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𝐌𝐀𝐒𝐂𝐇𝐄𝐑𝐄Luigi Pirandello sosteneva:"Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e...
19/08/2026

𝐌𝐀𝐒𝐂𝐇𝐄𝐑𝐄

Luigi Pirandello sosteneva:
"Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti".

Spesso, infatti, quello che sembra un "cambiamento"
è solo l' ennesima maschera che cade, o addirittura una nuova maschera indossata sopra le altre, questo perchè molto spesso si crede sufficiente un' "auto-analisi", dimenticando quanto un malessere emotivo possa essere la causa di una malattia organica.

In questi casi, ci sarebbe da chiedersi se sotto tanti "travestimenti" sovrapposti, un "vero" volto esista ancora.

Come trovare quindi la propria AUTENTICITA' ?

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Spesso l' AUTENTICITA' si confonde con il TRAVESTIMENTO .....
17/08/2026

Spesso l' AUTENTICITA' si confonde con il TRAVESTIMENTO .....

A chi interessa il genere consiglio l'altro mio video della serie, ...

10/08/2026
𝐂𝐀𝐑𝐏𝐄 𝐃𝐈𝐄𝐌Ci sono persone che in terapia ci sono entrate in punta di piedi.Con il cuore stretto e la paura di scoprire c...
05/07/2026

𝐂𝐀𝐑𝐏𝐄 𝐃𝐈𝐄𝐌

Ci sono persone che in terapia ci sono entrate in punta di piedi.
Con il cuore stretto e la paura di scoprire cosa c’è sotto la pelle delle abitudini. E poi, piano piano, hanno cominciato a respirare aria nuova. A mettere nomi dove prima c’erano solo nodi. A trovare la voce dentro il silenzio.

Perché la psicoterapia, quando funziona, non è una guarigione improvvisa, è un ritorno lento, ma autentico, a se stessi. È la scoperta che si può toccare il dolore senza più averne terrore.

Poi c’è chi l’ha fatta e non ne ha tratto beneficio. Chi è uscito da quelle stanze più confuso di prima, più arrabbiato, più solo. A volte capita (purtroppo).
Non tutti gli incontri curano, non tutti i tempi coincidono. Ci vuole il terapeuta giusto, certo. Ma ci vuole anche il coraggio di restare, di farsi attraversare da ciò che si scopre.
E se non accade, se qualcosa non si muove, non è un vero fallimento, è un tentativo, una tappa del viaggio, una porta che non si è ancora aperta ma che esiste e se e quando si vorrà nuovamente tentare potrebbe aprirsi.

E poi c’è chi ci riesce, chi trova il terapeuta giusto al momento giusto, chi finalmente sente che qualcosa dentro di sé si scioglie. Non perché sparisce il dolore, ma perché cambia forma. Diventa conoscenza, diventa forza. E da quel punto in poi niente è più come prima.

E c’è anche chi, magari anni dopo, ci riprova. Con un’altra persona, in un altro tempo, con un’altra consapevolezza. E scopre che ciò che una volta sembrava inutile, oggi può essere il filo che ricuce. Perché non esiste un solo momento per guarire, esistono tempi diversi in cui la stessa verità si lascia finalmente toccare.

C’è chi ha iniziato e poi ha interrotto. Per paura, per soldi, per fatica, per vergogna, per troppa verità. Perché a volte, proprio quando cominciamo a vedere noi stessi per davvero, arriva la voglia di scappare. La mente ci dice “basta”, il corpo si chiude e l’animo ci chiede tregua. Ma anche fermarsi parla di noi, dice “ho bisogno di tempo”, “non sono pronto”, “questa parte di me mi fa ancora troppo male”.

E va bene così.
La terapia non è una linea retta, molto spesso è più simile ad un respiro irregolare.

C’è chi la vorrebbe fare ma non può permetterselo. Chi la guarda da lontano, come si guarda una casa con le luci accese, senza potervi entrare. E questo è un dolore che meriterebbe più voce, più spazio e più giustizia. Perché la salute mentale non dovrebbe essere un lusso. Dovrebbe essere una possibilità per tutti.

