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E’ il posto in cui vengono pubblicati articoli e riflessioni sulla psicologia e sui suoi aspetti pregnanti. Puoi chiedere di pubblicarne anche di tuoi. Troverai pertanto articoli e trattati per gli addetti ai lavori e articoli di divulgazione. Buona lettura…

10 ottobre | Giornata mondiale della salute mentaleMi chiamo Francesca Di Sipio e sono una psicoterapeuta.Da anni mi occ...
10/10/2026

10 ottobre | Giornata mondiale della salute mentale

Mi chiamo Francesca Di Sipio e sono una psicoterapeuta.

Da anni mi occupo di salute mentale e disagio, ascoltando storie che chiedono uno spazio in cui essere accolte, pensate e riconosciute.

Nella relazione terapeutica, alcune persone trovano un testimone coinvolto. Qualcuno capace di dire: «Sono qui. Se vuoi, sono qui per te».

Alcune ce la fanno. Altre hanno bisogno di ulteriori sostegni, anche farmacologici. Altre ancora devono imparare a convivere con ferite, assenze, dolore e lutto.

Non tutte le storie hanno un lieto fine e non tutta la sofferenza può essere risolta dalla psicoterapia. Ma ogni storia merita dignità, ascolto e cura.

La terapia è un processo co-creato: paziente e terapeuta costruiscono un noi in cui far emergere nuovi significati e possibilità.

Eppure, la psicoterapia non è soltanto un fatto privato. È anche un fatto sociale e politico.

Il villaggio entra nella stanza attraverso i valori, i legami, i mandati sociali e le disuguaglianze che possono restringere le possibilità di esistenza. E, quando si esce dalla stanza, si torna in quel villaggio, forse con una nuova consapevolezza e la possibilità di abitarlo diversamente.

Immaginare relazioni in cui trovare spazio e lasciarlo all’altro. Essere profondi, intimi, ma anche leggeri. Senza dover dimostrare continuamente il proprio valore, né essere condannati dai propri fallimenti.

Perché la salute mentale riguarda anche la comunità, le condizioni in cui viviamo e il modo in cui scegliamo di accogliere o escludere chi soffre.

La sofferenza non è una colpa. La cura non è un merito. Chiedere aiuto non è debolezza.

E le cure dovrebbero essere accessibili a tutti, soprattutto ai bambini. Qui da noi, è ancora troppo spesso un’utopia.

Mi chiamo Francesca Di Sipio. Sono una psicoterapeuta.

Anche il mio analista si occupa di salute mentale.

Anche i terapeuti vanno in analisi.

Mi chiamo Francesca Di Sipio.

E sono una paziente.

Oggi è la festa dei nonni e io ho scritto questi versi per la mia Le case delle nonneprofumano di minestrina alle diciot...
02/10/2026

Oggi è la festa dei nonni e io ho scritto questi versi per la mia

Le case delle nonne
profumano di minestrina alle diciotto
e poco importa se stai per andare all’allenamento:
quella pastina ti scalderà dalla bocca fino al cuore.

Le case delle nonne
hanno buffe scatole
di latta di biscotti
dagli assurdi nomi
che sembrano in tedesco,
con dentro aghi e trecce di fili coloratissimi.

Le case delle nonne
hanno finestre su strade
di bambini che giocano
d’estate, tra marciapiedi
e ginocchia sbucciate.

Le case delle nonne
hanno un unico rimedio per tutto:
camomilla con limone e zucchero,
in una tazza bianca con fiori glicine
e qualche carezza sul pancino.

Le case delle nonne
hanno merletti e ricami di ogni tipo
per la copertina della tua bambola,
quella dote diventa straordinariamente ricca
quando sul carrozzino c’è tua figlia.

Le case delle nonne
hanno notti lunghe,
quelle in cui manca il nonno,
in cui sei in ospedale a partorire,
o perché sei partito per l’università,
perché domani ti sposi,
oppure perché hai fatto un volo
e sei pieno di punti sotto al mento.

Le case delle nonne
hanno racconti
e parole in un dialetto — il suo e quello delle sue amiche —
che non sentirai mai più.

Le case delle nonne
si allungano per permettere
a tavolate improbabili
di lasagne e pizze fritte
di deliziare tutti.

Le case delle nonne
hanno caramelle in ogni pertugio:
per i nipoti, gli amici dei nipoti,
i cugini dei nipoti, i figli dei nipoti
e gli amici dei figli dei nipoti.

Le case delle nonne
hanno colazioni direttamente
dal Bar Centrale,
se ti allunghi e approfitti
del pernottamento.
La colazione è inclusa,
anche per le tue amiche,
se restano quella notte.

Le case delle nonne
hanno rimpianti e sogni,
fatiche e fotografie,
almeno tre per ogni nipote:
quel numero è destinato a raddoppiarsi
per i tuoi figli.

