Dott.ssa Oriana Todaro Psicologa Psicoterapeuta

Dott.ssa Oriana Todaro Psicologa Psicoterapeuta Psicologa
Psicoterapeuta Etno-Sistemico-Narrativa Consulenze psicologiche individuali, di coppia e familiari

27/07/2026

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che modifica uno dei principi cardine della giustizia minorile italiana. L'età dell'imputabilità resta fissata a 14 anni, ma, per i minori tra i 14 e i 18 anni, viene introdotta una presunzione di imputabilità, superando il principio secondo cui la responsabilità penale deve essere preceduta dall'accertamento della capacità di intendere e di volere.

È una scelta che merita una riflessione approfondita.

Questa riforma, intanto, pone una questione di coerenza del nostro ordinamento. A 14 anni si presume che un ragazzo sia sufficientemente maturo da rispondere penalmente delle proprie azioni, ma quello stesso ragazzo, fino al compimento dei 18 anni, non può rivolgersi autonomamente a uno psicologo senza il consenso dei genitori e non può partecipare a percorsi di educazione sessuo-affettiva senza il coinvolgimento o il consenso della famiglia. Se riteniamo che un adolescente non abbia ancora l'autonomia necessaria per accedere da solo a strumenti di cura e di crescita, è legittimo domandarsi perché lo si consideri, invece, sufficientemente maturo da essere presunto imputabile senza che la sua maturità psicologica venga prima accertata.

Nessuno mette in discussione che un minore autore di reato debba rispondere delle proprie azioni. Ma responsabilità e punizione non coincidono.
Molti adolescenti che entrano nel circuito penale provengono da contesti segnati da trascuratezza, traumi, povertà educativa o modelli familiari improntati alla violenza e alla cultura criminale. In queste realtà, la condanna penale difficilmente rappresenta un deterrente.
Per questo l'inasprimento delle pene, da solo, rischia di essere insufficiente. Sarebbe invece opportuno rafforzare gli strumenti che hanno dimostrato di funzionare, come la messa alla prova, la giustizia riparativa e i percorsi educativi, psicologici e di sostegno alle famiglie, che responsabilizzano il minore e riducono il rischio di recidiva.
Nei casi più gravi può essere necessario limitare la libertà personale del ragazzo per tutelare la collettività. Ma anche allora la finalità dovrebbe restare educativa e riabilitativa, individuando il contesto più adeguato sulla base dei suoi bisogni psicologici, relazionali e sociali.

La sicurezza è un bene fondamentale, ma non si costruisce soltanto con il diritto penale. Si costruisce investendo nella prevenzione, nella scuola, nella salute mentale, nel sostegno alle famiglie e nei servizi territoriali.

In formazione per il progetto Ascoltami!
22/07/2026

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Oggi formazione operatori Coop. San Martino
29/06/2026

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16/06/2026

Femminicidio: che cos'è e perché si chiama così

Quando si discute se il femminicidio "esista", si rischia di trasformare in opinione un fenomeno che la ricerca studia da cinquant'anni. Come psicologhe e psicologi sentiamo la responsabilità di riportare il discorso su quello che gli studi, i dati e l’esperienza clinica hanno già documentato, perché comprendere questo fenomeno fa parte del nostro lavoro di ogni giorno.

La parola ha una storia precisa. La criminologa Diana Russell usa il termine femicide nel 1976, parlando al Tribunale internazionale sui crimini contro le donne, e ne mette a fuoco il significato nel volume del 1992, quando lo definisce come l'uccisione di una donna in quanto donna, cioè per ragioni che hanno a che fare con il genere. Negli stessi anni l'antropologa messicana Marcela Lagarde conia in spagnolo feminicidio, poi reso in italiano con femminicidio, allargando il concetto fino a comprendere le forme di sopraffazione e di violenza che spesso preparano il terreno all'omicidio. Serviva una parola nuova proprio perché "omicidio", termine neutro, finiva per cancellare l'informazione che più conta, e cioè il movente.

