Gaia Avella Psicologa - Psicoterapeuta

Gaia Avella Psicologa - Psicoterapeuta Sono una psicologa, psicoterapeuta sistemico - relazionale. Psicoterapeuta EMDR (Eye Movement Desen

07/06/2026

Una riflessione molto interessante che offre spunti notevoli.

Un figlio unico, una coppia di genitori anziani. Si torna indietro con il tempo... "il tempo dei semplici" e si ripercor...
16/05/2026

Un figlio unico, una coppia di genitori anziani. Si torna indietro con il tempo... "il tempo dei semplici" e si ripercorre la loro vita fino all'attualità.
Mi sono commossa in alcuni momenti, uno fra tutti è il seguente:

"Adesso dimmi perchè sei scappato senza dirci niente.
Ma non l'hai vista la pagella?
Ti ho detto di sì.
E non hai niente da dirmi?
Vuoi che ti dica bravo?
Voglio che anche tu mi insulti come il professore di ginnastica!
Cosa ti ha detto?
Non vuoi che dica le parolacce.
Dimmelo in un altro modo.
Ha detto che sono un pappamolle e uno straccione.
E tu gli credi?
Ha ragione.
Allora papà mi fa cenno di alzarmi. Andammo alla finestra e indicò qualcosa.
Quella laggiù, nel parco giochi, è una pertica? mi chiese.
Sì.
Sai cosa faremo? Da domani andremo ogni giorno a fare la pertica. Tu e io. Mi aspetti che torno dall'ufficio e la facciamo insieme.
Davvero papà?
Certo.
E se non sono capace?
Tu salirai su quella pertica.
Non dicemmo altro. Restammo in silenzio a guardare il parco giochi illuminato dai lampioni. In quegli istanti pensai che quello sarebbe diventato, in futuro, il ricordo più bello di papà. Che mi avrebbe dato la forza di resistere, anche dopo la sua morte. Se mai avessi combinato qualcosa di buono nella vita lo avrei dovuto a quelle cinque parole: tu salirai su quella pertica".

“… la frattura di fatica. Non è un trauma improvviso, è il risultato di aver retto troppo bene, troppo a lungo, senza pa...
30/04/2026

“… la frattura di fatica. Non è un trauma improvviso, è il risultato di aver retto troppo bene, troppo a lungo, senza pause, senza scarichi, senza possibilità di alleggerire.
È così che spesso ci rompiamo anche noi. Non perché siamo fragili, ma perché abbiamo funzionato oltre misura. Abbiamo portato pesi che non erano nostri, abbiamo detto sì quando il corpo diceva basta, abbiamo confuso la resistenza con il valore. E quando finalmente qualcosa cede, lo chiamiamo fallimento, invece di riconoscerlo per quello che è: un segnale di sopravvivenza arrivato tardi. Spesso portiamo un carico che non è nostro, lo abbiamo raccolto per abitudine, per amore, per un senso distorto di responsabilità”. L. Marone

Quanto mi sei piaciuto!

Libro caldamente consigliato! Buona lettura 📖
26/04/2026

Libro caldamente consigliato!
Buona lettura 📖

16/04/2026

In tutte le possibili configurazioni familiari, “un tratto rimane comune: il bisogno di trovarsi in un campo di cura in cui qualcuno lo tenga in mente, lo protegga, lo aiuti a dare senso alle esperienze e lo collochi all’interno di una storia familiare coerente”. N. Carone - Psicodinamica della genitorialità

Per i Colleghi… vi aspettiamo!
10/01/2026

Per i Colleghi… vi aspettiamo!

Avevo letto, tra le varie recensioni, che era probabile la commozione ma non immaginavo a questi livelli. Devastante emo...
01/01/2026

Avevo letto, tra le varie recensioni, che era probabile la commozione ma non immaginavo a questi livelli. Devastante emotivamente. Le scelte, i rimpianti, gli amori, le amicizie importanti.

“Ti ho amato per tutta la vita… ci vediamo dopo il prossimo Bang” ♥️

127 pagine divorate in un paio d’ore. Mi interessava, da clinica, capire come era stato impostato il tema della “violenz...
26/12/2025

127 pagine divorate in un paio d’ore. Mi interessava, da clinica, capire come era stato impostato il tema della “violenza”…la semantica prevalente secondo l’autore, i vari positioning. Non mi sono trovata d’accordo su tutto (clinicamente parlando… ma questo ci sta) ma l’ho trovato affascinante per diversi aspetti e ve lo suggerisco (e io andrò sicuramente a capire qualcosa di più della storia dell’autore).

“Se la libertà non è una rivincita allora non è una libertà, ecco come la penso… vedevo la nuca di mia madre qualche metro davanti a me, i suoi capelli messi in piega e tinti per l’occasione, il suo corpo sempre più libero, il pugno che aveva alzato verso il cielo, e mi ripetevo: ha vinto lei”.

Ha vinto lei.

21/12/2025

Caro me del 2025,
mettiti seduto:
che dobbiamo parlare.

Ti ho visto fare cose
che non avresti mai chiamato forza,
e invece lo erano,
solo che non facevano rumore.

Hai imparato
che il silenzio non è vuoto:
è solo pieno
di cose che non chiedono palco.

Ti ho visto capire
che non tutto si supera;
alcune cose si attraversano,
come si attraversa la vita:
a volte sognando
a volte morendo.

Hai smesso di voler sistemare tutto
e hai iniziato a scegliere
cosa valeva davvero:
la tua energia.

Hai imparato
che vincere non è arrivare,
ma smettere di tornare indietro
a chiederti se potevi fare meglio.

E che il passato
non va riscritto:
va smesso di consultare
come fosse un giudice.

Che crescere,
a volte, significa deludere
l’idea che avevi di te
per far spazio a quello che sei diventato.

Hai capito
che non sei qui
per essere come volevi,
ma come puoi.

Hai perso tempo,
hai perso pazienza,
hai perso persone;
ma non ti sei perso,
e non è poco.

Hai perso anche
l’urgenza di piacere,
e con quella
un sacco di stanchezza inutile.

Hai smesso di spiegarti troppo,
di giustificarti sempre,
di chiamare fallimento
ogni cambio di rotta.

Hai capito
che cambiare direzione
non è incoerenza:
è ascolto.

Hai capito
che la sensibilità non è un difetto:
è solo una lingua
che non tutti parlano.

E finalmente
hai smesso di tradurti
per chi non voleva capire.

E se oggi sei più lento,
più selettivo,
meno disposto,
è perché hai imparato
dove vale la pena restare.

E soprattutto
dove no,
senza più sentirti in colpa.

Caro me del 2025,
non sei uscito vincitore:
sei uscito vero.

E la differenza
è enorme

A. Faber

16/12/2025

Cari genitori, vi ritrovate? Vi risuona?

Indirizzo

Cernusco Sul Naviglio
20063

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