Dott.ssa Federica Marino Psicologa Psicoterapeuta della Gestalt

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Dott.ssa Federica Marino Psicologa Psicoterapeuta della Gestalt Creare bellezza laddove nessuno ne vede un barlume
Creare fiducia dove persistono dubbi ancestrali.

❤️Già ❤️Condivido il post della collega…:“L’abbandono non si manifesta soltanto quando un bambino viene lasciato fisicam...
08/09/2026

❤️Già ❤️Condivido il post della collega…:
“L’abbandono non si manifesta soltanto quando un bambino viene lasciato fisicamente solo, esiste una forma altrettanto devastante: l’abbandono emotivo e psicologico. È quella condizione in cui il bambino cresce accanto a una madre che, pur essendo fisicamente presente, non riconosce i suoi bisogni affettivi, non gli offre uno sguardo, un gesto di tenerezza, un riconoscimento autentico.
Secondo la prospettiva di Gabor Maté, medico che ha esplorato le radici psicologiche e relazionali del trauma, il bisogno primario di ogni essere umano è la connessione. Senza connessione, il bambino non può sviluppare un senso di sicurezza interiore, né la convinzione di essere degno d’amore. La mancanza di attaccamento non è solo una ferita affettiva, è un trauma che modella la mente e impatta sul corpo, che influenza lo sviluppo neurologico e psichico.
Il bambino che cresce accanto a una madre emotivamente indisponibile impara molto presto a leggere i suoi segnali, a percepirsi come peso e causa del suo malessere. Invece di sentirsi accolto, si percepisce colpevole della sofferenza materna. Come osserva Maté, il bambino non smette di amare il genitore che lo rifiuta; smette, piuttosto, di amare se stesso, convincendosi di non meritare affetto. Questa dinamica interiore è profondamente distruttiva, perché radica un senso di vergogna e inadeguatezza che può accompagnare l’individuo per tutta la vita.
Da adulto, chi ha conosciuto l’abbandono emotivo continua a portare dentro di sé domande laceranti come “Sono stato davvero amato?”
L’assenza di tenerezza non lascia solo un vuoto emotivo ma si manifesta in difficoltà relazionali, in ansia, in dipendenze di vario tipo o in un costante bisogno di approvazione esterna. Maté sottolinea come molte forme di sofferenza psichica e di disagio, anche fisico, abbiano origine proprio in queste ferite precoci, invisibili ma profondamente radicate.
L’abbandono affettivo è più doloroso dell’indifferenza perché non si limita a negare la presenza, ma comunica disprezzo, rabbia, disgusto. Il bambino, incapace di distinguere i confini tra sé e la madre, interiorizza questi sentimenti e li rivolge contro di sé. Così si forma un circolo vizioso in cui l’autostima viene minata alle fondamenta e il mondo viene percepito come un luogo ostile.
Le madri emotivamente assenti non lo diventano per scelta, ma spesso perché a loro volta hanno sperimentato lo stesso abbandono emotivo, portandone i segni irrisolti. La comprensione di queste dinamiche non giustifica il dolore del bambino, ma permette di rompere la catena della trasmissione transgenerazionale del trauma.
Il cammino di guarigione passa dunque dal riconoscimento: dare un nome alla ferita, legittimare il dolore, accogliere il bambino interiore che è stato privato di amore. Solo così diventa possibile, da adulti, costruire relazioni fondate non sulla paura di essere rifiutati, ma sulla fiducia che la connessione autentica è possibile.
G.V.”

E tu che fai con il tempo?❤️
08/09/2026

E tu che fai con il tempo?❤️

Con la calma profonda del mare al tramonto e il calore nel cuore di un sole che vuole pian pianino appassire per poi rit...
01/09/2026

Con la calma profonda del mare al tramonto e il calore nel cuore di un sole che vuole pian pianino appassire per poi ritornare, ecco che mi sento pronta a ricominciare!
Pile ricaricate🔋!
Che settembre sia il mese di chi torna con determinazione a prendersi cura di sé e di chi trova il coraggio e la forza per iniziare a farlo!
Si riparte!❤️✨✨✨

