Dott.ssa Lucia Cristina Aletta- Psicologa e Psicoterapeuta

Dott.ssa Lucia Cristina Aletta- Psicologa e Psicoterapeuta Psicologia e psicoterapia Psicologa e psicoterapeuta Tavistock, ho conseguito la laurea in Psicologia presso L'Università degli Studi di Palermo.

Durante il mio percorso universitario ho svolto un Master in Psicologia Giuridica e Criminologia applicata. Dopo la laurea ho frequentato la Scuola di specializzazione in Psicoterapia Psicoanalitica per bambini, adolescenti e famiglie- modello Tavistock presso il Centro Stui Martha Harris di Palermo. Lavoro nel privato da 10 anni occupandomi di bambini, adolescenti, genitori e adulti. Attività e c

ompetenze:

1) Psicologo e psicoteraputa presso studio privato.

- Consulenze psicologiche e psicoterapia per adulti (disturbi d’ansi, attacchi di panico, depressione, disturbi dell’umore e altri disturbi o problematiche di natura psicologica)

- Consulenze psicologiche per bambini, adolescenti e famiglie finalizzate al trattamento di distrubi dello spettro autistico, disturbi del comportamento, distrubi dell'umore, ansia, depressone, disturbi psicosomatici, elaborazione del lutto e del trauma psicologico, disturbi dell'età evolutiva, etc....

- Sostegno psicologico alla genitorialità.

- Sostegno e terapia di coppia

- Sostegno psicologico alle donne in gravidanza, alla nuova coppia genitoriale e sostegno psicoloigico post partum.

- Sostegno alle coppie o al singolo con problemi d'infertilità

- Valutazioni psicolgiche per minori e adulti.

🌿 Giornata del lasciare andare qualcosaCi sono cose che continuiamo a portarci dietro anche quando non ci fanno più bene...
02/09/2026

🌿 Giornata del lasciare andare qualcosa

Ci sono cose che continuiamo a portarci dietro
anche quando non ci fanno più bene,
un pensiero,
una delusione,
un senso di colpa,
una paura,
un’abitudine,
una parola che qualcuno ci ha detto tanto tempo fa.

A volte le teniamo strette
perché fanno parte della nostra storia.
Ma non tutto ciò che ci ha accompagnato fin qui
deve per forza continuare il viaggio con noi. 💛

Lasciare andare non significa dimenticare,
cancellare o far finta che qualcosa non sia successo,
significa smettere di permettergli
di occupare spazio e energia.

Che cosa non vorresti più portarti dietro? 🌿

02/09/2026

SOPRAVVIVERE ALL’ADOLESCENZA

Il genitore di un adolescente deve esserci senza invadere, proteggere senza soffocare, lasciare andare… ma possibilmente sapendo dove sono, con chi, quando tornano e magari pure avendo montato preventivamente un gps nella macchina dell’amico con cui escono 😅

È stancante da morire!!!!

Anche perché l’adolescenza dei figli spesso arriva mentre pure la loro vita sta cambiando.
I genitori che invecchiano, la coppia che cambia, il lavoro, le responsabilità e per molte donne, la menopausa.
Poi ci sono i conflitti, nota ancor più dolente!

Padre e figlio: due maschi, due ego smisurati!

Uno deve dimostrare di essere diventato grande, l’altro ricordargli che grande ancora non lo è…. Ma non è tanto questo, è la modalità con cui spesso avviene. Diventa un vero e proprio ring di combattimento… avete presente il combattimento tra galli?! Ecco… anche peggio 🤦‍♀️

Con madri e figlie il ring cambia.

Perché qualche volta quella ragazza che vi sfida incontra proprio la ragazza che la madre è stata….
E in mezzo a tutto questo c’è una donna stanca,confusa e arrabbiata... a volte persino delusa perché quel figlio o figlia che fino a ieri la cercava per tutto, oggi le dice:
“Lasciami stare, voglio il mio spazio, tu non mi capisci!”

E anche quando un genitore sa che è giusto che tutto questo accasata, che è arrivato il momento di separarsi, un po’ fa male lo stesso ❤️‍🩹

Ma c’è anche, di sottofondo, una sorta di stanchezza di cui si parla poco: quella che nasce dal tentativo di tenere tutto sotto controllo.
Dove va?
Con chi esce?
Come sta?
Se
Sta studiando?
Perché non vuole parlare? ….Quel silenzio cosa vorrà significare?….
È come tenere una corda continuamente in tensione, solo che dall’altra parte c’è un adolescente che tira.
E più lui tira per andare, più il genitore, per paura, tira per trattenerlo e alla fine sono esausti entrambi.

