30/05/2026
"Con tutto quello che hanno fatto per me, non dovrei stare male."
Naturalmente esistono situazioni in cui le cure genitoriali sono state carenti, inadeguate o fonte di sofferenza. Ma qui ci riferiamo a quelle storie in cui i genitori hanno amato i propri figli e hanno fatto, con i limiti e le risorse che avevano, tutto ciò che era nelle loro possibilità.
Eppure, anche in queste situazioni, può emergere un profondo senso di colpa.
Molti figli si sentono in debito verso i propri genitori: per l'amore ricevuto, i sacrifici fatti, le opportunità avute. Quando però vivono un momento di sofferenza, possono arrivare a pensare che stare male significhi essere ingrati o che il loro dolore dimostri che qualcosa, nella relazione con i genitori, sia mancato.
Per questo, a volte, si tende a minimizzare ciò che si prova, a non parlarne, a mostrarsi più sereni di quanto ci si senta davvero. Come se la propria sofferenza rischiasse di mettere in discussione tutto l'amore ricevuto.
Anche dal lato dei genitori possono emergere emozioni difficili. Vedere un figlio soffrire può far sentire impotenti e può portare a chiedersi: "Dove ho sbagliato?" oppure "Non sono stato abbastanza?"
Eppure esiste una verità spesso difficile da accettare: nessun genitore, per quanto presente e amorevole, può preservare un figlio da ogni dolore, delusione, perdita o fragilità che la vita comporta. E questo non lo rende un genitore inadeguato.
La sofferenza di un figlio non è necessariamente la prova di un fallimento educativo, così come l'amore ricevuto non garantisce una vita senza difficoltà.
Quando figli e genitori restano intrappolati in queste convinzioni, può crearsi un silenzio reciproco: i figli nascondono il proprio dolore per non ferire, i genitori faticano a guardarlo fino in fondo per non sentirsi responsabili.
La psicoterapia può aiutare a sciogliere questo nodo. Può offrire uno spazio in cui riconoscere che la gratitudine non è un debito da ripagare con la felicità, che il dolore non è una colpa e che amare qualcuno non significa poterlo mettere al riparo da tutto.
A volte, stare meglio inizia proprio da qui: dal comprendere che si può essere stati amati e soffrire comunque. E che si può essere stati buoni genitori senza poter evitare a un figlio ogni ferita della vita.
“Mamma: Solo una cosa ti chiedo.
Zerocalcare: Eh.
Mamma: Di essere felice.
Zerocalcare: (monologo interiore)
E porco due m'hai detto c***o! Se mi dici "ti chiedo solo una cosa", m'aspetto una cosa facile. Tipo: "ti chiedo solo una cosa, mandami un messaggino quando torni a casa". No, "essere felice"! Che porco due è soltanto tipo la ricerca infinita de tutti gli individui da quando nascono a quando crepano in tutta la storia dell'umanità!
Che poi mi puoi chiedere una cosa su cui non c'ho nessun controllo? Non è che decido io se so' felice o no. È come se mi chiedi una cosa sola: d'avé la voce da Aretha Franklin. Ma io che ti posso fa' se gracchio?
Ahh! Mo' so' infelice e mi sento pure in colpa, come una bestia ingrata, perché è vero che non mi hai fatto mancare niente. Sono stato un ragazzino amato, c'ho avuto il Super Nintendo, la Xbox e la PlayStation 1, 2, 3, 4 e 5. Mi se' venuta a prendere alle feste a mezzanotte quando ti chiedevo di vederci dietro l'angolo perché mi vergognavo di te e papà. M'hai cantato le efferate ninne nanne francesi sulle vedove dei mariti morti in guerra quando non riuscivo a dormire. M'hai accompagnato a vedere Jurassic Park al cinema dodici giorni di fila perché stavo in fissa.
Hai fatto tutto quello che serve per rendere un ragazzino felice. Quindi non è colpa tua, non hai sbagliato niente, non è colpa di nessuno. Non lo so chi è. Forse ci sono delle emozioni a cui qualcuno di noi non c'ha accesso. Lo sai che stanno là, dietro a una porta, però non sai come aprirla. Ma questo non lo puoi di' a chi ti vuole bene, perché se no si danna l'anima.
Armadillo: Ma perché pensi che non si capisce? Guarda che si vede dall'occhi quando uno ha un'anima in pena, eh. Se vuoi glielo dico io, io tanto...
Zerocalcare: No, no, no, te prego non glielo di', te prego non gli di' niente.
Armadillo: Ma già lo sa! Secondo te pensa che sei l'anima della festa te?
Zerocalcare: Non sa della botola, della porta, i rovi, tutta sta roba qua non la deve sape'. Ti prego non gli di' niente, voglio che pensa che sto bene.
Armadillo: Ma come fa a pensa' che stai bene, ma te sei visto in faccia?
Zerocalcare: Oh, te prego.
La posso delude in mille modi, ma non voglio che pensi che tutto quello che ha fatto non è servito a niente.
Armadillo: Ok, ok, non glielo dico, non glielo dico, dai.
ZeroCalcare: Dai, dai, te prego, te prego... non deve sape' niente.
Armadillo: Mo' uno, tranquillo, non glielo dico.
Zerocalcare: Ma sì che so' felice, mà...
Mamma: E allora va bene! L'importante è quello.”
ZeroCalcare - Due Spicci