Dott.ssa Federica Marino Psicologa Psicoterapeuta della Gestalt

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Dott.ssa Federica Marino Psicologa Psicoterapeuta della Gestalt Creare bellezza laddove nessuno ne vede un barlume
Creare fiducia dove persistono dubbi ancestrali.

12/09/2026

𝐈𝐥 𝐋𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐁𝐢𝐚𝐧𝐜𝐨: 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐬𝐨𝐟𝐟𝐫𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐡𝐢 𝐜’𝐞̀ 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 (𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨)

C’è un dolore nel caregiving di cui quasi nessuno parla, perché sembra quasi un tradimento: è il lutto anticipato, o "lutto bianco". È quella f***a al cuore che provi quando guardi tua madre o tuo marito e capisci che, sebbene sia lì fisicamente, la persona che conoscevi, con la sua ironia, i suoi consigli e la sua storia, non c’è più.

Voglio dirvi che questo dolore è reale, legittimo e necessario. Soffrire per chi è ancora in vita non è egoismo; è il segno di un amore profondo che si sta adattando a una nuova, dolorosa realtà.

𝗜𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮: il "tradimento" della mente

Nella demenza, la perdita non avviene in un istante, ma è una lenta erosione. Questo crea un paradosso doloroso: ami la persona che hai davanti, ma piangi la persona che hai perso. Questo conflitto genera un senso di colpa paralizzante. Ti senti in colpa se ridi, ti senti in colpa se piangi, ti senti in colpa se desideri che tutto finisca

𝗟𝗮 𝘀𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: la tecnica dell' "accoglienza radicale"

Per sopravvivere a questo lutto invisibile senza lasciarti consumare, devi imparare a separare la persona dalla sua patologia:

👉 Datti il permesso di piangere il passato: non reprimere il dolore per ciò che avete perso (le conversazioni, i progetti, i viaggi). Quella perdita è reale. Scrivi i tuoi ricordi, sfoglia le vecchie foto e accetta che quel capitolo è chiuso. Solo così potrai aprirne uno nuovo.

👉 Cerca la scintilla nel presente: Smetti di cercare la persona che era. Cerca la persona che è adesso. Forse non ti riconosce, ma le piace la musica. Forse non parla, ma stringe la tua mano. Impara a gioire di questi micro-momenti di connessione emotiva. La dignità non sta nel passato, ma nel presente che condividete.

👉 Il lutto come amore in transizione: Iil lutto bianco non è una fine, è una transizione. È l’amore che smette di essere fatto di parole e azioni complesse, e torna a essere fatto di presenza, tocco e rassicurazione. Accetta che il tuo ruolo è cambiato: sei passata da essere una figlia/moglie a essere la custode della sua pace.

𝗨𝗻 𝗮𝗯𝗯𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶𝗼 𝘀𝗶𝗻𝗰𝗲𝗿𝗼: non sei una cattiva persona se soffri per chi ami. Sei una persona straordinaria che sta affrontando una prova disumana. Datti il permesso di vivere il tuo lutto, perché solo così potrai continuare ad amare chi hai davanti. ❤️

Dottssa Valentina Marchi -
Demenza e neuro psicologia

❤️
12/09/2026

❤️

𝐈𝐥 𝐋𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐁𝐢𝐚𝐧𝐜𝐨: 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐬𝐨𝐟𝐟𝐫𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐡𝐢 𝐜’𝐞̀ 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 (𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨)

C’è un dolore nel caregiving di cui quasi nessuno parla, perché sembra quasi un tradimento: è il lutto anticipato, o "lutto bianco". È quella f***a al cuore che provi quando guardi tua madre o tuo marito e capisci che, sebbene sia lì fisicamente, la persona che conoscevi, con la sua ironia, i suoi consigli e la sua storia, non c’è più.

Voglio dirvi che questo dolore è reale, legittimo e necessario. Soffrire per chi è ancora in vita non è egoismo; è il segno di un amore profondo che si sta adattando a una nuova, dolorosa realtà.

𝗜𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮: il "tradimento" della mente

Nella demenza, la perdita non avviene in un istante, ma è una lenta erosione. Questo crea un paradosso doloroso: ami la persona che hai davanti, ma piangi la persona che hai perso. Questo conflitto genera un senso di colpa paralizzante. Ti senti in colpa se ridi, ti senti in colpa se piangi, ti senti in colpa se desideri che tutto finisca

𝗟𝗮 𝘀𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: la tecnica dell' "accoglienza radicale"

Per sopravvivere a questo lutto invisibile senza lasciarti consumare, devi imparare a separare la persona dalla sua patologia:

👉 Datti il permesso di piangere il passato: non reprimere il dolore per ciò che avete perso (le conversazioni, i progetti, i viaggi). Quella perdita è reale. Scrivi i tuoi ricordi, sfoglia le vecchie foto e accetta che quel capitolo è chiuso. Solo così potrai aprirne uno nuovo.

