Dott.ssa Tania Marcucci Psicologa

Dott.ssa Tania Marcucci Psicologa Sono una Psicologa, specializzata presso l'Università di Padova 👩‍🎓
Svolgo la mia attività professionale in studio 🛋 a Cerveteri e online 👩‍💻

17/08/2026

Che cosa succede nel loro cervello quando adulti, digitale e AI rendono tutto più facile?

Non è un problema di motivazione e non significa neanche che dobbiamo fare un completo giro di vita e passare dal Paese dei Balocchi a Sparta, anche perché bastano già loro con le loro altalene e con quei passaggi immediati da una parte all’altra.

Il punto principale è capire che il cervello impara da quello che vive, da tutto ciò che diventa esperienza e molto anche da quello che non riesce immediatamente, dall’errore, dall’attesa, dalla frustrazione, dal momento in cui una soluzione non arriva subito e bisogna trovarla.

È proprio lì che entrano in gioco e si allenano forme diverse di intelligenza: quella strategica, perché bisogna trovare una strada; quella contestuale e situazionale, perché prima di trovare una soluzione bisogna anche capire dove siamo, cosa sta succedendo e con chi abbiamo a che fare; quella linguistica, perché le parole che usiamo danno una direzione a quello che pensiamo e facciamo; quella emotiva, perché bisogna imparare a gestire le reazioni quando arrivano rabbia, frustrazione e attesa; quella cognitiva, perché serve strutturare un pensiero concreto; quella comportamentale, perché alla fine bisogna anche scegliere cosa fare e farlo.

Tutto questo oggi diventa ancora più importante perché stiamo considerando troppo poco l’impatto dell’intelligenza artificiale.

L’AI può fornire una risposta in pochi secondi e ormai il rischio è che per qualsiasi cosa si passi direttamente al “chiedi a Chat”, senza nemmeno lasciare il tempo al cervello di attivarsi, cercare, collegare, formulare un’ipotesi, sbagliare e ripartire.

Stiamo parlando, oltretutto, di ragazzi che hanno ancora aree cerebrali in maturazione e gli effetti di questa delega continua del pensiero li stiamo iniziando a vedere adesso, mentre una parte importante la vedremo ancora meglio nel tempo.

La soluzione, ovviamente, non è demonizzare il digitale o l’intelligenza artificiale, né complicare apposta quello che può essere semplificato, perché saper semplificare è una competenza utilissima nella vita e l’AI, quando viene utilizzata bene, è uno strumento molto utile.

Il problema nasce quando viene utilizzata veramente per tutto, anche per chiedere quanti quadratini di carta igienica usare.

Quando qualcuno o qualcosa interviene subito, prima ancora che si attivi una reazione interna, prima che il ragazzo cerchi una strada, faccia un tentativo o trovi una soluzione, cambia anche l’apprendimento, perché una cosa che non faccio non imparo a farla e la fiducia in se stessi si costruisce soprattutto facendo.

Se ogni volta che qualcosa diventa difficile arriva qualcuno o qualcosa che lo risolve, il rischio è che finisca per consolidarsi anche un altro messaggio: “io questa cosa non la so fare”, “non posso farla”, “ho bisogno che qualcuno mi dica come si fa”, restringendo progressivamente il ventaglio delle possibilità che il ragazzo sente di avere.

Proteggere e aiutare non significa quindi eliminare immediatamente tutto quello che può generare dolore, noia, fatica, frustrazione o difficoltà, come non significa lasciarli soli.

Significa anche dare loro il tempo e lo spazio per stare dentro ciò che sentono, vivere quello che sta succedendo, affrontare un po’ se stessi nella fatica, cercare una soluzione e capire che possono attraversare quella situazione sapendo che l’adulto c’è, senza necessariamente fare al posto loro.

Perché rendergli tutto più facile non gli renderà necessariamente la vita più facile, anzi, può aumentare proprio quelle difficoltà che durante la crescita avrebbero bisogno di imparare a gestire.

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A volte la sensazione di non farcela non indica che stiamo sbagliando strada, ma solo che è il momento di ridefinire com...
10/08/2026

A volte la sensazione di non farcela non indica che stiamo sbagliando strada, ma solo che è il momento di ridefinire come la stiamo percorrendo 💬❤️

Si può sempre migliorare 💬❤️
09/08/2026

Si può sempre migliorare 💬❤️

07/08/2026
C'è chi davanti al disordine non si scompone e chi, invece, non riesce a rilassarsi finché ogni cosa non è al suo posto....
19/07/2026

C'è chi davanti al disordine non si scompone e chi, invece, non riesce a rilassarsi finché ogni cosa non è al suo posto.
​La psicologia ci insegna che l'ordine esterno è spesso uno strumento che utilizziamo per gestire il nostro mondo interno.
Quando la mente è affollata di pensieri, preoccupazioni o ansie per il futuro (tutte cose difficili da controllare), riordinare e ripulire diventa un modo immediato per riprendere il controllo su qualcosa di concreto.
È una strategia di regolazione emotiva a tutti gli effetti; diventa un problema solo quando la rigidità prende il sopravvento e il disordine genera un'ansia intollerabile.
Comprendere i meccanismi che guidano i nostri comportamenti è il primo passo per vivere con più leggerezza 💬♥️