Amor fati 🌸
28/08/2026

Amor fati 🌸

NON SUBIRE IL DESTINO, MA DIRE SÌ ALLA VITA

Nietzsche ci ha lasciato una delle espressioni più potenti del suo pensiero: amor fati, l’amore per il proprio destino.
Non significa pensare che tutto ciò che ci accade sia giusto, buono o desiderabile. E neppure rassegnarsi passivamente davanti alla sofferenza.
Significa qualcosa di più radicale: non desiderare che la propria vita sia stata diversa da quella che è stata.
Ci sono avvenimenti che, mentre li viviamo, ci appaiono soltanto come perdite, fallimenti, fratture. Vorremmo cancellarli, tornare indietro, riscrivere la nostra storia. Eppure proprio quelle esperienze, attraversate e non negate, entrano a far parte di ciò che siamo diventati.
L’amor fati ci invita allora a un difficile rovesciamento dello sguardo: non domandare continuamente alla vita perché ci abbia sottratto qualcosa, ma chiederci che cosa possiamo diventare attraverso ciò che ci è accaduto.
Non tutto il dolore contiene automaticamente un insegnamento. Non ogni ferita ci rende migliori. Ma possiamo scegliere di non lasciare che ciò che abbiamo sofferto rimanga soltanto sofferenza.
È qui che una crisi può diventare trasformazione.
Quando qualcosa interrompe i nostri progetti e spezza l’immagine che avevamo costruito del futuro, siamo costretti a cercare risorse che forse non sapevamo di possedere. A volte scopriamo una forza interiore proprio quando non possiamo più appoggiarci alle nostre vecchie certezze.
Guardando indietro, può persino accadere di riconoscere che alcuni passaggi che avevamo vissuto come fallimenti hanno modificato profondamente la direzione della nostra esistenza.
Non perché fossero necessariamente “un bene”, ma perché noi siamo riusciti a farne qualcosa.
Forse è questo il cuore dell’amor fati: non amare soltanto la parte luminosa della nostra storia, ma arrivare a dire sì alla vita nella sua interezza, senza pretendere di separare ciò che avremmo voluto conservare da ciò che avremmo voluto cancellare.
Nietzsche lo esprime in maniera estrema: non volere nulla di diverso, né nel passato né nel futuro.
Non sopportare semplicemente ciò che è necessario, ma trasformare la necessità in qualcosa che possiamo fare nostro.
E allora il destino non è più soltanto ciò che ci accade.
Diventa anche ciò che, a partire da ciò che ci è accaduto, scegliamo di diventare.

E tu che spazio hai?💝
25/08/2026

E tu che spazio hai?💝

Già…
28/07/2026

Già…

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che modifica uno dei principi cardine della giustizia minorile italiana. L'età dell'imputabilità resta fissata a 14 anni, ma, per i minori tra i 14 e i 18 anni, viene introdotta una presunzione di imputabilità, superando il principio secondo cui la responsabilità penale deve essere preceduta dall'accertamento della capacità di intendere e di volere.

È una scelta che merita una riflessione approfondita.

Questa riforma, intanto, pone una questione di coerenza del nostro ordinamento. A 14 anni si presume che un ragazzo sia sufficientemente maturo da rispondere penalmente delle proprie azioni, ma quello stesso ragazzo, fino al compimento dei 18 anni, non può rivolgersi autonomamente a uno psicologo senza il consenso dei genitori e non può partecipare a percorsi di educazione sessuo-affettiva senza il coinvolgimento o il consenso della famiglia. Se riteniamo che un adolescente non abbia ancora l'autonomia necessaria per accedere da solo a strumenti di cura e di crescita, è legittimo domandarsi perché lo si consideri, invece, sufficientemente maturo da essere presunto imputabile senza che la sua maturità psicologica venga prima accertata.

Nessuno mette in discussione che un minore autore di reato debba rispondere delle proprie azioni. Ma responsabilità e punizione non coincidono.
Molti adolescenti che entrano nel circuito penale provengono da contesti segnati da trascuratezza, traumi, povertà educativa o modelli familiari improntati alla violenza e alla cultura criminale. In queste realtà, la condanna penale difficilmente rappresenta un deterrente.
Per questo l'inasprimento delle pene, da solo, rischia di essere insufficiente. Sarebbe invece opportuno rafforzare gli strumenti che hanno dimostrato di funzionare, come la messa alla prova, la giustizia riparativa e i percorsi educativi, psicologici e di sostegno alle famiglie, che responsabilizzano il minore e riducono il rischio di recidiva.
Nei casi più gravi può essere necessario limitare la libertà personale del ragazzo per tutelare la collettività. Ma anche allora la finalità dovrebbe restare educativa e riabilitativa, individuando il contesto più adeguato sulla base dei suoi bisogni psicologici, relazionali e sociali.

