Dottoressa Ada Piacentini - Psicologa Psicoterapeuta

Dottoressa Ada Piacentini - Psicologa Psicoterapeuta Sostegno psicologico,psicoterapia,psicodiagnosi,sostegno pre\post parto,pma, tr. autogeno, dca

Psicologa Psicoterapeuta offre attività di:
•Consulenza psicologica
•Psicodiagnosi
•Sostegno psicologico
•Psicoterapia
•Consulenza on-line

Ambiti di intervento:
•Adolescenza
•Età adulta
•Coppie
•Genitori
•Famiglie

Aree di intervento:
•Disturbi d’ansia
•Disturbi di personalità
•Disturbi ossessivo compulsivi
•Disturbi psicosomatici
•Disturbi alimentari
•Disturbi dell’umore


•Fobie/attacchi di panico
•Dipendenze
•Disagio lavorativo
•Sostegno alla genitorialità
•Disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza
•Difficoltà relazionali e affettive
•Problemi di autostima
•Problemi nella gestione di emozioni e stress
•Psicologia perinatale (accompagnamento alla gravidanza, lutto perinatale, infertilità e supporto durante i percorsi di pma)

Se un bambino nasce grazie alla PMA con donazione di gameti come gestire la narrazione delle sue origini? È importante c...
10/08/2026

Se un bambino nasce grazie alla PMA con donazione di gameti come gestire la narrazione delle sue origini?

È importante che il bambino conosca la propria storia di origine in modo precoce ma graduale. Andrà benissimo una narrazione che inizia fin dall'infanzia con parole semplici, con un linguaggio adeguato all'etá. La spiegazione può poi diventare più dettagliata, integrandola, con la crescita del bambino. Ci si può aiutare anche con l'ausilio di albi illustrati o creando noi stessi un libro che racconti la sua storia. Non esiste un unico modo corretto per raccontare le sue origini, ogni famiglia deve trovare parole e tempi adatti alla propria storia. È fondamentale non presentare la donazione come un segreto, trasmettendo vergogna e imbarazzo. L'importante è integrare la donazione nella narrazione familiare, mettendo al centro il desiderio, l'amore e il progetto genitoriale che hanno portato alla sua nascita, insomma inserirlo in una narrazione affettiva.

Perché è considerato importante?
1. La narrazione aiuta la costruzione della propria identità. Conoscere le proprie origini aiuta il bambino a sviluppare una storia personale coerente.
2. Sviluppa fiducia all'interno della famiglia. Quando l'informazione viene condivisa apertamente infatti si riduce il rischio che il figlio percepisca un segreto o una mancanza di trasparenza scoprendolo tardivamente.
3. Le ricerche (es. di Eshre) mostrano che i bambini informati precocemente della donazione tendono a vivere la notizia con maggiore serenità rispetto a chi la scopre tardi o, peggio, accidentalmente.
4. Conoscere l'esistenza di una donazione può essere utile per la propria anamnesi.

Molti genitori temono che parlare della donazione possa indebolire il legame con il figlio. Le ricerche disponibili suggeriscono invece che il fattore più importante per il benessere del bambino non è la presenza o assenza di un legame genetico con entrambi i genitori ma la qualità delle relazioni familiari e la fiducia all'interno della famiglia.

"Ci sono cose che zia Brandy vuole più di ogni altra cosa al mondo... ma lei non può averle” - Bluey Episodio TutineQues...
03/08/2026

"Ci sono cose che zia Brandy vuole più di ogni altra cosa al mondo... ma lei non può averle” - Bluey Episodio Tutine

Questo episodio di Bluey parla della zia Brandy che va a fare visita ai nipoti. Sembra un episodio semplice, come tutti gli altri. Brandy osserva Bingo giocare. Si percepisce quanto la ami e, nello stesso tempo, quanto la sua presenza riapra una ferita. La tristezza dietro i sorrisi, la malinconia di ciò che non ha potuto avere, la distanza messa per proteggersi. È il dolore di vedere realizzato nella vita di un'altra ciò che lei aveva sognato per sé.

Nell'episodio Tutine di Bluey si parla di infertilità e del lutto per il figlio desiderato ma mai arrivato in riferimento ad una zia. Non viene mai pronunciata la parola "infertilità", non serve. Chi lo vive ogni giorno lo sa. La serie sceglie il linguaggio del non detto, dei silenzi e degli sguardi.