Le case delle nonne
risuonano silenziosamente
di vagiti e risate,
di giochi alle carte napoletane,
dello stupore di vederti sull’uscio.

Nelle case delle nonne
si è sempre bambini,
con quello che c’è stato,
con quello che è mancato.

Dalle case delle nonne,
quando esci insieme
per l’ultima passeggiata,
rientri e sei già grande.

❤️

Si spengono le luci sulla XXII edizione del Festival Marciano.Si torna a casa contando le ore di sonno in meno, i sorris...
26/07/2026

Si spengono le luci sulla XXII edizione del Festival Marciano.

Si torna a casa contando le ore di sonno in meno, i sorrisi condivisi, i passi e gli sguardi, le cene e i pranzi, gli arrivi, le partenze, i “grazie”6, le storie e le storie nelle storie.

Appartenere a questa famiglia genera orgoglio e responsabilità, genera relazioni e consapevolezze e la certezza che esiste davvero un unico modo di crescere: insieme.

Quest’anno ho imparato che bisogna sempre leggere tra le pieghe delle vittorie e quelle delle sconfitte, che per appartenere è necessario riconoscere i ruoli di ciascuno e legittimarsi il proprio.

Ringrazio tutti, tutti: dal direttore al presidente, dagli ospiti ai volontari, dall’amministrazione ai bambini presenti, dagli spettatori ai critici.

Ciascuno, con il suo sguardo verso ciò che cresce sotto il nome di un campione imbattuto, è parte di un tutto.

Le luci si spengono, ma la storia continua. E noi, ancora una volta, siamo felici e orgogliosi di farne parte.

Ci vediamo alla prossima edizione. Insieme.

Pugilato Sport StorieDiSport Passione Comunità Insieme Famiglia Appartenenza Orgoglio Responsabilità VittorieESconfitte CrescereInsieme SportECultura Tradizione XXIIEdizione

Il 29 giugno 2012, in una torrida giornata estiva romana, un membro dell’EATA, di cui oggi non ricordo il nome, mi procl...
29/06/2026

Il 29 giugno 2012, in una torrida giornata estiva romana, un membro dell’EATA, di cui oggi non ricordo il nome, mi proclamò terapeuta analitico-transazionale. Sono passati molti anni, ma l’emozione di quel momento è rimasta intatta: rappresentava la conclusione di un percorso impegnativo e l’inizio di una nuova fase della mia vita professionale.

Da quel momento in poi ripenso alla mia vita come a un continuo intrecciarsi di storie con la mia.
Il matrimonio, gli affidi, un modello teorico nel quale faticavo a stare, la terapia personale, l’incontro con uno straordinario supervisore sistemico che mi ha traghettata verso l’universo del costruzionismo e della complessità, nella prospettiva narrativa. Poi il CASA – Centro di Ascolto e Servizi Assistenziali, la maternità, l’adozione, il Covid, l’università, l’intersoggettività, la terapia con i bambini, Alessandra Pierini, il TEW, i colleghi che mi hanno fatta crescere tantissimo, fino all’incontro con l’Analisi Transazionale Co-creativa.
E, in tutto questo cambiamento, i pazienti. Le loro storie, il dolore, la rinascita. La tecnica e il metodo, certo. Ma soprattutto la relazione: il sentire.
Sono passati quattordici anni. Un tempo che scorre e un tempo che genera. Un tempo che continua a trasformarmi e nel quale c’è ancora tanto che deve accadere.
Questo lavoro è faticoso e impegnativo, ma è anche straordinariamente ricco di umanità. Mi insegna ogni giorno che l’intimità non è qualcosa da possedere, ma da pensare, custodire e osservare nei suoi riflessi: quelli che attraversano le persone, le relazioni e, in fondo, l’universo che costruiamo insieme.

Ad deum, Maestro. Ti immagino ora in uno dei regni azzurri, tra quei colori pastello, quelle forme primitive. Ti immagin...
15/06/2026

Ad deum, Maestro.

Ti immagino ora in uno dei regni azzurri, tra quei colori pastello, quelle forme primitive.

Ti immagino tra i casotti al mare.

Ti immagino approdato in una terra in cui la gioia di creare disperde l’instinto di consumare le cose.

Ti immagino ancora fissare quella tela, col tuo Panama che sembra raccogliere i pensieri dalle profondità del mondo, per lasciare che qualcosa, ancora, di eterno e stupefacente possa accadere. E restare.

Addio.

Ave atque vale





Ma ci pensate se fossimo ancora una monarchia?Quanto sarebbe diversa la nostra percezione dello Stato? Del confine tra p...
02/06/2026

Ma ci pensate se fossimo ancora una monarchia?