Siamo abituati a pensare al dolore dei genitori quando un figlio sta male. È una sofferenza visibile e validata.Ma cosa ...
09/07/2026

Siamo abituati a pensare al dolore dei genitori quando un figlio sta male.
È una sofferenza visibile e validata.
Ma cosa succede quando sono i figli a dover assistere la malattia di un genitore, o un coniuge a dover fare i conti con la diagnosi di una malattia? E cosa accade in quelle famiglie in cui la sofferenza colpisce un bambino e i fari si accendono comprensibilmente su di lui lasciando nell'ombra i fratelli e le sorelle?
​Sono eventi che ridisegnano completamente la mappa emotiva di tutto il nucleo familiare, creando equilibri inediti e spesso dolorosi. Per i figli, ritrovarsi a invertire i ruoli e a fare da genitori ai propri genitori significa, psicologicamente, perdere il proprio porto sicuro; diventare improvvisamente i custodi di chi ci ha sempre protetto genera uno smarrimento profondo. Nelle malattie neurodegenerative, poi, si sperimenta il lutto anticipatorio: la persona è ancora lì, ma la sua identità si dissolve un pezzetto alla volta, costringendo a salutare qualcuno che si ha ancora davanti agli occhi.
​Una solitudine molto simile, seppur con sfumature diverse, la vivono i fratelli di ragazzi/e che hanno una malattia, una disabilità o una neurodivergenza. Spesso imparano presto a non dare problemi, a soffocare i propri bisogni e le proprie normali richieste di attenzione per non gravare sui genitori già stremati dalla gestione della quotidianità. Diventano piccoli adulti, custodi di un'ansia e di un senso di responsabilità che non dovrebbe appartenere alla loro età, oscillando tra un immenso affetto per il/la fratello/sorella e un senso di colpa invisibile per il solo fatto di essere sani.
Ecco, il senso di colpa, sì... perchè ​che si tratti di un genitore, un coniuge, un fratello, o una sorella, ci si sente in colpa se si prova rabbia, se si desidera un momento di respiro, se si rivendica il proprio spazio di vita... Queste persone hanno bisogno di sentire che la loro stanchezza, il dolore o il desiderio a volte di fuggire sono legittimi, umani, non significa amare meno, essere egoisti o sbagliati. Significa trovare uno spazio per posare il proprio peso, perchè non si può attingere all'infinito ad una sorgente che non viene mai alimentata 💬

Qualche giorno fa ero in viaggio, ho fatto una sosta in autogrill, ho chiesto un caffè e al bancone c’era un uomo di cir...
07/07/2026

Qualche giorno fa ero in viaggio, ho fatto una sosta in autogrill, ho chiesto un caffè e al bancone c’era un uomo di circa quarant’anni, visibilmente ai suoi primi giorni di lavoro. Le mani gli tremavano per l'emozione mentre consegnava i prodotti. Accanto a lui, però, c'erano due colleghi più esperti che, con una dolcezza infinita, gli spiegavano tutto con calma e ogni tanto facevano qualche battuta per smorzare la tensione. Nell'arco di pochi minuti quell'uomo ha iniziato a respirare, a sorridere e a mostrare più sicurezza.
​Questa scena mi ha fatto pensare a quanto il contesto in cui ci troviamo determini la misura in cui riusciamo a esprimere noi stessi. Spesso si pensa che il benessere o la capacità di superare le difficoltà dipendano esclusivamente dalla nostra forza d'animo o da quanto siamo strutturati e sicuri di noi stessi. La psicologia, tuttavia, ci insegna il contrario: l'essere umano è un sistema aperto e scambia costantemente energia con l'ambiente circostante. Pensiamo al lavoro, alle relazioni amicali, familiari, sentimentali, pensiamo allo sport o ai contesti ludici... Quanti sono i luoghi in cui, anziché respirare ed essere noi stessi, ci sentiamo limitati, appesantiti, svalutati, giudicati?
E possiamo essere le persone più solide e resilienti possibile, ma non siamo immuni a questi vissuti.
​Ci vuole un coraggio immenso per fermarsi, guardarsi dentro e chiedersi onestamente: "questo posto, questa relazione, mi fa stare bene?"... e poi ci vuole una forza ancora più grande per darsi il permesso di cercare il proprio benessere altrove.
Lasciare un contesto che ferisce non è una fuga, è un atto di auto-tutela. Significa fare spazio a un progetto che si sta costruendo da tempo, a un sogno nel cassetto o comunque in generale alla propria serenità...
​Significa ascoltare i propri bisogni e cambiare rotta per andare a fiorire altrove, dove poter trovare anche qualcuno pronto ad accoglierci e a metterci a nostro agio 💬♥️

🤖 Si sta parlando molto di Intelligenza Artificiale negli ultimi anni, soprattutto di come alcune applicazioni specifich...
23/06/2026

