Dott.ssa Dominique D'Ambrosi- Psicologa/Psicoterapeuta

Dott.ssa Dominique D'Ambrosi- Psicologa/Psicoterapeuta Studio di Psicologia e Psicoterapia a Cava de' Tirreni ed Eboli

Psicologa clinica, Psicodiagnosta clinica e forense, Psicoterapeuta ad orientamento sistemico-relazionale. Da anni svolge attività clinica presso l' UOSM di Eboli e presso i suoi studi privati incontrando individui adulti, famiglie con bambini e adolescenti e coppie in difficoltà. Riceve su appuntamento in
Via Eduardo De Filippis, 7, Cava de' Tirreni
Via XXIV Maggio, 9, Eboli

Ci sono momenti, durante un’elaborazione, in cui è necessario fermarsi.La persona può iniziare ad allontanarsi dal prese...
08/09/2026

Ci sono momenti, durante un’elaborazione, in cui è necessario fermarsi.

La persona può iniziare ad allontanarsi dal presente, perdere il contatto con ciò che accade nella stanza, sentirsi distante da sé e dal proprio corpo.

In quei momenti, le parole possono non bastare.
È necessario fermarsi.

Ed è qui che entrano in gioco loro: Pando e Mirtilla. 🐼🐱

Due piccole palline morbidose che da poco abitano il mio studio.

Si tengono tra le mani.
Si stringono.
Se ne percepiscono la morbidezza, la forma, la consistenza.

E poi si lanciano.
Sì, ce le lanciamo.
Io a te.
Tu a me.

Seguiamo con lo sguardo il loro movimento, coordiniamo il corpo per prenderle e rilanciarle e, poco alla volta, riportiamo l’attenzione su ciò che sta accadendo qui, in questo momento, insieme.

Quello che può sembrare un semplice gioco diventa così uno strumento di grounding e stabilizzazione.

Quando durante un’elaborazione emerge una risposta dissociativa, possiamo pensarla come un piccolo momento di tempesta.

Per un attimo il presente si allontana, il contatto con il corpo e con ciò che accade nella stanza diventa più fragile.

E allora ci fermiamo.

Una pallina passa da una mano all’altra.
Lo sguardo ne segue il movimento.
Il corpo si attiva per prenderla e rilanciarla.
La relazione diventa un punto di ancoraggio.
E, poco alla volta, torniamo qui.

Perché in terapia non si tratta sempre di andare più a fondo. A volte, prima di continuare, abbiamo bisogno di ritrovare abbastanza calma e sicurezza per poterlo fare.

E forse abitare la calma e comprendere la tempesta significa anche questo:
riconoscere ciò che sta accadendo dentro di noi, sapere quando è necessario fermarsi e imparare a ritrovare la strada verso il presente.

E qualche volta quella strada può iniziare da una cosa piccolissima.

Da una pallina che passa da una mano all’altra.

Benvenuti Pando e Mirtilla! ❤️

Quando la mente si blocca durante un esame, il primo impulso può essere quello di sforzarsi ancora di più per ricordare....
05/09/2026

Quando la mente si blocca durante un esame, il primo impulso può essere quello di sforzarsi ancora di più per ricordare.

Ma se il cervello sta percependo quel momento come una minaccia, aumentare la pressione rischia di alimentare ulteriormente l’allarme.

Prima di cercare la risposta, può essere necessario aiutare il corpo a ritrovare il presente: sentire i piedi a terra, osservare ciò che ci circonda, rallentare l’espirazione, partire anche solo da una parola.

Non si tratta di eliminare immediatamente l’ansia, ma di comunicare al cervello:
“Posso restare qui. In questo momento sono al sicuro.”

È anche questo che significa abitare la calma: non aspettare che la tempesta scompaia, ma imparare a riconoscerla e ad attraversarla senza esserne completamente travolti.

Ed è proprio da qui, dall’incontro tra ansia, corpo e studio, che nasce anche il libro a cui ho lavorato negli ultimi mesi.

Presto potrò finalmente raccontarvi qualcosa in più.

Salva questo post: potrà esserti utile prima o durante il prossimo esame.

01/09/2026

Settembre porta con sé il desiderio di ricominciare.

Nuovi propositi, nuovi programmi, nuove aspettative.

Ma quando ciò che vorremmo fare diventa ciò che sentiamo di dover fare, e al nostro ritmo sovrapponiamo quello degli altri, anche una ripartenza può trasformarsi in pressione.

Forse non abbiamo bisogno di cambiare tutto e subito.
Abbiamo bisogno di ascoltare ciò che accade dentro di noi, abitare la calma e comprendere la tempesta, per scegliere da dove vogliamo davvero ricominciare.

E tu, da dove vuoi ripartire?

«Mamma, perché la vacanza è finita?Io voglio stare sempre con voi qui…»Me lo dice così, mentre questi ultimi giorni d’es...
29/08/2026

«Mamma, perché la vacanza è finita?
Io voglio stare sempre con voi qui…»

Me lo dice così, mentre questi ultimi giorni d’estate stanno scivolando via.

