19/07/2026
31 Luglio 2015, polo Universitario dell’Ospedale San Giovanni e Ruggì di Salerno. 30 gradi all’ombra.
Non si parlava di riscaldamento globale ma vi assicuro faceva già caldo, tanto.
Barba fatta, rigorosamente in giacca e cravatta, allacciata malissimo.
Il professore di chirurgia così voleva e guai ad azzardare outfit diversi, si finiva bocciati in partenza.
Un sorriso a 32 denti, un raggio di sole di felicità in un periodo un po’ così, direi triste. La foto scattata dalla mia (allora) fidanzata Martina (tutto il resto della felicità).
Chi studia medicina sa che la VITA è tutto quello che ti capita tra un esame e l’altro.
Tantissime cose, non sempre belle.
Ricordi gli eventi in base all’esame che stavi preparando o al tirocinio che frequentavi.
I mondiali in Sud Africa mentre preparavi anatomia uno, chiuso in casa per 4 mesi durante farmacologia, lo studio dalle 7 alle 22 con la pausa pranzo di un’ora, il caffè preparato con l’acqua calda così saliva prima e mamma che, pur di vedermi, veniva a trovarmi per una mezz’ora a casa di nonna dove studiavo. L’esame di neuro imparato a memoria perché, non so perché, in testa non mi ci volava entrare in nessuna maniera.
L’estate durava due settimane, dal primo al sedici/diciassette agosto e non di più perché c’era da preparare gli esami di settembre.
Nel mio caso l’ossessione ha sempre superato il talento e ne vado fiero.
Anche e soprattutto quando mi guardate con disprezzo dandomi del privilegiato oppure leggo la sfiducia nei vostri occhi perché “così mi ha detto un amico” o “ho letto su Internet”.
Nell’epoca di Google e dell’intelligenza artificiale questa foto mi ricorda quanto sacrificio e sofferenza ci sia dietro quel sorriso.