Oltre la dipendenza affettiva - dott.ssa Silvia Pittera

Oltre la dipendenza affettiva - dott.ssa Silvia Pittera Psicoterapia della Dipendenza Affettiva e delle relazioni disfunzionali

“È una   felice?”Forse non è questa la domanda che dovremmo farci…Paolo Menghi, in un articolo del 1989 intitolato “La c...
25/07/2026

“È una felice?”

Forse non è questa la domanda che dovremmo farci…

Paolo Menghi, in un articolo del 1989 intitolato “La coppia utile”, ne propone un’altra, molto più scomoda:

È una relazione utile?

Utile non nel senso di comoda, sana o scevra da sofferenza…
Utile nel senso che favorisca l’evoluzione di chi la vive.

Una diventa “utile” quando gli attriti non servono a stabilire chi ha torto e chi ha ragione, ma diventano occasioni per conoscersi meglio, responsabilizzarsi e trasformarsi.

Il problema è che spesso arriviamo nella relazione chiedendo all’altro qualcosa che NESSUN partner può davvero dare: riparare ciò che è rimasto incompiuto nella nostra storia. Da quel momento ogni limite diventa una delusione, ogni conflitto un , ogni differenza una minaccia.
Così, la persona che fino a ieri giuravamo di aver amato e credevamo fosse incapace di ferirci, diventa il nostro tiranno peggiore.

È questo il punto in cui accusiamo l’altro di essere cambiato. In realtà ha solo toccato le parti di noi che aspettavano ancora di essere viste.

Questo è il bivio che ogni relazione deve oltrepassare:

🚦Continuare a usare il partner per confermare le nostre vecchie ferite, oppure utilizzare quella relazione come un’occasione per crescere.

⚠️Perché una coppia non è quella in cui non si soffre mai.

È quella in cui la sofferenza, invece di diventare un’arma contro l’altro, diventa una strada verso una maggiore consapevolezza per continuare a diventare noi stessi senza la pretesa che il partner ci aggiusti, o ci completi...

E a te? Quale consapevolezza ha lasciato la tua coppia?

Dott.ssa Silvia Pittera
Psicologa e

“Lo so che non dovrei controllare… ma non riesco a smettere.”È una delle frasi che sento più spesso in stanza di terapia...
19/07/2026

“Lo so che non dovrei controllare… ma non riesco a smettere.”

È una delle frasi che sento più spesso in stanza di terapia.

Quando una relazione finisce o è in crisi, molte persone continuano a controllare se l’altrə è online, se ha visualizzato, se ha pubblicato qualcosa.
E spesso si giudicano ferocemente per questo.

Visualizzare se l’altrə è online non è un problema legato al poco autocontrollo o alla forza di volontà… è che quel controllo, per pochi secondi, calma il sistema nervoso. Il punto, infatti, non è WhatsApp o IG. È che dopo una separazione il sistema di attaccamento continua a cercare l’altra persona. Bowlby descriveva la separazione come una condizione che attiva potentemente la ricerca di prossimità: il cervello continua a comportarsi come se il legame potesse ancora essere ripristinato.

E proprio perché funziona nell’immediato, il cervello impara a ripetere il comportamento ogni volta che sente la mancanza.
È lo stesso principio con cui si mantengono molte compulsioni: il sollievo di oggi diventa il problema di domani.

La buona notizia è che il cervello può imparare anche altro e nel carosello trovi 5 strategie utili.
Le lascio spesso ai miei pazienti per gestire il craving ed imparare che la mancanza è dolorosa, ma non pericolosa, e che può essere attraversata ❤️

E tu? Come l’hai superata?

Amo questo passo di Barthes per la lucidità con cui descrive il dolore di un amore non corrisposto come il dolore di col...
18/07/2026

Amo questo passo di Barthes per la lucidità con cui descrive il dolore di un amore non corrisposto come il dolore di colui che “aspetta senza mai essere aspettato”.
Esattamente come nelle dipendenze affettive, il tempo dei due non coincide: l’amore non è più una questione di intensità del sentimento, ma di diversa distribuzione dell’attesa.