Quanto sarebbe diversa la nostra percezione dello Stato? Del confine tra pubblico e privato? Della partecipazione alla vita collettiva? Quanto inciderebbe, ancora oggi, l’idea di un ascensore sociale che si arresta al penultimo piano, perché l’ultimo è riservato per nascita?

Il 2 giugno 1946, appena ottant’anni fa, le donne furono chiamate alle urne per la prima volta. Insieme agli uomini scelsero un destino non scritto nel sangue, ma nel diritto — e nel dovere — di partecipare, che appartiene a tutti e… a tutte.

Che bello. Che bello pensare che la nostra Repubblica sia nata anche da quel voto. Da quella voce nuova entrata, finalmente, nella storia d’Italia.





Circa 600 candidati e 6 possibili futuri sindaci rappresentano una forza straordinaria per una città come Chieti.A breve...
22/05/2026

Circa 600 candidati e 6 possibili futuri sindaci rappresentano una forza straordinaria per una città come Chieti.

A breve si spegneranno i riflettori elettorali, ma l’augurio è che non si spenga l’attenzione verso la cura amministrativa della città.

Spero che tutte queste persone, desiderose di mettersi al servizio della comunità e dei cittadini, continuino nel loro impegno civico indipendentemente dal risultato elettorale, che inevitabilmente lascerà molti esclusi. Che si continui a domandarsi di cosa abbia bisogno la città e a cercare, con spirito costruttivo, soluzioni possibili.

Chieti mia, Teate bella, tra le tue vie sono cresciuta da studentessa. Ti ho scelta come luogo in cui costruire il mio studio professionale e portare avanti il mio impegno nel volontariato.

Meriti il meglio da ciascuno di noi

🛣️ Questa mattina faremo insieme un viaggio attraverso due universi complessi e profondamente intrecciati: quello della ...
09/05/2026

🛣️ Questa mattina faremo insieme un viaggio attraverso due universi complessi e profondamente intrecciati: quello della psicologia e dell’Analisi Transazionale e quello dello sport.

🏹Cercheremo di comprenderne relazioni e influenze, guardando alla persona-atleta attraverso strumenti preziosissimi che nascono dall’AT:

⚽️ Stati dell’Io.
🏀 Posizioni esistenziali.
🏐 Copioni vincenti e perdenti.
🎾 La responsabilità di decidere e ridecidere per sé.

🏅 Un’occasione di riflessione per leggere la prestazione sportiva non solo come risultato, ma come espressione dell’identità della persona.

🙏 Sono grata ad AIAT per questa preziosa opportunità di crescita e confronto.

💫 Per chi ci sarà… a tra poco.


Ho pensato al mio spaccato clinico, ieri, dopo la proiezione del film.In questi anni di esperienza ho sentito molte stor...
24/04/2026

Ho pensato al mio spaccato clinico, ieri, dopo la proiezione del film.

In questi anni di esperienza ho sentito molte storie di bullismo.

Ieri ho realizzato che quasi tutte queste storie appartenevano al passato di chi me le affidava.

Queste storie non sono mai al passato remoto.

E nemmeno al tempo presente.

Sono storie narrate col passato prossimo e spesso col tempo imperfetto.

Cioè sono storie vicine, in quel tempo che dà ancora effetti sull’oggi.

Si raccontano dopo, perché le parole per dirlo mancano.

Come si fa a dire a 15 anni la disperazione? Come si fa a trasmettere la paura, il dolore?

Sono storie passate che non passano.

Certe parole entrano per restarci, si depositano sopra l’amore che qualcuno aveva seminato e ne soffocano i frutti.

Nessuno di noi si senta assolto.
Nessuno.

Lo saremo solo quando avremo costruito una società -un villaggio- in cui ti**re fuori la paura, chiedere aiuto e denunciare siano gesti raggiungibili.

Un posto in cui l’ascolto sia la condizione, in cui le parole da dire agli altri e a se stessi, siano scelte dal grande dizionario della vita

Buona Festa del Papà.Ai padri fragili. Ai padri che non riescono ad essere padri.A quelli arrabbiati, a quelli violenti....
19/03/2026

Buona Festa del Papà.

Ai padri fragili. Ai padri che non riescono ad essere padri.

A quelli arrabbiati, a quelli violenti.
A quei padri a cui oggi nessuno pensa con amore o gratitudine.

Buona Festa del Papà anche ai loro figli, che spesso trovano il coraggio di guardare dentro quella ferita e, un pezzetto alla volta, ricostruiscono un modello a cui non vogliono assomigliare.

Agli uomini e alle donne che vanno oltre, che trasformano la rabbia in uno spazio di protezione, di salvezza, di evoluzione.

Auguri ai padri. Tutti. E a chi si è fatto padre di se stesso

Indirizzo

Via San Michele, 33
Chieti
66100

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