E come si spiega a una bambina che le cose belle finiscono?

Che si torna a casa, al lavoro, a scuola, agli orari, alle corse.
Che non potremo più stare insieme tutto il giorno, tutti i giorni.

Forse non serve nemmeno spiegarlo troppo.

Forse posso semplicemente accogliere il suo dispiacere.

Perché, in fondo, lo sento anch’io.

Anche a me dispiace lasciare queste giornate.
Il tempo lento.
Le mattine senza fretta.
La possibilità di esserci di più, senza dover continuamente guardare l’orologio.

Eppure tra qualche giorno ricominceremo.

Lei con una nuova scuola, nuove persone da conoscere, nuovi piccoli pezzi di mondo da esplorare.

Io con il mio lavoro, i miei progetti, le cose lasciate in sospeso e quelle nuove che stanno per cominciare.

E forse è proprio questo che vorrei insegnarle.

Che possiamo essere tristi quando qualcosa di bello finisce, senza per questo avere paura di ciò che viene dopo.

Che possiamo avere nostalgia e, nello stesso tempo, essere curiosi per quello che ci aspetta.

Che le cose belle non devono durare per sempre per essere state importanti.

Che tutto quello che abbiamo vissuto insieme possiamo portarcelo a casa.

E a sapere che, anche quando cambiano i luoghi, gli orari e le nostre giornate, ci sono posti in cui possiamo continuare a sentirci a casa.

Anche semplicemente, gli uni accanto agli altri.

Ciao estate.
Sei stata tempo insieme.
E forse era proprio ciò di cui avevamo bisogno.
Dominique D'Ambrosi Psicoterapeuta



25/08/2026

Cosa li portiamo a fare i bambini al mare, se poi li lasciamo sotto l’ombrellone con il cellulare in mano?

Da dieci giorni osservo, sotto l’ombrellone accanto al mio, più o meno la stessa scena.
Due bambine arrivano al mare, fanno un bagno e poi tornano sotto l’ombrellone. Cellulari in mano. E lì restano per gran parte del tempo.

E ogni volta mi viene da pensare: quante cose si stanno perdendo?

Per un bambino il mare non è soltanto un posto in cui trascorrere qualche ora.

È un’esperienza.

È sentire la sabbia che scotta sotto i piedi e correre verso l’acqua.
È riempire un secchiello cento volte e rovesciarlo altrettante.
È costruire castelli che dopo pochi minuti verranno distrutti.
È cercare conchiglie, rincorrere un pesciolino, inventare giochi con altri bambini mai visti prima.
È annoiarsi e, proprio da quella noia, trovare qualcosa da fare.

Quando mettiamo uno schermo tra il bambino e tutto questo, non gli stiamo semplicemente dando qualcosa con cui intrattenersi.

Rischiamo di togliergli qualcosa.

Gli togliamo occasioni per esplorare.
Per muoversi.
Per osservare.
Per tollerare la noia.
Per inventare.
Per entrare in relazione.
Per fare esperienza del proprio corpo e dell’ambiente che lo circonda.

E forse dovremmo chiederci anche questo:

quante esperienze stiamo sostituendo con uno schermo solo perché, per noi adulti, è più semplice?

Non significa demonizzare cellulari e tablet.
E nemmeno pensare che un bambino non possa mai guardare un cartone sotto l’ombrellone.

Significa ricordarci che l’infanzia ha bisogno soprattutto di essere vissuta.

E che davanti a quel bambino ci sono un mare, della sabbia, altri bambini e un mondo intero da scoprire.

Prima di consegnargli il cellulare, forse possiamo lasciargli la possibilità di accorgersene.

Perché un bambino che si annoia non è necessariamente un bambino da intrattenere.
A volte è semplicemente un bambino che sta per inventarsi qualcosa.

D.D

A volte fermarsi è più difficile che continuare a fare.Arriva finalmente un momento libero e, quasi automaticamente, ini...
20/08/2026

A volte fermarsi è più difficile che continuare a fare.

Arriva finalmente un momento libero e, quasi automaticamente, iniziamo a pensare a come potremmo utilizzarlo: qualcosa da sistemare, un lavoro da portare avanti, un messaggio a cui rispondere, qualcosa da organizzare.

Come se il tempo avesse valore solo quando riusciamo a riempirlo.

E così possiamo ritrovarci a trasformare anche il riposo in qualcosa da fare “bene”: leggere, allenarsi, meditare, essere produttivi persino mentre cerchiamo di non esserlo.

Ma non tutto il tempo deve avere uno scopo.

Possiamo concederci una pausa senza doverla meritare e senza dover dimostrare, nemmeno a noi stessi, di aver fatto abbastanza.

E se quando ti fermi arrivano irrequietezza, senso di colpa o ansia, forse vale la pena ascoltarli invece di riempire immediatamente quello spazio.

Perché abitare la calma non significa riuscire finalmente a non sentire nulla.

