14/12/2021
L’EMDR (eye movement desensization and reprocessing) è considerato il metodo terapeutico d’elezione per il trattamento del trauma psicologico. Nato da una casuale scoperta alla fine degli anni ‘80, è stato nel corso dei decenni successivi sottoposto ad intensa sperimentazione e ricerca e gode oggi di solide basi scientifiche.
Nelle scorse settimane abbiamo approfondito insieme su Instagram cosa intendiamo per trauma in psicologia e abbiamo visto come gli eventi traumatici vengano immagazzinati in memoria così come sono, senza essere sottoposti cioè a un processo di elaborazione. L’evento negativo vissuto è infatti connotato da una condizione di pericolo che porta il nostro cervello a produrre in quel momento adrenalina e cortisolo: quest’ultimo fissa il ricordo così com’è, isolandolo e non permettendone l’integrazione con reti neurali più adattive.
L’EMDR consente al cervello di elaborare il ricordo traumatico attraverso i movimenti oculari, i quali comportano una rapida progressione di connessioni intrapsichiche come emozioni, insights, sensazioni e altri ricordi. Si creano così connessioni neurali nuove e più adattive: il ricordo non è più isolato, ma adeguatamente integrato in una rete mnemonica più ampia. Quindi, in altre parole, elaborato.
Il ricordo dell’evento negativo certamente resta, ma essendo stato sottoposto a un processo di desensibilizzazione e rielaborazione, non comporta più ripercussioni negative sul presente: è visto e considerato attraverso una prospettiva nuova e adulta.
La salute mentale, infatti, è legata a esperienze positive e a esperienze negative (perché non possiamo certamente impedire che accadano) elaborate.
Nelle storie in evidenza sul tema ritrovate il tutto in maniera un po’ più articolata. Se non le avete seguite correte a dare un’occhiata (profilo IG )!