Prima ancora delle teorie, sono i numeri a raccontarlo. Nel 2025, secondo il report del Servizio analisi criminale del Ministero dell'Interno, in Italia sono state uccise 97 donne, di cui 85 in ambito familiare o affettivo e 62 per mano del partner o dell'ex. C'è un dato che colpisce più di tutti: mentre gli omicidi complessivi calano fino al minimo degli ultimi dieci anni, gli omicidi di donne dentro la coppia restano fermi, con le stesse 62 vittime sia nel 2024 sia nel 2025, tanto che le donne arrivano a rappresentare la quota più alta mai registrata sul totale delle persone uccise. Gli uomini vengono uccisi in contesti molto diversi e quasi mai da chi dicono di amare, e questa asimmetria si ripete identica anno dopo anno, segno di un fenomeno strutturale che ha una sua grammatica riconoscibile.

Quella grammatica la conosciamo bene, perché è materia clinica prima ancora che statistica. Il femminicidio arriva raramente all'improvviso, dal momento che di solito è l'ultimo gradino di una lunga escalation. Già nel 1979 la psicologa Lenore Walker, nel suo studio sulle donne maltrattate, descriveva il ciclo della violenza, in cui si alternano una fase di accumulo della tensione, l'esplosione vera e propria e una fase di riconciliazione che illude e trattiene la vittima, mentre la spirale a ogni giro si stringe un po' di più. Anni dopo il sociologo Evan Stark ha aggiunto un tassello che ai clinici dice molto, quello del controllo coercitivo, una forma di dominio fatta di svalutazione, isolamento, sorveglianza, controllo del denaro e delle relazioni, capace di non lasciare lividi e di restare per questo invisibile a chi osserva da fuori. È dentro dinamiche come queste, segnate dal possesso e dall'incapacità di accettare un rifiuto o una separazione, che si misura la distanza tra il femminicidio e gli altri omicidi.

Riconoscere questa specificità produce conseguenze molto concrete. Permette di prevenire, perché aiuta a valutare il rischio nei passaggi più pericolosi, a cominciare dalla fine di una relazione. Permette di proteggere chi è in pericolo e di prendere in carico, nei programmi dedicati, gli uomini che usano violenza, con l'obiettivo di interrompere le aggressioni e ridurre il rischio che si ripetano, tenendo sempre al primo posto la sicurezza delle donne. Permette, a chi resta, di dare un nome al proprio dolore e di sentirsi finalmente creduta. Una parola precisa diventa così uno strumento di lavoro, perché dove manca il nome si fatica perfino a vedere il problema.

Su questo terreno la legge 181 del 2025, che ha introdotto nel Codice penale il reato di femminicidio all'articolo 577-bis, ha recepito quanto la comunità scientifica andava dicendo da tempo. Nella stessa direzione si muove l'Unione europea, visto che la direttiva 2024/1385 nomina espressamente sia il femminicidio sia il controllo coercitivo tra le forme della violenza contro le donne. Quelle norme riconoscono un movente specifico, fatto di odio, dominio e possesso esercitati sulla donna in quanto donna e radicati in una cultura precisa, e gli danno un nome perché senza nome non lo si può contrastare. La dignità di ogni vittima resta identica davanti alla legge, e proprio per questo distinguere il movente aiuta a capire e a prevenire.

Come psicologhe e psicologi mettiamo a disposizione le nostre competenze, dai centri antiviolenza alla valutazione del rischio, dal lavoro con le vittime a quello con gli autori, fino alla formazione di chi accoglie le donne nei servizi. La parola femminicidio è il primo di questi strumenti, e rinunciarvi vorrebbe dire tornare a non vedere, come società intera, ciò che con fatica abbiamo imparato a riconoscere.

𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐𝑒𝑠𝑐𝑎 𝑆𝑐ℎ𝑖𝑟 𝑆𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑚𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑃𝑎𝑟𝑖 𝑂𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑁𝑂𝑃, 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑡𝑟𝑖𝑐𝑒

Per approfondire 👇
https://www.psy.it/femminicidio-che-cos-e-perche-si-chiama-cosi/

28/05/2026
17/05/2026

Il 17 maggio 1990 l'OMS toglie l'omosessualità dalla classificazione internazionale delle malattie.

Da allora, ogni 17 maggio ricordiamo che le parole della scienza pesano e che spesso il silenzio delle istituzioni non è solo neutralità.

La Psicologia non sta in silenzio e si assume una doppia responsabilità: verso il singolo e verso la collettività.

È per questo che prendiamo posizione contro l'omolesbobitransfobia, oggi e sempre.

Immagini di una terapia odierna
05/05/2026

Immagini di una terapia odierna

01/05/2026

In occasione del 1° maggio, Festa delle Lavoratrici e dei Lavoratori, celebriamo il valore del lavoro non solo come diritto, ma come dimensione fondamentale della vita delle persone e della comunità.

Il lavoro contribuisce a costruire identità, relazioni e senso di appartenenza. È uno spazio in cui si intrecciano competenze, responsabilità e riconoscimento, elementi essenziali per il benessere psicologico e sociale.

In un tempo in cui il lavoro cambia rapidamente, è sempre più importante promuovere contesti lavorativi sicuri, sostenibili e rispettosi della dignità della persona, capaci di valorizzare le risorse individuali e prevenire ogni forma di disagio.

Ho appena dato la mia adesione al progetto AscoltaMi
28/04/2026

Ho appena dato la mia adesione al progetto AscoltaMi

Da oggi 𝐞̀ 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐚𝐝𝐞𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 “𝐀𝐒𝐂𝐎𝐋𝐓𝐀𝐌𝐈”, iniziativa rivolta a studentesse e studenti iscritti all’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado e al primo biennio della scuola secondaria di secondo grado.

Il progetto ha l’obiettivo di offrire servizi di supporto psicologico in ambito scolastico, promuovendo il benessere e la prevenzione del disagio psicologico attraverso interventi qualificati a distanza.

Possono aderire le psicologhe e gli psicologi in possesso dei requisiti previsti:
➡️iscrizione all’Albo da almeno 3 anni;
➡️esperienza pregressa documentabile di complessivi 36 mesi.

Successivamente all’adesione in Area Riservata sarà necessario accedere alla Piattaforma Ministeriale UNICA per compilare le schede informative richieste dal Ministero e per inserire il calendario delle proprie disponibilità.

𝐋𝐚 𝐝𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐚𝐩𝐞𝐫𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐏𝐢𝐚𝐭𝐭𝐚𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚 𝐔𝐍𝐈𝐂𝐀 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐚𝐥 𝐂𝐍𝐎𝐏 ai professionisti tramite mail.

“𝐴𝑠𝑐𝑜𝑙𝑡𝑎𝑀𝐼 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑢𝑛 𝑝𝑢𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑎𝑟𝑟𝑖𝑣𝑜, 𝑚𝑎 𝑢𝑛 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑜, 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑡𝑎𝑠𝑠𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑠𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜𝑔𝑖𝑎 𝑠𝑐𝑜𝑙𝑎𝑠𝑡𝑖𝑐𝑎 𝑠𝑡𝑟𝑢𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎𝑡𝑎 𝑒 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑖𝑢𝑡𝑎, 𝑎𝑙𝑙’𝑎𝑙𝑡𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑏𝑖𝑠𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑃𝑎𝑒𝑠𝑒” ha dichiarato Maria Antonietta Gulino, Presidente del CNOP.

Indirizzo

Via Grotte Bianche 150
Catania
95123

Orario di apertura

13:00 - 21:00

Telefono

+393397297568

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