rimasto bloccato nel corpo, significa che proprio attraverso il corpo e la terapia possiamo aiutare il sistema nervoso a rilasciarlo.

​Vi capita mai di "sapere" di stare bene, ma di non riuscire a "sentirlo" davvero nel corpo? Parliamone insieme nei commenti.

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30/06/2026

Finché lo tieni solo per te, quel dolore diventa una catena.⛓️

​In questa intervista a Belve, Zeudi di Palma usa una parola precisa per descrivere gli anni passati prima di fare coming out: si sentiva addosso delle catene.

​Questa immagine ha una potenza clinica disarmante. Non importa quale sia il segreto, il dubbio, il trauma o il peso che ti porti dentro. Finché quel "cruccio" resta chiuso dentro di te, la mente e il corpo lo percepiscono come una minaccia costante da cui difendersi. L'isolamento cronico appesantisce il sistema nervoso, facendoci sentire perennemente in trappola.

​La vera svolta non è far sparire magicamente la difficoltà, ma trovare il coraggio di condividerla con qualcuno.

​Quando diamo voce a ciò che ci fa paura di fronte a un altro essere umano che ci ascolta senza giudizio, succede qualcosa di straordinario: quella catena si spezza. Il peso smette di essere solo tuo e diventa improvvisamente più leggero, affrontabile.

​Parlare è l'atto di coraggio più grande che possiamo fare per la nostra guarigione.

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07/06/2026

Il trauma non è una competizione a chi ha sofferto di più. Non si misura dall'evento esterno, ma dall'impatto interno.

​Quando un'esperienza supera la nostra capacità di gestirla, non si deposita nel passato come un normale ricordo, ma si incastra nel corpo sotto forma di reazioni automatiche.

Oggi non ricordi l'evento, ma vivi la difesa:

​🦔 Ti chiudi a riccio per paura di soffrire ancora.

⚓ Ti aggrappi all'altro per l'ansia profonda dell'abbandono.

🤍 Diventi compiacente, annullando i tuoi bisogni pur di non creare conflitti.

​Smetti di sminuire il tuo dolore solo perché pensi che "ci sia chi sta peggio". Se oggi fai fatica, la tua fatica è reale e merita di essere ascoltata. La guarigione inizia quando smettiamo di giudicare le nostre reazioni e iniziamo a capire cosa stanno cercando di proteggere.

​Se ti va di fare spazio a questa consapevolezza, raccontami nei commenti in quale di queste tre modalità ti rispecchi di più.

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Le relazioni sono lo specchio più fedele della nostra biologia profonda. Quando ci innamoriamo o stringiamo un legame in...
04/06/2026

Le relazioni sono lo specchio più fedele della nostra biologia profonda. Quando ci innamoriamo o stringiamo un legame intimo, non portiamo nella dinamica solo i nostri desideri presenti, ma anche tutte le strategie protettive che abbiamo dovuto imparare in passato.

​Se ti riconosci in uno (o più) di questi tre segnali, non colpevolizzarti. La tua mente può aver dimenticato, ma il tuo corpo ricorda esattamente come ha dovuto difendersi per sopravvivere.

​Parlare di guarigione significa, prima di tutto, imparare a guardare queste dinamiche con estrema compassione e curiosità clinica, senza giudizio.

​Quale di questi tre schemi senti più vicino alla tua esperienza attuale? Ti leggo. 👇✨

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27/05/2026

"Magari vedi cose che all'inizio ti spaventano e poi non ti fanno nemmeno più effetto."

​Ieri sera a Belve Crime, Mirco Ricci ha pronunciato questa frase parlando della sua infanzia. Da psicoterapeuta, queste parole mi colpiscono perché descrivono l'anestesia traumatica del nostro sistema nervoso.

​Quando un bambino cresce in un ambiente minaccioso o caotico, il suo corpo va inizialmente in allarme rosso. Ma l'organismo non può sopportare quella tensione biochimica per sempre. Così, per proteggersi, stacca la spina: attiva una dissociazione protettiva (vago dorsale) e si anestetizza.

​Ecco perché certe scene intollerabili "non fanno nemmeno più effetto". L'apatia e il distacco emotivo sono stati l'unica corazza biologica per non impazzire in quel momento.

​Il problema è che quella corazza rimane su anche da adulti.

​È il motivo per cui molte persone oggi raccontano i traumi più grandi della loro vita con un tono di voce piatto e freddo, come se stessero leggendo la lista della spesa. Oppure il motivo per cui, inconsciamente, continuano a tollerare situazioni tossiche o abusanti: perché il loro sistema nervoso si è strutturato nel pericolo e confonde la minaccia con la "normalità".

​Se ti accorgi che certe ferite del passato oggi "non ti fanno più effetto", ricorda: il tuo corpo ti ha solo protetto quando non potevi scappare. Ma oggi, in sicurezza, puoi imparare a togliere la corazza.

​Tu hai mai provato questa sensazione di distacco rispetto al tuo passato? Parliamone nei commenti.

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26/05/2026

Molti dei pazienti che arrivano nel mio studio mi dicono: "So che dovrei riposarmi, ma se mi fermo impazzisco".

​Nella nostra società siamo abituati a colpevolizzarci, dandoci dei "maniaci del controllo" o degli stacanovisti. Ma la psicologia classica basata solo sulla parola spesso manca il punto: la risposta è nel corpo.

​Se il tuo sistema nervoso è cronicamente sbilanciato sulla modalità di attacco/fuga (stato simpatico), la quiete viene percepita come una minaccia. Fermarsi significa far risalire a galla tutto quello da cui il movimento ti stava proteggendo.

​Per uscire da questo loop non serve la forza di volontà. Serve un lavoro neuro-somatico: insegnare al corpo, attraverso l'esperienza e la co-regolazione, che oggi la calma è un posto sicuro in cui stare.

​🌿 Ti capita mai di sentire questa "ansia da relax"? Raccontamelo nei commenti.

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