Uno aspetta un messaggio.
L’altro no.

Uno aspetta di rivedersi.
L’altro no.

Uno aspetta che qualcosa accada.
L’altro vive come se non ci fosse nulla da attendere.

L’innamorato, così come il dipendente, vive proiettato verso il prossimo incontro, il prossimo segnale, la prossima possibilità. L’altro, invece, continua il proprio tempo.
In questa frattura del tempo germina la solitudine.

Non lo diciamo abbastanza ma, forse, uno dei criteri che dobbiamo usare per capire se siamo o no in una relazione sana ed equilibrata è la risposta sincera a questa domanda:

➡️ tra i due sto aspettando solo io?

Dott.ssa Silvia Pittera
psicologa e psicoterapeuta

Lo so, il titolo è provocatorio 😎Ma certi messaggi devono arrivare forti e chiari perché, nonostante una quantità imbara...
12/07/2026

Lo so, il titolo è provocatorio 😎

Ma certi messaggi devono arrivare forti e chiari perché, nonostante una quantità imbarazzante di letteratura sull’argomento parli chiaro ormai da anni, ancora troppi genitori sono convinti che sia una gran bella cosa essere i migliori amici dei figli.
L’idea, ahimè, è maggiormente diffusa nelle madri di figlie femmine, nonostante il problema non vede i padri esclusi.

La teoria sull’attaccamento, sulla separazione-individuazione e sulla terapia familiare asserisce che quando un genitore rinuncia alla propria funzione adulta per diventare un pari del figlio, quest’ultimo perde un punto di riferimento difficile da sostituire.
In questo senso diventa “orfano” della funzione genitoriale.

Spero che dopo aver letto questo post smetterai di dire che sei la miglior amica di tua figlia! E se a leggermi sei tu, figlia di mamma migliore amica, mandale questo post! 😅

Regalatevi la bellezza di un rapporto dove i genitori fanno i genitori e i figli fanno i figli. E gli amici sono tanti, fantastici e soprattutto esterni alla famiglia ✨✨

Dott.ssa Silvia Pittera
Psicologa e psicoterapeuta.

❤️

«È cambiata.»«È diventato pesante.»«Prima non era così.»Sono frasi che ascoltiamo continuamente quando una coppia entra ...
05/07/2026

«È cambiata.»
«È diventato pesante.»
«Prima non era così.»

Sono frasi che ascoltiamo continuamente quando una coppia entra in crisi.
Eppure, da una prospettiva sistemico-relazionale, la domanda cambia.
Il punto non è capire chi ha iniziato, ma chiedersi: quale equilibrio teneva insieme quella relazione?

Don Jackson descriveva i sistemi (anche la coppia, quindi) come organismi che tendono a mantenere la propria omeostasi: un equilibrio che non coincide necessariamente con il benessere.

Per questo una relazione può rimanere stabile per anni pur facendo soffrire entrambi.
Poi uno dei due cambia, inizia a chiedere, inizia a dire, smette di rincorrere, smette di sopportare.
Da quel momento il sistema perde il proprio assetto e ciò che prima sembrava “normale” diventa improvvisamente un problema.

Paul Watzlawick aggiunge un’altra chiave preziosa: nelle relazioni ognuno tende a leggere la storia attribuendo all’altro l’origine del problema. È ciò che chiamava “interpunzione della sequenza degli eventi”.

Così, chi rompe un equilibrio, viene facilmente descritto come “drammatico”, mentre chi difende quello stesso equilibrio (per quanto disfunzionale) può percepirsi come la parte ragionevole.

Attenzione: questo post non vuole dire che chi protesta abbia sempre ragione o che chi resta sia sempre nel torto.

Vuole suggerire una domanda diversa…

Prima di chiamarlo “drama”… siamo sicuri che non fosse semplicemente il rumore di un equilibrio che stava finalmente cedendo?

