15/04/2026
Il lutto è un processo che dura tutta la vita.
Frasi come “è troppo piccolo per capire” “nascondiamolo per non causargli sofferenza” non tengono conto del mondo interno del bambino, che nonostante la piccola età sa confrontarsi con le rotture ambientali a cui può essere esposto osservando i comportamenti degli adulti e modellando così la sua costruzione del mondo.
Le iper verbalizzazioni del bambino con domande ricorsive non sono una mancata acquisizione cognitiva di quanto avvenuto, ma ne riflette l’incredulità di ciò che stanno elaborando, ed è importante avere un paziente rimando.
È fondamentale essere dei buoni ascoltatori delle storie raccontate dai bambini, che possono essere favorite da materiali quali gli albi muti, film, canzoni, attività creative, gruppo online di mutuo aiuto (www.solimainsieme.it)
È raccomandabile che la notizia sia data dal genitore superstite il prima possibile in modo da non comprometterne la fiducia e la prevedibilità.
Le informazioni basilari sono tre: il genitore scomparso non c’è più, non aveva intenzione di lasciarlo solo e non tornerà mai più, rassicurandolo sulle sensazioni che emergeranno e rinforzando l’idea che la morte faccia parte della vita e che ciò che il bambino ha pensato o fatto non abbia avuto un peso su questa fatalità.
La fascia dai 5 ai 9 anni è quella più delicata da tenere a mente per la graduale comprensione del processo di definizione della perdita come definitiva e irreversibile.
Non meno importante è il momento del saluto, importante nel sostenere la speranza nel momento della separazione, accompagnando il bambino a prendere una sua scelta dopo che sia spiegato cosa succederà, dove avverrà il saluto e cosa accadrà intorno a lui.
“E mi metterò al riparo
Mentre imparo ad accettarlo
Che se il tempo lo ha già fatto
Ora sei un mio ricordo
Un mio ricordo immaginario”