L'episodio evidenzia anche altri messaggi:
- il dolore dell'infertilità può durare anni e riaffiorare anche quando si pensa di averlo superato;
- una persona può amare sinceramente i figli degli altri e, allo stesso tempo, soffrire nel vederli perché sottolineano la mancanza. Amore e dolore possono coesistere;
- chi vive l'infertilità non ha bisogno di sentirsi dire che "andrà tutto bene", ha invece bisogno di sentirsi compreso e supportato;
- anche quando il desiderio di un figlio non si realizza, quel desiderio rimane reale e merita rispetto.

Zia Brandy rappresenta tante donne che lottano ogni giorno per un desiderio nascosto. La serie infatti riesce a rappresentare un tipo di sofferenza di cui si parla ancora poco, senza retorica e senza offrire soluzioni facili.

Al link potete visionare la puntata https://youtu.be/0exdYuEVmfY?feature=shared


Diario di un dolore - C. S. Lewis  ed. Adelphi "All'inizio mi atterriva l'idea di ritornare nei posti dove H e io siamo ...
27/07/2026

Diario di un dolore - C. S. Lewis ed. Adelphi

"All'inizio mi atterriva l'idea di ritornare nei posti dove H e io siamo stati felici: il nostro pub preferito, il nostro bosco. Ma ho deciso di farlo subito: come quando si rimanda in servizio un pilota che ha appena avuto un incidente di volo. Con mia sorpresa, non è successo nulla. La sua assenza non è più insistente in quei luoghi che altrove. Non è un'assenza localizzata. Se ci venisse proibito il sale, probabilmente non ne sentiremo la mancanza più in una pietanza che in un'altra. Tutto il cibo sarebbe diverso, ogni giorno, ad ogni pasto. Ora è lo stesso. È l'atto di vivere che è diverso in ogni momento. La sua assenza è come il cielo: si stende sopra ogni cosa."

📚🧿

Dallo psicologo ci vanno i matti?           ❤️
20/07/2026

Dallo psicologo ci vanno i matti?

❤️

“Mi si è spezzato il cuore.Ero incinta già da tre mesi e quel sangue continuava a uscire. Cercavo di convincermi che sar...
13/07/2026

“Mi si è spezzato il cuore.
Ero incinta già da tre mesi e quel sangue continuava a uscire. Cercavo di convincermi che sarebbe andato tutto bene, ma dentro di me la paura cresceva ogni giorno. Avevo un vestito bianco, sono tornata a casa e nella notte le perdite sono diventate ancora più incessanti.
Poi è arrivato il momento che nessuna donna dovrebbe mai vivere. Faccio l’ecografia e risulta che il mio bambino non dà più segni di vita, anche se era lì. In quell’istante il mondo si è fermato. Ho sentito un vuoto impossibile da spiegare, un dolore che ti attraversa l’anima e ti lascia senza fiato.
Mi dovevano sottoporre al raschiamento. Ho scoperto di aver perso il bambino e, venti minuti dopo, sono entrata in sala operatoria. Non ho avuto il tempo di realizzare, di piangere, di capire davvero cosa stesse succedendo. Il mio corpo era lì, ma il mio cuore era rimasto con quel piccolo sogno che non avrei mai potuto stringere tra le braccia.
Ci sono ferite che nessuno vede, ma che restano per sempre. E anche quando la vita va avanti, ci sono giorni in cui ripensi a quel battito che si è fermato troppo presto e senti ancora il peso di un’assenza che non smetterà mai di fare male.”
—Natalia Paragoni

"C'era una volta una bambina che viveva in un villaggio remoto fra le montagne. I suoi occhi erano sempre bagnati di pia...
06/07/2026

"C'era una volta una bambina che viveva in un villaggio remoto fra le montagne. I suoi occhi erano sempre bagnati di pianto. La chiamavano Lacrimona."

La scatola delle lacrime di Han Kang ed Adelphi

Un racconto delicato che rimanda all'importanza e al valore delle emozioni.

Il libro tratta alcuni temi:
💧Colori delle lacrime: si piange per esprimere diversi tipi di emozioni, non solo la tristezza.
💧Legittimare la fragilità: spesso si tende a reprimere il pianto per paura di apparire deboli. In realtà piangere è un modo di sfogarsi e rielaborare il proprio dolore e le altre emozioni. Quando non avviene vi può essere un blocco emotivo.
💧La funzione consolatoria: infatti piangere è anche un meccanismo di autoregolazione. Le lacrime, stimolando il rilascio di endorfine e ossitocina, aiutano a calmare sia il dolore fisico che quello emotivo.
💧Empatia: Accogliere le lacrime permette di sviluppare vicinanza con il prossimo.