🤖 Si sta parlando molto di Intelligenza Artificiale negli ultimi anni, soprattutto di come alcune applicazioni specifiche stiano ridisegnando il lavoro e la società.
Alcune persone ne sono affascinate, altre spaventate, altre completamente disinteressate...
Negli ultimi mesi mi è capitato sempre più di frequente di ascoltare parole di adolescenti che mi dicevano che nel weekend stavano malissimo perchè c'era quel pensiero fisso e sapendo che non c'ero e non volendo disturbarmi scrivevano a ChatGPT per chiedergli come far passare l'ansia in quel momento.
O ancora adulti che si sentivano profondamente insoddisfatti della propria vita, ma anche spaventati all'idea di iniziare un percorso psicologico che richiede tempo, costi e fatica, e così hanno iniziato a digitare richieste all'IA per comprendere quel vuoto e avere un piano in cinque passi per uscirne.

Tutto questo ha senso, anche se è un po' inquietante.
L'Intelligenza Artificiale è sempre disponibile, risponde in tre secondi e costa zero. In un momento di emergenza o di forte confusione può essere un "pronto soccorso" concettuale.
Dà una risposta standardizzata, attinge a milioni di dati, dice la cosa tecnicamente corretta da fare e va bene così, l'evoluzione tecnologica serve proprio a questo: a darci supporti immediati.

Ma allora, perché la figura del professionista resta essenziale?

Perché c'è un limite invalicabile che nessun algoritmo, per quanto avanzato, potrà mai superare: l'IA non ha una storia, non ha un corpo, e soprattutto non ha una relazione con noi.
L'algoritmo viaggia per medie statistiche, ma noi non siamo una media statistica. Il sintomo attuale di una persona ha radici diverse da quello di chiunque altro, radici che si snodano nell'infanzia, nelle relazioni, nei vari vissuti che sono per l'appunto PERSONALI.
La sofferenza psicologica non è un guasto da riparare con un manuale di istruzioni: quando le persone portano il loro dolore in terapia, non cercano solo una "soluzione", cercano qualcosa di molto più profondo. Uno psicologo il dolore lo sente e lo accoglie con una presenza che valida l'esistenza della persona.
Il cambiamento avviene nella relazione.
Ci feriamo all'interno delle relazioni familiari, sentimentali o sociali, ed è solo all'interno di una relazione umana sana, calda e professionale che possiamo guarire.

Usiamo pure la tecnologia per quello che sa fare meglio: processare dati e darci risposte rapide. Ma una ricerca online non sostituirà mai la competenza, l'esperienza e l'intuizione di un professionista... in qualsiasi ambito, non solo in quello psicologico.

Teniamolo sempre a mente: i nostri pensieri e le nostre storie meritano uno spazio reale ❤️💬

La paura di "cadere" è ciò che spesso ci tiene bloccati in situazioni che non ci rendono più felici. Iniziare un percors...
11/05/2026

La paura di "cadere" è ciò che spesso ci tiene bloccati in situazioni che non ci rendono più felici. Iniziare un percorso psicologico non significa non avere più paura, ma imparare a guardare oltre quel timore. E se, invece di cadere, scoprissi nuove risorse? 💬💜

Erin Hanson ✍🏻

La notizia dell’ennesima giovane vita spezzata deve scuotere profondamente le nostre coscienze. Di fronte a tragedie sim...
18/04/2026

La notizia dell’ennesima giovane vita spezzata deve scuotere profondamente le nostre coscienze.
Di fronte a tragedie simili l’istinto è quello di cercare un colpevole, un evento scatenante, un "perché" immediato che possa dare un senso all'insensato.
Ma la verità è che il gesto estremo è raramente un fulmine a ciel sereno; è quasi sempre l'ultimo anello di una catena fatta di segnali, richieste di aiuto silenziose e fatiche accumulate.
Dobbiamo riconoscere che i ragazzi di oggi abitano un mondo profondamente diverso da quello in cui siamo cresciuti noi: la pressione per la performance, il confronto costante filtrato dagli schermi e un’incertezza diffusa sul futuro hanno reso il terreno emotivo su cui camminano più friabile. Non è una questione di mancanza di carattere, ma di una fragilità strutturale che richiede strumenti nuovi per essere gestita.
Quando un ragazzo crolla, non è il fallimento di un singolo (sia esso un genitore, un insegnante o un amico) ma è il segnale di un ritardo sistemico.
La scuola è spesso troppo focalizzata sul programma e poco sulla persona; la società corre a una velocità che non ammette soste o fragilità; le istituzioni non sempre garantiscono un accesso rapido e universale al supporto necessario.
​Nessun genitore può essere lasciato solo a interpretare ogni silenzio, e nessun insegnante può essere l'unico baluardo contro il malessere psicologico.
La prevenzione nasce proprio dalla creazione di una rete dove chiedere aiuto non sia visto come una sconfitta, ma come un atto di consapevolezza...
Perchè spesso l'amore e la vicinanza di chi affianca non bastano, ci sono nodi che richiedono un intervento professionale, uno spazio protetto dove la paura, la rabbia e il dolore possano essere decodificati prima di diventare insopportabili.

Indirizzo

Via Settevene Palo 183
Cerveteri
00052

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

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