Alla luce di tutto questo proviamo un attimo a riflettere: forse, tutta questa stanchezza cosa vi sta realmente chiedendo di fare?
…. Vi sta chiedendo di mollare qualche centimetro di corda.
Attenzione: non lasciare andare del tutto vostro figlio, ma mollare l’illusione di poter controllare tutto.

Lasciare andare non significa disinteressarsi.
Significa esserci quando serve, mettere confini quando servono, poi permettere a un adolescente di fare esperienza della propria vita.

E nel frattempo tornare anche alla vostra vita cari genitori….

Ai vostri progetti, alle persone che amate, a qualcosa che vi fa stare bene.
Ma soprattutto ad un tempo in cui non siete soltanto “la mamma di” o “il papà di”.

Per anni essere genitori ha significato stringere, contenere, tenere la mano, accompagnare, proteggere….

Lasciare andare un figlio significa anche tornare, un po’, a voi stessi.

Forse proprio l’adolescenza vi insegna un nuovo modo di essere, dove imparate ad
allentare la presa senza spezzare il legame.

Mentre loro conquistano un po’ di libertà da voi, anche voi potete riconquistare un po’ di libertà.
Una grande scoperta potrebbe proprio essere quella che non dovete sopravvivere alla loro adolescenza, ma potete attraversarla solo provando a respirare un po’ di più e controllare un po’ di meno.

02/09/2026

“Nulla è più complicato della sincerità" è una frase di Luigi Pirandello che, a distanza di tempo, continua a dire qualcosa di universale sulla nostra vita emotiva.

Essere sinceri, infatti, non significa soltanto dire agli altri ciò che pensiamo ma, soprattutto, avere il coraggio di riconoscere ciò che sentiamo, anche quando quella verità non coincide con l’immagine che abbiamo costruito di noi stessi o con ciò che gli altri si aspettano da noi.

Sappiamo che una relazione non ci fa più stare bene, che abbiamo superato un limite, che siamo arrabbiati, che abbiamo bisogno di qualcosa che non arriverà mai. Eppure continuiamo a raccontarci che passerà, che non è così importante, che dobbiamo avere pazienza, a volte semplicemente per paura di affrontare le conseguenze della nostra consapevolezza.

La sincerità, però, non coincide con il dire tutto senza misura; tantomeno concede il diritto di ferire in nome della “verità”. È, piuttosto, la capacità di riconoscere ciò che accade dentro di noi e di assumercene la responsabilità, trovando parole rispettose per comunicarlo.

Ed è proprio qui che diventa difficile. Perché essere sinceri può costringerci a rivedere una decisione, a deludere qualcuno, a lasciare andare un ruolo, un’immagine o persino una relazione.

Forse, allora, la domanda più importante non è quanto siamo sinceri con gli altri, ma quanto siamo disposti a esserlo con noi stessi. Perché la verità che continuiamo a ignorare non scompare, per quanto proviamo a sfuggirle: prima o poi trova un altro modo per trovarci

31/08/2026

Non basta che smetta di guardare il telefono perché il suo cervello rallenti subito, perché dopo ore passate tra video, chat, notifiche, contenuti che cambiano continuamente e attenzione che salta da una cosa all’altra, il telefono può anche spegnersi, il cervello no, rimane ancora acceso.

Ecco perché a volte lo vedi stanco, magari già nel letto, ma continua a girarsi, a pensare, a cercare ancora qualcosa da guardare oppure ti dice che non ha sonno, perché il passaggio da tutta quella stimolazione al riposo non avviene con un interruttore e il cervello ha bisogno di tempo per rallentare.

Quindi, quando pensi alla sera, non guardare soltanto l’ora in cui smette di usare il telefono, guarda anche come ci arriva, perché passare direttamente da cento stimoli al buio della stanza è un po’ come arrivare lanciati a cento all’ora e pretendere di fermarsi in un metro.

Il corpo magari è già nel letto, il cervello deve ancora arrivarci.

In Giappone è morta una donna che per tutta la vita ha visto il mondo scomparire sotto una distesa di punti.E invece di ...
28/08/2026

In Giappone è morta una donna che per tutta la vita ha visto il mondo scomparire sotto una distesa di punti.

E invece di fuggire da quelle visioni, ha fatto entrare il mondo intero dentro di esse.