Avevo sognato di riportarti a casa.Avevo immaginato di allacciarti al seggiolino per la prima volta. Avevo immaginato di...
29/06/2026

Avevo sognato di riportarti a casa.
Avevo immaginato di allacciarti al seggiolino per la prima volta.
Avevo immaginato di presentarti la tua famiglia.
Avevo immaginato di guardarti dormire serenamente. Avevo immaginato le poppate, i cambi pannolino, le prime passeggiate insieme.
Avevo immaginato tutta la mia vita con te.

Invece ho lasciato l'ospedale con una navicella vuota. Al suo interno solo una scatola dei ricordi e dei vestiti mai indossati.

Nessun genitore è preparato a quel tipo di dolore.

Non ho passato mesi a sognare un addio mentre il mio grembo cresceva. Eppure è stato così.
Chiedevo solo di portare a casa il mio bambino ma ciò non è avvenuto.

La gente può pensare che il tempo guarisca tutte le ferite ma alcune perdite diventano parte di ciò che siamo. Impariamo a portarle, ma non smette mai di mancarci chi amiamo.

"Non è possibile curare la morte, ma è possibile prendersi cura del dolore che resta." — Claudia Ravaldi

È arrivato il caldo e con lui immagini di corpi perfetti, mare, allenamenti, “prove costume”, consigli su come dimagrire...
22/06/2026

È arrivato il caldo e con lui immagini di corpi perfetti, mare, allenamenti, “prove costume”, consigli su come dimagrire in fretta. Per questo per chi soffre di un dca o vive un rapporto difficile con il proprio corpo, l’estate può diventare un momento pesante, fatto di ansia, confronti continui e paura del giudizio. Ci si sente più esposti, i vestiti si accorciano, il corpo sembra impossibile da coprire. E dietro il rifiuto di andare al mare o di fare una foto possono esserci pensieri che consumano.

Accettare il proprio corpo non è semplice e non è un percorso lineare. Ci sono giorni in cui guardarsi allo specchio pesa più del solito. Ma il proprio corpo resta una casa da ascoltare, non un nemico da combattere.

Quindi come sopravvivere a questo periodo? Non esistono soluzioni immediate, è necessario un percorso di Terapia volto alla risoluzione del sintomo e all'accettazione di sé, ma ci sono piccoli gesti che possono rendere questo periodo un po’ più vivibile.

- Ridurre il confronto con i social. Seguire contenuti che fanno sentire inadeguati alimenta ansia e autocritica.
- Scegliere pagine che parlano di benessere reale e non propinano immagini stereotipate di corpi perfetti.
- Ricordarsi che il nostro valore non dipende dall’aspetto, dalla forma o dalla taglia.
- Indossare vestiti in cui ci si sente a proprio agio, senza obbligarsi a mostrare più di quanto ci faccia stare bene.
- Evitare conversazioni tossiche su peso, diete e “prova costume”. Non si è obbligati a partecipare a discorsi che fanno stare male. Mettere dei limiti è una forma di rispetto verso sé stessi.
- Frequentare solo persone che ci fanno sentire accolti.
- Fare attenzione al modo in cui si parla a sé stessi. Diresti questa cosa che stai dicendo di te stesso ad una tua amica o un tuo amico? No? E allora non dirla neanche a te stessa!
- Chiedi aiuto se il dolore troppo forte.

Ognuno merita di vivere questo periodo senza dover combattere continuamente contro il proprio corpo.

Pelle a pelle. Prime coccole. Primo attaccamento al seno.C'è chi queste cose in sala parto non può viverle perché il bam...
15/06/2026

Pelle a pelle. Prime coccole. Primo attaccamento al seno.

C'è chi queste cose in sala parto non può viverle perché il bambino ha bisogno urgentemente di cure e viene trasferito in terapia intensiva neonatale. Infatti, prima ancora di poterlo toccare o tenere in braccio, per il suo benessere viene portato via.

Dottori che si muovono freneticamente. Macchine che suonano. L'ansia di non sapere. Ripetere "sta bene?".

Nessuno ti prepara a quel momento nei corsi preparto. Perché?

“Nessuno vuole sentir parlare dei travagli del parto, vogliono solo vedere il bambino.” Lou Brock

Pare si debba parlare solo delle cose belle per non spaventare le coppie ma in quel momento, quando avviene, ti ritrovi spaventato e smarrito.
Nessuno ti ha preparato a vedere il tuo bambino lasciare la sala parto in fretta senza di te.

E non ti preparano neanche al "dopo", vederlo attaccato ai macchinari, non poterlo toccare, quel continuo bip, l'attesa di un miglioramento e di parlare con i medici.

“Aspettare è doloroso. Dimenticare è doloroso.
Ma non sapere quale decisione prendere è la peggiore delle sofferenze.” Paolo Coelho

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