07/08/2026
Ferita narcisistica: cosa dice davvero la psicologia 👇
Il termine “ferita narcisistica” viene oggi molto utilizzato, soprattutto sui social, ma spesso in modo semplificato o improprio.
In ambito psicologico, la ferita narcisistica è un costrutto teorico che descrive una sofferenza profonda legata alla percezione di una minaccia al proprio valore personale, alla propria immagine di sé o alla propria identità.
Può attivarsi in seguito a esperienze come una critica, un rifiuto, un fallimento, un’umiliazione o una perdita. La persona può sperimentare emozioni intense come vergogna, vulnerabilità, senso di inadeguatezza e dolore emotivo.
Per proteggersi da questa sofferenza possono comparire alcune modalità difensive: rabbia, svalutazione dell’altro, bisogno di controllo, chiusura emotiva o tentativi di ristabilire un senso di superiorità o sicurezza.
È fondamentale ricordare che la ferita narcisistica non è una diagnosi clinica. Può essere vissuta, in misura diversa, da molte persone. Diversamente, nel funzionamento narcisistico patologico o nel Disturbo Narcisistico di Personalità, queste dinamiche possono essere più rigide, persistenti e avere un impatto significativo sulle relazioni.
Non ogni rabbia, conflitto o comportamento difficile indica narcisismo patologico. Una diagnosi può essere formulata solo attraverso una valutazione clinica professionale.
Se vivi una relazione in cui ti senti continuamente svalutata/o, controllata/o, manipolata/o, confusa/o o privata/o della tua libertà emotiva, non ignorare ciò che stai vivendo.
Chiedere aiuto è un atto di cura verso te stessa/o.
Fallo per te.
Per la persona che stai dimenticando di essere.
Per il futuro che desideri costruire.
Perché una relazione sana non dovrebbe farti perdere il senso del tuo valore.
📚 Riferimenti essenziali Kohut H. (1971). The Analysis of the Self.
Kernberg O.F. (1975). Borderline Conditions and Pathological Narcissism.
Cain N.M., Pincus A.L., Ansell E.B. (2008). Clinical Psychology Review, 28(4), 638–656.
Pincus A.L., Lukowitsky M.R. (2010). Annual Review of Clinical Psychology, 6, 421–446.