Si chiamava Yayoi Kusama.

Da bambina vedeva fiori, reti e pois moltiplicarsi davanti ai suoi occhi.

Ricoprivano le pareti.
Gli oggetti.
Il suo corpo.
Tutto ciò che la circondava.

Erano allucinazioni che la spaventavano e sembravano cancellare i confini tra lei e il resto del mondo.

Kusama avrebbe potuto esserne inghiottita.

Invece cominciò a disegnarle.

Un punto dopo l’altro.
Una rete dopo l’altra.
Un’opera dopo l’altra.

Prese ciò che la tormentava e gli diede una forma. Poi trasformò quella forma in un linguaggio che milioni di persone avrebbero imparato a riconoscere.

In giapponese esiste una parola:

昇華 - shōka.

Significa “sublimazione”: trasformare un impulso, un conflitto o un dolore interiore in qualcosa capace di assumere una forma nuova.

A volte, perfino in un’opera d’arte.

Yayoi Kusama non guarì magicamente grazie all’arte.

Dal 1977 scelse di vivere in una struttura psichiatrica di Tokyo. Ogni giorno raggiungeva il suo studio poco distante e continuava a creare.

L’arte non aveva cancellato la sua sofferenza.

Le aveva dato un luogo in cui metterla.

Le zucche.
Le reti infinite.
Le stanze ricoperte di specchi.
I punti senza un principio né una fine.

Yayoi Kusama è morta a Tokyo a 97 anni.

E oggi il mondo non perde soltanto l’artista dei pois. Perde una donna che ha trasformato ciò che la terrorizzava in un luogo nel quale milioni di persone hanno potuto entrare.

Forse è questa la sua eredità più grande.

Non possiamo sempre scegliere ciò che ci ferisce. Ma possiamo provare a non lasciargli l’ultima parola.

草間さん、ありがとうございました。
Kusama-san, arigatō gozaimash*ta.

Hai trasformato le tue paure in infinito e ci hai fatto sentire un po’ meno soli.

25/08/2026

Burnout Emotivo

Stanchi… ma non solo per il lavoro
Negli ultimi anni si è parlato molto di burnout legato all’ambiente lavorativo ma c’è un fenomeno che sta crescendo: il burnout emotivo.
Succede quando ci si sente esausti, svuotati e sopraffatti anche nei rapporti familiari, sentimentali o di amicizia.

Cos'è il burnout emotivo?

Il burnout emotivo è una forma di esaurimento mentale e psicologico causato da un eccesso di investimento emotivo in relazioni che richiedono continuamente sostegno, comprensione o attenzione spesso senza un ritorno equilibrato.

Può manifestarsi attraverso:
* Sensazione di colpa costante per non riuscire a essere “presenti” abbastanza.
* Ansia sociale crescente, anche con persone vicine.
* Tendenza al ritiro: evitare messaggi, chiamate, incontri.
* Crisi di pianto o apatia dopo interazioni stressanti.

Perché oggi è così diffuso?

Viviamo in un'epoca di iperconnessione, dove ci si aspetta di essere emotivamente disponibili 24/24.
Le chat, i social, le chiamate e persino i messaggi vocali sono diventati spazi in cui le persone riversano le proprie ansie e aspettative. Chi è empatico, sensibile o con un forte senso di responsabilità relazionale è particolarmente esposto.
Inoltre, molte relazioni sono segnate da dinamiche tossiche o sbilanciate ovvero persone che chiedono molto ma offrono poco in termini di ascolto o supporto.

Come proteggersi?

1. Impara a mettere confini: dire “non posso parlare adesso” non è egoismo, è cura di sé.
2. Riconosci i segnali di esaurimento prima che diventino cronici.
3. Coltiva relazioni nutrienti, dove lo scambio è reciproco e sano.
4. Dedica tempo al silenzio: non rispondere sempre subito ai messaggi è un atto di autonomia psicologica.
5. Chiedi supporto professionale: un professionista può aiutare a identificare i pattern relazionali nocivi.

29/07/2026

Ore e ore al telefono, difficoltà a staccarsi, nervosismo quando arriva l’interruzione. Sono comportamenti sempre più frequenti negli adolescenti e spesso vengono letti come pigrizia o mancanza di volontà. Non è così.

Il cervello adolescente non matura in maniera uniforme. Le aree legate alla ricerca di gratificazione e alle emozioni diventano molto reattive prima, mentre la corteccia prefrontale, che permette di pianificare, valutare le conseguenze e controllare gli impulsi, completa il suo sviluppo più tardi, intorno ai 24-25 anni.