E poi c’è chi crede di non averne bisogno. Chi dice “sto bene”, “me la cavo da solo”, “non ho tempo per queste cose”. E forse è vero. O forse è solo il modo più elegante per non dover guardare le proprie crepe. Perché entrare in terapia significa ammettere di non avere tutte le risposte. E non tutti riescono a farlo senza sentirsi deboli.

La psicoterapia non è per tutti, ma parla a tutti. È una scelta e non una moda. È un atto di coraggio e non di fragilità. È dire: “Non voglio più sopravvivere nella mia storia. Voglio viverla, anche se mi fa male.” E alla fine, chi ci è passato lo sa: non esci “guarito”. Esci più vero. Più vicino alla tua ferita, ma anche alla tua vita.
Perché in fondo, quello che cerchiamo tutti (chi la fa, chi la lascia, chi la teme, chi la nega…) è solo un posto dentro di noi dove poter stare senza più dover scappare.

E probabilmente, ognuno di noi si ritroverà in uno di questi frammenti. In una stanza, in un silenzio, in una fuga o in un ritorno.
Perché la terapia non è solo cura, spesso è riconoscersi per la prima volta e questo per alcuni è un miracolo, per altri un incubo.

Ma, qualunque sia la strada, ciò che conta è che da qualche parte, in mezzo alle paure, alle pause, ai tentativi e ai ritorni, c’è sempre un piccolo passo verso noi stessi. Perché guarire non vuol dire diventare nuovi, è semplicemente smettere di scappare da ciò che si è.

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05/06/2026

STOP AL BULLISMO / CYBER BULLISMO

𝐃𝐎𝐋𝐎𝐑𝐄 𝐈𝐍𝐕𝐈𝐒𝐈𝐁𝐈𝐋𝐄 Ci sono dolori che non gridano, che non hanno cicatrici visibili, nè ricordi precisi. Eppure ci abitan...
12/04/2026

𝐃𝐎𝐋𝐎𝐑𝐄 𝐈𝐍𝐕𝐈𝐒𝐈𝐁𝐈𝐋𝐄

Ci sono dolori che non gridano, che non hanno cicatrici visibili, nè ricordi precisi.

Eppure ci abitano.

Dolori che si nascondono dietro ad un sorriso compiacente un’ansia costante, una rabbia che esplode senza un apparente perchè, un senso di vuoto che ritorna proprio quando tutto sembra andare bene.

Molto spesso si crede che per star male emotivamente si debba avere avuto necessariamente un trauma specifico.

Non sempre un'infanzia difficile è caratterizzata da abusi evidenti o di abbandoni fisici.

Spesso, le ferite più profonde sono quelle INVISIBILI, quelle che si formano nel silenzio, nell’ indifferenza, nell’ incomprensione emotiva. Quelle che nessuno vede ma che condizionano tutto: le relazioni, la fiducia, il modo in cui ci trattiamo.

Cosa significa “STARE BENE” ?

Significa avere consapevolezza, e questa inizia ponendoci una domanda onesta:

“Cosa mi è mancato davvero quando ero piccolo/a ?”

Riconoscere ed elaborare le ferite dell’infanzia, non è un atto di accusa, ma un atto d’ amore verso se stessi e, sottolineo, che l’autoanalisi (di cui sento spesso nominare) NON SERVE A NULLA ! Anzi, si arriva a morire emotivamente in quanto è alla pari, o addirittura peggio, di una malattia fisica (mal di denti, dermatiti, etc.)

La psicoterapia analitica ci permette di guardare con occhi nuovi la storia che ci ha formati e decidere che possiamo cambiarne il corso.

Possiamo diventare gli adulti che avremmo voluto accanto da bambini.

Possiamo smettere di rincorrere ciò che non abbiamo ricevuto e cominciare a costruirlo da dentro.

La guarigione non è una destinazione, ma un processo. A volte lento, a volte molto lento, a volte doloroso, ma sempre liberatorio.

In questo viaggio, ogni passo verso se stessi è una forma di rinascita.

Quando si arriva a star bene, si respira a pieni polmoni, senza maschere, con una nuova tenerezza verso la propria storia.

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