27/04/2026
Noi operatori sanitari siamo sempre più orientati alla soluzione della sofferenza piuttosto che alla validazione della sofferenza.
La pratica clinica, invece, ci insegna che non può esserci soluzione alcuna alla sofferenza dell'individuo senza passare innanzitutto per la validazione, intesa come dare accoglienza, valore e dignità a ciò che vive, sente, pensa e attua l'individuo.
Esempi di espressione della validazione da parte del clinico possono essere: capisco la tua sofferenza; comprendo ciò che stai provando; vedo che stai male; è normale che tu possa sentirti esattamente come ti senti in questo momento; quello che provi va bene, non c'è nulla di strano o di cui vergognarsi; questa sofferenza ha un senso e possiamo prendercene cura insieme, se ti va.
Questa validazione, quando sincera, sentita e autentica, mette l'individuo nella posizione di liberarsi dal peso e dalla paura del giudizio e dell'incomprensione e tutto questo, di conseguenza, genera un nuovo spazio libero e creativo in cui poter comprendere meglio se stessi e valutare successivamente possibili soluzioni più adatte sia alla propria sofferenza sia alle proprie potenzialità.