Questo scarto è definito maturazione asincrona: per anni il sistema che cerca ricompense è molto attivo, mentre quello che dovrebbe regolarlo è ancora in costruzione. Non è un difetto, è una normale fase dello sviluppo.

Le piattaforme digitali si inseriscono proprio in questo equilibrio delicato. Notifiche, scroll infinito e contenuti imprevedibili attivano il sistema della ricompensa, rendendo più difficile interrompere l’esperienza e facendo apparire più faticose attività che richiedono attenzione.

Per questo dire semplicemente “spegni il telefono” spesso non basta. Interrompere bruscamente un’attività gratificante può aumentare frustrazione e opposizione. Funziona meglio anticipare la transizione: avvisare qualche minuto prima, lasciando il tempo di chiudere ciò che si sta facendo.

Anche accogliere l’emozione è importante. Nel momento della rabbia non serve spiegare o convincere: riconoscere quello stato emotivo con parole neutre aiuta il ragazzo a tornare più disponibile all’ascolto.

Anche le abitudini quotidiane fanno la differenza: evitare il telefono in camera durante la notte e creare momenti senza schermi. Ma questi spazi devono essere riempiti con altro: una conversazione, un’attività, una presenza condivisa. Non basta togliere il digitale: bisogna offrire alternative che allenino altri circuiti di attenzione e gratificazione.

Capire cosa succede nel cervello adolescente è il primo passo. Sapere come intervenire è ciò che cambia davvero le cose.

10/07/2026
06/07/2026

Ci sono gravidanze che iniziano con una felicità così grande da fare paura.
Perché mentre qualcuno ti dice “goditela”, dentro di te magari non riesci ancora a lasciarti andare.
Non perché non sei felice. Non perché non ami già quel piccolo cuore che batte dentro di te.
Ma perché sai troppo.

Sai dei rischi. Sai delle attese. Sai di quelle settimane in cui ogni visita sembra poter cambiare tutto.
C’è chi ha aspettato così tanto quel positivo da non riuscire ancora a crederci davvero.
C’è chi non vuole emozionarsi troppo, quasi come se proteggere il cuore potesse proteggere anche quella vita.
C’è chi ci crede, ma non riesce ancora a dirlo a nessuno.
C’è chi guarda l’ecografia cento volte, chi controlla ogni sintomo, chi cerca rassicurazioni anche quando non sa più quali parole potrebbero bastare.
E poi ci sono quelle donne che sorridono fuori, ma dentro hanno paura di affezionarsi troppo presto.
La verità è che non esiste un modo giusto di vivere i primi mesi.
Non tutte riescono a festeggiare subito. Non tutte riescono a fare progetti. Non tutte riescono a pronunciare quella parola: mamma.
E va bene così.
Perché anche l’ansia, in fondo, nasce dall’amore. Da un amore ancora invisibile agli altri, ma già enorme per te.
Non sentirti sbagliata se hai paura.
Non sentirti fredda se non riesci ancora a lasciarti andare.
Non sentirti sola se nessuno capisce fino in fondo quello che provi.
Ogni gravidanza ha una storia.
E ogni storia merita rispetto, silenzio, delicatezza.
Perché a volte, nei primi mesi, non stai solo aspettando un bambino.
Stai imparando piano piano a credere che questa volta possa essere davvero la tua volta.

22/06/2026

La terapia è DISTURBANTE

Non è sempre un luogo comodo in cui rilassarsi su una poltrona e sentirsi dire che andrà tutto bene.

Spesso è l'esatto contrario.

Fare terapia significa guardare in faccia parti di sé che per anni si sono evitate, riconoscere ferite, mettere in discussione abitudini, difese e convinzioni che, pur facendo soffrire, sembravano offrire sicurezza.

Significa tollerare il disagio di una verità che emerge, affrontare emozioni intense, accettare responsabilità e confrontarsi con aspetti di sé che non sempre piacciono.

Per questo la terapia può essere faticosa, disturbante e, a volte, persino dolorosa.

Ma è proprio attraversando questi momenti che diventa possibile costruire una consapevolezza più autentica e un cambiamento profondo.

La terapia non è una scorciatoia per stare meglio: è un percorso che richiede coraggio. E spesso il coraggio consiste proprio nel restare davanti a ciò che si vorrebbe evitare.

Indirizzo

Catania

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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