20/03/2026
Onore a lei
Gisèle Pelicot, in Italia per la prima volta per la presentazione del suo libro “Un inno alla vita”, ha vinto per tantissimi motivi.
Perché ha avuto il coraggio di aprire il suo processo ai media. Perché ha risvegliato la Francia (ma non solo), facendo sì che si introducesse la nozione di consenso nel codice penale francese. Perché ha insegnato che essere vittime non significa essere deboli. Perché ha detto al mondo che la vergogna non appartiene a chi subisce violenza, ma a chi la commette. Perché ha affrontato il dolore e la difficoltà di vedere dei filmati orribili e dolorosi e ha avuto la forza di non riconoscersi nella donna che li stava subendo. E, con il sostegno di tante donne che l’hanno sostenuta e accompagnata, perché ha trasformato lo sguardo di tanta opinione pubblica sui temi delle molestie sessuali e dello stupro.
Mercoledì 18 marzo una platea di 400 persone l’ha accolta, ascoltata e calorosamente applaudita alla Cavallerizza Reale di Torino, dove ha dialogato con la direttrice del Salone del Libro Annalena Benini nell’ambito di Aspettando il Salone.
Presentando il suo libro, del quale l’attrice Jasmine Trinca ha letto un estratto, Gisèle Pelicot ha ripercorso il modo in cui ha affrontato il processo, le sue “vittorie”. E ha raccontato l’importanza del percorso compiuto oltre che da lei, da due generazioni di donne, la madre e la nonna, dalle quali ha attinto la sua forza.
Non ha lanciato un messaggio di odio, hai parlato della necessità di non contrapporre uomini e donne, della necessità di armonia reciproca e di educazione.
Gisèle Pelicot ha vinto perché si è rialzata.
E noi sappiamo bene che quando una donna si alza per sé, si alza per tutte.
(Con le parole di Gabriella Bena)