👉 Cerca la scintilla nel presente: Smetti di cercare la persona che era. Cerca la persona che è adesso. Forse non ti riconosce, ma le piace la musica. Forse non parla, ma stringe la tua mano. Impara a gioire di questi micro-momenti di connessione emotiva. La dignità non sta nel passato, ma nel presente che condividete.

👉 Il lutto come amore in transizione: Iil lutto bianco non è una fine, è una transizione. È l’amore che smette di essere fatto di parole e azioni complesse, e torna a essere fatto di presenza, tocco e rassicurazione. Accetta che il tuo ruolo è cambiato: sei passata da essere una figlia/moglie a essere la custode della sua pace.

𝗨𝗻 𝗮𝗯𝗯𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶𝗼 𝘀𝗶𝗻𝗰𝗲𝗿𝗼: non sei una cattiva persona se soffri per chi ami. Sei una persona straordinaria che sta affrontando una prova disumana. Datti il permesso di vivere il tuo lutto, perché solo così potrai continuare ad amare chi hai davanti. ❤️

Dottssa Valentina Marchi -
Demenza e neuro psicologia

Le dediche belle…quelle che fanno una carezza al cuore ricordandoti perché fai questo mestiere e lo scegli ogni giorno!❤...
12/09/2026

Le dediche belle…quelle che fanno una carezza al cuore ricordandoti perché fai questo mestiere e lo scegli ogni giorno!❤️

Non lasciamo indietro nessuno ❤️‍🩹Mai!
10/09/2026

Non lasciamo indietro nessuno ❤️‍🩹
Mai!

❤️Già ❤️Condivido il post della collega…:“L’abbandono non si manifesta soltanto quando un bambino viene lasciato fisicam...
08/09/2026

❤️Già ❤️Condivido il post della collega…:
“L’abbandono non si manifesta soltanto quando un bambino viene lasciato fisicamente solo, esiste una forma altrettanto devastante: l’abbandono emotivo e psicologico. È quella condizione in cui il bambino cresce accanto a una madre che, pur essendo fisicamente presente, non riconosce i suoi bisogni affettivi, non gli offre uno sguardo, un gesto di tenerezza, un riconoscimento autentico.
Secondo la prospettiva di Gabor Maté, medico che ha esplorato le radici psicologiche e relazionali del trauma, il bisogno primario di ogni essere umano è la connessione. Senza connessione, il bambino non può sviluppare un senso di sicurezza interiore, né la convinzione di essere degno d’amore. La mancanza di attaccamento non è solo una ferita affettiva, è un trauma che modella la mente e impatta sul corpo, che influenza lo sviluppo neurologico e psichico.
Il bambino che cresce accanto a una madre emotivamente indisponibile impara molto presto a leggere i suoi segnali, a percepirsi come peso e causa del suo malessere. Invece di sentirsi accolto, si percepisce colpevole della sofferenza materna. Come osserva Maté, il bambino non smette di amare il genitore che lo rifiuta; smette, piuttosto, di amare se stesso, convincendosi di non meritare affetto. Questa dinamica interiore è profondamente distruttiva, perché radica un senso di vergogna e inadeguatezza che può accompagnare l’individuo per tutta la vita.
Da adulto, chi ha conosciuto l’abbandono emotivo continua a portare dentro di sé domande laceranti come “Sono stato davvero amato?”
L’assenza di tenerezza non lascia solo un vuoto emotivo ma si manifesta in difficoltà relazionali, in ansia, in dipendenze di vario tipo o in un costante bisogno di approvazione esterna. Maté sottolinea come molte forme di sofferenza psichica e di disagio, anche fisico, abbiano origine proprio in queste ferite precoci, invisibili ma profondamente radicate.
L’abbandono affettivo è più doloroso dell’indifferenza perché non si limita a negare la presenza, ma comunica disprezzo, rabbia, disgusto. Il bambino, incapace di distinguere i confini tra sé e la madre, interiorizza questi sentimenti e li rivolge contro di sé. Così si forma un circolo vizioso in cui l’autostima viene minata alle fondamenta e il mondo viene percepito come un luogo ostile.
Le madri emotivamente assenti non lo diventano per scelta, ma spesso perché a loro volta hanno sperimentato lo stesso abbandono emotivo, portandone i segni irrisolti. La comprensione di queste dinamiche non giustifica il dolore del bambino, ma permette di rompere la catena della trasmissione transgenerazionale del trauma.
Il cammino di guarigione passa dunque dal riconoscimento: dare un nome alla ferita, legittimare il dolore, accogliere il bambino interiore che è stato privato di amore. Solo così diventa possibile, da adulti, costruire relazioni fondate non sulla paura di essere rifiutati, ma sulla fiducia che la connessione autentica è possibile.
G.V.”