La sicurezza è un bene fondamentale, ma non si costruisce soltanto con il diritto penale. Si costruisce investendo nella prevenzione, nella scuola, nella salute mentale, nel sostegno alle famiglie e nei servizi territoriali.

E posso con orgoglio dire che io ci sono!Basta scegliermi!😜❤️
27/05/2026

E posso con orgoglio dire che io ci sono!
Basta scegliermi!😜❤️

Il 28 maggio 2026 diverrà operativo AscoltaMi, il servizio ideato e realizzato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, in collaborazione con il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP), per il supporto psicologico agli studenti dell’ultimo anno della Scuola secondaria di I grado e del primo biennio della Secondaria di II grado.

Con AscoltaMI, si offre agli studenti un servizio di ascolto e consulenza, non terapeutica, per affrontare situazioni di fragilità e vulnerabilità che possono manifestarsi in età adolescenziale, in un’ottica di prevenzione dei fattori di rischio o di situazioni di disagio che spesso ostacolano i processi e la partecipazione alla vita scolastica.

“Troppo spesso il disagio dei ragazzi viene visto solo quando esplode. Invece bisogna arrivare prima, costruendo luoghi di ascolto, fiducia e prevenzione dentro la quotidianità degli studenti. Portare un servizio psicologico nazionale nella scuola, accessibile a tutti, significa fare prevenzione e intervenire sui bisogni sommersi. Il benessere psicologico dei giovani è una priorità educativa e sociale. AscoltaMI rappresenta un primo passo importante per intercettare fragilità e difficoltà prima che si trasformino in isolamento, sofferenza o abbandono scolastico. Il CNOP sarà in prima linea per monitorare il processo e gli esiti di questa iniziativa e costruire spazi di ulteriori sviluppi futuri. Ringraziamo il Ministro Valditara per aver investito su una progettualità che pone attenzione alla prevenzione e all’ascolto dei più giovani”, ha dichiarato la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, Maria Antonietta Gulino.

Per tutti i dettagli👇
https://www.psy.it/progetto-ascoltami-dal-28-maggio-operativo-il-supporto-psciologico-degli-studenti/

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17/05/2026

♥️

🌈 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗜𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹’𝗢𝗺𝗼𝗹𝗲𝘀𝗯𝗼𝗯𝗶𝘁𝗿𝗮𝗻𝘀𝗳𝗼𝗯𝗶𝗮 - 𝟭𝟳 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲

Ogni discriminazione colpisce una persona, ma riguarda l’intera comunità.
Per questo, nella Giornata Internazionale contro l’omolesbobitransfobia, l’OPRC rinnova il proprio impegno per la 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗼𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼, 𝗱𝗲𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗯𝗲𝗻𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗟𝗚𝗕𝗧𝗤𝗜+.

Come professioniste e professionisti della salute psicologica, sappiamo quanto stigma, esclusione e violenza possano incidere sulla vita delle persone e sulla qualità delle relazioni sociali. Contrastare l’odio significa allora 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗶, 𝗮𝗰𝗰𝗼𝗴𝗹𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗶.

In questa direzione, l’Ordine ha istituito il 𝘎𝘳𝘶𝘱𝘱𝘰 𝘥𝘪 𝘓𝘢𝘷𝘰𝘳𝘰 “𝘗𝘴𝘪𝘤𝘰𝘭𝘰𝘨𝘪𝘢 𝘦 𝘣𝘦𝘯𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘦 𝘓𝘎𝘉𝘛𝘘𝘐+”, con il mandato di approfondire questi temi e sostenere la comunità professionale nello sviluppo di competenze sempre più attente alla promozione del benessere, dell’inclusione e della tutela dei diritti.

Perché nessuna persona dovrebbe sentirsi sola davanti alla discriminazione.
E perché 𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮 𝗿𝗶𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗮𝗻𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁𝟯.

Indirizzo

Catania
95128

Orario di apertura

Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 20:00

Telefono

+393297841312

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