08/09/2026
Ci sono momenti, durante un’elaborazione, in cui è necessario fermarsi.
La persona può iniziare ad allontanarsi dal presente, perdere il contatto con ciò che accade nella stanza, sentirsi distante da sé e dal proprio corpo.
In quei momenti, le parole possono non bastare.
È necessario fermarsi.
Ed è qui che entrano in gioco loro: Pando e Mirtilla. 🐼🐱
Due piccole palline morbidose che da poco abitano il mio studio.
Si tengono tra le mani.
Si stringono.
Se ne percepiscono la morbidezza, la forma, la consistenza.
E poi si lanciano.
Sì, ce le lanciamo.
Io a te.
Tu a me.
Seguiamo con lo sguardo il loro movimento, coordiniamo il corpo per prenderle e rilanciarle e, poco alla volta, riportiamo l’attenzione su ciò che sta accadendo qui, in questo momento, insieme.
Quello che può sembrare un semplice gioco diventa così uno strumento di grounding e stabilizzazione.
Quando durante un’elaborazione emerge una risposta dissociativa, possiamo pensarla come un piccolo momento di tempesta.
Per un attimo il presente si allontana, il contatto con il corpo e con ciò che accade nella stanza diventa più fragile.
E allora ci fermiamo.
Una pallina passa da una mano all’altra.
Lo sguardo ne segue il movimento.
Il corpo si attiva per prenderla e rilanciarla.
La relazione diventa un punto di ancoraggio.
E, poco alla volta, torniamo qui.
Perché in terapia non si tratta sempre di andare più a fondo. A volte, prima di continuare, abbiamo bisogno di ritrovare abbastanza calma e sicurezza per poterlo fare.
E forse abitare la calma e comprendere la tempesta significa anche questo:
riconoscere ciò che sta accadendo dentro di noi, sapere quando è necessario fermarsi e imparare a ritrovare la strada verso il presente.
E qualche volta quella strada può iniziare da una cosa piccolissima.
Da una pallina che passa da una mano all’altra.
Benvenuti Pando e Mirtilla! ❤️