E tu che fai con il tempo?❤️
08/09/2026

E tu che fai con il tempo?❤️

Con la calma profonda del mare al tramonto e il calore nel cuore di un sole che vuole pian pianino appassire per poi rit...
01/09/2026

Con la calma profonda del mare al tramonto e il calore nel cuore di un sole che vuole pian pianino appassire per poi ritornare, ecco che mi sento pronta a ricominciare!
Pile ricaricate🔋!
Che settembre sia il mese di chi torna con determinazione a prendersi cura di sé e di chi trova il coraggio e la forza per iniziare a farlo!
Si riparte!❤️✨✨✨

Amor fati 🌸
28/08/2026

Amor fati 🌸

NON SUBIRE IL DESTINO, MA DIRE SÌ ALLA VITA

Nietzsche ci ha lasciato una delle espressioni più potenti del suo pensiero: amor fati, l’amore per il proprio destino.
Non significa pensare che tutto ciò che ci accade sia giusto, buono o desiderabile. E neppure rassegnarsi passivamente davanti alla sofferenza.
Significa qualcosa di più radicale: non desiderare che la propria vita sia stata diversa da quella che è stata.
Ci sono avvenimenti che, mentre li viviamo, ci appaiono soltanto come perdite, fallimenti, fratture. Vorremmo cancellarli, tornare indietro, riscrivere la nostra storia. Eppure proprio quelle esperienze, attraversate e non negate, entrano a far parte di ciò che siamo diventati.
L’amor fati ci invita allora a un difficile rovesciamento dello sguardo: non domandare continuamente alla vita perché ci abbia sottratto qualcosa, ma chiederci che cosa possiamo diventare attraverso ciò che ci è accaduto.
Non tutto il dolore contiene automaticamente un insegnamento. Non ogni ferita ci rende migliori. Ma possiamo scegliere di non lasciare che ciò che abbiamo sofferto rimanga soltanto sofferenza.
È qui che una crisi può diventare trasformazione.
Quando qualcosa interrompe i nostri progetti e spezza l’immagine che avevamo costruito del futuro, siamo costretti a cercare risorse che forse non sapevamo di possedere. A volte scopriamo una forza interiore proprio quando non possiamo più appoggiarci alle nostre vecchie certezze.
Guardando indietro, può persino accadere di riconoscere che alcuni passaggi che avevamo vissuto come fallimenti hanno modificato profondamente la direzione della nostra esistenza.
Non perché fossero necessariamente “un bene”, ma perché noi siamo riusciti a farne qualcosa.
Forse è questo il cuore dell’amor fati: non amare soltanto la parte luminosa della nostra storia, ma arrivare a dire sì alla vita nella sua interezza, senza pretendere di separare ciò che avremmo voluto conservare da ciò che avremmo voluto cancellare.
Nietzsche lo esprime in maniera estrema: non volere nulla di diverso, né nel passato né nel futuro.
Non sopportare semplicemente ciò che è necessario, ma trasformare la necessità in qualcosa che possiamo fare nostro.
E allora il destino non è più soltanto ciò che ci accade.
Diventa anche ciò che, a partire da ciò che ci è accaduto, scegliamo di diventare.

E tu che spazio hai?💝
25/08/2026

E tu che spazio hai?💝

E posso con orgoglio dire che io ci sono!Basta scegliermi!😜❤️
27/05/2026

E posso con orgoglio dire che io ci sono!
Basta scegliermi!😜❤️

Il 28 maggio 2026 diverrà operativo AscoltaMi, il servizio ideato e realizzato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, in collaborazione con il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP), per il supporto psicologico agli studenti dell’ultimo anno della Scuola secondaria di I grado e del primo biennio della Secondaria di II grado.

Con AscoltaMI, si offre agli studenti un servizio di ascolto e consulenza, non terapeutica, per affrontare situazioni di fragilità e vulnerabilità che possono manifestarsi in età adolescenziale, in un’ottica di prevenzione dei fattori di rischio o di situazioni di disagio che spesso ostacolano i processi e la partecipazione alla vita scolastica.

“Troppo spesso il disagio dei ragazzi viene visto solo quando esplode. Invece bisogna arrivare prima, costruendo luoghi di ascolto, fiducia e prevenzione dentro la quotidianità degli studenti. Portare un servizio psicologico nazionale nella scuola, accessibile a tutti, significa fare prevenzione e intervenire sui bisogni sommersi. Il benessere psicologico dei giovani è una priorità educativa e sociale. AscoltaMI rappresenta un primo passo importante per intercettare fragilità e difficoltà prima che si trasformino in isolamento, sofferenza o abbandono scolastico. Il CNOP sarà in prima linea per monitorare il processo e gli esiti di questa iniziativa e costruire spazi di ulteriori sviluppi futuri. Ringraziamo il Ministro Valditara per aver investito su una progettualità che pone attenzione alla prevenzione e all’ascolto dei più giovani”, ha dichiarato la Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, Maria Antonietta Gulino.

Per tutti i dettagli👇
https://www.psy.it/progetto-ascoltami-dal-28-maggio-operativo-il-supporto-psciologico-degli-studenti/

Indirizzo

Catania
95128

Orario di apertura

Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 20:00

Telefono

+393297841312

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