21/07/2026
Sul tappetino non sono arrivata pronta.
Non venivo dalla danza, non dalla ginnastica artistica o ritmica. Venivo dall’equitazione, da un corpo abituato a un’altra disciplina, a un altro modo di muoversi.
All’inizio provavo. Cadevo, riprovavo, cercavo equilibrio. A volte senza sapere se stessi facendo tutto nel modo giusto. Ma ogni tentativo mi insegnava qualcosa: a sentire meglio il corpo, a riconoscere il respiro, a capire che il movimento non era solo forma.
Era presenza.
Era ascolto.
Era libertà mentale.
Per tanto tempo ho pensato che il punto fosse “arrivare” alla posizione. Poi la pratica mi ha insegnato che il vero cambiamento accade mentre resti: anche quando non riesci, anche quando non hai voglia, anche quando ti sembra di tornare indietro. Forza e flessibilità sono arrivate così. Non forzando, ma tornando sul tappetino. Con costanza. Con pazienza. Con fiducia.
E poi, con il tempo, ho capito che il fine ultimo dello yoga non è diventare più flessibili, più forti o più mobili. Quello è solo ciò che si vede da fuori. La parte più importante accade dentro: nel modo in cui impari ad ascoltarti, a respirare, a restare, a conoscerti un po’ di più.
Il corpo è lo strumento. La pratica è il viaggio.
Non devi essere nulla di diverso da ciò che sei per iniziare. Puoi iniziare da qui, dal corpo che hai oggi.
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