Significa anche imparare a stare con ciò che emerge quando smettiamo di fare.

E, piano piano, comprendere la nostra tempesta.

E tu, riesci a riposarti senza sentirti in colpa?

Abitare la calma. Comprendere la tempesta.

13/08/2026

L’estate dovrebbe essere il momento in cui finalmente stacchiamo, rallentiamo, ci rilassiamo.

Eppure, non per tutti è così.

Quando diminuiscono gli impegni e cambiano le nostre routine, può aumentare lo spazio mentale. E in quello spazio possono farsi sentire pensieri, preoccupazioni ed emozioni che durante l’anno restano più facilmente sullo sfondo.

A questo si aggiunge un’aspettativa silenziosa: in estate dovremmo stare bene.

Dovremmo divertirci.
Dovremmo goderci le vacanze.
Dovremmo essere più leggeri.

E così, se l’ansia arriva proprio adesso, rischiamo di viverla quasi come qualcosa di “fuori posto”.

Ma rallentare non significa necessariamente sentirsi subito più calmi.

A volte significa semplicemente sentire di più.

E forse quello che emerge quando finalmente ci fermiamo non va immediatamente messo a tacere, ma ascoltato.

E tu, quando rallenti, ti senti davvero più tranquillo… o senti tutto un po’ di più?

Scrivilo nei commenti

Abitare la calma. Comprendere la tempesta

A volte l’ansia sembra arrivare senza un motivo.Il cuore accelera, i pensieri si affollano, il corpo si tende. E la prim...
11/08/2026

A volte l’ansia sembra arrivare senza un motivo.
Il cuore accelera, i pensieri si affollano, il corpo si tende. E la prima cosa che vorremmo fare è farla andare via.

Ma se, invece di chiederci solo “Come faccio a liberarmene?”,
provassimo a domandarci:

“Cosa sta cercando di raccontarmi?”

Dietro l’ansia possono esserci aspettative, relazioni disfunzionali, traumi non risolti.
Può esserci il timore di non essere abbastanza, il bisogno di avere tutto sotto controllo, qualcosa che abbiamo vissuto e che il nostro corpo continua a ricordare.
Oppure può essere il segnale che qualcosa nella vita che stiamo vivendo non risponde più ai nostri bisogni.

Perché l’ansia non racconta la stessa storia per tutti.

Ogni ansia ha una storia.
E ogni storia merita di essere ascoltata.

Se la tua ansia potesse parlare, cosa pensi che ti racconterebbe?

Abitare la calma. Comprendere la tempesta.

Perché due studenti possono affrontare lo stesso esame e viverlo in modo completamente diverso?Perché il cervello non re...
06/08/2026

Perché due studenti possono affrontare lo stesso esame e viverlo in modo completamente diverso?
Perché il cervello non reagisce solo a ciò che accade.
Reagisce soprattutto al significato che quella situazione ha assunto nella nostra storia.
Per qualcuno un esame significa il timore di deludere.
Per altri la paura di non essere abbastanza.
Per altri ancora il ricordo di un'esperienza che ha lasciato un segno.
Per questo motivo, a volte, lavorare solo sul metodo di studio non basta.
Per imparare a gestire l'ansia è importante comprendere anche che cosa il nostro cervello sta cercando di proteggere.
Ed è proprio da questa domanda che, spesso, inizia il cambiamento.

Quale significato ha per te un esame?

Raccontalo nei commenti.




01/08/2026

Ci hanno insegnato a studiare ma non ci hanno insegnato cosa succede nel nostro cervello quando l'ansia prende il sopravvento.

Quante volte hai pensato:
"Mi sono bloccato. Forse non ero preparato abbastanza."
Eppure, molto spesso, non è così.

Quando il cervello interpreta una situazione come una minaccia, attiva un sistema di allarme che prepara il corpo a difendersi. In quello stato, le funzioni che ci aiutano a ragionare, concentrarci e recuperare le informazioni possono diventare temporaneamente meno efficienti.

Per questo puoi avere la sensazione di aver dimenticato tutto, anche se hai studiato.

La buona notizia è che questo meccanismo si può comprendere e imparare a regolare.

È proprio questo il messaggio che mi ha accompagnata nella scrittura del mio libro: aiutare gli studenti a capire che dietro un blocco non c'è necessariamente mancanza di preparazione, ma spesso un sistema nervoso che sta cercando di proteggerli.
Nei prossimi contenuti continuerò a spiegare, con un linguaggio semplice cosa succede nel nostro cervello quando affrontiamo situazioni percepite come minacciose e come possiamo imparare a ritrovare uno stato di sicurezza.

Ti è mai capitato di avere un vuoto mentale durante un esame o un'interrogazione, pur avendo studiato? Raccontamelo nei commenti.

Salva questo reel: potrebbe esserti utile rivederlo prima del tuo prossimo esame.

Abitare la calma. Comprendere la tempesta.

Indirizzo

Via E. De Filippis, 7
Cava De' Tirreni
84013

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 17:00

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