Dott.ssa Silvia Pittera
Psicologa e Psicoterapeuta

Buon viaggio a tutti i valorosi marinai che stanno navigando il dolore della fine di una relazione 💔🌊❤️Non siete soli 🫂D...
03/07/2026

Buon viaggio a tutti i valorosi marinai che stanno navigando il dolore della fine di una relazione 💔🌊❤️
Non siete soli 🫂

Dott.ssa Silvia Pittera
Psicologa e Psicoterapeuta

Nei miei anni di formazione e dopo, nella pratica clinica, nel confronto con i pazienti e le coppie, ho incontrato posiz...
21/06/2026

Nei miei anni di formazione e dopo, nella pratica clinica, nel confronto con i pazienti e le coppie, ho incontrato posizioni diverse.
Ho smesso quasi subito di chiedermi quale fosse la più autorevole, forse per un’innata propensione alla complessità.

Così ho iniziato a chiedermi quale, nella situazione specifica che mi veniva portata in stanza di terapia, fosse più utile per comprendere ciò che era accaduto, partendo dal presupposto che nessuna di queste ipotesi escluda automaticamente la validità delle altre.

Una persona può essere pienamente responsabile delle proprie scelte. E, allo stesso tempo, quelle scelte possono raccontare qualcosa della relazione in cui sono nate.
E ancora: clinicamente parlando, un tradimento può essere davvero una ricerca di sé in un caso, una fuga dal conflitto in un altro, un atto impulsivo in un altro e il sintomo di una coppia bloccata in un altro ancora.

Ridurlo a una sola teoria rischia di farci perdere complessità e di conseguenza conoscenza profonda di quello che nella vita siamo chiamati ad attraversare.
E nulla, veramente nulla di quello che ci capita, è fine a se stesso, se riusciamo a dargli senso nella nostra storia e a metterlo al servizio della nostra crescita ♥️

Dott.ssa Silvia Pittera
Psicologa e psicoterapeuta

“L’amore non consiste nel guardarsi l’un l’altro, ma nel guardare insieme nella stessa direzione” diceva Antoine de Sain...
18/06/2026

“L’amore non consiste nel guardarsi l’un l’altro, ma nel guardare insieme nella stessa direzione” diceva Antoine de Saint-Exupéry.
Aveva ragione.

Non siamo nati per non aver bisogno di nessuno, siamo animali sociali. Abbiamo un compito più complesso: diventare capac...
15/06/2026

Non siamo nati per non aver bisogno di nessuno, siamo animali sociali.

Abbiamo un compito più complesso: diventare capaci di stare in piedi da soli e di appoggiarci agli altri quando serve.

La dipendenza patologica è un problema.
L’interdipendenza, invece, è probabilmente il cuore della salute psicologica ♥️

Dott.ssa Silvia Pittera
Psicologia e Psicoterapeuta

A volte non restiamo in una relazione disfunzionale perché non vediamo ciò che accade.Restiamo perché ciò che accade ent...
13/06/2026

A volte non restiamo in una relazione disfunzionale perché non vediamo ciò che accade.

Restiamo perché ciò che accade entra in conflitto con ciò che desideriamo, speriamo o crediamo.

La dissonanza cognitiva è il tentativo della mente di tenere insieme due verità incompatibili: ciò che proviamo e ciò che osserviamo. Così minimizziamo, giustifichiamo, aspettiamo che qualcosa cambi.

Finché arriva un momento in cui la realtà non può più essere spiegata, reinterpretata o corretta.

Può solo essere guardata per quello che è, anche se fa male.

Dott.ssa Silvia Pittera
Psicologa e Psicoterapeuta

Indirizzo

Via Alcide De Gasperi 39, Aci Bonaccorsi
Catania
95020

Orario di apertura

Lunedì 09:30 - 12:30
16:00 - 20:00
Mercoledì 09:30 - 12:30
16:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 13:00
Venerdì 09:30 - 15:30

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