19/04/2022
SETE DI PERCHÉ
“Siediti bene vicino al tavolo”.
“Tirati su le maniche prima di lavarti le mani”.
“Prima ti cambi e poi giochi”.
“Questo è l’ultimo biscotto poi bisogna lavarsi”
Sono solo alcune delle frasi che pronuncio con tono più o meno minaccioso tra le 7.30 e le 8.30 di mattina in quello spazio di tempo che, a seconda dei giorni, sembra durare come un soffio di vento o quanto mezza giornata.
Alcune volte tutto scorre in piena armonia, il clima è disteso, facciamo colazione tutti e quattro insieme e riusciamo a goderci questi momenti prima della scuola e del lavoro.
Ci sono mattine, invece, in cui loro sembrano tarantolati, noi ancora in coma e tutto diventa pesante e faticoso… i toni si alzano e capita che ci salutiamo arrabbiati e nervosi chiedendoci, noi grandi, cosa potevamo fare diversamente e, loro piccoli, che cosa sia successo.
Il punto è spesso proprio questo: vorremmo tutti sapere il perché di ciò che accade. Ma, ripensando a quelle mattine turbolente, una delle cose che non ha sicuramente funzionato nella comunicazione riguarda i “perché”. È uno dei temi sui quali mi soffermo con gli adulti con cui lavoro perché sono convinto sia vitale per costruire una buona relazione con i piccoli.
Motivare le nostre richieste o affermazioni, dire i perché di tutto ciò che li riguarda e spiegare le motivazioni di ciò che accade comporta uno sforzo enorme per noi grandi ma penso che sia un buon modo per aiutarli a comprendere e a dare senso alle esperienze che vivono.
Perché altrimenti dovrebbero fare ciò che gli chiediamo? Perché mai dovrebbero agire in maniera opposta ai loro desideri? Perché fare in fretta quando avrebbero voglia di rallentare? Perché mangiare a tavola quando farlo a testa in giù sul divano sarebbe molto più piacevole?
Un tempo, uno sguardo inceneritore di un adulto, uno strillo, una minaccia o la paura di non rispondere alle aspettative di mamma e papà ci avrebbero forse costretto ad ubbidire. Ma oggi è ormai chiaro a tutti che imparare per paura non è la stessa cosa rispetto al farlo per sete di conoscenza. È sicuramente un processo più lento, faticoso e frustrante ma io credo che sia una via rispettosa e che ben si adatta al modo di conoscere dei piccoli.
Il perché di ogni cosa aiuta a soddisfare la loro sete di sapere e permette a noi adulti di porci in una posizione di guida più che di poliziotto che intima o sanziona. “Non si mangia a testa in giù sul divano perché è pericoloso e potresti strozzarti” è una buona motivazione perché è comprensibile, ha a che fare con il male e il bene e non si riferisce ad un capriccio adulto ma ad un pericolo reale.
Non è naturalmente possibile trovare dei perché che veicolino sempre questo messaggio ma è vitale fare lo sforzo di provarci. Dopo qualche tempo, potreste osservare con sorpresa che le lotte di potere con i vostri bimbi si saranno alleggerite.